SEZIONE 1 – SCOPI, MOTIVAZIONI ED APPROCCIO DEL CORSO
Ci possono essere diverse visioni dello scopo dell’impresa, che creano una
dicotomia all’interno delle public company (spa...): perseguire gli interessi dei
proprietari – azionisti (share-holders), oppure dei lavoratori – consumatori –
comunità (stake-holders). È oggetto di dibattito quale tipologia di governo
(corporate governance) conduca al successo e quale permetta il
perseguimento di obiettivi prosociali.
Un esempio di shareholder-oriented view è rappresentato dalla scalata ostile di
Elon Musk a Twitter.
Un esempio di stakeholder-oriented view è promosso da Business Roundtable
(lobby di CFOs), che però non dice se il regime di corporate governance debba
rafforzare l’assemblea degli azionisti, aumentare i centri decisionali oppure
affidarsi alla discrezionalità del management.
“While each of our individual companies serves its own corporate purpose, we
share a fundamental commitment to all of our stakeholders. We commit to:
• Delivering value to our customers. We will further the tradition of American
companies leading the way in meeting or exceeding customer expectations.
• Investing in our employees. This starts with compensating them fairly and
providing important benefits. It also includes supporting them through training
and education that help develop new skills for a rapidly changing world. We
foster diversity and inclusion, dignity and respect.
• Dealing fairly and ethically with our suppliers. We are dedicated to serving as
good partners to the other companies, large and small, that help us meet our
missions.
• Supporting the communities in which we work. We respect the people in our
communities and protect the environment by embracing sustainable practices
across our businesses. … 14 Business Roundtable’s (2019) statement
• Generating long-term value for shareholders, who provide the capital that
allows companies to invest, grow and innovate. We are committed to
transparency and effective engagement with shareholders.
Each of our stakeholders is essential. We commit to deliver value to all of them,
for the future success of our companies, our communities and our country.”
La discrezionalità del management, pur essendo limitata (dato che è vincolata
ad un azionista di riferimento), può produrre conseguenze negative perché può
essere deviata, ad esempio, dalla presenza di stock option, come nel caso
Enron. In questo senso, il caso Parmalat è stato il più grande scandalo di
bancarotta fraudolenta ed aggiotaggio, perpetrato dall’azionista di riferimento
Tanzi e dal manager Tonna.
Considerazioni a margine dei casi Enron e Parmalat: ogni fallimento di
un’impresa rappresenta una disfunzione a livello di governance (qualcuno che
1
doveva controllare non ha controllato, qualcuno che doveva decidere non ne
era in grado) e produce conseguenze per gli stakeholders. È importante, perciò,
dotarsi di un meccanismo di governance efficiente, ovvero che allochi
correttamente il potere di controllo e gestione.
MILTON FRIEDMAN DOCTRINE (1970)
Secondo Friedman, i manager di una public company sono agenti degli azionisti
(shareholder-oriented view) e l’unica responsabilità sociale è la
massimizzazione di profitti e dividendi.
La relazione principale agente produrrà costi di agenzia, legati al
disallineamento tra interessi. Se il manager, infatti, perseguirà obiettivi
prosociali – diversi da quelli di profitto del principale – si creeranno costi di
agenzia per la maggiore difficoltà nel controllo dell’agente da parte del
principale, che aumenteranno la discrezionalità per il management. Questi
costi di agenzia si ridurranno solamente se gli agenti perseguiranno il solo
obiettivo di profitto.
Friedman interpreta la responsabilità sociale come il perseguimento di obiettivi
che non sono strettamente nell’interesse dell’impresa e che vanno oltre i
requisiti di legge.
Friedman crede che la responsabilità sociale comporti la distrazione di risorse
appartenenti ad altri (gli azionisti), che verranno destinate diversamente (ad
esempio: riduzione delle emissioni vs acquisto di una Lamborghini). La
responsabilità sociale diventa un’imposizione da parte del management di
tasse agli azionisti, che verranno impiegate senza che ci sia un meccanismo
politico a definirne i limiti.
La responsabilità sociale richiederebbe un controllo politico che, però, sarebbe
contrario alla prospettiva liberale del mercato promossa da Friedman. Infatti,
per ottenere il perseguimento di obiettivi prosociali dalle imprese la proprietà
delle stesse dovrebbe diventare pubblica, con interferenze politiche e non più
libera. Il manager dovrebbe essere eletto dalla politica e diventare un agente
del servizio pubblico.
