La corruzione
La corruzione è uno dei fenomeni criminali più subdoli: innanzitutto, perché la corruzione è un moltiplicatore di reati (corrompo un soggetto, di solito un pubblico ufficiale, per avere vantaggio economico o perché ho commesso un altro reato); è poi un doppio reato (sia del corruttore che del corrotto), quindi un contratto tra due soggetti, per cui ci si pone il problema dell’enforcement del reato; inoltre, la corruzione tende ad essere costante nel tempo, a radicarsi.
A differenza di altri reati, in virtù delle caratteristiche appena elencate, la corruzione tende ad essere di difficile misurazione.
La corruzione è inoltre associata ad una mancata crescita economica. Ciò non è scontato, poiché per anni alcuni hanno ritenuto che la corruzione non fosse altro che una sorta di passaggio intermedio all’interno di dinamiche contrattuali (il fatto che fossero lecite o illecite non cambiava molto), e che non potesse essere ritenuta un ostacolo allo sviluppo in senso stretto (è solo un passaggio in più; perciò, si riteneva non avesse un impatto profondo sulle dinamiche di sviluppo). Si riteneva pertanto che fosse ininfluente e che non valesse nemmeno la pena combatterla. Gli studi più recenti hanno invece dimostrato in maniera inequivocabile la relazione tra livelli di sviluppo economico e corruzione: i paesi più corrotti hanno minori tassi di crescita economica.
Corruzione: dazione di denaro o di altra utilità a favore di un soggetto, tendenzialmente un pubblico ufficiale, finalizzato all’ottenimento di un vantaggio.
La corruzione perpetrata per mezzo di dazione di altra utilità tende ad essere misurabile con maggiori difficoltà rispetto a quella perpetrata per mezzo di somme di denaro.
Si farà riferimento alla corruzione che coinvolge soggetti delle istituzioni (pubblici ufficiali), sebbene in termini generali non si possa escludere che essa possa essere realizzata fra soggetti privati. La corruzione che viene posta in essere in ambito pubblico ha un impatto diretto, ad esempio, sull’approvazione di beni pubblici o sugli investimenti cruciali in alcuni settori.
Misurazione della corruzione
Si è detto che è difficile misurare la corruzione. Infatti, la corruzione può essere misurata in due modi: o viene utilizzata la corruzione effettivamente perpetrata (solamente quella che rientra negli atti giudiziari) oppure viene utilizzato un indice di corruzione percepita (metodo solitamente utilizzato a livello internazionale).
Transparency International: organizzazione non governativa che ha sviluppato una metodologia, basata su un sondaggio, per misurare i livelli di corruzione percepita nei singoli paesi; si tratta quindi di una misurazione della corruzione nei diversi paesi. È una misura elaborata sulla base di risposte ad un sondaggio fatto soprattutto a uomini di affari che svolgono la propria attività economica all’interno di un paese.
Questo indice permette di sviluppare anche un ranking tra i diversi paesi; è possibile quindi ordinare i paesi per livello di corruzione.
Il primo limite di questa misura è il fatto che deriva da un’indagine, per quanto accurata, effettuata su uomini di affari; perciò, questa indagine andrà ad incorporare la soggettività dei soggetti che rispondono, e quindi anche i bias che questi hanno nei confronti di determinate situazioni; nelle risposte dei soggetti si riflettono le convinzioni dei soggetti stessi, e le convinzioni hanno la caratteristica di essere abbastanza stabili nel tempo. Di conseguenza la corruzione, in questo modo, tende ad apparire più stabile nel tempo rispetto ad altre caratteristiche che possono avere i paesi.
I livelli di corruzione tendono a modificarsi con grande lentezza; quindi, se volessimo valutare l’impatto di una nuova normativa che combatte la corruzione in un paese, dovremmo considerare il fatto che i risultati potranno essere studiati solamente nel giro di qualche anno.
Altro limite di questo indicatore sta nel fatto che esso è costruito in modo tale da riguardare i singoli paesi; questo tipo di misurazione tende a essere problematica quando i paesi sono molto grandi o eterogenei al proprio interno. Da un certo punto di vista, il fatto di utilizzare un’unica misurazione per una singola misurazione ha un senso logico preciso: avendo quel singolo paese la medesima normativa, o comunque una normativa molto simile, all’interno delle sue sub-entità, è ragionevole considerarlo un tutt’uno. Ma questo non è necessariamente vero in caso di paesi molto grandi, dove potrebbero esistere delle differenze fra le normative.
