METODOLOGIE E ANALISI DEL TESTO
Lezione 2
1. Introduzione alla Semiotica
La lezione definisce i concetti principali della disciplina chiamata semiotica.
Il termine deriva dal greco semēion = “segno” e dal termine tekmērion = “prova”.
Entrambi i termini compaiono già nella medicina greca.
La semiotica contemporanea, intesa come metodologia di analisi testuale, nasce tra Ottocento e Novecento
dall’incrocio di due ambiti:
1. Linguistica, con Ferdinand de Saussure, che parla di semiologia.
2. Filosofia, con Charles Sanders Peirce, che sviluppa una riflessione più filosofica su segni e
conoscenza.
La disciplina viene istituzionalizzata negli anni Sessanta, convenzionalmente a partire da:
Roland Barthes, Elementi di semiologia (1964)
Successivamente, nel Trattato generale del 1975, la semiotica viene definita come disciplina che
deve rendere conto di “tutto ciò che è comunicazione o significazione”.
2. Comunicazione e Significazione
Barthes distingue:
Comunicazione
Significazione
La comunicazione è possibile perché si basa su sistemi di significazione.
Ogni volta che avviene una comunicazione, qualcosa di
materialmente presente sta per qualcos’altro che è assente.
Esempio:
Una luce lampeggiante nella notte → sta per pericolo.
L’accordo sociale su questo significato rende possibile la comunicazione.
3. Cosa studia la Semiotica?
Tradizionalmente, data la sua origine linguistica, la semiotica si occupava del:
Linguaggio naturale (la lingua parlata e scritta)
Ovvero del sistema linguistico
Col tempo però la disciplina ha allargato il proprio campo includendo qualsiasi sistema di segni, dando vita
a: Semiotica del cinema
Semiotica dell’arte
Semiotica della fotografia
Semiotica della musica
(e molte altre)
4. La Semiotica come metodologia di analisi testuale
La semiotica descrive gli oggetti attraverso:
• Scomposizione: Analizzare un oggetto suddividendolo nei suoi elementi costitutivi.
• Ricomposizione: Riorganizzare gli elementi per capire come producono significato.
È importante ricordare che la semiotica è:
Descrittiva, non prescrittiva.
→ Non dice cosa è meglio comunicare o come farlo.
→ Studia cosa e come qualcosa significa.
5. Le due anime della Semiotica
Dato il suo doppio fondamento:
A. Anima strutturale (linguistica)
Deriva da Saussure
Analizza la struttura dei sistemi di segni
B. Anima interpretativa (filosofica)
Deriva da Peirce
Approccio più logico-filosofico al segno e alla conoscenza
6. Ferdinand de Saussure
Ferdinand de Saussure
Linguista ginevrino
Nato nel 1857, morto nel 1913
Il suo celebre Corso di linguistica generale viene pubblicato postumo nel 1916 dai suoi allievi.
In quest’opera compaiono i concetti chiave della disciplina.
6.1 La dicotomia langue / parole
Una delle dicotomie fondamentali introdotte da Saussure.
Langue
Sistema condiviso
Collettivo e sociale
Convenzionale e stabilito da regole comuni (es. grammatica)
Ci permette di comprendere gli altri parlanti
Parole
Atto individuale
Realizzazione concreta del segno linguistico
Sempre diversa da parlante a parlante
Esegue individualmente ciò che la langue contiene in astratto
6.2 Il segno linguistico
Seconda dicotomia: significante / significato
Il segno è un’entità psichica a due facce:
1. Significante = immagine acustica
Non è il suono materiale
o È la traccia psichica del suono, anche se pronunciato mentalmente (monologo interiore)
o
2. Significato = concetto associato
Non è l’oggetto reale (referente)
o È l’idea, il concetto che evoca
o
Definizione di Saussure:
Il segno linguistico è l’unione di significante e significato.
6.3 L’arbitrarietà del segno
Uno dei principi fondamentali del segno linguistico.
Arbitrarietà = immotivazione, mancanza di un legame naturale tra il suono e il concetto.
Esempio:
Il fiore “tulipano” si chiama così solo per convenzione.
In altre lingue ha nomi diversi → prova dell’arbitrarietà.
