Linguistica generale (A/L)
La linguistica studia le lingue, si divide in due sottogruppi:
- Linguistica storica (glottologia), si occupa dell’evoluzione delle lingue nel tempo e dei rapporti fra le lingue e fra lingua e cultura.
- Linguistica generale, studia come sono fatte, cosa sono e come funzionano le lingue.
La linguistica generale è la scienza che studia il linguaggio (la facoltà umana di sviluppare un sistema di comunicazione) e le lingue (i sistemi specifici che realizzano questa facoltà), cercando di comprendere la loro natura, struttura, funzionamento e i principi che li governano.
La linguistica è essenzialmente una scienza descrittiva che dà giudizi riguardo la lingua e il comportamento di essa, studiando i mutamenti linguistici di una determinata lingua.
Oggetto della linguistica sono le cosiddette ‘lingue storico-naturali’ (lingue nate spontaneamente lungo il corso della civiltà umana e usate dagli esseri umani, ora o nel passato. Homo sapiens. Tutte espressione del linguaggio verbale umano, facoltà innata nell’uomo).
Linguistica e grammatica
Tradizionalmente la grammatica si riferisce alle norme ortografiche dell’italiano formale.
In linguistica, la grammatica è l'insieme di regole che strutturano una lingua e il suo studio, focalizzato su come il linguaggio funziona nella pratica. A differenza della grammatica normativa (scolastica), quella linguistica è descrittiva e analizza il funzionamento effettivo del linguaggio parlato e scritto, anche quello non standard. La grammatica in linguistica, perciò, assume il valore di competenza linguistica nativa dei parlanti o di un parlante.
Mentre la grammatica tradizionale è prescrittiva (indica “come si dovrebbe dire”), la grammatica linguistica è descrittiva, documentando come la lingua è effettivamente usata dai parlanti.
Differenza tra errore e scarto dalla norma
In linguistica l’errore identifica l’espressione che nessun madrelingua adotterebbe mai nel parlato. Per differenziare un errore si utilizza: bambina un.
Con “scarto dalla norma” ci riferiamo a un comportamento linguistico che devia dalle accepted regole e dalle consuetudini da una comunità di parlanti, sia a livello lessicale, morfologico, sintattico, semantico o pragmatico. Questa deviazione può essere volontaria, come nella letteratura, per creare effetti stilistici ed espressivi, o involontaria, e in quel caso può essere considerata un errore linguistico.
Il ruolo dello scarto linguistico
Originalità e espressività:
Lo scarto è un elemento fondamentale per la specificità e l'originalità di un testo, specialmente in poesia, dove il linguaggio si allontana dal codice di comunicazione normale.
Comprensione e interpretazione:
Uno scarto non sempre porta alla non comprensione; al contrario, può arricchire la lingua e stimolare l'interpretazione del lettore o ascoltatore.
Dinamica della lingua:
La costante interazione tra norme linguistiche e scarti dalla norma contribuisce all'evoluzione e alla vitalità di una lingua, dimostrando che la lingua non è un sistema statico ma si trasforma nel tempo attraverso l'uso.
Dicotomia linguaggio/lingua
Linguaggio
Capacità cognitiva che permette di associare dei contenuti a delle espressioni, allo scopo di manifestarli.
CONTENUTO è di tipo astratto / ESPRESSIONE può ricadere o sotto il senso dell’udito o della vista.
Per i linguisti lo scritto non è di tipo prioritario.
Il linguaggio è la capacità innata di sviluppare un sistema di comunicazione.
Sistemi di comunicazione:
- Lingue verbali.
- Lingue non verbali.
- Linguaggi artificiali.
- Versi e comportamenti animali.
Proprietà del linguaggio:
- Congenito: è una facoltà mentale che nasce con l’organismo, registrata nel patrimonio genetico, rimanendo a livello potenziale finché uno stimolo non la fa emergere.
- Inapprendibile: non viene insegnato né imparato.
- Incancellabile: non si perde come facoltà.
- Universale: caratterizza tutti i membri della specie, indipendentemente dalle condizioni sociali, storiche e geografiche.
- Immutabile.
Lingua
Ciascuna delle possibili realizzazioni del linguaggio, prodotto sociale del linguaggio. Non può esistere indipendentemente dai soggetti parlanti. È un sistema di segni adottati da una comunità. Non è un oggetto monolitico, cambia sia verticalmente (internamente) che orizzontalmente (al di fuori).