Soprattutto, è eterogeneo l’approccio che si ha nei diversi settori produttivi rispetto al tema della corruzione: nei settori produttivi più legati, ad esempio, all’interazione con i pubblici ufficiali sarà probabilmente maggiore il tasso di corruzione (maggiore è il numero di interazioni tra uomini di impresa e pubblici ufficiali, maggiore sarà la probabilità di corruzione). Viceversa, in un settore produttivo in cui l’interazione con i pubblici ufficiali è ridotta diminuirà anche la probabilità di fenomeni di corruzione. Quando i paesi sono grandi e hanno una grande diversità nel proprio tessuto produttivo, sicuramente hanno anche una eterogeneità profonda nell’approccio che gli uomini di impresa hanno nei confronti delle istituzioni.
Quindi, paesi piccoli e più poveri con determinate caratteristiche avranno un approccio alla sfera istituzionale molto diverso rispetto ad un grande paese con un’economia di mercato sviluppata.
Mettere nello stesso ranking paesi che hanno profonde differenze potrebbe non avere senso; avrebbe invece senso mettere a confronto paesi che abbiano una storia imprenditoriale molto simile e che abbiano livelli di sviluppo comparabili.
È anche vero che questa misura negli studi di natura macroeconomica si è mostrata facilmente utilizzabile e ha messo in chiaro l’esistenza di una correlazione tra corruzione e livello di crescita economico.
Corruzione come moltiplicatore di reati
La corruzione è un moltiplicatore di reati (è un reato che moltiplica altri reati).
Se un criminale ha facilità a corrompere un pubblico ufficiale che lo potrebbe perseguire, garantendosi in questo modo l’impunità, il criminale stesso continuerà a svolgere la sua attività criminale; elevati livelli di corruzione si associano quindi ad elevati livelli di crimine in generale. Siccome il crimine penalizza lo sviluppo economico, la corruzione non può che generare un impatto negativo sui livelli di sviluppo economico.
Il livello di crimine corrente è legato ai livelli di corruzione passati.
Il livello di corruzione passato influenza il livello di crimine presente, quindi la moltiplicazione dei reati avviene nel tempo; gli effetti della corruzione in termini di moltiplicatore di reati tendono a declinarsi in tempi successivi. Questo fenomeno di inconsistenza temporale tende a ostacolare la misurazione dell’impatto della corruzione stessa: in virtù di tale inconsistenza temporale non si può sapere esattamente quando la corruzione di un giorno avrà una chiara manifestazione di aumento dei livelli di crimine.
Peraltro, l’inconsistenza temporale non è solo legata al tempo ma anche al passaggio tra regimi diversi e normative diverse.
Il disallineamento tra gesto corruttivo e moltiplicazione del crimine non solo avviene in tempi diversi, ma dipende anche dalla fase istituzionale e dalla normativa che sottende a quel rapporto (sia la normativa che tenta di limitare la corruzione, sia quella che attiene al settore dove la corruzione viene attuata).
Esempio: superbonus per le ristrutturazioni edilizie introdotto nel 2020. Questo superbonus non esisteva prima del 2020, quindi in questo momento il mercato edilizio ha delle regole che modificano le ragioni di scambio del mercato (le convenienze di alcune cose, gli incentivi a fare una cosa e a farne un’altra ecc.).
Cambio di regole rispetto ad un determinato settore.
Per misurare eventuali illeciti nel settore edilizio e il rapporto che può esistere tra la corruzione oggi e gli illeciti nel campo edilizio domani devo prendere in considerazione non tanto il tempo che è passato, quanto la modificazione dell’insieme di regole che regolano il mercato edilizio.
Se non cambiassero le regole, sarebbe possibile che l’impatto della corruzione su un mercato specifico nei fatti sia sempre lo stesso (e quindi sarebbe uguale anche l’inconsistenza temporale: tra atto corruttivo e illecito generato da esso passerebbe sempre un periodo di tempo uguale).
