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17 settembre - Fondamenti di psicologia

Cosa studieremo

  • Basi della metodologia di ricerca
  • I processi cognitivi
  • Le emozioni
  • I pensieri
  • L'uso narrativo del linguaggio per la costruzione di sé
  • La psicologia a scuola

Cosa non studieremo

  • La psicoanalisi
  • Freud
  • La personalità
  • La psicologia
  • La neuropsicologia
  • La pet therapy
  • La telepatia, gli oroscopi

Introduzione

Quando nasce la psicologia? Stiamo parlando di psicologia scientifica (non è quella sperimentale), nel senso di psicologia autonoma. La psicologia scientifica nasce alla fine del 1800 quindi è una scienza particolarmente giovane se paragonata alla matematica, alla fisica. Nasce fondamentalmente in Germania grazie all’applicazione di metodi fisici e neurofisiologici allo studio del comportamento umano. Utilizzare le metodologie per analizzare l’uomo erano già state fatte, però di fatto non era nata una vera e propria disciplina autonoma e non erano stati sviluppati i metodi di ricerca, c’era solo l’intenzione.

Nel 800 con lo sviluppo della neurologia e neurofisiologia (studio del sistema nervoso, all’inizio utilizzata sugli animali e poi sull’uomo) nascono dei metodi che possono essere utilizzati sull’uomo. L’applicazione di questi metodi all’uomo, vengono chiamati psicofisica, perché si utilizzano metodi che vengono direttamente dalla fisica e vengono applicati alla psiche. Il padre di questa disciplina è Gustav Theodor Fechner (1801-1887), il quale studiava non il pensiero; se il fisiologo studia la sensazione in senso stretto, ma l’esperienza della sensazione, come cioè nasce la consapevolezza di ciò che viene sentito.

E attraverso questi studi Fechner arriva a modificare la legge di Weber (fisiologo suo compatriota) che lega in questo caso l’intensità dello stimolo alla sensazione che se ne ha, cioè l’esperienza che si ha.
S = k * log (I)
È una forma logaritmica, cioè all’aumentare dell’intensità, non aumenta in modo lineare anche la nostra sensazione, ma aumenta secondo una curva che è sempre crescente che è il logaritmo. Quindi, l’intensità della sensazione che il soggetto ha dello stimolo è proporzionale al logaritmo (log) della grandezza fisica dello stimolo stesso. Ogni soglia differenziale richiede un aumento sempre maggiore dello stimolo man mano che cresce la grandezza dello standard.

È molto interessante perché ci fa capire che non solo le nostre sensazioni non sono assolute, ma sono relative in base all’intensità. Per esempio: l’aumento della sensazione che io ho nel passaggio intensità 0 – intensità 10, è maggiore dello stesso aumento nel passaggio da 10 a 110. All’aumentare dell’intensità diminuisce la mia capacità di discriminare le variazioni. Banalmente è più facile capire la differenza tra un manubrio da 1 kg e uno da 5 kg ma è molto difficile percepire la differenza tra uno da 100 kg e uno da 500 kg.

Sono ancora esperimenti piuttosto fisici, non si parla ancora di psicologia. Il termine psicologia era utilizzato nella letteratura ma non era utilizzato in modo pervasivo, era solo un’etichetta che si faceva a un modo filosofico particolare di studiare l’uomo.

Donders e lo sviluppo della tecnica

Con Donders (1818-1889) abbiamo uno sviluppo di questa tecnica. Nelle sue ricerche Donders si era ispirato ad un utilizzo dei “tempi di reazione” escogitato da Helmholtz per rilevare la velocità di conduzione delle fibre nervose. Helmholtz nel suo esperimento somministrava ad un soggetto uno stimolo, ad esempio un lieve shock elettrico, in un punto di un arto, e il soggetto doveva premere un pulsante non appena riceveva tale stimolo. Donders riprende dall’esperimento di Helmholtz l’impiego del metodo sottrattivo tra i tempi di reazione, che si basa sulla registrazione di tempi di reazione, a diversi “task” (= compiti), e il calcolo di sottrazione a questi tempi di reazione.

