Riassunto esame Psicologia dei gruppi e delle organizzazioni educative, prof.ssa Zucchermaglio, libro consigliato Fare ricerca in Psicologia, organizzare le case famiglia, Vygotskij in azienda, Saglietti e Zucchermaglio
Teoria dell’attività e lo studio delle organizzazioni (Engstrom, 1993)
Tre principi:
- 1) L’intero sistema di attività è l’unità di analisi: processi organizzativi vanno visti come attività strutturate socialmente, sono condivisi con altri in modo non casuale, che utilizzano metodi tecnologici e materiali, gli artefatti, Vygotskij. L’unità di analisi non è il singolo ma sono attività strutturate mediate da artefatti.
- Attività che contribuiscono a configurare in modo mobile e dinamico le organizzazioni. Essendo frutto di un’attività sociale e mediata, cambiamo mutualmente. Ogni giorno la configurazione può cambiare in maniera dinamica, non c’è un disegno formale entro il quale l’individuo si ubica. Sono le attività strutturate socialmente.
- Risultato provvisorio, mobile e dinamico, delle pratiche e delle interazioni localmente costruite e negoziate tra gruppi.
- Fenomeno emergente prodotto dall’agentività degli attori e del gruppo organizzativi: attivi attori degli scenari organizzativi, autori delle proprie pratiche lavorative.
- 2) La storicità come base di classificazione:
- Critica l’idea di progresso/stati evolutivi poiché preferisce parlare di zone di possibilità emergenti, zona di sviluppo prossimale, V.
- Distinzione tra modi e tipi storici: incrocio tra grado di complessità e grado di centralizzazione. Identifica 4 idealtipi: 1. attività artigianale: caratterizzata da bassa complessità e alta centralizzazione; 2. attività razionalizzata: aumento della complessità rimane alta centralizzazione; 3. attività umanizzata: aumento della complessità e diminuzione di centralizzazione, uffici rispetto alle fabbriche; 4. attività prodotta e controllata socialmente: alta complessità e bassa centralizzazione.
- 3) Riconsiderare le contraddizioni interne come fonte di innovazione e cambiamento:
- Analisi empiriche dei sistemi di attività e delle interazioni tra le reti di gruppi che aiutano a sostenere processi innovativi “autoriali”, da dentro, parte da loro stessi il cambiamento, e non dall’esterno. In particolare, aiutando le persone a vedere come si muovono, ad es. grazie a videoregistrazioni mentre lavorano.
- Metodologia del Change Laboratory: apprendimento espansivo e trasformazioni delle pratiche. Ha come assunto teorico la promozione dell’autorialità permettendo alle persone di accedere riflessivamente a quello che fanno.
Es: istituto comprensivo Civitavecchia
Corpo docenti, supplenti, docenti di ruolo e insegnanti di sostegno, personale ATA, consulenti e collaboratori, dirigenti, preside e vicepreside, titolari di incarichi dirigenziali amministrativi di, organi di indirizzo politico e vertice, titolari di incarichi dirigenziali, dirigenti non generali, amministrativo, consiglio di titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo istituto, consiglio di classe, rappresentanti dei genitori. 19/10
Artefatti e mediazione culturale
L’artefatto collega la cognizione alla storia, alla cultura e alle interazioni sociali. Non sono definiti oggetti separati dalla mente ma sue estensioni, come ad esempio occhiali, telefono, agenda, orologio -> stabilisce il tempo corrente e il tempo trascorso, ma quello a cui serve veramente è che permette il coordinamento con gli altri e permette di partecipare a un sistema socioculturale.
La cultura attraverso la mediazione diventa parte del nostro repertorio psicologico, è inglobata dentro particolari artefatti. La mediazione degli artefatti va visto attraverso le pratiche condivise socialmente che le persone, i gruppi e le organizzazioni fanno attraverso di essi.
Gli artefatti permettono di agire sul mondo, attuare progetti... hanno due caratteristiche: ideali e materiali, libro: copertina mat.- pensieri di autori ideal., e grazie all’aspetto materiale si può mediare l’aspetto ideale.
