Modellazione solida 3D in ambito ingegneristico
La modellazione dei domini geometrici sarà il punto di inizio del nostro studio.
Seppur essa si distingue dal modello matematico FEM (metodo di calcolo
introdotto dalla Boeing caratterizzato da coordinate di nodi e di connessioni),
utilizzato per sapere come la struttura risponde alle condizioni al contorno o ai
vincoli, risulta essere di fondamentale importanza. Difatti non possiamo pensare
di introdurre direttamente una griglia computazionale a partire da zero.
Il previo utilizzo della modellazione geometrica ci permette di poter costruire il
dominio di calcolo con un oggetto matematico geometrico (curve, linee, superfici
o volumi) per il quale posso stabilire in maniera arbitraria come discretizzarlo.
Difatti il problema del metodo degli elementi finiti, essendo un metodo
approssimato che funziona in base alla soluzione in punti precisi del dominio, è
proprio quella del grado di approssimazione e della scelta dei punti sensibili
(nodi).
Per cui ci occupiamo in primo luogo di creare modelli geometrici che
ospiteranno i modelli discretizzati con i quali operiamo le dovute valutazioni.
Queste problematiche non riguardano solo il campo strutturale ma si riscontrano
anche in altri ambiti come per esempio quello fluidodinamico.
Campi di utilizzo
Modellazione geometrica vs computer grafica
Nella trattazione che seguirà ci
occuperemo di alcuni aspetti
comuni oltre che con il CAD, anche
con la computer grafica. Questa si
occupa dell’apparenza e della resa
visiva che l’oggetto deve avere. Per
cui come l’oggetto si presenta e
come queste differisce o si
mantiene fedele all’originale.
Contrariamente alla modellazione
geometrica che ha l’obiettivo di
riuscire a capire come si comporta
fisicamente l’oggetto sottoposto ad
un sistema struttura (vincoli,
cedimenti, ecc.). Infine gli strumenti
comuni utilizzati in questi ambiti
richiamano anche il virtuale che
considera una simulazione del
comportamento dell’oggetto
sottoposto a determinate
condizioni.
Tuttavia l’obiettivo di cui ci occuperemo è utilizzare il modello geometrico per
effettuare analisi FEM.
Ambienti e strumenti
Strumentazione utile per la gestione della terza dimensione
Nel momento in cui si opera
modellazione 3D per fare FEM si
possono usare degli strumenti che
aiutano a gestire la terza dimensione
come per esempio:
mouse 3D (sistema a 6 gradi di
● libertà)
Scanner 3D (acquisiscono gli
● oggetti tridimensionali)
Sistemi scanso-laser
●
Software per l’analisi FEM
Esistono diverse tipologie di
softaware, ma quello che ci
interessa maggiormente è
Ansys. Questo risulta essere
un ambiente multidisciplinare
con il quale si può operare
qualsiasi tipologia di analisi
(strutturale, termodinamica,
ecc.)
Approcci per la modellazione solida
La modellazione dipende da che tipo di elemento finito si utilizza per
discretizzare gli oggetti. Se c’è il bisogno di modellare oggetti travi formi
(correntini o solette) non considereremo l’oggetto solido correntino in quanto
tale, bensì lo ridurremo ad una trave; questo perché possiamo distinguere tra
un’estensione lineare e una sezione molto piccola. Pertanto ci avvaleremo di
elementi monodimensionali.
Inoltre si sottolinea la differenza che sussiste tra un modello CAD e uno FEM.
Quest’ultimo non rappresenta visivamente la realtà, ma piuttosto sintetizza gli
aspetti geometrici tralasciando la rappresentazione del reale a favore di una
rappresentazione più astratta. Si perde in tal modo la sovrapponibilità di ciò
che si immagina dal punto di vista geometrico con quello che è il modello
matematico.
Come si costruiscono i domini geometrici?
Nel caso tridimensionale si deve immaginare un volume chiuso che rappresenti
un dominio di calcolo. Si fa riferimento a strutture Balch, per le quali non si ha
una dimensione caratteristica che prevale; l’oggetto si estende in tutte e tre le
direzioni con la stessa profondità. Quando parliamo di Balch facciamo quindi
riferimento al volume.