Solo lo Stato può perseguire obiettivi prosociali, perché formato da istituzioni
dalla legittimazione pubblica (nell’imporre e spendere tasse). Il manager non
ha tale legittimazione (se non sotto controllo politico – Italia, anni ’60,
“ministero delle partecipate”).
Quale è la responsabilità sociale del manager e/o dell’impresa?
Secondo Friedman, è nell’interesse sociale che l’impresa persegua i suoi privati
obiettivi proprietari (profitto e dividendi). Lo Stato, successivamente, tasserà
l’impresa, i proprietari e gli stakeholders e se l’impresa sarà riuscita ad
accrescere il proprio valore privato lo Stato avrà ritorni maggiori. Con ritorni
maggiori di tassazione, si avrà più disponibilità in spesa pubblica per obiettivi
prosociali. 2
L’assunzione (ed il limite, dati i fallimenti dello stato) della teoria di Friedman è
che lo Stato sia efficiente nella riscossione e nell’impiego di tasse.
IL DIBATTITO TRA BERLE E DODD (1930 -...)
Il dibattito verteva su quale fosse lo scopo di una public company, a seguito del
quale Berle finì con il concordare con quanto affermato da Dodd.
Secondo Berle (1931), sostenitore della shareholder-oriented view, il potere del
management deve essere gestito negli interessi degli azionisti e limitato in
caso contrario.
Secondo Dodd (1932), sostenitore della stakeholder-oriented view, lo scopo
dell’impresa non deve essere limitato al far guadagnare gli azionisti ma, anzi, il
manager dovrebbe diventare “civil servant” nella gestione di un’impresa con
ruolo sociali. ****
L’APPROCCIO DELL’ EdI
Per capire quale è lo scopo dell’impresa (e gli obiettivi prosociali) occorre capire
chi detiene il potere* e come è distribuito nella stessa, oltre a quali siano gli
interessi di chi ha il potere nell’impresa.
Questo verrà definito con lo studio della corporate governance (diritti, doveri,
responsabilità, potere nell’impresa).
DALLA MICROECONOMIA
L’economia dei mercati studia l’allocazione di risorse scarse tra agenti
economici, attraverso il meccanismo del prezzo. Esso funge da mano invisibile
per la massimizzazione del benessere (“Primo Teorema dell’Economia del
Benessere”).
L’impresa replica ed estende la teoria dei mercati. Ogni impresa è riconducibile
ad una funzione di produzione con tecnologia, mercato dei fattori produttivi –
prodotti finali dati esogeneamente (“price taker”).
Data una funzione di produzione Y con 2 fattori produttivi, L e K, che tiene
conto delle condizioni tecnologiche del processo produttivo, possiamo
rappresentare gli isoquanti, combinazioni di L e K con lo stesso livello di Y,
dipendenti dalla tecnologia.
Data una funzione di costo con 2 fattori, pL e pK, possiamo rappresentare gli
isocosti, combinazioni dei fattori produttivi con lo stesso costo totale,
dipendenti dai prezzi dei fattori produttivi.
Il boss (imprenditore o manager) dovrà selezionare la migliore combinazione di
fattori produttivi dato il vincolo di costo.
3
I limiti della microeconomia sono rappresentati dalla mancata spiegazione sul
motivo dei cambiamenti tecnologici, dalla limitazione dell’attività del boss ad
un mero calcolo e dalla carenza della teoria degli incentivi (limitata al prezzo –
salario).
ALLL’ECONOMIA DELL’IMPRESA EdI
L’EdI ha superato i limiti sula tecnologia (investimenti specifici),
dell’organizzazione (costi informativi, incertezza, controllo), degli incentivi (la
governance rappresenta un meccanismo di incentivo).
L’EdI promuove una teoria della governance che sostituisce la mano invisibile
del prezzo con quella visibile del potere.
L’EdI non è riuscita a identificare un migliore regime di corporate governance.
SEZIONE 2 – L’IMPRESA COME MECCANISMO DI ALLOCAZIONE DELLE
RISORSE ALTERNATIVO AL MECCANISMO DI MERCATO
Definiamo “transazione di mercato” come il trasferimento di una risorsa
economica, “widget”, da un utilizzatore ad un altro. La transazione di mercato è
un meccanismo per allocare il widget.