Un tipo particolare di artefatti sono le “iscrizioni”, linguaggio: rendono visibili fenomeni rilevanti per una comunità, tutti quegli oggetti che permettono di costruire una visione condivisa di aspetti rilevanti per una comunità. Sono state definite come: una retina esteriorizzata: permettono una visione collocata in una visione materiale che permette di dislocare a visioni non materiali; sono mobili, persuasive e combinate con altri strumenti, cioè la nostra vita quotidiana raramente usa una cosa sola ma usa, è mediata da, una configurazione di artefatti. L’aspetto per noi interessante è che ci portano oltre quello che saremmo capaci di fare senza quella mediazione -> permettono lo sviluppo e l’innovazione.
Storicità del funzionamento psicologico perché la mediazione e i sistemi di artefatti sono molto differenziati nella storia e vanno così a modificare il funzionamento psicologico.
Il linguaggio come artefatto e azione sociale, è l’artefatto per eccezione grazie al quale si può negoziare il contatto con gli altri, l’interazione non sarebbe possibile se non ci fosse un linguaggio comune -> artefatto che media le interazioni.
I due autori principali sono Mead e Vygotskij.
Per Mead la simbolizzazione linguistica esiste nel momento in cui condivido con altri quella simbolizzazione; V. invece dice che il linguaggio è il mezzo sociale del pensiero, per lui le pratiche cognitive superiori sono possibili proprio perché esiste la mediazione del linguaggio. Mezzo sociale del pensiero vuol dire tener conto del linguaggio come un resoconto di un’evoluzione culturale, ciò significa che la lingua è un aspetto molto mobile che incorpora le pratiche sociali che si sviluppano in corso. Inoltre, il linguaggio è presente nella interazione sociale mediata nel qui ed ora. Esso dialoga con la cultura e con la mente, aspetto che sta in mezzo al funzionamento psicologico e i materiali e permette così di agire e pensare in modi culturalmente connotati dentro un contesto di interazioni e pratiche sociali, motivo per cui imparare una seconda lingua è funzionale solo se impari anche il modo di agire e pensare di quella cultura; quindi, le pratiche sociali mediate da quel linguaggio.
L’ipotesi di Shapir w. -> “è un errore di valutazione immaginare che la persona si adatti alla realtà senza sapere la lingua, la questione è che il mondo reale viene costruito in gran parte inconsciamente sulle abitudini linguistiche del gruppo”, ad esempio eschimesi che hanno 30 parole per dire neve.
- 1. I bambini sono messi in cerchio intorno ad un tavolo per facilitare l’interazione di gruppo, hanno un libro dove poter guardare l’immagine che dovranno copiare e c’è l’insegnante che funge da moderatore per il processo decisionale.
- 2. Ricerca del compromesso a seguito dell’opposizione della bambina sul disegno da fare, i bambini indicano le posizioni sul libro.
- 3. L’insegnante prova a mediare l’interazione e sostiene i suggerimenti dei bambini per trovare un compromesso, il suo intento è quello di metterli d’accordo lasciando loro lo spazio per confrontarsi. 20/10
La cognizione pratica, situata e costituita
La ricerca psicologica empirica studia i partecipanti nei contesti di vita quotidiana e questo cambio di paradigma si occupa di gruppi situati all’interno del proprio contesto di vita e delle loro peculiarità. Alla base vi è l’idea che le cognizioni prendano forma dalle partecipazioni ai sistemi di pratiche sociali, di gruppi e organizzazioni. In questo senso si ridefinisce il concetto di mente e di funzionamento psicologico come fenomeno interattivo, contestuale e sociale e non come fenomeni rappresentazionali, individuali. Questo ha ampliato i fenomeni di interesse della psicologia. Alla fine degli anni ’70, gli studi di Scribner si concentravano sulle strategie cognitive in un contesto di fabbrica. L’analisi ha mostrato che le strategie cognitive messe in atto in processi “semplici” sono pratiche perché risponde a richieste e vincoli di sistemi socioculturali ben definiti + si realizza materialmente attraverso azioni mediate.
Da questo studio deriva la tassonomia delle caratteristiche di un esperto nel compito:
- 1) Saper ridefinire il compito: ridefinire in modo innovativo e flessibile il compito.
- 2) Saper fornire soluzioni diverse e variabili: flessibilità, non in base ad un unico algoritmo sensibili ai diversi contesti.
- 3) Saper usare il contesto materiale e sociale: sapere a chi chiedere, saper usare una informazione, sapere come sfruttare al meglio le informazioni che si possiedono.
