6 – Il contributo di Tobin sulle scelte di portafoglio
Limiti del contributo di Keynes
La teoria della domanda di moneta formulata da Keynes presenta 3 limiti fondamentali:
1) Assenza di fondamenti microeconomici
Non c’è vera diversificazione nella scelta di portafoglio dello speculatore a livello individuale; l’esito è o solo M o solo titoli, oppure la composizione rimane indeterminata quando il tasso critico è equivalente al tasso di mercato del titolo (non viene risolto un problema di massimizzazione dell’utilità individuale, per questo tale scelta rimane priva di fondamenti microeconomici).
A livello aggregato, la diversificazione della domanda di moneta, ovvero il fatto che esiste sia una domanda di moneta e una domanda di titoli da parte di ciascun operatore, dipende:
- Dalle diverse aspettative individuali;
- Dalla presenza di altre motivazioni oltre a quella speculativa (ovvero il fatto che l’individuo non esaurisce tutta la domanda di moneta nella dimensione speculativa, ma accanto alla motivazione speculativa abbiamo anche la motivazione transattiva e precauzionale).
2) Aspettative “certe”
Keynes ipotizza che ogni speculatore, a seguito dell’incertezza sul prezzo dei titoli al tempo t+1, si costruisce una aspettativa individuale, diversa da operatore a operatore, sul prezzo atteso del titolo al tempo t+1.
Tale aspettativa serve per capire se è conveniente fare questa scelta di investimento in titoli, e quindi capire se ci possono essere guadagni o perdite attese in conto capitale accanto ad un guadagno in conto interessi.
L’aspettativa su questo prezzo atteso al t+1 è una aspettativa certa (/puntuale): ossia corrisponde ad un valore preciso di deprezzamento atteso.
3) Scelte di portafoglio limitate
Le scelte di portafoglio non fanno riferimento a tutto l’arco delle AF disponibili.
Modello di Markowitz propone un modello di scelte di portafoglio con più titoli, mentre Keynes si limita a considerare solo una AF come alternativa alla moneta.
La preferenza per la liquidità in Tobin
James Tobin propone una estensione della analisi Keynesiana, andando a colmare/gestire all’interno della sua proposta teorica due di questi limiti:
1) Microfondazione dell’analisi keynesiana: propone un modello che possiamo definire “microfondato”, introducendo una funzione di utilità che viene massimizzata da parte degli operatori.
2) Proporre una diversa concezione delle aspettative: il prezzo futuro dei titoli paOb è una variabile casuale, ai cui valori è associata una distribuzione di probabilità.
Fa tutto ciò all’interno di un articolo che viene pubblicato nel 1958 ““Liquidity Preference as a behaviour towards risk”
Obiettivo di Tobin: è quello di cercare di tenere conto di quanto il rischio influisce nelle scelte individuali di portafoglio, lo fa:
- Microfondando la scelta di ciascun operatore;
- Cercando di formulare le aspettative in modo diverso rispetto a Keynes;
- Considerando che ciascun operatore può avere un atteggiamento diverso nei confronti del rischio (Tobin identifica 3 diversi atteggiamenti degli operatori nei confronti del rischio: indifferenti al rischio, amanti del rischio e avversi al rischio).
Lo schema di analisi che adotta Tobin è molto simile a quello di Keynes: la RF viene investita scegliendo tra moneta e un titolo irredimibili alternativo alla moneta (quindi non si modifica la 3° limitazione della prospettiva Keynesiana).
(2° limitazione della prospettiva di Keynes) Per le aspettative Tobin ricorre al concetto di variabile casuale, secondo lui il prezzo futuro dei titoli non è qualcosa su cui gli agenti formulano una aspettativa certa, ovvero non gli danno un valore puntuale, ma gli agenti tendono a concepire il prezzo futuro del titolo come una variabile casuale, ai cui valori è associata una distribuzione di probabilità.
La distribuzione di probabilità che utilizza Tobin è la distribuzione di probabilità gaussiana: ha una forma a campana.
Per Tobin ciascun operatore ha un valore del prezzo atteso che ritiene più probabile, che corrisponde al valore medio della distribuzione Gaussiana.
Intorno a questo valore medio considerato più probabile, abbiamo una distribuzione simmetrica a campana, uguale a destra e a sinistra del valore medio.
La forma di questa campana la determina la varianza (o scarto quadratico medio, che è la radice quadrata della varianza): ci dice quanto la probabilità è distribuita attorno al valore medio.
Esempio: consideriamo 2 operatori A e B che si attendono lo stesso valore del prezzo atteso del titolo (paob) considerato come il più probabile (ovvero hanno lo stesso valore medio).
Quello che cambia è la varianza tra le due distribuzioni, che mostra quanto è variabile l’aspettativa di prezzo atteso dei due operatori.
La forma delle due distribuzioni ci porta a dire che A è meno certo che quel valore si verifichi rispetto a B, perché l’altezza della campana in quel punto è minore e le code della distribuzione sono più lunghe e più grosse, ovvero
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