Pedagogia sperimentale
Lo "sguardo" nei contesti educativi
Il contesto privilegiato, ma non l’unico, di riferimento è sicuramente la scuola. È un contesto molto particolare, dove vi sono diversi attori che giocano ruoli diversi e impegnativi, a partire dal dirigente scolastico fino agli insegnanti e agli alunni (per citare solo i principali, non gli unici). È un contesto che bisogna conoscere prima di entrarci dentro:
- Dal punto di vista strutturale, dei ruoli, delle norme che lo regolano.
- Dal punto di vista delle idee implicite che guidano l’agire in quel contesto: cos’è l’intelligenza, cosa vuol dire apprendere, cosa vuol dire insegnare.
Lo sguardo pedagogico è orientato alla prospettiva in avanti, alla progettualità; è uno sguardo che vede anche ciò che non si vede perché c’è potenzialmente ma non è ancora sviluppato. C'è pure chi educa, senza nascondere l'assurdo che è nel mondo, aperto ad ogni sviluppo ma cercando d'esser franco all'altro come a sé, sognando gli altri come ora non sono: ciascuno cresce solo se sognato. - Danilo Dolci
La complessità
Cosa si intende per "sguardo complesso"? Significa poter guardare le relazioni e i collegamenti tra le cose e l’importanza del contesto (metafora della serratura: guardo attraverso la serratura della porta e poi apro la porta per poter avere uno sguardo polioculare, Norberto Boggino).
Edgar Morin: filosofo francese teorico della complessità: il pensiero della complessità si contrappone al pensiero della semplicità che isola e separa. Nel senso originario del termine: ciò che è tessuto insieme.
C’è complessità quando sono inseparabili le differenti componenti che costituiscono un tutto e quando c’è un tessuto interdipendente, interattivo e inter-retroattivo tra le parti e il tutto e fra il tutto e le parti.
«Il nostro sistema di insegnamento ci insegna, a partire dalle scuole elementari, a isolare gli oggetti (dal loro ambiente), a separare le discipline (piuttosto che a riconoscere la loro solidarietà), a disgiungere i problemi piuttosto che a collegare e a integrare. Ci ingiunge di ridurre il complesso al semplice, cioè di separare ciò che è legato, di scomporre e non di comporre, di eliminare tutto ciò che apporta disordini nel nostro intelletto...ignorando, occultando o dissolvendo tutto ciò che è soggettivo, affettivo, libero, creatore.»
Un occhio di riguardo verso la scuola
Fa riferimento alle materie scolastiche c’è gerarchia tra le materie, esempio di adottare logica della semplicità al sistema di insegnamento.
Cambio di paradigma: da un paradigma di tipo medico a uno di tipo ecologico paradigma “within the child” (medico), problemi visti come se fossero solo ed esclusivamente dentro il bambino. Approccio che usa i risultati per predire le performance ruolo degli psicologi scolastici: focalizzarsi sui problemi del bambino e meno sul contesto in cui il bambino è inserito. Non ci si aspetta dagli psicologi di considerare la qualità dell’insegnamento.
Paradigma ecologico = agenti attivi. Ecologia dello sviluppo umano (Brofenbrener): l’ecologia dello sviluppo umano implica lo studio scientifico del progressivo adattamento reciproco tra un essere umano che sta crescendo e le situazioni ambientali in cui l’individuo in via di sviluppo vive.
Questa definizione sottolinea 3 aspetti fondamentali:
- Interazione dell'individuo con l’ambiente, quindi il processo di adattamento è reciproco.
- Importanza dell’ambiente per il processo evolutivo non si limita ad un’unica situazione ambientale immediata, ma include sia le interconnessioni tra più situazioni ambientali sia le influenze esterne che derivano da condizioni ambientali di carattere più generale.
- Un individuo non può essere compreso se non si considerano le influenze di tutti questi sistemi.
Focus sulla pluralità, differenziazione e sull'importanza del contesto. Si basa sull'interdipendenza di ciascun fenomeno indagato con tutti gli altri eventi che lo condizionano (e viceversa). L’idea di fondo è quella della molteplicità. Mette in luce tutte le differenze presenti nei contesti (non solo il disturbo, ma la disabilità).