- 4) Economia di sforzo, tempo, dispendio di energia mentale o fisica.
- 5) Avere conoscenze specifiche/situate: la performance esperta non è universale.
Mind in action à si intende quel pensiero che tiene conto delle attività nella vita quotidiana e che è funzionale a raggiungere degli scopi di quell’attività. Pensiero pratico e strumentale con un fine. (autore)
La cognizione è distribuita in tutte le attività umane perché il compito è molto più complesso delle capacità, decisioni e facoltà del singolo. Anche la cultura più semplice contiene più informazioni di quante un individuo può acquisirne durante l’arco di vita.
Teoria dell’azione situata (Suchman, 1987)
Il corso di ogni azione dipende in modi peculiari dalle circostanze materiali e sociali in cui ha luogo à si sofferma su come nel corso delle azioni si trovano elementi per pianificare continuamente l’azione, il focus diventa come le persone usano pianificazioni flessibili. Non è il piano quello determinante, ma l’azione.
I piani sono una risorsa cognitiva condivisa che non determina cosa fare ma aiuta a determinare dei compiti; tuttavia, non è un determinante specifico ma viene prodotto con gli altri e diventa una risorsa importante per affrontare compiti complessi. La forza dei piani sta proprio nel loro essere “situati” e non generali. È un mezzo che le persone usano per orientare il corso delle azioni.
Orientamento di massima all’azione
Studi sui centri di coordinamento hanno descritto empiricamente la rilevanza che gli oggetti materiali hanno nella realizzazione coordinata delle azioni locali e distribuite e della cognizione in interazione.
Osservare gruppi in azione
Imparare ad osservare come le risorse semiotiche e culturali agiscono mediando le azioni e la cognizione in interazione. 26/10
Interazione sociale secondo Mead
27/10
Secondo Mead l’interazione sociale è un processo di scambio, negoziazione e ridefinizione di significati dell’azione reciproca à significa orientare e mediare le risposte al fine di raggiungere un significato condiviso.
Così come Vygotskij, per Mead la mente è lo sviluppo e un prodotto dell’interazione sociale. Le interpretazioni e le negoziazioni avvengono all’interno dei gruppi, in repertori largamente condivisi. Perciò, i significati non sono legati solo all’interazione ma più ampiamente si connettono a pratiche sociali culturalmente condivise. Essere in grado di prevedere e anticipare è fondamentale per articolare il comportamento di ciascuno nel contesto interattivo. à l’altro generalizzato funge da previsione, istanza interna psicologica, e ra “rappresentante” della cultura/gruppo sociale/convenzione. È utile per agire competentemente nei vari contesti sociali, il che non esclude uno scambio con un altro per negoziare il significato in una situazione. Ci dà la capacità di prevedere le risposte per far sì che possiamo creare un repertorio di risposte modali del gruppo. Gli “altri” diventano parte attiva della nostra condotta anche quando non sono presenti operando come vettore interno per l’orientamento all’interazione. 28/10
Le fasi del lavoro sul campo
Intervista a uno o più informatori: le interviste vanno audio registrate, tenendo traccia dei partecipanti, del luogo e del tempo in cui la realizzate.
Le fasi della ricerca situata
- 1. Accesso à riuscire a fare ricerca all’interno dei contesti quotidiani non è semplice e né scontato.
- 2. Etnografia di sfondo, osservazione.
- 3. Etnografia.
Etnografia
Fare etnografia significa recarsi tra coloro che si vuole studiare per un certo periodo di tempo utilizzando alcune tecniche di ricerca come osservazione o intervista per documentare nel dettaglio le pratiche e comprendere la cultura locale dell’organizzazione. Riti rituali storie, regole, valori, credenze, comportamenti, artefatti, sono i principali fenomeni di interesse dell’etnografo attraverso i quali le pratiche e la cultura dei gruppi sociali si rende intellegibile.
L’etnografia nasce agli inizi del 900 con lo studio di culture “altre”. È un metodo che permette di cogliere il p.d.v. del “nativo”, ovvero di chi fa parte di quella cultura, il nostro intervistato è un nativo. È un metodo utilizzato in psi. dello sviluppo e sociale, poiché l’idea teorica è che i gruppi costruiscono mondi di significato da poter conoscere. I primi etnografi furono Malinowski, Boas, Levi-Strauss à esploratori di mondi distanti e sconosciuti.
