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Teoria e pratica in interazione

Ogni processo decisionale dell’insegnante fa riferimento ad ipotesi teoriche, ma il semplice modello “impara la teoria e poi applicala” non è sufficiente: l’azione didattica deve essere ovviamente motivata dalla teoria, ma da una teoria vista come “pensiero pratico in azione”, e il rapporto da instaurare tra teoria e prassi non è lineare e schematico (prima l’una, poi l’altra) ma di interazione: la teoria deve offrire l’apparato concettuale per l’agire didattico e per la riflessione critica sui risultati; la pratica deve offrire la base per la verifica e l’assimilazione della teoria.

  • Approccio interazionista (interazione è un termine coniato da Gass e Mackey): l’acquisizione della prima lingua è strettamente legata all’interazione, grazie all’esposizione all’input e all’interazione con gli adulti (questo vale anche per L2).
  • Ipotesi interazionista di Long: l’input e l’output modificati attraverso la negoziazione e l’interazione forniscono dati migliori per l’acquisizione. La negoziazione del significato facilita l’acquisizione.
  • Interazione negoziata: l’interazione beneficia gli apprendenti che partecipano attivamente ma anche quelli che la ascoltano passivamente. Le informazioni non sono immediatamente integrate nell’interlingua dell’apprendente, ma sono immagazzinate ed attivate pienamente in un secondo momento. Il contesto influenza l’interazione.

Input, intake, output

Input: dati linguistici con cui il discente viene a contatto.

Intake: dati linguistici con cui il discente viene a contatto e che assimila. La memoria di lavoro gioca un ruolo cruciale nell’intake.

Output: produzione linguistica in L2.

  • Input centrato sul significato: la prima preoccupazione dell’apprendente è comprendere.
  • Input centrato sulla forma: l’apprendente si focalizza sullo studio e l’apprendimento di forme linguistiche.
  • Input interattivo: interazione sociale tra apprendente ed altre persone, orale e scritto.
  • Input non interattivo: gli apprendenti sono esposti ad input ma non rispondono verbalmente.
  • Output invariato: l’apprendente non modifica la frase.
  • Output modificato: l’apprendente cerca di riformulare la frase.
  • Output centrato sul significato: l’obiettivo è semplicemente quello di comunicare un messaggio (conversazione normale).
  • Output centrato sulla forma: l’apprendente si preoccupa di attenersi alle regole della lingua d’arrivo.

Ipotesi dell’output: Swain ipotizza che l’acquisizione non dipenda solo dall’input ma anche dall’output e che non è sufficiente l’input comprensibile per l’acquisizione della lingua. La produzione facilita il noticing (l’attenzione) e offre una base per la riflessione metalinguistica. Secondo Swain, il dialogo collaborativo è uno degli elementi più efficaci per raggiungere livelli avanzati di apprendimento delle lingue.

  • Strategie di cortesia: regole di comportamento che regolano il rispetto dell’interlocutore e della sua immagine per non provocare problemi di faccia.
  • Mediazione: processo attraverso cui gli esseri umani implementano concetti ed attività culturalmente costruiti in modo da regolare il proprio mondo sociale e mentale e quello degli altri.
  • Concetti: spontanei o quotidiani (si apprendono osservando entità ed eventi della vita di tutti i giorni così come appaiono ai nostri occhi) e scientifici (richiedono un qualche intervento educativo).

L1 e L2

  • L1: lingua appresa da bambini in modo spontaneo e di pari passo con lo sviluppo cognitivo e sociale (è detta lingua madre, materna o nativa) - il contesto in cui avviene l’apprendimento è naturale; si procede dai significati alla lingua.
  • L2: lingua appresa dopo che la L1 si è sviluppata e stabilizzata - il contesto in cui avviene tendenzialmente l’apprendimento è guidato; si procede dalla lingua ai significati (i presupposti cognitivi di base sono già dati).

Varie situazioni di apprendimento di una L2: un lavoratore che si stabilisce solo per un breve periodo in un altro paese avrà una motivazione più debole di apprendere una lingua rispetto ad un lavoratore che pensa di trasferirsi e restare nel paese a vita; poi entrano in gioco anche altri fattori come l’età, i livelli e i gradi di esposizione alla lingua, il tipo di input col quale entrano in contatto, il bagaglio linguistico posseduto, le predisposizioni. Tutti questi fattori determinano come il processo sarà strutturato, il tempo necessario a raggiungere lo scopo finale (spesso si arriva alla fossilizzazione in cui la lingua si ferma e non progredisce oltre).

