1.SISTEMA CARDIOVASCOLARE
CICLO CARDIACO
Dal punto di vista ingegneristico, il cuore può essere descritto come una POMPA PULSATILE, che genera un
flusso sanguigno discontinuo. Il suo funzionamento è caratterizzato dall’alternanza di una fase di pressione
massima (sistole) e una fase di pressione minima (diastole).
Il cuore è POMPA UNIDIREZIONALE, detta anche POMPA ASPIRANTE-PREMENTE, poiché aspira il sangue
durante il riempimento delle cavità cardiache e lo spinge in avanti durante la contrazione, garantendone il
flusso in un’unica direzione grazie alla presenza delle valvole cardiache.
Questo principio è alla base anche del massaggio cardiaco esterno: ovvero comprimendo il cuore tra lo sterno
e la colonna vertebrale, è possibile generare una pressione sufficiente a far avanzare il sangue nella corretta
direzione, permettendo così di mantenere una minima circolazione sanguigna durante l’arresto cardiaco.
Il cuore è composto da 4 camere cardiache ed è diviso in 2 sezioni (destra e sinistra) che danno vita a 2 circuiti
(polmonare e sistemico).
PERCORSO DEL SANGUE
Il sangue viene espulso dal cuore attraverso i due ventricoli:
Dal VENTRICOLO SX il sangue entra nell’aorta, che lo distribuisce a tutto l’organismo attraverso il
➢ circolo sistemico. Questo circolo presenta ELEVATE resistenze periferiche, per questo il ventricolo sx
deve sviluppare una P MOLTO ELEVATA per garantire un’adeguata perfusione dei tessuti
Dal VENTRICOLO DX il sangue viene pompato nell’arteria polmonare, dando origine al circolo
➢ polmonare. Dato che questo circolo ha BASSE resistenze periferiche, è sufficiente una P decisamente
INFERIORE rispetto a quella del circolo sistemico.
In particolare il polmone ha basse resistenze e quando arriva l’O2 provoca vasodilatazione.
In alcune malattie cardio-polmonari si ha l’effetto inverso (vasocostrizione), gravando sul ventricolo.
Questa differenza di P si riflette anche sulla struttura del cuore: la parete del ventricolo sx è molto + spessa di
quella del ventricolo dx, perché deve sviluppare una forza maggiore per vincere le elevate resistenze del circolo
sistemico.
Pressioni:
→SISTOLE:
P ventricolo sx: da 0 a 120mmHg
P aorta: da 80 a 120mmHg
P ventricolo dx: da 0 a 25mmHg
→DIASTOLE:
P ventricolo dx/sx: da 0 a 12mmHg
CIRCOLAZIONE FETALE
Durante la vita fetale i polmoni non sono ancora funzionanti e il circolo polmonare è praticamente escluso
dalla circolazione. Per questo motivo il sangue passa direttamente dall’atrio dx all’atrio sx evitando di
attraversare i polmoni.
Dato che entrambi i ventricoli lavorano in condizioni simili, alla nascita hanno uno spessore circa uguale.
Dopo la nascita, con il primo respiro, si instaura la normale circolazione e col tempo la parete del ventricolo sx
diventa molto + spessa rispetto a quella del ventricolo dx.
ALTA QUOTA: nelle persone che vivono ad alta quota, la pressione parziale di O2 è + bassa rispetto al livello del
mare e questa condizione induce una vasocostrizione delle arteriole polmonari, aumentando le resistenze del
circolo polmonare e quindi le pressioni.
TRASMISSIONE IMPULSO ELETTRICO
La contrazione del cuore è controllata da un sistema di conduzione elettrica, che permette di coordinare in
modo preciso la contrazione degli atri e dei ventricoli.
L’impulso elettrico ha origine nel NODO SENO-ATRIALE (SA), situato nell’atrio dx.
le cellule presenti in questo nodo sono dette cellule pacemaker perché sono in grado di depolarizzarsi
spontaneamente grazie alla loro particolare permeabilità agli ioni Na+ e Ca2+. Questa caratteristica consente
di generare automaticamente un potenziale d’azione con una frequenza di circa 60-70 impulsi al minuto, che
determina il normale ritmo cardiaco.
Anche altre cellule del sistema di conduzione possiedono un’attività automatica, ma si depolarizzano +
lentamente e generano impulsi a frequenze inferiori.
Per questo motivo è il nodo SA a imporre il ritmo all’intero cuore, funzionando da pacemaker fisiologico.
PROPAGAZIONE DELL’IMPULSO:
Dal nodo SA l’impulso si diffonde rapidamente attraverso il muscolo degli atrii, provocandone la contrazione e
spingendo il sangue nei ventricoli.