Un resoconto etnografico, Goffman, diverso da un resoconto più codificato e meno situato di quello etnografico à poiché la cultura dell’intervistato è diversa da quello di un altro attore sociale di quell’organizzazione che può omettere volutamente o non volutamente delle informazioni.
Principi metodologici
- La ricerca etnografica punta a descrivere le specificità culturali dei fenomeni e pratiche sotto esame. Le loro differenze e interconnessioni portando a costruire descrizioni dense e dal di dentro.
- Descrizioni precise, dettagli, racconto ricco che riguardano quella particolare situazione organizzativa, quella specifica comunità lavorativa, familiare, sportiva o scolastica.
- Non riduce la complessità di tali oggetti ad un modello tipico e cerca di rispettarne e evidenziarne l’unicità e peculiarità.
- Rispettare il punto di vista dei partecipanti, ricerca “emica”.
- Decidere cosa sia un evento, quale interazione stiamo osservando e non dipende da quello che sappiamo noi ma i significati che i partecipanti attribuiscono a quell’evento.
- Conoscere e usare le categorie di significato usate performativamente degli attori sociali partecipanti a quelle situazioni.
Strumenti: osservazione partecipante, osservazione non partecipante, osservazione nascosta.
Note etnografiche
È bene non fare affidamento sulla propria memoria ma prendere degli appunti o note etnografiche che, più o meno rilavorate, diventeranno materiali empirici oggetto di analisi. Nelle prime fasi bisogna scrivere tutto anche ciò che appare scontato: descrivere episodi, eventi, azioni usando un linguaggio concreto empiricamente legato alla situazione, segnando strutture di partecipazione.
Le note possono anche descrivere in modo diverso i fatti.
Quattro tipi di note:
- 1. Note osservative à descrizioni dettagliate di eventi e azioni viste o ascoltate direttamente dall’osservatore, durante l’osservazione stessa, non a posteriori. Suggerimenti per la stesura: serve per descrivere le azioni, micro-eventi, scrivere il minor numero possibile di interpretazioni/valutazione, identificare i partecipanti, riportare sequenze Verbatim, esattamente quello che è stato detto, fare rimandi a foto e registrazioni.
- 2. Note metodologiche à sono essenzialmente degli interrogativi o delle riflessioni su come porre rimedio alle difficoltà che possono sorgere durante l’osservazione sul campo. Possono includere domande a cui non sappiamo ancora dare una risposta, indicazioni sull’analisi futura, specifiche valutazioni, consigli e strategie per migliorare la ricerca.
- 3. Note teoriche à consistono in idee, ipotesi ed interpretazioni. Le note teoriche rappresentano dei tentativi di sviluppare il risultato teorico generale.
- 4. Note emotive à le note emotive si propongono di catturare i sentimenti, le sensazioni e le reazioni del ricercatore alle caratteristiche specifiche dell’evento osservato. Le note emotive, che rimangono materiali privati, aiutano ad essere consapevoli degli stereotipi e pregiudizi che mettiamo in atto che l’osservatore può anche nutrire nei confronti del partecipante. Permette di inscrivere degli elementi di riflessività sulle proprie pratiche di osservazione.
Sistematizzazione
Dagli appunti alla sistematizzazione: bisogna farlo subito dopo l’osservazione perché è già un’analisi del materiale osservato. La sistematizzazione delle note può prescindere dalla sequenza temporale degli appunti. Contribuisce a identificare dimensioni interattive organizzative e educative rilevanti e può inglobare anche commenti.
Costruire i dati ed analizzarli sono due attività diverse. L’osservatore non si deve limitare a dar voce ai partecipanti, c’è bisogno del contributo analitico. L’analisi delle note, delle immagini, delle mappe sono occasioni per far emergere pratiche, aspetti, fenomeni, criticità che sarebbe stato difficile “vedere” ad occhio nudo.
Roma, 28/10/2022, piazza San Lorenzo
Il contesto di osservazione è una piazza all’interno del quale si sta svolgendo un’assemblea che ha come oggetto di discussione l’epoca fascista e nello specifico si parla della resistenza nel quartiere San Lorenzo. Questa informazione viene fornita casualmente da una turista seduta accanto ad un osservatore. Dichiara di provare tenerezza nel vedere “gli anziani”
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Psicologia culturale, cognizione distribuita e gruppi al lavoro
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