Ipotesi dell’identità: sostiene che il processo di apprendimento della L1 e quello della L2 seguono lo stesso sviluppo -

  • Aspetti di similarità: lo studente di L2 deve imparare nuove parole ma relativamente pochi nuovi concetti perché già li usa nella sua lingua; non saprà come formulare domande in L2 ma sa cos’è una domanda; sa come prendere il turno di parola, come iniziare o concludere un incontro;
  • Aspetti di differenziazione: lo studente di L1 ha molto più tempo a disposizione ed è esposto a lingua che occorre naturalmente mentre l’input di L2 è selezionato e graduato; all’L1 gli errori sono permessi e non vengono corretti mentre nella classe di L2 gli errori sono evitati e corretti; L1 ha una forte motivazione perché necessita la comunicazione mentre nell’L2 spesso la motivazione è più debole; L1 non ha conoscenze pregresse, L2 sì e spesso trasferisce la conoscenza della lingua che già conosce in quella nuova (transfer).

La semplice esposizione alla L2 non porta necessariamente all’apprendimento perché il bambino, pur ascoltando discorsi corretti, produce errori che solo col tempo imparerà a correggere.

  • Bilinguismo: stato naturale delle persone indotte ad utilizzare regolarmente più di una lingua (coordinato: si immagazzina ed accede alle due lingue separatamente; composito: le due lingue sono mischiate in un unico magazzino).
  • Overshadowing: all’apprendente arrivano due segnali, egli seleziona il più saliente soggettivamente e mette da parte il più debole =
  • Blocking: l’overshadowing porta ad un blocco quando l’allievo segue selettivamente solo il più saliente dei due segnali (i segnali di L1 di solito mettono da parte quelli di L2).
  • Attenzione: ha luogo nella memoria di lavoro, in cui lo studente seleziona quali informazioni ripetere e quali sopprimere (è limitata: solo una quantità di informazioni può essere elaborata ogni volta; è selettiva; è soggetta al controllo volontario del soggetto; è essenziale per l’apprendimento ma non lo garantisce.
  • Ipotesi dell’attenzione di Schmidt: distingue tra percezione, che non ha bisogno di coinvolgere la coscienza, e noticing che è necessariamente cosciente.
  • Ipotesi dell’attenzione di Tomlin e Villa: a differenza di Schmidt, ritengono che l’attenzione non debba coinvolgere la coscienza e che l’attenzione implica processi di elaborazione basati su prove (test di mantenimento: processo guidato dai dati basato sugli esempi; test di elaborazione: elaborazione guidata di concetti e basata su schemi).

Apprendimento ed acquisizione

L’apprendimento si divide in assistito (integrato da supporti) e situato (attività di produzione di significati in contesti di vita reali).

  • Incidental learning: mentre l’attenzione è focalizzata nel comprendere l’input, si immagazzinano nuove caratteristiche linguistiche - apprendimento implicito: acquisizione incidentale.
  • Intentional learning (focus on form): tentativo volontario ed intenzionale di imparare nuove forme linguistiche - apprendimento esplicito: apprendimento intenzionale.

Controllo adattivo dei pensieri di Anderson: la conoscenza dichiarativa offre le basi per lo sviluppo di quella procedurale e la relazione tra i due tipi di conoscenza è di tipo continuo.

  • Simbolismo: spiega l’acquisizione come un insieme di costrutti astratti (simboli) e la loro relazione.
  • Connessionismo: la lingua non è rappresentata da simboli ma da legami di associazioni di diversa intensità.

Un aspetto che accomuna le due correnti di pensiero è la distinzione tra conoscenza implicita ed esplicita e la maggiore importanza di quella implicita.

Nativi e non nativi

È stato individuato un periodo critico per l’apprendimento linguistico ed è l’adolescenza nel quale diventano più frequenti i fenomeni di interferenza e di fossilizzazione.

Perché il nativo utilizza l’input modificato? Al fine di rendere più facile la comprensione del non nativo, ma ciò succede spesso in situazioni particolari, in cui il nativo si sente superiore al non nativo, generando una sorta di razzismo inconscio.

Ecco i dati in entrata (come usa la lingua) e i dati in uscita (reazioni alla produzione dell’interlocutore) dei nativi e non nativi:

  • Il nativo lascia libero il controllo del tema, non insiste sui dettagli, usa un ritmo lento, chiede feedback, predilige domande di tipo polare piuttosto che domande cappa…
  • Il non nativo usa forme pidginizzate della lingua (mix tra lingua comune e il proprio idioma), ripete l’espressione del nativo, chiede la correzione, la ripetizione e un ritmo più lento…

Interferenza

Meccanismo mentale in base a cui ciò che si sta imparando è influenzato da ciò che si è già appreso.

Transfer: processo che consiste nell’utilizzare nella costruzione dell’interlingua risorse ricavate dalla L1 nella L2.

Interferenza: manifestazioni osservabili del processo di transfer. Assomiglia ad una traduzione letterale, come se il discente cominciasse a formulare un messaggio in L1, continuando a trattare ogni singola parola in maniera isolata in sostituzione con una parola della L2 giudicata equivalente.