“Arbitrario” non significa casuale, ma:
Immotivato
Convenzionale
Frutto di una decisione condivisa
Lezione 3
1. Ripresa della lezione precedente
Nella lezione precedente abbiamo illustrato i concetti cardine della semiotica, partendo dalla teoria del
linguista ginevrino Ferdinand de Saussure.
Tra questi concetti c’è quello fondamentale del segno linguistico, formato dall’associazione di:
significante (immagine acustica)
significato (concetto)
Il segno, per Saussure, è un’entità psichica a due facce.
Abbiamo già visto anche il principio dell’arbitrarietà del segno: esso è non motivato, cioè convenzionale.
2. La linearità del significante
Secondo principio fondamentale del segno secondo Saussure:
la linearità del significante.
Il significante, in quanto entità acustica, si sviluppa nel tempo, disponendo i suoi elementi uno dopo
l’altro, in modo lineare.
Saussure specifica che ciò non accade nel caso dei significanti visivi, che possono essere
simultanei.
3. Immutabilità e mutabilità del segno
Il segno, essendo arbitrario e frutto di una convenzione sociale:
• Immutabilità: La convenzione linguistica protegge il segno dal cambiamento arbitrario.
Il singolo parlante non può modificare da solo la lingua.
• Mutabilità: Nonostante ciò, la lingua cambia nel tempo, naturalmente, a livello sociale.
I due principi non sono in contraddizione, ma agiscono insieme.
Nelle lezioni finali, studiando l’evoluzione del linguaggio nei social network secondo Vera Gheno, questo
concetto risulterà ancora più chiaro.
4. Sincronia e diacronia
L’evoluzione linguistica porta Saussure a proporre un’altra importante distinzione:
• Sincronia: Studio della lingua in un dato momento, come sistema statico.
• Diacronia: Studio della lingua nella sua evoluzione storica.
Saussure privilegia la prospettiva sincronica, secondo la quale va analizzata la langue come sistema di
valori, attraverso:
identità
valore
5. Identità sincronica
Per spiegare il concetto di identità sincronica, Saussure ricorre a due celebri esempi non linguistici, per
mostrare come due entità possano avere la stessa identità pur essendo materialmente diverse.
Esempio 1 – I treni
(da Corso di linguistica generale, p. 132 ed. italiana)
“Parliamo di identità a proposito di due treni Ginevra-Parigi delle 20:45 che
partono a 24 ore di intervallo. Ai nostri occhi è lo stesso treno, e tuttavia
locomotiva, vagoni, personale: tutto è diverso.”
Esempio 2 – La strada ricostruita
“Se una strada è demolita e poi ricostruita, noi diciamo che è la stessa strada,
pur non sussistendo forse nulla della vecchia.
Ciò che costituisce la strada non è la materia, ma la sua posizione e le
relazioni con ciò che la circonda.”
Saussure conclude:
“Tutte le volte che si realizzano le stesse condizioni, si ottengono le stesse
entità.”
La conclusione
L’identità di un’unità linguistica non deriva dalla sua materialità, ma:
dalle relazioni che intrattiene con gli altri elementi del sistema
dalla sua posizione nel sistema
cioè dal suo valore
6. L’esempio degli scacchi
Saussure offre un altro celebre esempio.
Se in una partita un pezzo viene smarrito e lo si sostituisce con un oggetto
qualunque messo nello stesso posto, il suo valore non cambia.
Il valore di un pezzo dipende:
dalle funzioni che svolge
dalle relazioni differenziali con gli altri pezzi
dalla sua posizione nella scacchiera
7. Valore linguistico
Il valore di un significante/significato è dato sia da:
• Significato: es. “cane” si distingue da “gatto”, “pollo”, ecc.
• Piano fonetico: es. CAN si distingue da PAN
Conclusione
La lingua è un sistema di valori, in cui gli elementi si definiscono attraverso relazioni:
oppositive
differenziali
8. Relazioni sintagmatiche e associative
Saussure distingue due tipi fondamentali di relazioni:
A. Relazioni sintagmatiche (in presenza)
Rapporti tra elementi presenti nella catena linguistica.
La catena è un sintagma.
Esempio: bel tempo è un sintagma composto da 3 termini.
B. Relazioni associative (in assenza)
Rapporti tra elementi non presenti, ma collegati nella memoria.