È un insieme di oggetti linguistici, parlate differenti, dette varietà, intercomprensibili.
Varietà designa un insieme di forme linguistiche che cooccorrono in concomitanza con certe caratteristiche sociali. Una lingua è formata da diverse varietà (substandard…), una delle quali potrebbe essere la norma (italiano standard).
Proprietà delle lingue:
- Non sono congenite.
- Apprendibili.
- Cancellabile.
- Non universale.
- Mutabile.
Lezione 2 – linguistica (18/09/2025)
Come si individuano due lingue?
A livello linguistico teorico esiste un margine (del 65%-70%) che indica una categorizzazione linguistica differente.
- Soglia minima del 75% di intelligibilità nella comunicazione per il dipartimento della difesa USA.
- 85% nelle comunicazioni legate al controllo del traffico aereo.
- 60/65% per le diagnosi di disturbi del linguaggio (disartria).
Sotto una certa soglia di inter-comprensibilità, stiamo parlando di due lingue diverse.
Lingua e/o dialetto?
Vi è un’ulteriore distinzione tra lingua e dialetto, tale caratterizzazione non ha a che fare con strutture interne, bensì con la volontà della comunità parlante di identificarne un sentimento identitario. Sta dunque ai parlanti definirne i limiti.
La distinzione tra lingue e dialetti è basata unicamente su considerazioni sociali e storico-culturali, in funzione della distribuzione negli usi linguistici della comunità e del prestigio dei singoli sistemi linguistici. Dal punto di vista teorico, sono tutti sistemi linguistici adoperati in una comunità lungo il corso della Storia.
Interviene qui la sociolinguistica, che studia l’interazione tra lingua e società, la variazione dei comportamenti linguistici e come le lingue si articolano in varietà secondo diverse dimensioni di variazioni.
Nella branca della sociolinguistica un dialetto è una varietà parlata in una determinata area insieme a un’altra varietà considerata di maggior prestigio, con minor prestigio dal punto di vista sociale e storico-culturale.
Differenze sociolinguistiche tra lingue e dialetti:
- Piano sociale, nessun riconoscimento.
- Piano funzionale.
- Piano politico, hanno statuto ufficiale (legge 482 1999).
Alcuni sistemi linguistici non hanno una comunità parlanti (lingue morte).
La linguistica teorica classifica le lingue come:
- Lingue nazionali (ufficiali).
- Lingue regionali (locali).
I termini ‘lingua’ e ‘dialetto’ sono invece adoperati nella branca sociolinguistica (non in linguistica teorica).
Capiamo dunque che le lingue sono un insieme di varietà che però non sono troppo diverse da essere troppo inter-comprensibili.
Le lingue contenute in uno statuto vengono chiamate statutarie.
Lingua: sistema di segni organizzato di un insieme di suoni che si combinano di unità dotate di significato, che si combinano in parole, che si combinano in frasi che rimandano a significati convenzionalizzati all’interno di una comunità umana.
Lingue artificiali: sistema linguistico creato a tavolino dal glottoteta per favorire la comunicazione internazionale. (= auxlang) (artlang).
Nel territorio italiano coesistono all’incirca 30 lingue autoctone. L’Italia è dunque la Nazione con maggiore diversità linguistica autoctona.
N.B. (non sempre la lingua ufficiale è più diffusa del “dialetto” locale).
L’accento
Il concetto di accento, in linguistica, rientra nelle cosiddette “varietà”.
I segni
Un segno è qualcosa che sta per qualcos’altro e serve per comunicarlo.
Secondo una definizione generale, tutto può comunicare qualcosa e dunque anche i fatti di natura in quanto filtrati dall’esperienza umana. In senso lato:
Comunicazione = passaggio di informazioni.
In senso stretto, entra in gioco l’intenzionalità: si ha comunicazione quando c’è un comportamento prodotto da un mittente al fine di far passare dell’informazione e che viene percepito da un ricevente come tale.
Possiamo ora distinguere tre categorie, a seconda del carattere di chi produce il messaggio o di chi lo riceve/interpreta e dell’intenzionalità del loro comportamento:
-
Comunicazione stricto sensu
- Emittente intenzionale.
