Metodi e tecniche per il servizio sociale
Il metodo
Definizione di metodo
Il metodo nel servizio sociale è un procedimento logico che, attraverso norme e criteri specifici, guida l’attività dell’assistente sociale permettendogli di evitare improvvisazioni e di effettuare sperimentazioni innovative.
- Insieme di criteri e di norme direttive che consentono di realizzare qualcosa
- Procedimento da seguire
- Insieme delle regole usate per raggiungere un determinato scopo
Il metodo rinvia ad un sistema concettuale complesso che concerne:
- Criteri di riferimento, valori e conoscenze scientifiche
- Definizione di scelte e di mete
- Previsione di esiti
- Concatenazione logica di operazioni e utilizzo di appositi strumenti
- Riflessione sulle esperienze fatte
Metodo nel servizio sociale
Metodo: si indica un procedimento logico ordinato e sequenziale di attività ordinate al ragionamento di un risultato prefigurato sulla base di ipotesi congruenti, che può essere conoscitivo o operativo a seconda dello scopo e delle finalità che guidano l’implementazione delle attività stesse.
- Conoscitivo: permette di acquisire nuove conoscenze
- Operativo: avrà operatività concreta, servirà a qualcuno concretamente
Metodo per l’assistente sociale
L’a.s. al fine di eseguire al meglio il suo compito deve avere un metodo che gli permetta di identificare la procedura da utilizzare nello svolgimento dell’attività. Deve identificare la procedura da utilizzare nello svolgimento delle attività (operazioni da compiere, obiettivi da conseguire…) Deve raggiungere i fini prefissati. Se non ho un metodo, non riuscirò a svolgere il mio lavoro e svolgere valutazioni, non saprò di poter interpellare altri servizi.
Deve valutare il rapporto esistente tra i fini e il procedimento stesso: se riesco ad ottenere il risultato prefigurato vuol dire che ho utilizzato il metodo giusto e che esso ha un valore rispetto al raggiungimento degli obiettivi. La metodologia precede il metodo perché è lo studio dei fondamenti teorici e della struttura di una scienza e di una disciplina. È la dottrina del metodo che sottopone ad analisi le regole, i principi e i fondamenti che guidano le procedure finalizzate alla conoscenza scientifica.
La tecnica
La tecnica fa riferimento al complesso di norme e di modi di procedere su cui si fonda lo svolgimento di una determinata attività e che possiede la caratteristica di essere trasmessa grazie all’apprendimento.
- Tecniche di colloquio, di conduzione e di gruppi...
Sono connesse:
- Ai modelli teorici di riferimento
- Alle fasi del percorso metodologico
- Alle strategie e agli scopi del processo di aiuto
- Agli ambiti di intervento
Le componenti del metodo
- Principi e valori: valore assoluto è la persona, altri valori sono la libertà, la dignità e l’autodeterminazione (è importantissima perché se la persona non intende collaborare ha facoltà di farlo, l’a.s. metterà in atto metodi diversi, attività strategiche per convincerla alla collaborazione o in alcuni casi potrà chiedere aiuto al tribunale)
- Teorie: il servizio sociale attinge da diverse teorie: medicina, psicologia, pedagogia
- Scelte, mete, esiti: le scelte fatte porteranno o meno ad un esito o un risultato
- Fasi e strumenti del procedimento metodologico: sette fasi per capire come affrontare le situazioni e i casi
Caratteristiche del metodo
- Unicità: si può riproporre in ogni contesto, perché il metodo è unico
- Unitarietà: anche se le situazioni sono diverse, l'approccio è uguale, così come il procedimento
Aspetti innovativi del metodo nel servizio sociale (prima non c’era un metodo):
- Logica processuale e progettuale (si va a fare un progetto di cambiamento o di risoluzione)
- Ottica unitaria e globale (non si guarda più alla persona ma l’ottica è globale)
- Multidimensionalità degli interventi (interventi su dimensione personale, familiare e ambientale)
- Rilevanza del contesto (prima non si guardava, ancora in molte parti della medicina non si guarda, nel processo metodologico invece è importantissima l’analisi del contesto)
- Centratura delle risorse (sapere che risorse mettere in campo e poter utilizzare)
- Riconoscimento della soggettività