Esempio: “insegnare” → “didattica”, “insegnante”, “istruzione”
Esempio non linguistico
Relazione sintagmatica: colonna ↔ architrave (entrambe presenti nello spazio)
Relazione associativa: colonna dorica ↔ colonne ioniche/corinzie (relazione mentale)
9. Louis Hjelmslev e la glossematica
L’altra grande figura della semiotica strutturale è il linguista danese Louis Hjelmslev, fondatore del Circolo
linguistico di Copenaghen.
Nato a Copenaghen nel 1899
Esponente della glossematica, teoria linguistica orientata agli aspetti formali e “algebrici” della
lingua
Autore dei Prolegomena to a Theory of Language (1950), tradotti in Italia nel 1968 come I
fondamenti della teoria del linguaggio
Il suo approccio
Hjelmslev ritiene che i fatti linguistici possano essere spiegati scientificamente perché presentano costanti
analizzabili.
Il suo metodo prevede un’analisi:
dei componenti
dei componenti dei componenti
e così via
fino ad arrivare a unità sempre più piccole all’interno del sistema.
Rielaborazione dei concetti saussuriani
Hjelmslev riprende i concetti di Saussure ma li riformula:
ciò che per Saussure è significante → per Hjelmslev diventa espressione
ciò che per Saussure è significato → diventa contenuto
ciò che per Saussure è segno (rapporto significante/significato)
→ per Hjelmslev diventa funzione segnica, data dal rapporto tra piano dell’espressione e piano del
contenuto
Lezione 5
1. Il quadrato semiotico
Nella lezione precedente abbiamo concluso con la definizione del quadrato semiotico, che:
si colloca al livello più profondo delle strutture semio-narrative;
definisce la struttura elementare della significazione;
articola una categoria semantica nei suoi poli:
termini contrari
o termini contraddittori
o implicazioni logiche
o
Il quadrato semiotico è dunque:
un universo semantico (perché struttura valori concettuali);
ma anche un universo sintattico (perché autorizza operazioni logiche: affermazione, negazione,
contraddizione, implicazione).
Da qui derivano due nozioni:
semantica fondamentale
sintassi fondamentale
2. Semantica fondamentale e sintassi fondamentale
Semantica fondamentale
Forma statica: organizza i valori, cioè le categorie che definiscono il senso di base (es. maschile/femminile,
vita/morte, autore/lettore…).
Sintassi fondamentale
È la parte dinamica: organizza le operazioni sui valori.
Se un contenuto è affermato:
l’atto immediato è negare → genera il suo contraddittorio (es. non-maschile)
affermare “maschile” implica negare il suo contrario, ecc.
Le operazioni sintattiche fondamentali permettono di creare percorsi di senso, cioè:
le condizioni embrionali della narratività.
3. Dal livello profondo al livello superficiale
Le condizioni narrative profonde, attraverso le procedure di conversione, risalgono nei livelli superiori:
1. Livello profondo
– valori fondamentali del quadrato semiotico
2. Conversione
– trasformazione dei valori in figure e ruoli
3. Livello di superficie
– incontro/scontro fra soggetti e oggetti
– progressivo incremento di senso
– grammatica narrativa di superficie
Qui si colloca lo studio classicamente narratologico della semiotica.
4. Vladimir Propp
Per passare alla narrativa di superficie, è necessaria una parentesi dedicata a Vladimir Propp, autore
fondamentale.
4.1 Il contesto
Nel secondo Ottocento nasce l’interesse per:
raccolta e classificazione di fiabe popolari;
analisi comparata dei repertori fiabeschi di diversi paesi.
Si scopre che molte fiabe:
presentano situazioni identiche,
personaggi tipici,
finali simili,
strutture ricorrenti.
L’analisi comparativa rivela una forte somiglianza strutturale.
4.2 Morfologia della fiaba (1928)
Propp pubblica nel 1928 il testo fondamentale: Morfologia della fiaba.
Le sue tesi rivoluzionarie:
Le fiabe russe sono costruite su un unico modello costante,
Esiste una struttura compositiva monotipica,
Questa struttura è invariabile, anche se cambiano nomi, ambienti e dettagli.
Paradossalmente:
Propp voleva classificare le fiabe in molti tipi diversi;
Scopre invece un solo modello di base.