La modellazione solida si distingue in:
Modellazione geometrica poligonale: la frontiera viene suddivisa in oggetti
● poligonali come quadrangoli o triangoli. In genere si predilige il triangolo
poiché esso risulta essere planare. Difatti è caratterizzato da tre punti non
allineati che rappresentano un piano. Contrariamente quella quadrangolare
può essere usato per oggetti che non hanno doppia curvatura; se ciò non
fosse il quadrangolo subirebbe un twist per il quale tre nodi saranno
sicuramente planari ma un quarto nodo esce fuori dal piano (superficie non
piana)
Modellazione volumetrica (approccio matematico:) si basa sulla geometria
● costitutiva solida. Il progetto considerato alla fine sarà un assemblaggio di
primitive semplici, dove la primitiva può essere un cubo, una sfera ecc.
Questo perché gli oggetti appena descritti sono gestibili tramite
disequazioni. Inoltre posso considerare un oggetto somma di due primitive
per esempio la sfera combinata con un cilindro per ottenere geometrie più
complicate. In questa categoria rientra anche l’utilizzo delle superfici
implicite: adatte a simulare oggetti organici. In questo caso si utilizzano
oggetti (sistemi puntiformi nello spazio) che emettono un campo scalare di
una certa intensità ed estensione. Se si considerano più punti vicini si
otterrà una sovrapposizione di questi campi con la quale si ottiene un iso-
superficie di un certo livello. Ciò che si vede è una sorta di bolla che si
somma si fonde con quelle circostanti. In questo modo si possono simulare
oggetti che hanno caratteristiche uniche tra cui la continuità (non hanno
spigoli).
L’approccio che utilizzeremo sarà
definito bottom-up. Se si dovrà
rappresentare un oggetto di forma
particolare, si introdurranno i vertici
degli oggetti puntiformi che si
uniranno con delle linee in maniera
tale da ottenere già un supporto
beem. Ma se queste linee formano
un circuito chiuso si crea una
superficie dalla quale si potrebbe
ottenere un volume o più, che
potrebbero essere combinati per
avere oggetti complessi.
Meccanica dei sistemi continui
Il problema fondamentale è quello di risolvere il comportamento di sistemi
continui con l’utilizzo di equazioni di campo che nel caso della meccanica del
continuo risulteranno essere le equazioni indefinite di equilibrio, il cui alter ego è
rappresentato dalle equazioni di Navier-Stokes per la fluidodinamica.
Le equazioni di campo, che interessano entrambi questi approcci, descrivono
completamente il sistema ma non sono in grado di risolverlo. Pertanto siamo in
grado di descrivere bene un campo strutturale in tutti gli aspetti ma questo non
ci è d’aiuto, poiché nel momento in cui deve essere risolto ritroviamo sistemi di
equazioni differenziali non gestibili. La soluzione risiede, quindi, nella
discretizzazione: trasformare un sistema da continuo a discreto, in maniera tale
da poter risolvere equazioni algebriche e non più differenziali. Nel momento in
cui si effettua questo passaggio si deve tener conto di alcune assunzioni tra cui
il fatto che il sistema originale è stato impoverito, nel senso che un oggetto
tridimensionale come un tavolo è classificato come bidimensionale in cui lo
spessore viene trascurato poiché non ci aspetta che in questa dimensione si
verifichino cose non prevedibili.
Nonostante l’oggetto sia caratterizzato da infiniti gradi di libertà, non tutti questi
influiscono in maniera significativa sul suo comportamento strutturale. Pertanto
si individuano solo alcuni punti significativi in cui si risolve la struttura, ed è qui
che entra in gioco la discretizzazione. Si utilizzerà difatti una griglia
sufficientemente piccola per catturare la fenomenologia che si cerca. In sintesi
c’è bisogno di:
sapere quale comportamento si cerca
◆ sapere con che dimensione caratteristica o griglia studio il
◆ comportamento
sapere cosa aspettarsi se infittisco più o meno una griglia
◆
Pertanto i metodi numerici prevedono una tassellazione dei domini continui che
vengono trattati in un ambito discreto. Inoltre:
• Le partizioni finite dei domini si indicano come Elementi o Celle
• I vertici di ciascun elemento o cella si indicano come Nodi
• L’insieme di nodi ed elementi è detta Griglia computazionale, Modello
matematico o Mesh
Sono qui presentati degli esempi di discretizzazione:
1. nel modimensionale quella che può essere una curva che rappresenta un
oggetto strutturale, nel momento in cui viene discretizzata posso
immaginare che la sua discretizzazione sia data da segmenti. Per cui la
curva iniziale posso rivederla in un numero di elementi finiti che ritengo
opportuno. Avere una geometria ospite inoltre risulta essere di
fondamentale importanza per decidere il grado di infittimento della
discretizzazione
2. Nel bidimensionale si immagina di avere una superficie strutturale che
viene discretizzata in elementi finiti bidimensionali
3. Nel tridimensionale si ha invece un volume strutturale che viene
discretizzato con l’utilizzo di esaedri cioè elementi finiti tridimensionali.