- Importanza delle relazioni, teoria sistematica
- Attenzione alle attività di valutazione e riflessione
- Predisposizione all'innovazione (l’avere un procedimento significa anche poter essere sicuri di avere una base conoscitiva forte e sperimentare anche cose nuove)
Caratteristiche attuali del metodo
- Passaggio da un lavoro sulla persona ad un lavoro con la persona (la persona deve aderire al modello che le propongo)
- Passaggio da un lavoro sul territorio ad un lavoro con la comunità (modello legato alla rete, modello sistemico relazionale)
- Passaggio da un lavoro di gestione dell’emergenza ad un lavoro progettato
- Una metodologia scientifica che si dirige verso le attività concrete per far fronte a fenomeni che vengono letti e interpretati secondo precise teorie (caratteristica che ha il metodo del servizio sociale, è una metodologia scientifica che si basa su delle teorie precise)
Il procedimento metodologico (lo schema di riferimento)
- È uno schema di riferimento che orienta l’azione dell’a.s. e che qualifica l’intervento
- Strutturalmente non si differenzia a seconda delle persone a cui è diretto
- È un processo logico da poter seguire nello svolgimento di azioni concrete
- È un'elaborazione di tipo induttivo che parte dall’analisi di un fenomeno della realtà sociale per arrivare a formulare generalizzazioni che consentono di ipotizzare modalità per affrontarlo
L’applicazione del procedimento metodologico del servizio sociale è quello proprio delle scienze sociali applicate: prassi-teoria-prassi, teoria-prassi-teoria: significa che il procedimento metodologico è funzionale all’operatività e trae dalla medesima i contenuti teorici per una nuova operatività.
Esempio: ho una teoria, la traduco nella pratica e la pratica fa sì che quella teoria venga modificata.
Soggetti coinvolti nel processo metodologico
- La persona (prima veniva chiamata utente) o il gruppo di persone che chiedono l’aiuto professionale dell’assistente sociale portando un bisogno, implicito od esplicito.
- Il servizio: il professionista che accoglie, ascolta, sostiene, informa, orienta la persona.
- L'ambiente di vita della persona, la famiglia e il suo contesto significativo.
- La comunità: il contesto in cui sia la persona che il servizio sociale vivono, fornisce risorse e vincoli.
- L'apporto di ognuno di questi soggetti al processo di autovalutazione al variare del tipo di utenza e del problema da affrontare, nonché delle risorse e dei vincoli ad essi connessi.
Caratteristiche del procedimento metodologico
Qualsiasi siano i soggetti coinvolti e la tipologia di problemi da affrontare, nel procedimento metodologico sono rinvenibili alcune caratteristiche comuni a tutti gli interventi:
- Unitarietà (valgono in tutti i servizi e per tutte le persone)
- Globalità (attenzione alla globalità della persona)
- Circolarità (se il procedimento funziona diventa una buona teoria da applicare agli altri)
- Progettualità (non si può avere un metodo senza avere un progetto e viceversa)
- Specificità (perché è proprio un metodo pensato per il s.s.)
Le fasi del procedimento metodologico
- Identificazione del problema, richiesta sociale e presa in carico
- Studio e analisi della situazione
- Valutazione della situazione
- Definizione ed elaborazione del progetto, stesura del contratto con la persona/utente
- Attuazione del piano o progetto di intervento
- Verifica e valutazione dei risultati
- Chiusura dell’azione o conclusione del processo di aiuto
(Essendo un processo circolare, non posso passare alla fase successiva avendo tralasciato una fase indietro)
Fase 1: identificazione del problema
È il momento in cui la persona e l'assistente sociale si incontrano per la prima volta. Durante i colloqui si possono utilizzare strumenti utili per approfondire la valutazione, quali il genogramma, la carta della rete e la linea temporale degli avvenimenti. Essi sono strumenti utili a far visualizzare alla persona dove si trova in quel momento della vita e che attivano riflessioni, aprono prospettive, stimolano speranza nel ripercorrere esperienze positive passate o al contrario, evitare schemi disfunzionali già vissuti.