- Ricevente intenzionale (es. linguaggio verbale umano, gesti, segnalazioni stradali).
-
Passaggio di informazione
- Emittente non intenzionale.
- Ricevente intenzionale (comunicazione non verbale umana).
-
Formulazione di inferenze
- Nessun emittente (presenza di oggetto culturale).
- Interpretante (es. case dai tetti aguzzi e spioventi = qui nevica tanto).
23/09/25
‘Segno’ è quindi l’unità fondamentale della comunicazione.
Una possibile tassonomia dei segni, basata sui due criteri fondamentali dell’intenzionalità e della motivazione relativa, cioè del grado di rapporto naturale esistente tra le due facce del segno, potrebbe essere la seguente:
- Indici: motivati naturalmente, non intenzionali (starnuto) (basati sul rapporto causa o condizione scatenante > effetto).
- Segnali: motivati naturalmente/intenzionali (sbadiglio).
- Icone: motivati analogicamente/intenzionali (dal gr. Eikon “immagine”).
- Simboli: motivati culturalmente/intenzionali (la sposa).
- Segni stricto sensu: sono motivati (arbitrari e convenzionali) / intenzionali (“Addio!”).
Motivazione
La motivazione che lega, nei segni in senso lato, il ‘qualcosa’ al ‘qualcos’altro’ che viene via via sempre meno diretta. Da (1) a (5) aumenta quindi anche in maniera decisiva la specificità culturale dei segni in senso lato: mentre gli indici, in quanto fatti di natura, sono per definizione di valore universale, mentre i simboli, e ancor di più i segni in senso stretto sono dipendenti da ogni singola tradizione culturale.
Nella comunicazione in senso stretto, c'è dunque un emittente che emette, produce intenzionalmente un segno per un ricevente. Che cos'è che mette il ricevente in grado di interpretare il segno? Il fatto che esso si riconduce a un codice di cui fa parte, cioè a un insieme di conoscenze che permette di attribuire un significato a ciò che succede. Per ‘codice’ si intende più precisamente l'insieme di corrispondenze, fissatesi per convenzione, fra qualcosa (‘insieme manifestante’) e qualcos'altro (‘insieme manifestato’) che fornisce le regole di interpretazione dei segni. Tutti i sistemi di comunicazione sono dei codici. Da questo punto di vista, i segni linguistici costituiscono il codice lingua.
Il segno linguistico
I segni linguistici costituiscono il codice lingua.
È un segno in senso stretto.
È costituito dall’unione di:
- Un significante – piano dell’espressione.
- Un significato – piano del contenuto.
SEGNO si suddivide in: sequenza di cinque suoni.
Significante /le’one/ – concetto correlato al suono.
Significato …. Leone.
Le proprietà della lingua
Il segno linguistico è biplanare, vi sono dunque due piani compresenti.
È inoltre, come tutti i segni in senso stretto, arbitrario.
Non c’è alcun legame naturalmente motivato o logicamente deducibile tra il significante e il significato di un segno linguistico.
Quattro tipi di arbitrarietà:
- È arbitrario il rapporto tra il segno e il suo referente.
- È arbitrario il rapporto tra significante e significato.
- È arbitrario il rapporto tra la forma e la sostanza del significato.
- È arbitrario il rapporto tra forma e sostanza del significante, le unità di suono rilevanti per ciascuna lingua sono differenti. (vd latino).
Alcune eccezioni all’arbitrarietà: onomatopee.
- Segni arbitrari: l’espressione non somiglia al contenuto.
- Iconici: l’espressione somiglia al contenuto.
Le lingue storico-naturali sono codici prevalentemente arbitrari.
Il segno linguistico si compone da unità di prima articolazione, detti morfemi, (mattoncini dotati di significato), che possono essere a loro volta scomposti in fonemi, unità di seconda articolazione.
It. /campo/
Camp/o/k/a/m/p/o possono essere trasmessi sia attraverso il mezzo aria, tramite la trasponibilità del mezzo: canale fonico-acustico, sia attraverso il mezzo luce, tramite il canale visivo-grafico.
Il parlato ha la priorità dal punto di vista antropologico, dal punto di vista ontogenetico (singolo individuo) e dal punto di vista filogenetico.
Lo scritto ha una rilevanza sociale.
Linearità e discretezza: il significante viene prodotto e si realizza nello spazio-tempo.