Tra atrii e ventricoli è presente uno scheletro fibroso, costituito da tessuto connettivo, che agisce come un
isolante elettrico e impedisce la propagazione diretta dell’impulso ai ventricoli.
L’unica via di passaggio è il NODO ATRIO-VENTRICOLARE (AV), in cui la conduzione viene rallentata,
permettendo agli atrii di completare la contrazione e ai ventricoli di riempirsi completamente prima di
contrarsi. Grazie a questo ritardo, la contrazione di atrii e ventricoli avviene in modo sequenziale e coordinato.
La contrazione atriale contribuisce al riempimento ventricolare, fornendo circa il 20-30% del volume
ventricolare.
CONDUZIONE NEI VENTRICOLI:
dopo il nodo AV, l’impulso percorre il fascio di
His, si divide nelle branche dx e sx lungo il setto
interventricolare e raggiunge le fibre di
Purkinje, che distribuiscono rapidamente il
segnale a tutto il miocardio ventricolare.
Questa rapida conduzione permette ai ventricoli
di contrarsi quasi simultaneamente, garantendo
un’efficace espulsione del sangue verso l’aorta
e l’arteria polmonare.
CONTRAZIONE A TORSIONE DEL CUORE:
Il miocardio ventricolare è organizzato in strati di fibre muscolari disposte a spirale (elicoidali) e le fibre +
superficiali hanno un orientamento opposto rispetto alle fibre + profonde.
Grazie a questa disposizione, durante la SISTOLE, l’apice del cuore e la base ruotano in direzioni opposte e il
ventricolo compie un movimento di torsione (twist). Contemporaneamente il cuore si accorcia
longitudinalmente.
Questo movimento aumenta l’efficienza della contrazione e consente di espellere una maggior quantità di
sangue con un minor dispendio energetico.
RELAZIONE TRA PRESSIONE, VALVOLE E CONTRAZIONE:
L’attività elettrica determina la contrazione del muscolo cardiaco, che a sua volta modifica le pressioni
all’interno delle camere cardiache e provoca l’apertura e la chiusura delle valvole.
Sequenza di eventi:
1. Il sangue proveniente dalle vene riempie gli atrii
2. Quando la pressione atriale diventa > della pressione ventricolare,
si aprono le valvole atrio-ventricolari (mitrale e tricuspide) e il
sangue passa nei ventricoli
3. La contrazione degli atrii completa il riempimento ventricolare
4. Successivamente si depolarizzano i ventricoli (evento che
corrisponde al complesso QRS dell’ECG) e inizia la loro
contrazione
5. Quando la pressione ventricolare supera quella presente nell’aorta
e nell’arteria polmonare, si aprono le valvole semilunari e il sangue viene espulso nel circolo sistemico
e polmonare.
Il FONOCARDIOGRAMMA può essere utile
per studiare eventuali difetti di
apertura/chiusura delle valvole:
valvola INSUFFICIENTE= valvola che non si
chiude bene
valvola STENOTICA= valvola che non si apre
bene
Nel caso di stenosi aortica (valvola che non
si apre bene) aumenta la pressione
ventricolare e questo permette di
mantenere il flusso nell’aorta comparabile.
Per la stenosi si registra un aumento della
differenza di pressione ventricolare e
aortica.
CALCOLO PRESSIONI E VOLUMI
Per valutare i volumi e le pressioni cardiache si possono utilizzare diverse tecniche diagnostiche:
ANGIOGRAFIA: mediante l’introduzione di cateteri all’interno del cuore è possibile misurare
➢ direttamente le pressioni e, con mezzo di contrasto, stimare anche i volumi ventricolari
ECOCARDIOGRAFIA: metodo non invasivo che permette di stimare i volumi e la funzione cardiaca
➢ mediante US. Essendo operatore-dipendente, le misure risultano meno accurate.
Il ventricolo SX, avendo una geometria relativamente regolare (simile a ellissoide) consente una stima
abbastanza accurata del volume mediante ecocardiografia.
Il ventricolo DX invece possiede una forma molto + complessa e irregolare, infatti la sua valutazione
volumetrica è spesso + accurata mediante RM.
FRAZIONE DI EIEZIONE
Uno dei parametri + importanti per valutare la funzione del vetricolo sx è la frazione di eiezione (EF), che
rappresenta la % di sangue espulsa dal ventricolo SX durante la sistole rispetto al volume presente al termine
della diastole.
In un cuore sano la EF è circa il 50% del volume, ovvero il ventricolo espelle circa la metà del sangue contenuto
al termine del riempimento.
Con il peggiorare della funzione cardiaca, la EF tende a diminuire e una EF ridotta è associata a una maggior
gravità dello scompenso cardiaco e a un aumento del rischio di mortalità.