Lo scenario più semplice è quello tra un Buyer “B1” ed un Seller “S1”: il widget
si trasferisce da S1 a B1 solo se la volontà a pagare di B1 – il suo prezzo di
riserva – è superiore alla volontà di accettare di S1. La transazione si basa sul
meccanismo del prezzo, ossia sui prezzi di riserva dei soggetti, e perciò sarà il
prezzo ad allocare il widget.
La transazione potrebbe coinvolgere più B (B1, B2) ed il meccanismo del prezzo
rimarrebbe simile: il widget si muoverà da S1 a B1 (se il prezzo di riserva di B1
> pdr B2, e pdr B1 > pdr S1) o a B” (se il prezzo di riserva B2 > B1, e pdr B2 >
pdr S1). Anche qui è il prezzo ad allocare il widget, ed il meccanismo può
essere esteso ad n B ed n S.
Il Primo Teorema dell’Economia del Benessere afferma che il mercato (e la
concorrenza) producono efficienza.
Oltre la dimensione della concorrenza, la transazione è caratterizzata dalla
dimensione legale. Il mercato è un “locus artificialis”; esso richiede come
precondizione alla transazione la definizione di diritti di proprietà, regole di
contrattazione, regole sull’efficacia (...) che vengono definite e rese effettive da
un rule-maker, rule-enforcer. 4
Ad esempio, nel mercato degli immobili il diritto di proprietà è definito dal
catasto. A Cuba l’acquisto di immobili era regolato da regole sulla
contrattazione che permettevano solamente l’utilizzo della permuta.
IL TEOREMA DI COASE
1960
Il Teorema di Coase si basa sull’articolo “Il problema del costo sociale” di
Ronald Coase (1960), anche se lo stesso Coase vi si opporrà.
Il Teorema esplicita i presupposti legali che sono impliciti nel Primo Teorema
dell’Economia del Benessere.
Sotto le ipotesi:
1) I costi di transazione sono irrilevanti, ovvero utilizzare il meccanismo di
mercato non è costoso;
2) I diritti di proprietà sono ben definiti;
allora valgono:
1) La tesi di efficienza: il mercato produce efficienza, ovvero una
transazione efficiente (concordando col Primo Teorema dell’economia del
Benessere);
2) La tesi dell’invarianza: il risultato finale, efficiente, è invariante rispetto
alla posizione giuridica originaria (chi detiene inizialmente il diritto di
proprietà non inciderà sull’allocazione finale).
Il prezzo, mano invisibile, ottiene l’obiettivo di massimizzare il benessere,
ovvero l’efficienza. Questo è un punto dove il Primo Teorema dell’Economia del
Benessere e il Teorema di Coase convergono, il primo attraverso la
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concorrenza, il secondo attraverso costi di transazione irrilevanti e diritti di
proprietà ben definiti.
1937
Coase, nel suo articolo del 1937 “La natura dell’impresa”, affronta con logica
abduttiva (cercando un controesempio, un corvo bianco che smentisca la
regola) l’analisi dell’implicazione per la quale, se il mercato produce efficienza,
allora tutte le transazioni dovrebbero utilizzare il prezzo come metodo di
allocazione delle risorse. Si riconosce nell’impresa un’eccezione a questa
deduzione.
L’impresa, infatti, ha natura gerarchica. Le risorse sono allocate utilizzando un
meccanismo diverso la prezzo e basato sulla gerarchia (un fattore produttivo –
risorsa economica – si sposta da un’attività all’altra per ordine di un
sovraordinato, un boss). La mano invisibile del prezzo viene, dunque, sostituita
dalla mano visibile del boss.
Il meccanismo del prezzo e quello gerarchico sono interconnessi, quello che
accade sul mercato influenza le scelte dentro l’impresa e le scelte dentro
l’impresa influenzeranno il mercato, ma distinti. Le imprese, infatti, possono
essere viste come isole di potere che cooperano inconsciamente.
Le transazioni di mercato non sono l’unico mezzo di allocazione delle risorse
perché presenta costi di funzionamento del mercato, ovvero costi di
transazione. Perciò il fatto che esistano transazioni che non utilizzano il
meccanismo del mercato sottolinea come non sempre quest’ultimo sia
efficiente, scontrandosi con il Primo Teorema dell’Economia del Benessere. I
costi di transazione sono rilevanti, perciò la gerarchia sostituisce il prezzo come
meccanismo di allocazione delle risorse perché più economica. In una impresa i
fattori produttivi obbediranno al potere di un boss per un medio-lungo termine
e nei limiti stabiliti dal contratto o dalla legge.