Innanzitutto qui si introduce un concetto metodologicamente molto importante, cioè la variabile misurata non è più l’intensità, ma è il tempo di reazione a uno stimolo. Come si fa a misurare uno stimolo? Potremmo misurare il comportamento, l’espressione, ma rimane il problema della misurazione. Si chiede al soggetto, ma non c’è un indice oggettivo. Ma registrare le reazioni non è così semplice, anche perché non c’erano strumenti precisissimi. Fechner quindi chiedeva l’intensità dello stimolo ma per avere un’analisi dettagliata doveva chiedere, confrontare magari diverse reazioni.

Donders voleva scoprire se al di là dell’osservazione fisiologica, nella mente avviene un processo che richiede del tempo, dimostrare ciò significava dimostrare contemporaneamente l’esistenza del processo stesso. Proponeva tre tipi di task, cioè condizioni sperimentali:

  • Task A: condizione di controllo. Misuro le altre condizioni sperimentali, non era fondamentale. Comprendeva un solo stimolo a cui doveva essere data una sola risposta.
  • Task B: comprendeva più stimoli, a ognuno dei quali corrispondeva una risposta diversa.
  • Task C: comprendeva più stimoli, ma solo ad uno di essi doveva essere data una risposta, mentre agli altri il soggetto non doveva rispondere.

Donders poté quindi constatare che i tempi A erano più brevi di tutti, seguivano i tempi C. I più lunghi erano i tempi B. Secondo Donders, la differenza tra i tempi C-A indicava il tempo occorrente al soggetto per discriminare tra gli stimoli e scegliere quindi quello a cui occorreva rispondere. La differenza B-C indicava invece il tempo necessario al soggetto per discriminare tra le risposte. In questo caso abbiamo una variabile indipendente che è il tipo di stimolo che io do, e una variabile dipendente che è il tempo di reazione. La variabile indipendente è quello che io manipolo (colori, figure, tratti fisici…) e la variabile dipendente è la variabile che io misuro, cioè il tempo di reazione.

Sviluppo della psicologia scientifica

In Olanda e Germania nascono le basi di una disciplina scientifica che effettivamente può diventare autonoma. Diciamo “autonoma” perché da una parte non è proprio solo filosofia, ma è anche autonoma dalla fisiologia. Non mi interessa cosa si produce a livello fisiologico, ma mi interessa cosa produce a livello di esperienza. Quindi siamo davanti a qualcosa di nuovo anche se vengono utilizzati metodi già conosciuti in altre discipline.

In questo ambito si collocano i lavori di Wundt (1832-1920). Era un medico tedesco che si occupa di:

  • Raffinare la ricerca
  • Svolgere la ricerca

Nel 1879 infatti fonda un laboratorio autonomo di psicologia sperimentale a Lipsia che viene considerato il primo laboratorio autonomo di psicologia sperimentale. Quindi il 1879 viene utilizzato convenzionalmente come la nascita della psicologia. Già nel 1876 era nata la prima cattedra di psicologia sempre tenuta da Wundt, che quindi può essere considerato uno dei primi professori di psicologia dal punto di vista accademico.

Wundt divide la psicologia in due grandi aree:

  • Psicologia sperimentale, quella più psicofisica che si studia l’esperienza diretta, l’esperienza immediata e che si deve studiare in laboratorio
  • Psicologia culturale, della letteratura, che non utilizza il metodo sperimentale

Il principale contributo offerto da Wundt consiste nel metodo che aveva adottato nel laboratorio di Lipsia, dove ogni esperimento veniva misurato attentamente in tutte le sue variabili. Abbiamo quattro i campi di indagine:

  • La psicofisiologia dei sensi (vista, udito)
  • I tempi di reazione
  • La psicofisica
  • L'associazione mentale e la coscienza

Wundt farà un passo fondamentale per la nascita della psicologia: bisogna studiare l’esperienza, cioè la coscienza dell’uomo. Quindi Wundt dirà che la psicologia sperimentale studia COME si forma la coscienza. E come si forma la coscienza? Si forma per associazione di elementi semplici; in laboratorio io non studio la coscienza in senso generale, globale, in laboratorio io studio i piccoli elementi costituenti della coscienza. Allora posso trovare le leggi che permettono o obbligano il cervello a combinare fra loro gli elementi semplici.

E quindi la psicologia wundtiana viene chiamata elementista, proprio perché studia gli elementi singoli e le leggi che ne permettono la combinazione, cerca cioè di suddividere i fenomeni psichici in elementi semplici, non ulteriormente riducibili. Il suo approccio fu chiamato quindi anche chimica mentale (= compound, nel secolo precedente infatti nasce la chimica, cioè la consapevolezza che qualsiasi sostanza è nient’altro che la combinazione di particelle più semplici), ma i suoi successori diedero origine allo strutturalismo.