Per valutare la funzione del ventricolo viene considerata la EF e non la portata cardiaca, perché nelle fasi iniziali
di molte malattie cardiache il cuore riesce comunque a mantenere una portata quasi normale (circa 5L/min)
grazie a meccanismi di compenso.
Ad esempio, il ventricolo uò dilatarsi, aumentando il volume di sangue contenuto al suo interno (meccanismo
di Frank-Starling) e in questo modo continua a pompare circa 5 L/min, ma espellendo una % minore del sangue
contenuto nel ventricolo.
Di conseguenza, due pazienti possono avere la stessa portata cardiaca a riposo, ma una funzione ventricolare
diversa.
Nonostante la sua grande utilità clinica, la frazione di eiezione non misura direttamente la contrattilità del
miocardio. Essa dipende non solo dalla forza di contrazione del cuore, ma anche dalle condizioni di carico del
ventricolo, cioè dal precarico (quanto il ventricolo si riempie) e dal postcarico (resistenza contro cui deve
pompare)
CURVE PRESSIONE-VOLUME
Il gold standard per valutare la CONTRATTILITA’ DEL VENTRICOLO è
rappresentato dalle curve P-V. Per costruire tali curve è necessario
misurare durante l’intero ciclo cardiaco, la pressione e il volume del
ventricolo.
Dato che l’angiografia è una procedura invasiva, ad oggi si cerca di ottenere
entrambe le misure (P e V) con tecniche di imaging non invasive
(ecocardiografia), per ricostruire le curve P-V senza introdurre strumenti
all’interno del cuore.
L’obiettivo è ricavare queste informazioni su un singolo battito cardiaco, in modo da poter seguire l’intero ciclo
cardiaco senza utilizzare misure ripetute o invasive.
Chiusura della valvola
EIEZIONE: riduzione del volume
Apertura valvola aortica
Prima fase della SISTOLE: le valvole
sono chiuse e si contrae il ventricolo
DIASTOLE: riempimento passivo del
ventricolo--> si ha un aumento di V con un
piccolo aumento di P. all’aumentare del V la P
aumenta perché si irrigidiscono le pareti
L’area della curva permette di misurare il lavoro (stroke work).
La contrattilità viene misurata mediante la pendenza della retta (coefficiente angolare):
Pendenza maggiore contrattilità maggiore
➢ →
Pendenza minore→ riduzione della capacità contrattile del ventricolo
➢
Questa è indipendente dalle condizioni di carico, quindi è uno degli indici + affidabili della contrattilità.
Le curve P-V permettono di valutare anche la COMPLIANCE VENTRICOLARE, ovvero la capacità del ventricolo
di distendersi durante il riempimento:
• Se la curva è spostata verso l’alto e a sinistra: vuol dire che a parità di V, la P è maggiore. Quindi il
ventricolo è + rigido e meno distensibile, come accade in presenza di ispessimento della parete
(ipertrofia) o fibrosi
• Un ventricolo con + compliance può accogliere lo stesso V ma con P inferiori
Per evidenziare eventuali alterazioni della funzione cardiaca, la contrattilità può essere
valutata anche in condizioni di stress, ad esempio durante un esercizio fisico o
mediante somministrazione di farmaci che aumentano la forza di contrazione del
miocardio.
VASI SANGUIGNI
La struttura della parete dei vasi sanguigni varia in funzione del tipo di vaso e del suo ruolo nella circolazione.
Nelle arterie, la composizione della parete cambia progressivamente all’aumentare della distanza dal cuore.
Le arterie + vicine al cuore (come l’aorta) sono dette arterie elastiche, perché contengono un’elevata quantità
di elastina, che permette loro di dilatarsi durante la sistole quando il ventricolo espelle il sangue e di ritornare
elasticamente alla forma iniziale durante la diastole.
Questo comportamento smorza le oscillazioni di P e rende il flusso sanguigno + continuo, nonostante il cuore
pompi in modo pulsatile.
Procedendo verso la periferia, le arterie diventano progressivamente + muscolari e meno elastiche. Le
ramificazioni aumentano, il volume di sangue che attraversa ciascun vaso diminuisce e le pareti sono
progettate per regolare la distribuzione del flusso ai vari organi.
STRATI PARETE ARTERIOSA
La parete delle arterie costituita da 3 tonache:
1) TONACA INTIMA: è lo strato + interno ed è formato principalmente da endotelio, ovvero un sottile
rivestimento di cellule a diretto contatto con il sangue. L’endotelio costituisce una superficie liscia che
facilita lo scorrimento del sangue e produce sostanze che inibiscono l’aggregazione piastrinica e la
coagulazione in condizioni fisiologiche
2) TONACA MEDIA: è lo strato + spesso della parete ed è costituito da cellule muscolari lisce, elastina e
collagene.