Alcuni es. di costi di transazione: costi di enforcement (la lentezza della
giustizia può pregiudicare la negoziazione, inibendola o indirizzandola verso
scelte non efficienti ma in contesti efficienti – casa al lago* in Svizzera e non a
Como), asimmetrie informative, coordinamento, ricerca...
L’impresa alloca risorse dentro l’impresa con un risparmio rispetto ai costi di
transazione di mercato. Dato che il meccanismo del prezzo ha costi di
transazione, allora gli agenti economici possono strutturare la transazione
usando una forma istituzionale basata su gerarchia e potere.
Ci occupiamo di transazioni che hanno ad oggetto il lavoro (che verrà allocato
efficientemente attraverso il meccanismo gerarchico).
L’impresa, come il mercato, è un locus artificialis istituzionale, dove la
gerarchia viene disciplinata da normative: lo spostamento di mansione può
essere ordinato entro certi limiti legali, e limiti dell’autorità sono promossi in
contratti e diritto del lavoro. All’interno dei limiti il bosso può esercitare il
potere. 6
Se l’impresa alloca efficientemente date risorse, perché non ci sono transazioni
solo su base gerarchica? Perché anche il meccanismo gerarchico non è
gratuito. Si rilevano costi di funzionamento dell’impresa, ovvero costi di
transazione via gerarchia.
Coase (1937) riconosce tra questi costi i ritorni decrescenti del controllo, che
incrementano al crescere delle dimensioni dell’impresa. Essi sorgono a causa di
razionalità limitata e costi informativi, e si concretizzano in:
- Costi per organizzare e coordinare i fattori produttivi (funzione che nel
meccanismo di mercato veniva svolta dal prezzo);
- Costi per controllare i fattori produttivi, ovvero avere info private
(funzione che nel meccanismo di mercato veniva svolta dal prezzo);
- Costi per scegliere in condizioni di incertezza (si può sbagliare scelta).
Se i costi per le transazioni di mercato sono maggiori rispetto a quelli per
un’organizzazione gerarchica, l’impresa crescerà di dimensioni perché nuove
transazioni saranno internalizzate. In caso contrario, un’impresa riduce le
proprie dimensioni perché alcune transazioni torneranno sul mercato
(outsourcing). Questo si sintetizza nel concetto di “sostituzione al margine” tra
mercato ed impresa.
I costi di transazione ed organizzazione gerarchica sono sensibili al processo
innovativo. L’effetto sui costi di transazione gerarchica (e anche di mercato)
avrà un effetto sulla crescita / decrescita dell’impresa (e anche del mercato).
Ad esempio, il telefono ha ridotto sia i costi di transazione di mercato
(facilitazione acquisto...), sia quelli di gerarchia (ordini da una parte all’altra del
mondo). Un altro esempio può essere quello legato alla rivoluzione digitale, che
ha condotto alla ascita di imprese di grandissime dimensioni (Amazon), e
permesso transazioni micro di mercato che escludono intermediari ed
enforcement.
Nell’impresa, secondo Coase (1937), gli obiettivi verranno stabiliti dal boss,
imprenditore o manager, e la consequenziale allocazione di risorse sarà
allineata ai suoi interessi.
L’OBIEZIONE DI ALCHIAN & DEMSETZ
A&D non riconoscono la natura gerarchica dell’impresa, e sostengono che non
ci sia differenza tra transazioni di mercato e transazioni interne all’impresa.
A&D sostengono come l’impresa non sia caratterizzata da un potere. Ad
esempio, un imprenditore (o boss) non ha potere su un lavoratore (o
subordinato), perché nel caso lo provasse ad esercitare il lavoratore potrebbe
rivolgersi ad un enforcer (affinché il potere venga limitato) o abbandonare la
relazione.
Assumiamo che un imprenditore (S1) ordini al lavoratore (B1) di spostarsi verso
una mansione che non viene accettata. Questa imposizione verrebbe disattesa
qualora ci fosse un enforcer efficace (con costi di enforcement nulli) attraverso
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il quale poter far causa, oppure qualora ci fossero alternative lavorative per B1
meno spiacevoli (con exit-cost nulli).
Così, nel mercato, il compratore potrà fare causa al venditore oppure punirlo,
non rivolgendosi più a lui e cercando un venditore alternativo.
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Economia dell'impresa e responsabilità sociale - appunti integrati con studio slides corso
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