L’inconsistenza temporale tra il fenomeno corruttivo e un eventuale illecito generato da tale atto di corruzione si modifica a seconda non semplicemente del tempo, ma sulla base di come si modificano le regole del gioco di quel determinato settore produttivo.
Tornando alla corruzione come moltiplicatore di reati…
Se il crimine porta un nocumento alla vita economica anche la corruzione, seppur in via indiretta, non può che generare un nocumento all’attività economica. Quindi a più elevati livelli di corruzione corrispondono minori livelli di crescita.
Mancanza di investimenti in alcuni settori cruciali
Il settore più importante per lo sviluppo economico è l’educazione, per una serie di motivi: l’educazione aumenta i livelli di capitale umano, che sono essenziali per i processi produttivi e che consentono l’innovazione, ecc. La produttività aumenta all’aumentare dei livelli educativi, che quindi sono cruciali per lo sviluppo economico a lungo termine.
Solitamente i livelli educativi sono più elevati nelle democrazie, dove i cittadini richiedono una serie di beni pubblici (tra cui l’educazione) allo Stato; pertanto, è più facile trovare, ad esempio, scuole e asili, in contesti democratici piuttosto che in altri regimi.
Quando i livelli di corruzione percepita sono più alti, in media i livelli di investimento nell’educazione sono più bassi. Alti livelli di corruzione spiegano quindi una minore attenzione verso l’educazione.
Diminuendo gli investimenti nell’educazione si depotenzia il motore più importante per lo sviluppo del paese. Questa è un’altra spiegazione del perché la corruzione diminuisca lo sviluppo.
Perché la corruzione diminuisce gli investimenti nell’educazione?
Perché la corruzione tende ad alimentare sé stessa; è stato osservato che nei paesi maggiormente corrotti le risorse pubbliche tendono a essere veicolate nei settori in cui è più facile che vi siano occasioni per essere corrotti. I decisori, in un paese corrotto, tendono a spostare risorse nei settori dove immaginano che andranno ad operare le imprese che li hanno già corrotti o imprese che li corromperanno.
Esempio: in passato sono stato corrotto per aver fatto costruire una strada; invece di far costruire una scuola, tenderò a far costruire un’altra strada.
Le amministrazioni corrotte tendono a canalizzare risorse nelle voci di spesa dove sperano di ottenere un vantaggio maggiore, sottraendo risorse ai settori cruciali per lo sviluppo come l’educazione.
Determinati beni pubblici vengono sottoprodotti o prodotti male in virtù della corruzione.
L’educazione è meno presente nell’agenda del policy maker corrotto, perché in questo settore i ritorni della corruzione sono più bassi. I ritorni della corruzione sono più elevati quando si ha a che fare con le opere pubbliche o con i grandi appalti.
L’esistenza della corruzione tende a modificare la ripartizione della spesa pubblica. Quando si osserva una scarsa attenzione dei policy makers verso l’educazione, è probabile che quei policy makers siano corrotti.
Andando a modificare la natura della spesa pubblica e indirizzandola verso settori in cui i ritorni della corruzione sono più elevati ma non è detto che lo siano sulla crescita nel suo complesso, automaticamente l’impatto sullo sviluppo economico tende ad essere negativo.
Ricapitolando: la corruzione moltiplica altri reati; sposta le risorse pubbliche verso i settori in cui sono più alti i ritorni della corruzione, sottraendo risorse ai settori cruciali per lo sviluppo come l’educazione; un terzo punto è quello della riduzione degli investimenti.
Riduzione degli investimenti
Macroeconomia: scomposizione del PIL (Y = C + I + G + X - M)
- C = consumi
- I = investimenti
- G = spesa pubblica
- X – M = saldo delle partite correnti (esportazioni – importazioni)
La variabile più dinamica che restituisce livelli di crescita più elevati è la variabile degli investimenti: quando un’impresa accresce il proprio capitale è perché ha delle aspettative elevate rispetto alla domanda di mercato; quindi fa degli investimenti, accresce il proprio capitale investito in quell’attività di impresa e l’economia cresce molto più rapidamente. È vero che i consumi fanno crescere l’economia, ma i consumi sono molto più stabili; a fare la differenza è soprattutto l’investimento: quando le imprese hanno delle aspettative positive sul futuro (es. hanno una visione del futuro che incorpora degli aumenti di domanda) probabilmente faranno maggiori investimenti. Quello che fa la differenza, per quanto riguarda il PIL di un paese, è la capacità di investimento delle imprese.
