Storia e teorie dell’architettura contemporanea
Lezione 1, 21 feb. 22
Ogni epoca è caratterizzata da un’ideologia: modo di pensare.
Discorso di David Foster Wallace: cerca di comunicare una verità che servirà nel corso della vita, la sua lezione dà la consapevolezza sul fatto che ciò che è così reale sta sotto i nostri occhi e ovvia che non dobbiamo dimenticare.
Ci sarà una piccola esercitazione, esame orale.
L’architettura come lavoro concreto: non solo le opere realizzate ma anche le teorie, sono concrete anch’esse: l’architettura non è un’opera astratta, si basa sempre su dei concetti fondamentali. Le teorie sono anche loro dei lavori.
Da Brunelleschi in avanti il lavoro dell’architetto cambia: da qui l’architetto inizia a concepire con la mente i progetti, lavoro più intellettuale, e riesce a comunicarlo agli altri.
Architettura: disciplina e edificio.
Definizione di architettura di Giorgio Grassi: l’architettura sono le architetture. Indica la concretezza dell’architettura, non la scienza in sé; non si basa su una scienza assoluta ma la sua generalità è fondata sugli edifici.
Libri
Marco S. Biraghi “Questa è architettura, il progetto come filosofia della prassi”.
- M. Biraghi “L’architetto come intellettuale”.
- M. Biraghi “Storia dell’architettura contemporanea II”.
- M. Biraghi “The other side of architecture, a post western..”.
- “Architecture and capitalism” Peggy Deamer.
L’architetto come rifornitore e come produttore
Siamo abituati a vedere l’architettura come bene culturale, sociale ed economico. In epoche più recenti, all’incirca dalla rivoluzione industriale in poi, questo bene si trasforma e aggiunge un altro livello: la merce.
L’architettura quindi diventa una merce, esempio vendita di una casa su un annuncio pubblicitario, come qualsiasi altro oggetto. All’inizio del 900 la casa negli US diventa come un oggetto che si può vendere senza poterlo vedere fisicamente ma attraverso riviste.
Mercificazione dei prodotti capitalismo. Valore d’uso e valore di scambio, quest’ultimo è quello che socialmente si attribuisce ad una cosa; il primo è associato al lavoro che si è dovuto fare per ottenere quel determinato oggetto.
L’architettura diventa merce e questo cambia notevolmente le cose, capitalismo, accumulazione di merci. Anche l’architettura diventa quindi come un accumulo di merci: scenario reale del tema che affronteremo. I contesti poi sono tutti diversi ma rispondono a delle esigenze ben precise. Ogni fenomeno viene ricondotto a delle ragioni.
L’architetto come “rifornitore” e come “produttore” questa frase viene dallo scrittore Walter Benjamin, da un suo scritto del ’34 dove si domanda quale può essere il ruolo di uno scrittore in ambiti politici e sociali.
La vera domanda che ha senso farsi è qual è il suo ruolo nei rapporti di produzione, solo così può misurare la sua efficacia. Può o rifornire il sistema o trasformarlo: nel primo caso la società ha bisogno di essere rifornita, alimenta e quindi il “rifornitore” riproduce il sistema come l’ha trovato con innovazioni; nel secondo caso l’immagine è quella di produttore, ovvero produce trasformazioni dall’interno, conoscendo il processo produttivo. Lo fa tecnicamente dall’interno e non dall’esterno, non fa una rivoluzione totale ma può cambiare dei rapporti, i modi di produrre alcune cose.
Frank Lloyd Wright è uno degli architetti che prova a rompere le regole dell’epoca in cui lavora.
SOM, John Merrill, Nathaniel Owings, Louis Skidmore, grande studio di architettura fondato nel ’36. Da qui in avanti fino ad oggi è uno dei più grandi studi architettura e ingegneria del mondo. Loro non si muovono nel cono di luce del proprio individualismo ma fanno parte di un gruppo.
Riforniscono il sistema di ciò di cui ha bisogno però fa anche una cosa interessante: il piede dell’edificio è una specie di corte bassa che diventa un luogo di ritrovo per le persone, sta producendo una piccola trasformazione dello spazio che trova.
La parte alta dell’edificio è invece dedicata a uffici.
Chase Manhattan Bank SOM, esempio di modernità canonizzata.