La definizione del bersaglio dell’intervento è un’operazione che richiede il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati perché su di esso si basano le attività successive. Il bersaglio deve essere preciso e definito, perché rappresenta il fulcro del cambiamento.
Obiettivo dell’assistente sociale
- Comprendere la situazione che sta vivendo la persona, focalizzare il problema, analizzare l’invio, capire se un caso è di pertinenza del servizio
- Mettere a proprio agio la persona che si ha di fronte, solo così si riuscirà a capire bene la situazione
- Suscitare fiducia nella persona (si tratta di una persona che non ci conosce e che magari porta con sé il pregiudizio che avrà sugli assistenti sociali)
- Traghettare la persona verso la presa in carico
- Cercare di instaurare una relazione
Le azioni sono:
- Accoglienza della persona (preparazione del setting/contesto)
- Raccolta di informazioni personali
- Raccolta di informazioni circa la modalità di arrivo al servizio (perché è lì, come ci è arrivato, sapere se è lì su richiesta del tribunale… tutto questo per capire il suo livello di collaborazione)
- Identificazione del problema
- Verifica della pertinenza del problema con gli scopi e funzioni del servizio sociale
- Identificazione di una prima ipotesi operativa (quando ho chiarito se io come servizio posso prendere in carico questa situazione, sto già iniziando a pensare ad un progetto)
L’accoglienza
Il primo colloquio di solito avviene in ufficio o a casa della persona in casi particolari, a seguito di un appuntamento concordato o in orario di ricevimento al pubblico. Nel colloquio l'assistente sociale esplicita il suo ruolo oltre che presentare se stesso, il ruolo dell'ente e servizio di appartenenza per capire se la richiesta della persona è di sua competenza o no. Quindi tutto va chiarito fin da subito. L'atteggiamento professionale dovrà essere sempre e comunque non giudicante, anche nei confronti delle persone più difficili.
Informazioni generali da raccogliere
- Dati anagrafici della persona e dei suoi familiari
- Elementi relativi all’ambiente di vita e al contesto relazionale della persona
- Modalità di arrivo al servizio
- Informazioni relative al problema
- Raccolta delle aspettative e delle richieste nei confronti del servizio e dell’a.s.
La modalità di arrivo al servizio è di primaria importanza per capire se ci muoviamo in un contesto di collaborazione o di coercizione. La persona può rivolgersi al servizio:
- Spontaneamente
- Su sollecitazione di amici e parenti
- Su invito di un altro servizio
- Su richiesta del tribunale o della prefettura (coercizione)
- Su invito del servizio in seguito a segnalazione (es: servizio tutela minori)
Lo strumento utilizzato in questa fase è il colloquio. Talvolta un solo colloquio può non essere sufficiente per raccogliere gli elementi necessari a comprendere la natura del problema, pertanto se ne programmeranno altri o si ricorrerà ad altri strumenti (documentazione, osservazioni, colloqui con altri servizi).
Durante i colloqui si possono usare strumenti utili per approfondire la conoscenza come:
- Il genogramma
- La carta di rete (che va oltre alla famiglia)
- La linea temporale degli avvenimenti (per misurare la confusione mentale della persona)
La presa in carico avviene solo dopo aver raccolto tutte le informazioni necessarie e aver verificato la propria competenza e quella del servizio rispetto al problema. La presa in carico è “l’atto formale, amministrativo e professionale che legittima l’avvio del processo di aiuto e delle conseguenti responsabilità dei soggetti in esso coinvolti”. È uno snodo importante del procedimento metodologico che richiede accurate riflessioni anche di gruppo e discussioni.
La presa in carico può essere effettuata in maniera esclusiva dall’a.s. oppure in collaborazione con altre professionalità. La presa in carico deve avere comunque due caratteristiche:
- Globalità (competenze e risorse necessarie per l’intervento, perseguendo l’integrazione)
- Scansionabilità temporale (durata dell’intero percorso)
Fase 2: studio e analisi della situazione
Durante questa fase si formula l’anamnesi sociale attraverso la raccolta e l’analisi dei dati e delle informazioni che consentano di identificare il problema, le intenzioni e le aspirazioni della persona e la raccolta che consentono di identificare le risorse disponibili ed attivabili per la realizzazione del progetto di aiuto.
