Ripasso di linguistica generale
- Scuola di Praga, scuola di Copenaghen → scuole di linguistica
- 1968 Tullio de Mauro → primo corso di Linguistica Generale a “La Sapienza” incentrato sullo studio della Glottologia (lingue classiche/morte)
- De Saussure → dicotomia tra Langue (=sistema astratto della lingua) e Parole (=atto individuale, strumento concreto di comunicazione, uso)
- Roman Jakobson (strutturalista) → dicotomia tra Codice (rimanda alla Langue) e Messaggio (rimanda alla Parole)
- USA, Chomsky parla di Competenza (=capacità del parlante di accedere a una lingua, uso personale della lingua) e Esecuzione (=capacità del parlante di sfruttare la propria competenza)
Breve storia della linguistica generale
- 1700: primi interessi verso le lingue; scoperta della parentela tra latino, greco, sanscrito
- 1800: indoeuropeo
- Fine '800: positivismo; secondo Wolf c'è lo Standard Average European (=tratti che si ritrovano in tutte le lingue)
- 1900: approcci cognitivi, sintesi vocale, supporti multimediali
- Sincronia/Diacronia
- Significato/significante
- Doppia articolazione del significante
- Fono vs. fonema
- Morfo vs. morfema
- Dualità di strutturazione (relazioni paradigmatiche vs. relazioni sintagmatiche) vedi esempi
Le 4 variazioni di Coseriu
- Diacronica: variazione attraverso il tempo; le lingue cambiano nel tempo. Vi sono lingue che variano nel tempo di più rispetto ad altre; es. lingue a ortografia invecchiata
- Diatopica: variazione nello spazio; es. l'italiano nelle diverse regioni
- Diastratica: variazione secondo gli strati sociali. C'è un italiano popolare e un italiano colto, ma in Italia c'è molta confusione, diversamente dal Regno Unito (upper class vs. middle class)
- Diafasica: variazione a seconda dei diversi contesti.
- Diamesica: variazione legata al mezzo di comunicazione, differenza tra scritto e parlato. Introdotta da Mioni; es. ''biglietto'' (nel parlato) vs. ''titolo di viaggio'' (nello scritto). Oggi non si parla solo di scritto/parlato, ma di variazione all'interno dello scritto o all'interno del parlato (es. monologo vs. conversazione).
Coseriu e il concetto di norma
Egli distingue 3 tipologie di norma:
- Norma prescrittiva: quella che impone un determinato comportamento (secondo Coseriu, invece, non c'è qualcosa di sbagliato, ma scelte lessicali più o meno adeguate a seconda del contesto).
- Norma degli usi normali/Norma della normalità: cosa fa normalmente il parlante/lo scrivente.
- Norma soggettiva: quella del singolo individuo. Ad esempio, l'individuo sceglie di usare “pronunzia” al posto di “pronuncia”.
Il Dizionario Paravia del 1999 fu il primo a indicare anche gli usi normali e non solo quelli normativi. L'IPA è l'alfabeto fonetico internazionale. ɔ[do'ma:nitikomp e'r unr:e'ga:lo]ɾ
Non ci sono gli spazi che vediamo nell'ortografia e i suoni non ci mostrano l'intonazione. Ci sono dei suoni su cui la voce si sofferma leggermente → accenti quantitativi e melodici (=la voce sale o scende).
Martinet aveva capito che in questo flusso continuo si possono distinguere degli elementi.
[domani][ti] ɔ[komprer ][regalo] → la “o” (morfo) racchiude in sé due morfemi, quello del numero e quello del genere. L'italiano è una lingua fusiva, perché fonde più funzioni grammaticali in un unico morfo.
Il primo livello di strutturazione del significante comprende morfi e morfemi, mentre il secondo livello di strutturazione comprende foni e fonemi; questi ultimi possono essere pronunciati in maniera diversa a seconda del parlante (es. “r” normale vs. “r” moscia → allofoni).
ɔ ɔ[komprer ] vs. [sped ir ] → [er] e [ir] sono due allomorfi, cioè due morfi diversi che indicano lo stesso morfema (indicano entrambi il futuro).
ɔ[do'ma:nitikomp e'r unr:e'ga:lo]ɾ
→ Vi sono 3 “r” diverse regolate da regole combinatorie, cioè secondo le posizioni in cui appaiono.