La composizione varia a seconda del tipo di arteria:
elastiche (aorta) prevale l’elastina, che permette ampie deformazioni e assorbe parte
→arterie
dell’energia prodotta dalla contrazione del cuore
periferiche aumenta la componente di muscolatura liscia e collagene, rendendo la parete +
→arterie
rigida e resistente.
Aumentando la quantità di collagene aumenta la rigidezza della parete (modulo di Young).
3) TONACA AVVENTIZIA: è lo strato + esterno ed è costituito prevalentemente da tessuto connettivo ricco
di collagene. Ha il compito di proteggere il vaso e ancorarlo ai tessuti circostanti.
PLACCHE ATEROSCLEROTICHE
Con il tempo possono formarsi, soprattutto a livello della tonaca intima,
accumuli di lipidi, cellule infiammatorie e tessuto fibroso che danno origine
alle PLACCHE ATEROSCLEROTICHE. Queste placche restringono il lume del valo e riducono il flusso
sanguigno. Inoltre se la placca si rompe può favorire la formazione di un trombo che può occludere
completamente l’arteria, causando ischemia e necrosi del tessuto irrorato (ad esempio infarto del miocardio o
ictus).
Per individuare precocemente l’aterosclerosi si può utilizzare l’ECOGRAFIA VASCOLARE, in particolare delle
arterie carotidi, perché queste sono vasi superficiali che vanno verso il cervello e, essendo presente una
biforcazione, la generazione dei vortici può stressare la struttura endoteliale.
L’esame consente di misurare lo spessore complesso intima-media (IMT: Intima-Media Thickness), ovvero lo
spessore complessivo della tonaca intima e media. Maggiore è l’IMT, maggiore è il rischio di mortalità
cardiovascolare.
Nello specifico si parla di rapporto intima-media medio perché il vaso varia la sua conformazione e quindi
bisogna fare delle misure di campionamento.
VALUTAZIONE DEL RISCHIO CARDIOVASCOLARE
Ci sono dei fattori di rischio che aumentano la probabilità di eventi cardiovascolari e di mortalità, ad esempio:
IPERTENSIONE ARTERIOSA --> aumento P arteriosa
➢ DIABETE --> favorisce il danno dei vasi sanguigni e accelera lo sviluppo dell’aterosclerosi
➢ COLESTEROLO --> favorisce la formazione di placche aterosclerotiche
➢
RIGIDITA’ ARTERIOSA
Un parametro fondamentale nella valutazione del rischio cardiovascolare è la rigidità delle arterie.
Quando una parete arteriosa diventa + rigida, l’onda di pressione generata dalla contrazione del cuore si
propaga + rapidamente lungo l’albero arterioso.
Per questo motivo, all’aumentare della rigidità arteriosa aumenta la velocità di propagazione dell’onda di polso
(PWV: Pulse Wave Velocity).
Una PWV elevata è considerata un importante indicatore di danno vascolare ed è associata a un aumento del
rischio di eventi cardiovascolari e della mortalità.
La PWV viene misurata registrando l’arrivo dell’onda di polso in 2 punti dell’albero arterioso, generalmente a
livello della carotide e dell’arteria femorale.
Si misura il tempo impiegato dall’onda per percorrere la distanza tra i 2 siti di registrazione e si calcola la
velocità.
MECCANISMI DI REGOLAZIONE
La PRESSIONE ARTERIOSA dipende principalmente da 4 fattori:
1) FUNZIONE DI POMPA del cuore: ovvero la quantità di sangue espulsa dal ventricolo sx (gittata cardiaca)
2) ELASTICITA’ DI GRANDI ARTERIE (in particolare l’aorta): attenua le oscillazioni di P generate dalla
contrazione del cuore
3) RESISTENZE VASCOLARI PERIFERICHE, determinate soprattutto dal calibro delle arteriole
4) VOLUME DI SANGUE circolante, regolato principalmente dai reni attraverso il bilancio tra acqua e sodio
Anche il sistema nervoso autonomo (in particolare il sistema simpatico) svolge un ruolo fondamentale, perché
modula sia la frequenza cardiaca sia il calibro dei vasi sanguigni.
L’organismo controlla la pressione arteriosa attraverso meccanismi che agiscono su tempi diversi:
REGOLAZIONE A BREVE TERMINE (secondi-minuti): è affidata principalmente al sistema nervoso
➢ autonomo e interviene quasi istantaneamente quando la P arteriosa varia improvvisamente (ad
esempio durante un’emorragia o uno svenimento).
I principali effetti sono:
Aumento della frequenza cardiaca
▪ Aumento della forza di contrazione del cuore
▪ Vasocostrizione delle arteriole periferiche
▪
Questi meccanismi sono molto rapidi, ma la loro efficacia è limitata nel tempo.
REGOLAZIONE A LUNGO TERMINE (ore-giorni): quando la variazione pressor
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