L'introspezionismo

La scuola psicologica denominata introspezionismo, sorta agli inizi de Novecento, rappresentata principalmente da Wundt e Titchener, è caratterizzata dall’assunzione della coscienza quale oggetto unico dell’indagine psicologico-scientifica e l’introspezione quale unico metodo della medesima. Quindi sarà Titchener a rappresentare la psicologia nel 900, anche se non c’è stata una vera e propria scuola come per Wundt.

Per studiare la coscienza e come gli elementi della coscienza si combinano, usano un metodo molto controllato ma molto difficile, l’introspezione. L’introspezionismo di Titchener non riconosce valore al fattore volontà ma assunse la forma di un sistema concettuale interamente naturalistico. Secondo Titchener lo scopo della ricerca psicologica consiste nel descrivere i contenuti elementari della coscienza e nello scoprire le leggi che determinano il loro susseguirsi e il loro combinarsi. La spiegazione dei contenuti coscienti è invece demandata alla fisiologia ed alla biologia in generale. Secondo Titchener la "struttura" mentale è il risultato della somma di molteplici elementi semplici.

Il più importante elemento semplice è la sensazione (visiva, uditiva, olfattiva, gustativa e tattile) senza la quale non si danno né immagini né stati affettivi. Bisognava comunque chiedere al soggetto, ma era una introspezione standardizzata, ovvero bisognava rispondere esattamente quello che si chiedeva. Per arrivare alla standardizzazione però devo ridurre la validità esterna (=capacità di generalizzare); quello che dice il soggetto A, come so che è vero?

Lo strutturalismo

Lo strutturalismo è un approccio psicologico inaugurato da W. Wundt, in Germania, e proseguito, negli Stati Uniti d'America, dal suo allievo E.B. Titchener. Il metodo usato dagli strutturalisti è noto come introspezione controllata, attraverso la quale, appunto, si giunge a scomporre i principi psichici coscienti nelle unità elementari, atomi non ulteriormente scomponibili.

Tichener, in particolare, indica due norme fondamentali:

  • Criterio elementistico, cioè la suddetta attività di scomposizione
  • Evitare l’errore dello stimolo, cioè evitare di attribuire erroneamente significati o valori ai dati dell’esperienza cosciente, da riportarsi nella loro essenzialità (il che richiede lungo addestramento del ricercatore).

I limiti del metodo strutturalista (in sintesi il basso livello di scientificità secondo i paradigmi positivisti moderni) ne decretano la fine:

  • L’introspezione, non permette la replicabilità degli esperimenti in soggetti diversi
  • Si considera solo la dimensione cosciente della vita psichica, ignorando la dimensione inconscia e tutto ciò che si pone al di fuori del contesto sperimentale.

Fenomenologia e psicologia

Nello stesso periodo, quindi inizio novecento, sempre in Germania, si sviluppano invece altri approcci alla psicologia scientifica. Uno dei più importanti studiosi è proprio Franz Brentano, un filosofo che con il suo approccio:

  • Si contrappone allo studio della struttura
  • Porrà le basi della fenomenologia, tanto in psicologia che in filosofia.

Brentano era molto interessato ad applicare il metodo scientifico allo studio della mente umana. Nello stesso anno, 1874, che Wundt pubblica ”psicologia fisiologica”, Brentano pubblica “Psicologia Empirica”. Da Brentano nascerà la scuola Wurzbung e altre scuole in cui si approccia alla psicologia in modo completamente diverso.

Inizialmente la fenomenologia è considerata una "psicologia descrittiva", un approccio che assegna primaria rilevanza all'esperienza intuitiva: i fenomeni sono i punti di partenza per estrarre le caratteristiche essenziali delle esperienze.

La mente si approccia a quello che ha già in modo intuitivo, immediato, non c’è un’analisi dalla quale scaturisce un’altra realtà ricostruita all’interno dal cervello, e io la devo comprendere in quanto tale, altrimenti non riesco a capire come da uno stimolo semplice io abbia un’esperienza globale. Quindi da questo nuovo approccio alla psicologia nascono diverse scuole. Ne segue un allargamento di tutta la psicologia, compresa la psicologia del pensiero.