L’insieme di attività che, a partire dall’analisi degli aspetti che connotano il problema della persona, conducono all’anamnesi sociale, da cui si scaturisce una diagnosi sociale che permette la costruzione del progetto di intervento.
È la fase in cui vengono valutate, tenendo conto delle informazioni disponibili:
- La portata del problema
- La sua specificità (che caratteristiche ha questo problema)
- Gli obiettivi dettagliati e le priorità dell’intervento
- La finalità è quella di formulare un'anamnesi sociale, che sia funzionale alla successiva diagnosi sociale e al progetto di intervento (il servizio sociale ha posto le sue radici su altre scienze, in particolare sulla medicina, e per questo si porta avanti un po' anche la metodologia scientifica)
La finalità è quella di formulare un'anamnesi sociale, che sia funzionale alla successiva diagnosi sociale e al progetto di intervento (è come se fosse la malattia sociale delle persone con cui si può arrivare anche alla prognosi sociale).
Azioni
- La raccolta di informazioni e la loro analisi e sistematizzazione per identificare il problema, le intenzioni della persona e per identificare le risorse disponibili ed attivabili della persona
- Queste azioni consentono di individuare l'"area bersaglio", di focalizzazione del problema (per questo è un'operazione che coinvolge tutti gli interessati, soprattutto la persona, perché è proprio sul bersaglio che poi si andranno a concentrare tutte le altre attività. Il bersaglio quindi deve essere preciso e definito perché rappresenta il fulcro del cambiamento).
Nella scelta del bersaglio, sono molto importanti:
- Una competenza dell'assistente sociale (su cosa si occupa l'assistente sociale, se di minori, di anziani, o di altro)
- La competenza dell'ente e del servizio in cui l'assistente sociale opera
- La disponibilità della persona al cambiamento
- L'esistenza e l'utilizzabilità delle risorse interne (personali) ed esterne
- L'opportunità e l'utilità del percorso che si vuole attivare
L'identificazione delle risorse è molto importante per capire se il progetto è realizzabile. Per questo sono molto importanti anche i lavori di rete (reti personali, istituzionali, formali ed informali).
Fase 3: valutazione della situazione o diagnosi sociale
La valutazione è un'attività che viene svolta nel corso dell’intero processo di aiuto che assume una particolare rilevanza in questa fase iniziale perché da essa dipendono le scelte e le decisioni successive. Si tratta di un'attività di connessione e integrazione delle informazioni raccolte (risorse, competenze, motivazioni, vincoli) finalizzata alla formulazione della diagnosi sociale.
Azioni
- Preparazione: raccolta di tipo oggettivo di dati e la disposizione logica degli stessi
- Interpretazione: individuazione dei problemi oggettivi e delle reazioni della persona di fronte ad essi, per risalire alle cause; interpretazione dei dati tenendo conto della connessione di alcune variabili (valutazione della persona, risorse disponibili e influenza del contesto)
Dall’analisi degli elementi sopra elencati è importante redigere un documento guida, scritto e schematico, che servirà per la stesura del progetto. Nel formulare la diagnosi è necessario tenere conto di una lunga lista di elementi che vanno a incidere fortemente sull’efficacia dell’intervento. Si tratta di informazioni già raccolte nella fase precedente e che in questa terza fase devono essere valutate con attenzione e messe in relazione con le ipotesi di intervento.
Elementi di cui tener conto
- Il modo in cui la persona vede e vive il suo problema: si tratta di un aspetto molto rilevante per la prosecuzione del percorso di aiuto, in cui la persona deve essere stimolata ad assumere un ruolo attivo e consapevole, pena il mancato conseguimento dell’autonomia personale
- I tentativi fatti per uscire dalla situazione problematica (cosa non ha funzionato, cosa è cambiato nella persona e nel contesto)
- Le risorse che ha a disposizione, interne ed esterne, presenti o potenzialmente attuabili, sia personali che di contesto
- Le aspettative di soluzione: della persona, ma anche dell’assistente sociale
- Le variabili di contesto e ambientali che influenzano la situazione
- I fattori che possono influire sulla soluzione del problema
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