Il paradigma ecologico porta a considerare e ad analizzare la molteplicità dei modi attraverso i quali le differenze individuali si presentano, a vari livelli:
- Cognitivo
- Di apprendimento disciplinare
- Emotivo – affettivo
- Relazionale
- Motivazionale
- Comportamentale
Implicazioni del pensiero ecologico
Enfatizzare i fattori ecologici nella progettazione e nell'implementazione dei servizi educativi. Meyers e Nastasi. Esempi di questa enfasi del pensiero ecologico:
- Attenzione al clima di classe e della scuola
- Collaborazione scuola – famiglia
- Necessità di realizzare interventi universali (accessibili per tutti) che possano accogliere i bisogni di tutti i bambini
Attività su film “La scuola” del 1995: scegliere un personaggio del collegio docenti e collegarlo agli altri con le possibili relazioni:
- Prof Vivaldi → Preside amicizia, fiducia
- Prof. Majello difesa
- Prof Sperone conflitto ma rispetto
- Ostia indifferenza
- Mortillaro conflitto, cattiveria
- Lugo difesa, fiducia
- Mattozzi indifferenza
- Astariti ammirazione
- Gana indifferenza
Obiettivo principale del nostro lavoro
Se entrassimo in questo collegio docenti come psicologi scolastici:
- Ridimensionare idea di insegnante, sottolineare importanza del loro ruolo, individuare un obiettivo coerente tra gli insegnanti riguardo gli studenti.
Esprimere intenzionalità nella progettazione: un primo atto valutativo. Dagli obiettivi agli indicatori. Inizio del percorso progettuale: momento in cui il progettista decide di dar vita a un progetto di intervento, uno dei primi atti sono gli obiettivi (ma non il primo) = intenzionalità del progettista, rispondo alla domanda “qual è la mia intenzione? Come la comunico alle persone a cui quel progetto è rivolto?”. Al tempo stesso, è anche il primo atto valutativo oltre che progettuale: oltre a chiedersi qual è la mia intenzione si chiede anche quali sono i criteri a cui presterò attenzione quando dovrò valutare l’efficacia del mio intervento.
Non basta saper progettare, occorre voler progettare
La competenza progettuale è fondamentale, come si costruisce un progetto di intervento. Altrettanto importante è anche il voler progettare: componente di interesse e volontà rispetto a quello che sto andando a fare. Vuol dire avere a cuore quello che andrò a fare, essere appassionato di quello che farò e come. Questo è della stessa importanza della competenza tecnica.
“L' attenzione è responsabilità. Conoscere noi stessi e conoscere gli altri, è responsabilità, è compito, al quale ciascuno di noi è tenuto a rispondere, ma la cosa è possibile solo se in noi cambiano i modi con cui siamo abituati a essere in relazione con gli altri e con noi stessi, e sono i modi della superficialità e della fretta, della gentilezza formale e della dis-attenzione. Sono modi di vivere e di comportarci che possono fare del male...agli altri, e in fondo a noi stessi. Non mancare mai di attenzione. Riusciamo a rispondere a un'attesa e a uno sguardo, a un desiderio e a una speranza, a una parola e a un sorriso, solo se vive in noi un’attenzione.” - (Borgna, 2016)
Attenzione è responsabilità: prestare attenzione alle vite delle persone che abbiamo davanti e ci assumiamo la responsabilità di quello che facciamo.
“Esistono cose essenziali per la vita umana. La cura rientra nell’ordine delle cose essenziali, perché per dare forma al nostro essere possibile dobbiamo aver cura di noi, degli altri e del mondo. Il nostro modo di stare con gli altri nel mondo è intimamente connesso con la cura che abbiamo ricevuto e con le azioni di cura che mettiamo in atto. Siamo quello che facciamo e quello di cui abbiamo cura.” - (Mortari, 2015)
Siamo fatti delle cose di cui ci stanno a cuore. Voler progettare vuol dire questo: dalla cura degli altri c’è prima la cura di noi stessi.
Gli obiettivi: tra prevenzione e promozione
Prevenzione vs promozione prospettiva che dobbiamo tenere conto. In un caso si arriva prima del danno, nell’altro dobbiamo spingerci in avanti:
- Prevenire = [dal lat. praevenire, comp. di prae- «pre-» e venire «venire»] Arrivare prima di…, anticipare, battere sul tempo.
- Promuovere = [dal lat. promovere, comp. di pro-e movere «muovere»; propr. «muovere avanti»] Far avanzare, far progredire; favorire dando impulso, proporre, sollecitare, spingere.