La discretezza indica che ci sono confini precisi tra un elemento linguistico e l’altro: volo vs. bolo.
Con la lingua è possibile dare espressione a qualsiasi contenuto: con onnipotenza semantica, una lingua si può parlare di tutto.
La lingua può dunque avere, teoricamente, un numero illimitato di funzioni.
Jakobson ha identificato le più importanti:
- Funzione emotiva, guarda particolarmente all’emittente che esprime la sua emotività.
- Funzione poetica, guarda particolarmente al messaggio.
- Funzione conativa, riguarda il ricevente (ordini).
- Funzione denotativa, riguarda il contesto, (cifre, previsioni meteo).
- Funzione fatica, verifica la corretta apertura del canale di comunicazione.
- Funzione metalinguistica, riguarda il codice, (lingua): quando l’essere umano riflette sulla lingua, produce funzioni di tipo metalinguistico.
Gli umani possono riflettere della lingua con la lingua stessa, proprietà caratterizzante del linguaggio verbale umano.
Produttività e ricorsività: la produttività riguarda la caratteristica del linguaggio umano: con un numero limitato di elementi base è possibile creare (infiniti) nuovi messaggi, mai prodotti prima, sia creando nuovi messaggi sia associando messaggi già usati a situazioni nuove. La produttività si basa sulla possibilità di riapplicare le regole e i principi della lingua regolarmente, ricorsivamente.
Distanziamento e libertà da stimoli: per distanziamento si intende la capacità di potere formulare messaggi relativi a situazioni lontane nello spazio-tempo. Questa nozione coincide spesso con quella di libertà da stimoli: gli aspetti esterni alla situazione non sono causa necessaria né sufficiente dall’emissione del messaggio.
Triangolo semiotico….
Trasmissibilità culturale: la lingua non si trasmette geneticamente o ereditariamente, ma culturalmente. Il linguaggio verbale contempla sia una componente innata sia una componente culturale-ambientale.
Complessità sintattica: le lingue umane presentano un alto grado di elaborazione se si bada al modo in cui sono strutturate. In particolare: l’importanza dell’ordine degli elementi, le dipendenze, le incassature e le discontinuità.
Le lingue verbali umane sono codici linguistici molto più complessi rispetto ad altri linguaggi animali.
Altra caratteristica delle lingue verbali umane:
Equivocità: ci sono corrispondenze plurivoche tra gli elementi di una lista e quelli della lista ad essa associata.
- 1 significante – più significati.
- Più significanti – 1 significato (quasi sinonimo).
Dimensioni di studio della lingua
- Sincronia: considerazione delle lingue badando a come si presentano in quel determinato momento.
- Diacronia: considerazione delle lingue badando alla loro evoluzione storica (etimologia).
Relazioni sintagmatiche vs paradigmatiche
Le relazioni sintagmatiche regolano i rapporti tra i soggetti della frase, le relazioni in presenza.
Le relazioni paradigmatiche riguardano tutto il resto del paradigma che non si realizza quando noi pronunciamo la frase.
La lingua cambia
(cap. 7)
Gli assi di variazione
Lungo l’asse del tempo: diacronia – il mutamento linguistico (è qualcosa di compiuto e i mutamenti di questo tipo sono graduali e configurano l’esistenza di diversi ‘stati di lingua’ diacronici).
Quando i cambiamenti si assommano e si ingrandiscono le differenze tra i diversi stati di lingua tanto che i parlanti non riconoscono più l’ultimo stato come la stessa lingua di prima, siamo di fronte a una nuova lingua.
I mutamenti configurano l’esistenza dei cosiddetti ‘stati di lingua’.
Variazione (sincronico)
La lingua è un continuum di continua.
Continuum: insieme di entità non separate da confini netti, ma con punti di contatto e di sovrapposizione tali da determinare il passaggio graduale dall’una nell’altra.
La variazione sincronica permette di apprezzare anche connotati sociali e valori simbolici di varia natura. La variazione sincronica è oggetto precipuo di studio della sociolinguistica.
Cruciale nella sociolinguistica è la varietà.
Insieme di fatti o/e tratti linguistici che co/occorrono insieme ai fatti sociali.
- Variazione diatopica: nello spazio.
Si danno quindi diversi italiani regionali, diversi per tratti.
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