- [ɾ] → monovibrante
- [r] → polivibrante
- [r:] → polivibrante lunga
- → Ci sono dei movimenti melodici
- → Lunghezza vocalica
[ma:][ga:]
La vocale si allunga solo se la sillaba accentata è aperta, in posizione non finale. Una sillaba è detta aperta o libera (CV) quando termina per vocale, chiusa o implicata (CVC) quando termina per consonante. I parlanti allungano sempre la vocale di sillaba accentata aperta in posizione non finale. La “o” di “comprerò” non si allunga perché è in posizione finale.
È stato proposto un sistema che converte l'IPA in caratteri più semplici, dal 1999 è nato l'alfabeto SAMPA.
Il trapezio vocalico
Le vocali a sinistra della linea sono non labializzate, quella a destra sono labializzate o arrotondate. Le vocali anteriori sono sempre non arrotondate, quelle posteriori sono sempre arrotondate.
- <é> es. perché
- <è> es. cioè
- <ò> es. però
- <ó> es. cólto (=erudito)
Si può disambiguare tramite gli accenti; es. sùbito vs. subíto.
Come disambiguare “principi”?
- Prìncipi vs. principi
- Prìncipi vs. princìpi
- Principi vs. principii
- Principi vs. principî
Noi ci rifacciamo al fiorentino colto per le vocali (tranne alcuni settori).
- <é> si trova dove in latino c'era una “e” lunga (es. pera, verde)
- <è> si trova dove in latino c'era una “e” breve (es. erba)
I dittonghi
Ve ne sono 2 molto frequenti:
- <ie> [jɛ] es. “piede” (dittonga perché la vocale è accentata ≠ “pedone”)
- <uo> [wɔ] es. “muori”
Sigla e acronimo
La sigla è un'abbreviazione di cui si pronunciano le lettere (es. DNA).
L'acronimo è una parola formata con una o più lettere iniziali di altre parole (es. Modem).
Le parole composte e il sistema vocalico
Possono esserci delle vocali medie nelle parole composte.
Vi sono vocali medie anche nel caso di adeguamento vocalico (in parole come: “filo” e “uso”; in questo caso la “o” non è né aperta, né chiusa, ma media).
Le parole composte e le polirematiche
Le parole polirematiche sono elementi lessicali, formati da più di una parola, che hanno una particolare coesione strutturale e semantica interna e possono appartenere a varie categorie lessicali. Es: anima gemella, carta di credito, camera da letto. Vi sono 3 criteri che governano questo genere di parole:
- Non si può cambiare l'ordine
- Ininseribilità di aggettivi nel mezzo (non si può dire “camera nuova da letto”
- La stessa espressione può essere tradotta con una sola parola in altre lingue
La fonotassi o sandhi interno
Studia come si combinano i suoni, come è fatta la sillaba.
Vi sono parole che a seconda della posizione nella frase sono monosillabiche o bisillabiche (es. “poi”, “mai”).
Es. “Non te l'ho mai detto” (“mai”= monosillabico) vs. “Non te l'ho detto mai” (“mai”= bisillabico).
La fonotassi studia anche i nessi consonantici; ve ne sono di due tipi fondamentali:
- Tautosillabici: tutti i suoni coinvolti appartengono alla stessa sillaba
- Eterosillabici: nessi tra segmenti appartenenti a sillabe diverse
I nessi eterosillabici
- [pl] “plurale”
- [tl] “atlante”
- [kl]
- [dl]
- [bl]
- [gl]
I nessi tautosillabici
- [tr] “treno”
- [pr] “prato”
- [kr] “crepa”
- [dr]
- [br]
- [gr]
Nessi con s davanti
E se aggiungessimo una [s] davanti a questi nessi?
- [Stl] [spl] [sdl] [zgl]
- [sbl] diventa [zbl] “sbloccare”
- [str] “stringere”
- [zgr] “sgravare”
- [zdr] “sdrucciolo”
Questi nessi di 3 consonanti sono ancora tautosillabici? Secondo la scuola di Pisa no; la grammatica ci fa sbagliare nella divisione sillabica. Es. “vo/stro”, ma la “o” di “vostro” non si allunga, quindi è ɔ“vos/tro” ['v s.tro]
Nessi nasale + consonante
Nessi nasale + consonante ʃmp mf mb mv nt ns nd ndz nts ŋk ŋg n
Questi nessi causano nasalizzazione e, quindi, sono tutti eterosillabici.
La fonosintassi o sandhi esterno
Riguarda i legamenti tra le parole; in part
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