Ma nasce anche la scuola di Graz dalla quale ne deriverà la scuola di Padova (In Italia, già all’inizio del fascismo c’è già una psicologia di base, ma poi non viene più insegnata a scuola e la psicologia accademica non viene più insegnata. Rinascerà dopo il secondo dopo guerra ma molto lentamente. Le facoltà di psicologia nascono negli anni 90 e Padova e Roma rimangono per anni le uniche facoltà in Italia).

Da questa tradizione, che non è in senso stretto fisiologica, è comunque sperimentale, però è un metodo completamente diverso. Questa psicologia più fenomenologica lascerà il passo al cognitivismo, anche se adesso torna a comunicare con la fenomenologia.

Il funzionalismo

Nello stesso periodo anche in America si sviluppa la psicologia. La scuola di Chicago e la scuola di Harvard sono due scuole che si sviluppano nello stesso periodo di quelle europee. Il funzionalismo deriva dall’opera di James che, nel suo testo fondamentale Principles of Psychology (1890), si oppone alla tendenza introspezionista di origine tedesca. William James, dalla medicina si sposta alla psicologia fino a diventare professore di psicologia ad Harvard. La psicologia di James è completamente diversa dallo strutturalismo.

Il funzionalismo non è una vera e propria scuola ma è una corrente di pensiero che vede nella psicologia, non lo studio della struttura come lo strutturalismo di Titchener, bensì lo studio delle funzioni. La domanda principale per James doveva essere non “come è fatta un’emozione o la memoria” ma “a cosa serve un’emozione, la memoria”. Il problema fondamentale del funzionalismo non è quindi “che cosa sono i processi mentali” (come per la psicologia introspezionistica), bensì “a che cosa servono globalmente e come funzionano”. Quindi cambia tutto il modo di fare ricerca, perché adesso è interessante non come è fatta la struttura ma come queste strutture ci permettono di interagire con il mondo.

Esso si riferisce esplicitamente alle teorie evoluzioniste. Per i funzionalisti, dunque, la coscienza ha un ruolo adattivo, anche se poi intervengono automatismi comportamentali. Il funzionalismo vede nell'organismo umano l'ultimo stadio del processo evolutivo, sia da un punto di vista fisico sia da un punto di vista psichico. I processi mentali vengono intesi come strategie di cui l'organismo si serve per sopravvivere.

Precedendo il comportamentismo, il funzionalismo rivolge la propria attenzione al comportamento degli animali e soprattutto al comportamento umano, del quale sottolinea il carattere plastico di orientabilità e di adattività all'ambiente. La psicologia ci serve per capire come la mente si è sviluppata per capire come l’uomo è oggi e come sopravvive alla realtà di oggi (come l’uomo ha sviluppato dei processi mentali che hanno portato l’uomo alla socialità, come è sopravvissuto al clima ostile).

James da medico si sposta a psicologo e dopo il 1994/1995 si sposterà alla filosofia e quindi sarà considerato padre del pragmatismo.

La scuola di Chicago invece (dove James aveva proprio preso il dottorato e dove Dewey, Angell e Mead insegnavano) è l’altra scuola fondamentale per quanto riguarda la psicologia. La nascita della scuola funzionalista si fa coincidere con la pubblicazione dell’articolo di John Dewey “il concetto di arco riflesso in psicologia” nel 1896. Dewey critica la distinzione fra stimolo e risposta (elementismo, molecolarismo e riduzionismo): la spiegazione di un comportamento deve considerare il contesto (l’ambiente) in cui il comportamento stesso si manifesta.

Con Dewey nasce un nuovo concetto di esperimento di laboratorio, poiché l’oggetto d’indagine non più la coscienza, ma il comportamento. Perciò abbiamo lo sviluppo dei primi test psicologici, prime applicazioni della psicologia al lavoro, all’arte, alla storia ecc. I processi mentali sono considerati non come degli elementi stanti a sé, ma come l'espressione massima dell'adattamento dell'organismo all'ambiente.

La coscienza (che risulta quindi un flusso continuo, un oggetto non statico, non cristallizzato come per gli introspezionisti) entra in gioco ogni qual volta il comportamento automatico è ostacolato da eventi nuovi ed imprevisti, che pongono problemi e la cui soluzione non è contenuta nel repertorio del comportamento.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gre_17 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di psicologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Lucchiari Claudio.
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