Glottodidattica, microlingue e linguistica educativa
Lezione 1: La lingua
Linguistica acquisizionale è una branca della linguistica che concerne l'acquisizione delle lingue prime, seconde e straniere.
Glottodidattica è l'applicazione pratica.
Lingua materna (L1): lingua acquisita da bambino, quella dei genitori, prima lingua.
Lingua straniera (LS o LA): lingua appresa in un secondo momento rispetto alla L1, per esempio l'inglese per uno studente italiano.
Lingua seconda (L2): appresa per veicolare la comunicazione, per esempio l'italiano per stranieri in Italia.
Descrizione della lingua
- Fonologia: descrivere unità minime della lingua.
- Fonemi: suoni dotati di valori distintivi nelle lingue, esempio [p] in "pollo/bollo".
- Se un fonema viene pronunciato in modo diverso, si parla di allofoni, per esempio la r uvulare (r moscia).
- Morfologia: descrivere le unità minime dotate di significato lessicale.
- Morfemi: elementi delle parole che veicolano il significato o grammaticale. Esempio: [chic] [o] [s]—il primo è morfema lessicale, gli altri due sono grammaticali perché veicolano il genere e il numero.
- Sintassi: descrivere i meccanismi di combinazione delle parole e i rapporti di dipendenza delle frasi, all'interno di un testo.
- Costituenti immediati sono le unità minime della sintassi, che formano sintagmi.
- Lessico: repertorio di parole che una lingua possiede.
- Testualità: meccanismi di organizzazione di un testo, che può realizzarsi in forma scritta, orale o scritta-orale.
- Pragmatica: verte sugli scopi comunicativi, ricezione e produzione degli interlocutori, ad esempio riguarda la forma di cortesia o l'uso delle parolacce.
Lezione 2: La competenza comunicativa
Negli anni '70, l'antropologo Dell Hymes teorizza il concetto di "competenza comunicativa", che si riferisce alla capacità di comunicare in lingua all'interno di una situazione definita.
Quando si parla dell'apprendimento di una lingua, emerge subito il criterio della correttezza, così come la traduzione, ma occorre valutare anche la competenza comunicativa che si snoda in differenti sottocompetenze:
- Competenza linguistica: riguarda il fatto di recepire e produrre correttamente i messaggi linguistici (relativa alla fonologia, morfosintassi, lessico, testualità e ortografia).
- Competenza pragmatica: fa riferimento alla produzione e comprensione degli scopi dei messaggi linguistici.
- Competenza sociolinguistica: relativa alle varietà linguistiche di un repertorio (registri che cambiano in base alla persona con cui parliamo).
- Competenza internazionale: fa riferimento a:
- Rispetto dei rituali di comunicazione.
- Comprende le formule di apertura e chiusura della comunicazione.
- Il cambio dei turni nell'interazione.
- Il ruolo del silenzio.
- Competenza culturale: concerne qualsiasi elemento culturale caratteristico e specifico della lingua, infatti quando si insegna una lingua si insegna anche la cultura del popolo che la adotta.
Lezione 3: L'interlingua
In glottodidattica, l'interlingua è la lingua che viene sviluppata da un discente che sta imparando una seconda lingua ma non l'ha ancora pienamente acquisita; questi preserva alcune caratteristiche della lingua nativa nel parlare o nello scrivere nella lingua bersaglio, apportando anche delle 'innovazioni'.
Selinker (1969) afferma che l'interlingua non è una collezione isolata di errori, ma è un sistema. La nozione di interlingua è vicina ai concetti di competenza transitoria (Corder 1967) e di sistema approssimativo (Nemser 1971).
In situazioni di apprendimento naturale, le prime forme ad essere acquisite riguardano:
- Parole isolate.
- Come regole che legano tra loro i morfemi.
La varietà pre-basica di un'interlingua quindi non presenta una grammatica strutturale, ma si limita all'analisi. Pallotti definisce questo tipo di interlingua "lingua senza grammatica".
Interlingua di: lingua seconda (L2) e lingua straniera (LS)
- Ha funzioni precise:
- È fortemente connessa al lavoro del docente, che propone i materiali e seleziona gli input.
- La sollecitazione dell'attenzione (guarda, scusi).
- Formule interazionali (sì, grazie).
- La descrizione e la valutazione (bello, buono, brava).
- Il riferimento a oggetti (questo, quello).
- Altri usi vari (uno, puttana, come dice).
- Non ha come unico riferimento il lavoro del docente ma si basa fortemente sull'ambiente, sul contesto comunicativo, sul bagno linguistico.
È stato osservato che i bambini tendono a interessarsi, più degli adulti, a stabilire e gestire le relazioni (saluti, regole interazionali). L'adulto tende invece a occuparsi di più della classificazione della realtà [McLaughlin 1984:116].
I rituali comunicativi e le formule, forme cristallizzate, sono gli elementi essenziali delle prime fasi delle interlingue: in tutte le interlingue iniziali compaiono forme della negazione, saluto, commiato, ringraziamento ed espressioni comunicativamente rilevanti, apprese con formule cristallizzate, routinarie, oltre ai nomi di persone e luoghi [Giacalone Ramat 1993:395].
Lezione 5: Fasi di sviluppo delle interlingue
Lo studio longitudinale delle interlingue ha permesso di evidenziare fasi di sviluppo ricorrenti, indipendenti dagli studenti e dalla modalità di acquisizione.
- Interlingue pre basiche: si caratterizzano per un alto valore del lessico e della pragmatica.
- Interlingue post basiche: lasciano emergere di più gli aspetti morfosintattici.