Si tratta di un grattacielo dove vengono riprodotti degli spazi orizzontali sui diversi piani. Spazi dove non ci sono i muri e dove le persone possono lavorare insieme: rispecchia l’esigenza del posto.
SOM, Sears Tower, edificio più alto degli anni ’60.
La società continua ad esistere anche dopo la morte dei soci fondatori perché è una grande azienda che riesce a rifornire ogni epoca, anche oggi. Funziona e riesce a soddisfare le esigenze di tutti.
One Word Trade Center 2006-14, SOM, sorge dove un tempo c’erano le torri gemelle.
In realtà il progetto che aveva vinto il concorso era un altro, uno di Daniel Libeskind, era un progetto ricco di simbolismo che però riesce a soddisfare le esigenze.
Arriva poi David Childs con un altro progetto, non era più un progetto che si assottiglia, ma una torre uniforme che permetteva di non perdere spazio nei piani più alti. Il progetto verrà poi modificato.
Questo progetto fa capire come dietro alla storia dell’architettura ci deve sempre essere consapevolezza, e coscienza dei propri mezzi.
Esercitazione
Produrre un ppt in cui individuare un architetto a nostra scelta che ha prodotto un edificio dal 2000 in avanti che noi riteniamo trasformatore e motivarne la scelta; compie un’azione significativa e importante.
- Selezione critica del progetto.
- Inserire il progetto nella cartella di drive, diverso da quello di altri.
- Produrre un video tramite piattaforma ppt, zoom di 3 minuti in cui viene spiegata la scelta del progetto e i suoi aspetti di interesse.
- Il video deve avere una pagina di intestazione con titolo di progetti e nostre info, un corpo centrale con materiale libero, schizzi, piante, sezioni, disegni, fotografie, parole, e infine una bibliografia con testo Chicago Style per le referenze.
- Una volta fatto il video salvarlo in formato mp4 e caricarlo entro il 1 maggio nella cartella di consegna.
Storia e teorie dell’architettura contemporanea
Lezione 2, 25 feb. 22
Società e architettura sono sinonimi.
L’architetto come “rifornitore” e come “produttore” II.
Modi operativi differenti in cui operare ma non completamente separati.
Philip Johnson, Mies Van der Rohe. Primo, architetto rifornitore. Il loro colloquio, a New York a fine degli anni ’50, non è casuale, Johnson ha quello che non ha Mies.
Sono fotografati davanti al modellino del grattacielo che Mies progetterà per New York. A Hitler non piace per nulla l’architettura di Mies perché non promette di essere eterna, non utilizza la pietra, è un’architettura nuda e scheletrica che non promette questa temporalità, e per questo motivo si sposta in America.
In America il moderno arriva dall’Europa, per questo motivo Johnson e Henry-Russell Hitchcock decidono di fare un viaggio in Europa per studiare l’architettura moderna e di portare poi nelle sale del MOMA di New York una mostra di questa architettura.
Tra Hitchcock e Mies si instaura un rapporto particolare.
La cosa interessante di Johnson è che riesce a percepire le idee di architettura altrui e poi le rende delle sue idee di architettura. Nel tempo diventa l’architetto che progetta la cosa giusta al momento giusto, diventa perfettamente flessibile e riesce a comprendere ciò che il mercato vuole.
The Glass House, Johnson, 1949, casa padiglione, rispecchia perfettamente la modernità di Mies, il migliore a fare un’architettura di questo genere. Edificio di grande semplicità che però contiene delle trappole: è il modello della capanna rustica che l’abate Longè evoca; è un edificio primitivo e moderno allo stesso tempo.
È un edificio con i suoi pilastri che stanno negli angoli con una struttura in acciaio e vetro. L’edificio poggia direttamente a terra. Dal punto di vista cronologico Johnson riesce anche a strappare il merito prima della famosa casa di Mies; questa a differenza non poggia sul terreno ma è rialzata.
È evidente però che J. derivi il suo sapere da Mies.
Johnson diventa una figura sempre più potente in America.
Lincoln Center for the Performing Art, 6/7 edifici di carattere “monumentalismo moderno”, per diverse attività in cui partecipano diversi architetti tra cui SOM, Johnson, Harrison, Pietro Belluschi, Rockefeller, Saarinen e Bunshaft.