La corruzione depotenzia gli investimenti da parte degli imprenditori: si ha un minore tasso di investimento in virtù di maggiori livelli di corruzione.
Quando investo è perché ho di fronte un mercato che mi aspetto in rialzo; mi aspetto che all’investimento seguano profitti. Nel momento in cui vi è una diffusa corruzione, se l’imprenditore percepisce che i profitti non dipendono dall’investimento ma dalla sua capacità di corrompere un pubblico ufficiale, lo stesso imprenditore farà a meno dell’investimento. I livelli di investimento sono perciò direttamente e negativamente influenzati dai livelli di corruzione: l’imprenditore non effettuerà nuovi investimenti se si aspetta che questi non saranno ripagati da profitti perché a vincere sul mercato non saranno le imprese che avranno fatto investimenti, ma saranno le imprese che sono state più brave a corrompere qualche pubblico ufficiale.
Gli investimenti delle imprese rendono inoltre le imprese stesse più efficienti. Se è vero che le imprese investono di meno in virtù di elevati livelli di corruzione, allo stesso tempo i livelli di efficienza delle imprese vincenti sul mercato saranno più bassi (per vincere sul mercato non hanno investito ma corrotto) e i consumatori si troveranno beni e servizi prodotti peggio. A vincere sul mercato non saranno le imprese più efficienti bensì quelle che corrompono.
La definizione
La corruzione è abitualmente intesa come una transazione economica illegale tra un pubblico funzionario e un privato in virtù della quale il primo accetta dal secondo, per un atto relativo all’esercizio delle sue funzioni, una dazione di denaro o di altri beni o servizi. Tale comportamento determina una distorta allocazione di risorse o licenze pubbliche e pertanto l’interesse generale viene dominato dagli interessi privati del corrotto e dei corruttori.
Corruzione come doppio reato
La corruzione prevede un’intenzione illecita da parte del corruttore ma anche da parte del corrotto. Questo è un problema in termini di lotta alla corruzione, poiché gli incentivi a svelare la corruzione da parte del corrotto tendono ad essere bassi, in virtù del fatto che anche il corrotto è al di fuori del perimetro legale.
Corruzione come forma di contratto illecito tra due soggetti
La corruzione è una forma di contratto illecito tra due soggetti che non è possibile impugnare di fronte ad un giudice.
Un contratto che non ha enforcement deve basarsi su un’attenta valutazione dei costi di monitoraggio di un soggetto rispetto all’altro.
Si ha un contratto tra A e B; in assenza di enforcement il soggetto B e il soggetto A devono essere in grado di monitorare, a costi relativamente bassi, il comportamento dell’altro soggetto. Il corruttore deve poter monitorare il comportamento del soggetto corrotto a costi relativamente bassi.
I costi di monitoraggio, in caso di contratti illeciti, arrivano ad essere piuttosto alti: un corruttore non può richiedere al corrotto gli atti di quel procedimento. Dato che l’illegalità tende ad aumentare i costi di monitoraggio, l’unico meccanismo di enforcement che si ha nella corruzione è la minaccia credibile dell’uso della violenza; minaccia, non uso di violenza.
Perché?
La corruzione molto spesso non è un atto criminale dei singoli, bensì delle associazioni criminali. Perché le organizzazioni criminali non usano solo la violenza? Perché la violenza perpetrata è un atto distruttivo che comporta dei costi (es. ci si espone alla probabilità di essere catturati). Peraltro, un’organizzazione criminale è tale non se compie un unico gesto criminale, ma se compie atti criminali in serie; se si utilizza la forza con una persona bisogna di utilizzarla con tutti, e questo comporta dei costi; quindi, si cerca di minimizzarne l’utilizzo.
La vera organizzazione criminale non eccede nell’utilizzo della forza, ma la sua minaccia deve essere credibile.
Thomas Shelling (teoria dei giochi): ad essere deterrente non è la violenza in sé ma la minaccia credibile di violenza. Anche in caso di contratti illeciti di corruzione, la minaccia credibile sarà quindi preferita all’uso della violenza stessa.
La corruzione è sì un contratto dove esiste già un incentivo monetario
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