- Fase pre basica: costruzione nominale degli enunciati, lessico di sopravvivenza e parole legate agli atti comunicativi. In questa fase emerge il linguaggio formulaico.
- Fase basica: lessico esteso, domina lo stile telegrafico, manca l'uso di elementi grammaticali e la morfologia è ridotta. Domina la paratassi (legame retto da coordinazione).
- Fase post basica: organizzazione finita dell'enunciato, morfologia ricca e si presenta maggiormente complessa, si trovano le prime subordinate e meccanismi di coesione testuale. Qui si annoverano varietà di interlingua intermedie, avanzate e quasi native.
Lezione 6: Il sillabo e il curricolo
Il corpus di un corso è il materiale da inserire nell'elenco. Ci sono diversi modi per costituire un corpus, definito anche sillabo, quelli più comuni sono di carattere:
- Lessicale (se si segnano le parole).
- Tematico (se si organizza la didattica per tematiche).
- Funzionale (se si occupa delle funzioni della lingua).
- Morfosintattico (aspetti legati alla morfosintassi quindi grammaticali).
- Pragmatico (riguarda gli scopi della traduzione).
Il termine programma (usato molto all'interno della scuola) rimanda ai documenti ufficiali dello Stato, in cui si descrivono determinate mete, scopi e obiettivi senza procedere all'elencazione dettagliata.
Sillabo: elenco dettagliato.
Programma di come dovrebbe essere un corso: manifesto.
Spesso questi due vengono confusi e scambiati e questo porta i teorici a rivolgersi ad altre etichette, esempio: progetto didattico, syllabus ecc.
Progetto didattico (Porcelli) si occupa dell'individuazione delle esigenze del contesto socio-culturale della situazione di partenza negli alunni, definisce gli obiettivi finali, intermedi e immediati. Si occupa delle attività, individuazioni dei materiali, dei metodi e dei sussidi. Dell'osservazione sistematica dei processi di apprendimento, del processo valutativo del singolo, della classe e del corso e del personale docente. Il PD non discende anche dal sistema di valori da cui ci si richiama, la programmazione si evolve.
Lezione 7: Le varietà di lingua
Vocabolario di base (T. De Mauro):
- Parole fondamentali (mamma) 1991.
- Parole di alto uso 2750 molto ricorrenti ma meno del lessico fondamentale.
- Parole di alta disponibilità 2337 usate meno delle prime due ma sono parole di cui non possiamo fare a meno.
- Parole tecnico-specialistiche (otorinolaringoiatria).
- Parole esotiche (tsunami).
- Parole letterarie (speme??).
- Parole di/Regionali (cicles chewingum).
- Parole obsolete - Parole di basso uso.
La sociolinguistica si occupa delle varietà di lingua, le quali si verificano a causa delle differenze tra gli individui, dei contesti comunicativi, del momento storico. Le varietà possono essere:
- Diatopiche.
- Diafasiche.
- Diastratiche.
- Diamesiche.
- Diacroniche.
L'insieme delle varietà linguistiche possedute da un parlante o da una comunità di parlanti è definito repertorio.
Il registro è una varietà di codice che presuppone una scelta all'interno delle possibilità offerte dal codice stesso, può essere:
- Aulico - ricercato.
- Colloquiale.
- Colto.
- Informale.
- Formale - ufficiale.
- Popolare.
- Medio.
- Familiare.
La varietà standard presuppone un'uniformità che nessun parlante applica per l'italiano. È fortemente incoraggiata dai regolamenti e dalle disposizioni in materia d'istruzione, nonché dalle pratiche burocratiche. Alcuni linguisti (Santipolo e Berruto) preferiscono l'etichetta neostandard che sottolinea il passaggio che si verifica fra forme del parlato e lingua scritta per quanto concerne la varietà standard contemporanea.
Lezione 8: La didattica dell'italiano rivolta a gruppi disomogenei
1. Come ci si rivolge a un gruppo disomogeneo rispetto all'insegnamento di una lingua?
Le principali condizioni di disomogeneità in un corso sono: l'insegnamento come visita guidata e l'insegnamento come itinerario esplorativo.
2. Come ci si rivolge a un gruppo disomogeneo rispetto all'insegnamento di una lingua?
Il docente dovrebbe esplicitare i traguardi formativi, inserire elementi di raccordo con la matrice pregressa, collegarsi ad ambiti vicini ai corsisti e facilitare la trasferibilità del linguaggio attraverso mediatori linguistici.
Lezione 9: L'intercomprensione
1. Illustrare le fasi della sperimentazione relativa all'intercomprensione.
È stata avviata una ricerca sul ruolo dell'intercomprensione da un campione di docenti. Gli interrogativi della ricerca riguardano la selezione del lessico riguardo alle unità didattiche. Inoltre ci si rifà all'opinione degli insegnanti. Questa ricerca si basa su un questionario di 20 quesiti, 4 domande di carattere socio-anagrafico e domande di carattere didattico. La tecnica utilizzata è la griglia accompagnata da esercizi sui dialoghi. Inoltre il lessico è stato suddiviso in base alla ricorrenza e alla frequenza e rispetto ad alcune aree semantiche come il cibo, la scuola, la formazione, la città e i trasporti. Il campione è formato da informanti che dimostrano di essere all'oscuro del fenomeno. Dai risultati si può notare che l'intercomprensione si attiva sul piano della ricezione orale e scritta.
2. Che cos’è l’intercomprensione?
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Riassunto esame di Glottodidattica, Microlingue e Linguistica Educativa
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