Vogliono realizzare un centro con un linguaggio moderno e compreso dal pubblico. Un concetto, è una specie di manierismo moderno. Idea un po’ monumentale. Le idee che informano queste operazioni sono idee che incrociano operazioni diverse per idee e per luogo della storia, in cui però Johnson c’è.
Johnson è sempre pronto ad esserci e a modificarsi con prontezza in base alle differenti esigenze. Non ha un suo stile, si adatta a quello che necessita il mercato.
Negli anni ’70 J. si butta nell’international style. Diventa poi la perfetta flessibilità dell’architettura americana.
Post-modern: adattamento dell’architettura a ciò che serve.
ATeT Building: grattacielo che torna ad essere un oggetto quotidiano, la pendola della tradizione americana che diventa grande quanto un grattacielo.
C’è un abisso tra questo ultimo edificio e la Glass House, è lo stesso architetto che le fa ma sono architetture completamente diverse; si adatta a ciò che serve.
Realizza anche grattacieli neo-gotici rifornendo la città.
Attraverserà anche una fase di decostruttivismo.
È una figura simbolo di un modo reattivo rispetto ad ogni richiesta del mercato.
Norman Foster
Norman Foster, altro modo di essere architetto rifornitore. Lui è rifornitore ad un certo punto della sua vita.
The Hong Kong and Shanghai Banking Corporation, siamo all’alba dell’high tech: l’estetica diventa la cosa stessa, non c’è mediazione tra la forma tecnologica e il modo di apparire di un edificio.
Edificio che non ha paragone con ciò che lo precede, struttura con delle specie di bilanceri. Una specie di struttura che è anche l’estetica dell’edificio.
London Stansted Airport, 1986-91, primo di una serie che realizzerà. Tutto risolto in maniera abbastanza semplice ma non banale. Soluzioni tecnologiche che diventano edificio stesso, high tech. È tecnologia ripulita e ben servita.
Great Court of the British Museum, tutti questi edifici di grande importanza, anche come gli aeroporti, vengono affidati a studi come quello di Foster, o Renzo Piano, perché si sa già che l’esito sarà di grande riuscita. Sono perfettamente funzionali.
Tra il primo Foster e il secondo una differenza c’è: è evidente che in alcuni progetti i grandi studi si “addormentino” un po’.
Foster + Partners, Reichstag Dome, bisognava sostituire la cupola che era bruciata.
Apple Store, realizzano anche tutti gli Apple Store nel mondo: il rifornimento è qualcosa che ci appartiene, è un fenomeno di riconoscimento, mi imbatto in qualcosa che conosco già, che ho già visto dall’altra parte del mondo, non è esattamente la stessa cosa però c’è un senso di appartenenza.
In genere questi bravi architetti, come anche Steve Jobs in ambito commerciale, compiono inizialmente una rivoluzione e poi continuano a rifornire il mondo con le loro opere.
Centre Georges Pompidou
Centre Georges Pompidou, rivoluziona l’idea di museo d’arte, 1971-77.
Il bando di concorso non chiedeva un museo d’arte ma poi è come se il bando di concorso ereditasse tutte le battaglie e le rivoluzioni fatte nel ’68 e coloro che prendono in mano l’idea di fare il Centre Pompidou introiettano quella cultura rivoluzionaria e chiedono agli architetti di tradurre quelle istanze rivoluzionare del ’68 in un progetto architettonico.
Vince il progetto di Piano e Rogers. Le istituzioni sono in grado di autosuperarsi.
La controcultura diventa istituzione. Nulla di museale, è molto divertente, si muove e cambia. È come un edificio avventura. È questa la chiave di volta del progetto.
Anche qui la tecnologia diventa la sua estetica, high tech.
Non si può negare il coraggio di questo edificio e nemmeno il fatto che sia un museo che è andato oltre alla tradizionale idea di museo.
Renzo Piano
Renzo Piano, The Menil Collection, Houston, Texas.
Inventa questa idea delle foglie: elementi di ferro che servono a filtrare la luce e a schermare dal sole. Entra con minuziosità in questi elementi.
Verrà incaricato anche di realizzare degli abbattimenti edifici esistenti come ad esempio quello di Giacomo Mattè-Trucco, FIAT Lingotto, Torino, 1923, edificio storico che LC mette in Verso l’architettura, uno dei pochi edifici che secondo lui possono mostrare la modernità dell’epoca.