Obiettivo nell’ambito della prevenzione vs. obiettivo nell’ambito della promozione: rischio vs benessere in termini psicologici: fattori di rischio vs protezione. Importante tutto ciò per formulare gli obiettivi del nostro progetto di intervento.
CIPES (Confederazione Italiana per la Promozione della Salute e l’Educazione Sanitaria)
“Prevenzione è un concetto che significa operare contro qualcosa che potrebbe determinare un danno, significa assumere un atteggiamento di difesa nei confronti dei determinanti della perdita di salute siano essi esterni (ambiente) o interni (stili di vita).
Promozione è un concetto positivo, significa operare a favore di tutto ciò che dà valore alla vita, all’individuo, alla persona, al cittadino”
Gli obiettivi sono una delle parti più complesse: derivano dalle scelte precedenti e interagiscono con esse. Gli obiettivi non sono solo obiettivi e basta, ma si dividono in generali, specifici e indicatori.
- Importanza di declinare ogni obiettivo in obiettivi più specifici che consentano di tradurre gli obiettivi generali in: conoscenze, comportamenti, abilità specifiche (= ciò che vogliamo promuovere nel concreto tramite il nostro intervento. Obiettivi specifici aiutano il progettista, non avremmo la possibilità di capire quali sono le conoscenze che vogliamo promuovere nel concreto.
Indicatori specificano gli obiettivi specifici. Sono passaggi sempre più concreti. Importanti in ottica valutativa.
Aspetti importanti
- Coerenza e continuità tra obiettivi più generali e obiettivi specifici.
- Adeguatezza degli obiettivi rispetto a caratteristiche delle persone a cui è rivolto l’intervento (età, contesto, ecc.) Adeguatezza di obiettivi rispetto alla persona a cui è indicato il progetto. Obiettivi non sono mai trasferibili da un progetto all’altro. Necessità di contestualizzazione.
Questioni aperte / sfide
- Come essere certi che gli obiettivi siano veramente quelli di cui ha bisogno la popolazione che sto trattando? Strategie:
- Partire da buona osservazione / analisi situazionale del contesto (andare a scuola, conoscere le persone, i progetti pregressi, ecc.)
- Accogliere gli imprevisti, darci la possibilità di apertura, non essere rigidi ma flessibili
- Come costruire obiettivi open – ended, molteplici e flessibili accogliere gli imprevisti? Apertura e flessibilità due elementi chiave.
Come si scrive / riconosce un buon obiettivo? Domande da porsi: posso valutarlo? La domanda deve essere sì. Come? Con quali strumenti?
Possibili errori nella formulazione degli obiettivi
- Chiederci prima se gli obiettivi specifici sono coerenti con quelli generali.
- Avere obiettivi che sono veramente specifici, non troppo vaghi.
- Eccessiva ampiezza, obiettivi che accolgono troppi aspetti.
- Troppo ambiziosi, non realizzabili.
- Non valutabili.
- Ambigui nel significato.
- Formulati a partire da quello che il progettista vuole valutare. Formulata a partire di quello che io voglio fare (e non dal cambiamento atteso nei destinatari dell’intervento). Un obiettivo ben formulato parte da “cosa voglio cambiare?”
Esempi di obiettivi specifici con errori
- Ragionare sull’assertività come dimensione comunicativa fondamentale non è un obiettivo ma un’azione che voglio prevedere, non è un cambiamento.
- Saper vivere nella comunità scolastica vago, ambiguo nel significato.
- Sviluppare il pensiero critico e la capacità di pensiero flessibile non realizzabile, troppo ambizioso.
- Sensibilizzare le famiglie alla tematica della comunicazione positiva troppo vago, anche questo è un’azione non un obiettivo (cambiamento)
Esempio:
- OBIETTIVO GENERALE: implementare motivazione degli studenti di corso x
- OBIETTIVI SPECIFICI: ci si attende che al termine dell’intervento gli allievi:
- Si coinvolgano attivamente durante le lezioni
- Perseverino per portare a termine le attività assegnate dai docenti
- Si impegnino in maniera autonoma nello svolgimento dei compiti per casa
- Manifestino piacere nello svolgimento delle attività
4 obiettivi specifici che discendono da quello generale; tutti e 4 sono operativi, concreti e valutabili.