Questa intuizione porta l’analisi a un piano astratto, non legato al racconto concreto.
4.3 Implicazioni per la semiotica
L’intuizione di Propp anticipa l’idea di Greimas:
dietro la varietà dei testi, esiste una struttura profonda costante;
la narrazione può essere studiata con metodi scientifici e formali.
Questo studio:
inaugura una corrente dedicata alle strutture formali della narrazione;
da qui nasce la narratologia (teoria della narrazione);
campo interdisciplinare che coinvolge:
teorici della letteratura
o psicologi
o filosofi
o sociologi della comunicazione
o studiosi dei media e del marketing
o
5. Fabula e intreccio
Tra i concetti più importanti della narratologia c’è la distinzione elaborata dai formalisti russi, in particolare
Boris Tomaševskij.
Fabula
Gli eventi nell’ordine cronologico in cui accadono realmente.
Intreccio
Il modo in cui gli eventi vengono disposti dal narratore nella narrazione.
Un testo narrativo esiste solo se contiene entrambe le dimensioni.
5.1 La fiaba e la struttura monotipica
La fiaba, come mostra Propp:
presenta la particolarità per cui fabula e intreccio coincidono.
gli avvenimenti:
sono sempre gli stessi (funzioni invarianti),
o avvengono nello stesso ordine cronologico.
o
Questo permette a Propp di definire il concetto fondamentale di funzione:
Una funzione è un’azione tipica, costante e invariabile, che occupa sempre la
stessa posizione nella sequenza narrativa.
6. Funzioni e grammatica narrativa
Il contributo di Propp:
permette di passare dalle analisi di fiabe concrete
alla definizione di schemi astratti applicabili alla narrativa in generale.
Greimas riprenderà questa intuizione per elaborare:
il percorso generativo del senso,
la distinzione tra livello profondo e superficie,
la grammatica narrativa (attanti, programmi narrativi, ecc.).
Lezione 6
1. Forma e sostanza: il retroterra linguistico
Questa lezione approfondisce il concetto di funzione in Propp.
Il retroterra teorico è quello della linguistica, in particolare:
la distinzione tra forma e sostanza
la distinzione saussuriana tra langue e parole
Da qui deriva l’idea che ciò che conta in una fiaba non è la superficie (i personaggi, le trovate, i dettagli),
ma la sua struttura profonda, cioè:
una sequenza composta da 31 funzioni che restano costanti, mentre “il manto
esteriore” varia.
Le funzioni sono dunque l’invariante, mentre:
personaggi
attributi fisici
caratteristiche psicologiche
sono variabili.
2. Funzioni = azioni dotate di valore narrativo
Una funzione non è “quello che un personaggio fa” in senso generico, ma:
l’operato di un personaggio considerato dal punto di vista del suo
significato per lo svolgimento della vicenda.
Quindi ciò che conta è:
il ruolo dell’azione nel racconto
la posizione dell’azione nella sequenza narrativa
Esempio fondamentale
Il matrimonio (azione uguale) può avere valori diversi:
alla fine → premio dell’eroe
all’inizio → la sposa può essere rapita → avvio dell’azione
Quindi il valore della funzione è posizionale (dipende da dove si colloca nella narrazione).
3. L’analogia tra fiabe diverse
Propp dimostra la presenza della stessa funzione tramite esempi tratti da fiabe diverse.
Esempio dei quattro spostamenti magici
1. Il re dà al suo eroe un’aquila, l’aquila lo porta in un altro regno.
2. Il nonno dà a un giovane un cavallo, il cavallo lo porta in un altro regno.
3. Lo stregone Ivan dà una barchetta, la barchetta lo porta altrove.
4. La figlia del re Ivan dà un anello, i giovani evocati dall’anello lo trasportano altrove.
► A livello superficiale i personaggi sono diversi.
► A livello profondo svolgono la stessa funzione:
trasferimento magico dell’eroe in un altro regno.
Questo permette di cogliere la struttura comune nonostante la variabilità tematica.
4. Le 31 funzioni di Propp
Propp individua 31 funzioni, disposte sempre nella stessa successione.
La fiaba può non contenerle tutte, ma quando ci sono, compaiono nell’ordine invariabile.
Le 31 funzioni della fiaba
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