Questo edificio viene lasciato se stesso ma nello stesso tempo cambiato, viene riattualizzato, ancora oggi ogni vent’anni viene aggiunto un pezzo.
È un edificio contenitore che contiene tante cose come uffici, università, centro commerciale ecc.
RPBW, Zentrum Paul Klee, Berna.
Renzo Piano è diventato uno dei più grandi studi del mondo negli ultimi anni.
Sia il suo che quello di Foster sono molto affidabili, far fare un progetto a loro significa andare sul sicuro.
Morgan Library, New York realizzato da Piano.
Gli viene fatta fare anche la sede del Times, giornale di New York più famoso al mondo.
Alcuni caratteri di questa architettura vengono ripresi spesso: è un’architettura caratterizzata da elementi verticali e orizzontali, controventamenti e griglie. Non ha nulla di spettacolare ma assolve la sua funzione e risolve tutti i problemi. È un ottimo rifornitore.
Un punto critico è uno degli ultimi edifici realizzati in Texas: il Kimbell Art Museum Expansion, l’incontro tra la sua aggiunta e la parte precedente realizzata da Khan è abbastanza forte. L’edificio di Renzo Piano è come se fosse un magazzino realizzato con molta grazia, tutt’altro rispetto a quello di Khan.
Confronto tra Camposanto di Pisa e edificio di Khan: ci dice che l’edificio di K. è un edificio che ha delle radici. L’architettura cerca una parentela che sta nelle forme dell’architettura, non per forza qualcosa che sta vicino a livello spaziale.
La forma è qualcosa di assoluto, la forma per K. è come un’idea platonica. L’architettura è l’incontro tra forma e design. Ci vuole un’idea che incroci forma e funzione.
Quali sono i buoni caratteri di un architetto produttore/trasformatore? Fare delle rivoluzioni, non fare ciò che si è sempre fatto, ma questo non significa non dover avere dei riferimenti, non vuol dire inventarsi l’architettura. In certe circostanze avere delle radici deve essere fondamentale. Il buon architetto, non sempre, sa guardare anche lontano, non vuol dire che i riferimenti/le radici debbano per forza essere sottoterra.
Il confronto tra il Kimbell di K. e quello di Piano lo si può fare guardando gli spazi interni: sono quelli che importano quando si visita un museo.
Quello di K. è uno degli interni più straordinari, affiancamento di tanti spazi voltati a botte dove cambia la pavimentazione tra spazi serventi e spazi serviti. Le volte a botte sono tagliate in mezzo per far entrare la luce naturale, le volte sono dipinte di grigio per attenuare la luce che entra.
Quello di Piano invece è come se fosse una grande scatola che non riesce a mettersi al pari di quello originale di K.
Fino a qui architetti rifornitori.
Louis I. Kahn
Proviamo a dimostrare come e perché un buon architetto è tale.
Louis I. Kahn, 1901-74, la foto mostra la perfetta sintesi dell’architettura assolutamente moderna, cemento armato perfetto e travertino della Roma antica a cui lui è molto legato. Anche in K. la storia ha il suo ruolo. Qui si vede anche la luce che penetra dalla volta: architettura è controllo: controllo della luce e dello spazio e lui è bravissimo a fare ciò. Le cose non vanno a caso.
Una delle opere più rilevanti di Kahn è il Salk Institute, Salk è lo scopritore del vaccino per la poliomielite e deve costruirsi il suo centro e trova il giusto partner in K.
Il centro dovrebbe essere composto in 3 parti: i laboratori, le residenze e poi una parte di spazi comuni. È qui che Salk sognava l’incontro tra la cultura scientifica e la cultura umanistica, questa parte e quella delle residenze in realtà non verranno realizzate.
La pianta fa capire che non c’è un ordine geometrico esatto ma c’è qualcosa dell’architettura antica, come la corte interna. Per K. quando l’edifico si libera della funzioni si vede la vera architettura perché in questo modo quest’ultima diventa libera e può essere veramente se stessa.
Questa è la parte che viene realizzata: edifici in cemento armato e legno. C’è però qualcosa di più: qualcosa che non c’è ma c’è. Tra i due blocchi inizialmente voleva mettere degli alberi ma alla fine, dopo aver asco
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