Dagli obiettivi agli indicatori
Costruzione degli indicatori: passaggio delicato e complesso (Montalbetti, 2011). Non esistono regole valide per qualsiasi situazione. Gli indicatori sono validi per quel contesto nel quale sono stati costruiti (sono difficilmente trasferibili). Gli indicatori rappresentano un aspetto dell’evaluando (sono parziali) per cui è improprio far corrispondere ad un concetto complesso un unico indicatore. La qualità di un indicatore si valuta soprattutto rispetto a criteri come: la validità (vicinanza rispetto al concetto) e la sensibilità (capacità di cogliere i cambiamenti significativi nell’evaluando).
Come si costruiscono gli indicatori?
Dal concetto alle dimensioni alle sottodimensioni
Attraverso un processo di riflessione concettuale:
- Si individuano le dimensioni che definiscono il concetto originario.
- Si individuano le sottodimensioni di ciascuna dimensione.
- Si procede fino a quando si arriva all’individuazione di un elemento operazionalizzabile, che chiamiamo INDICATORE (si chiama così perché INDICA il concetto originario da cui si parte e non necessita di ulteriori scomposizioni).
Intervento di prevenzione primaria:
- OBIETTIVO GENERALE: evitare/ limitare una comunicazione conflittuale tra i docenti
- OBIETTIVI SPECIFICI: (ci si attende che al termine dell’intervento i partecipanti...)
- Abbiano sviluppato capacità osservative delle diverse situazioni
- Abbiano sviluppato capacità di ascolto in uno scambio verbale
- Abbiano appreso le conoscenze delle forme di comunicazione efficace
Intervento di promozione:
- OBIETTIVO GENERALE: motivare gli studenti all’apprendimento positivo
- OBIETTIVI SPECIFICI:
- Ci aspettiamo che gli studenti sappiano utilizzare strumenti metacognitivi
- Si coinvolgano attivamente in attività di cooperative learning
- Ci siano modalità intellettive da parte dei docenti che catturino la loro attenzione
- Risultino maggiormente attenti durante le lezioni
- Che i docenti abbiano una visione “migliore” della classe
Intervento di promozione
- OBIETTIVO GENERALE: promuovere l’intesa tra gli insegnanti
- OBIETTIVI SPECIFICI:
- Abbiano una visione condivisa degli obiettivi di apprendimento
- Abbiano una valutazione concorde
- Sviluppino del rispetto reciproco tra i docenti
Lo psicologo a scuola
Psicologia scolastica = etichetta che esiste solo nella letteratura scientifica. Nasce alla fine del XIX secolo, in parallelo agli studi sullo studio infantile. Due aree principali: statunitense e europea.
Negli USA, tappe importanti:
- 1896, Witmer primo studioso a cui si fa risalire l’indicazione della psicologia scolastica come settore di studi specifico che si occupa di allievi “disturbati”.
- Gesell, 1918: primo psicologo scolastico enfasi sull’aspetto clinico.
- Nascono le prime iniziative per formare gli psicologi scolastici (1930, New York University). Nascono i primi corsi universitari. Primo dottorato nel 1930 (Università della Pennsylvania).
- Tappa più significativa: libro di Hildreth
In Europa:
- 1905, Binet e Simon: pubblicazione delle scale di intelligenza operatività degli psicologi scolastici stava all’interno dei disturbi scolastici.
Ottica di intervento era simile nei due contesti. Punto in comune = il bisogno di interventi e servizi specifici nelle scuole nasce dalle differenze nelle abilità mentali della popolazione studentesca quindi ci si chiede perché nascono le scale di misura dell’intelligenza.
Modello di riferimento in quegli anni quello medico = interventi specifici rivolti al singolo focus sul deficit. Attraverso i test del QI si riesce a identificare quegli studenti con bisogni educativi speciali. Conseguenze di questo approccio: origine dei problemi sta nell’individuo. Il deficit è nel singolo e va fatto emergere e identificato per poter “riparare” quel deficit.
Non tiene conto però dei fattori contestuali:
- Ruolo della famiglia
- Insegnanti
- Compagni di classe
- Ecc.
Non tiene conto di tutto ciò che può essere fatto a livello preventivo. Primi cambiamenti: prima metà del 900. Conferenze mondiali dell’Unesco importanti nella storia della psicologia scolastica parlano di scuola in modo nuovo, danno importanza diversa = danno caratteristic...
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