Interlingua e ipotesi dell’interlingua

Sistema linguistico di natura instabile che l’apprendente di L2 costruisce dai dati di L2 a cui è esposto. La lingua del discente è vista come una lingua instabile, un sistema approssimativo che non corrisponde né alla grammatica della L1 né a quella della L2.

Un’interlingua che verrà normativizzata diverrà una lingua naturale o verrà chiamata pidgin.

Fossilizzazione: non vi è più intake da parte dell’apprendente e non si verificano più miglioramenti - l’apprendente non progredisce oltre.

Teoria comportamentista - Skinner

Secondo Skinner, l’apprendimento della lingua materna è il risultato della formazione di abitudini ed avviene tramite la ripetuta associazione di catene di stimoli e risposte rinforzate positivamente (tramite imitazione, memorizzazione e pratica meccanica).

Analisi contrastiva - Lado

Studia le differenze tra la L1 e la L2. Lado sostiene che gli individui tendono a trasferire alla lingua straniera le forme, i significati e la distribuzione di forme e significati della loro lingua madre.

Cognitivismo - Chomsky (innatista)

Secondo Chomsky, l’acquisizione della lingua materna non è il risultato della formazione di abitudini, come sostenevano i comportamentisti, ma consiste in un processo di elaborazione di regole formali che avviene attraverso la formulazione di ipotesi e la loro verifica sui dati in entrata.

Tale capacità è dovuta ad una loro predisposizione ad imparare la lingua, all’esistenza di un meccanismo innato di acquisizione, il LAD.

L’ipotesi comportamentista inoltre non spiega come sia possibile per un bambino imparare in così poco tempo un sistema linguistico molto complesso.

Chomsky conia anche il termine di Grammatica Universale che si riferisce alla conoscenza astratta del linguaggio che avrebbe portato i bambini ad imparare la loro lingua madre. La grammatica di una lingua è talmente complessa che per qualsiasi persona è impossibile impararla semplicemente attraverso l’esposizione all’input e quindi è necessario supporre una capacità innata per l’apprendimento di una lingua.

La Grammatica Universale si basa su principi (proprietà astratte che sottolineano le regole grammaticali delle lingue) e parametri (definiscono i modi limitati in cui le diverse lingue variano).

Ipotesi dell’identità (innatista)

Considera l’apprendimento spontaneo di una L2 come fondamentalmente uguale all’apprendimento della lingua madre.

L’apprendimento di una seconda lingua costituisce la replica dell’apprendimento della L1.

Teoria del monitor - Krashen (innatista)

Krashen propone cinque ipotesi:

  1. Ipotesi dell’acquisizione/apprendimento: l’acquisizione è un processo involontario e avviene in contesti naturali; l’apprendimento è un processo consapevole e sistematico e avviene in contesti guidati.
  2. Ipotesi dell’ordine naturale: la lingua si sviluppa in base all’interazione tra individuo ed input linguistico con cui viene a contatto.
  3. Ipotesi del monitor: l’apprendimento consapevole è reso possibile da un monitor che ha la funzione di controllare e correggere il messaggio linguistico prodotto.
  4. Ipotesi dell’input: l’apprendimento progredisce quando il discente, giunto ad un certo stadio di conoscenza, riceve un input che appartiene ad uno stadio immediatamente successivo e che pur essendo nuovo non viene capito.
  5. Ipotesi del filtro affettivo: un input comprensibile costituisce una condizione indispensabile per l’apprendimento della L2 ma non l’unica (per poter elaborare l’input e farlo diventare intake, il discente deve essere ben disposto, senza blocchi mentali, ansie o paure, e cioè senza filtri affettivi).

Ripercussioni didattiche: focalizzazione dell’insegnamento sul significato e non sulla forma, clima rilassato e piacevole, riflessione metalinguistica importante tanto quanto l’interazione.

Deissi: fenomeno per cui il riferimento ad alcune espressioni linguistiche è vincolato dalle coordinate della situazione in cui l’evento comunicativo ha luogo.

Modello multidimensionale e teoria della processabilità di Pienemann

Il modello multidimensionale costituisce l’elaborazione di un’indagine compiuta tra la fine degli anni Settanta e Ottanta nell’ambito del progetto ZISA, un’indagine che si proponeva di studiare la sequenza di apprendimento della sintassi tedesca da parte di lavoratori italiani e spagnoli emigrati in Germania. Esistono sequenze di sviluppo che riflettono il modo in cui gli apprendenti superano i limiti processuali e l’insegnamento linguistico avrà successo solo se gli apprendenti hanno già padroneggiato le operazioni processuali dello stadio di acquisizione precedente, prima di passare al successivo.

Una rivisitazione del modello è la Teoria della processabilità.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/02 Didattica delle lingue moderne

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