Esempio di modello solido e griglia computazionale
Nell’esempio mostrato
(rappresentativo di una flangia)
l’oggetto ha subito vari tagli tra
cui uno sul piano di simmetria. A
rigore è presente il pezzo
speculare per il quale si ottiene
una fetta ciclica che si ripete n
volte sul tutto il disco.
Questo è un tipo di trattamento semplificativo per il quale anziché analizzare
tutto il disco se si può affermare che l’oggetto ha una sua ciclicità e anche i
carichi a cui è sottoposto sono ciclici a loro volta allora cioè che succede su una
fetta si ripete ciclicamente su tutte le altre. Per cui si isola una fetta ciclica e la si
studia nel dettaglio, a patto però di considerare tutte le condizioni al contorno
che simulano la presenza virtuale della parte che non c’è. Pertanto il modello
FEM viene effettuato solo di questa parte, in modo tale da comporre un modello
minimo che però tenga conto di tutto.
La discretizzazione è stata effettuata in tanti mattoncini. Tuttavia la dimensione
caratteristica di questi non è uniforme; ce ne sono di piccoli,grandi o molto grandi
(questi si estendono anche all’interno dell’oggetto). Questo perché se si vuole
conoscere in maniera più accurata il comportamento strutturale di un dominio
devo campionare quel dominio con punti più vicini. Più vicini sono i punti più ci si
avvicina ad una discretizzazione più precisa. Ciononostante dove ci aspetta di
trovare gli stati tensionali più importanti? Sulla superficie del corpo, laddove si
hanno cambi di curvatura, spigoli e fori.
Per ottenere un buon modello FEM si considera un numero significativamente
elevato di nodi dove ci aspetta di avere stati tensionali più elevati e di rendere
più rada la mesh dov’è queste informazioni sono inutili.
Inoltre l’elemento finito oltre ad essere piccolo non deve essere distorto.
L’elemento distorto è quando si allontana dalla sua forma base. Quella della
figura è un esaedro regolare, la figura per eccellenza. Avendo questo angoli di
90 gradi è caratterizzato dal fatto che le informazioni che arrivano ai suoi 8 nodi
vengono interpretate nel miglior modo possibile nell’interpolazione interna.
L’elemento finito non è altro che un interpolatore, cioè prende ciò che i nodi gli
stanno dicendo e costruisce il campo all’interno laddove non ci sono i nodi. Se
l’elemento si allontana dalla forma originale dell’esaedro questa capacità
interpolativa si affievolisce fino a rendersi inefficace. Per cui l’elemento è
talmente distorto che non è in grado di prevedere il comportamento interno del
dominio
Metodi di creazione della griglia computazionale
Il concetto base di chiunque si occupi di metodi numerici è quello della
costruzione preliminare di un dominio che fa da supporto (geometria di supporto)
e che serve ad ospitare gli elementi finiti. Il vantaggio di poter usufruire di una
geometria ospite è quello di poter decidere in corso d’opera che tipo di riferimento
utilizzare. Posso quindi cambiare i parametri di discretizzazione e utilizzare una
nuova griglia computazionale.
Le griglie computazionali possono essere generate in due modi:
Generazione diretta
●
Con questo metodo si fornisce una lista di nodi ,con le loro coordinate, e una lista
di connessioni. Pertanto si sottolinea come questi nodi sono connessi con un
elemento di una certa topologia, come per esempio un’asta, una trave, una lastra
e così via. La generazione diretta tuttavia è la metodologia più antica poiché non
prevede l’uso di un modellatore geometrico, nel senso che siamo noi stessi che
costruiamo nello spazio i nodi e le connessioni che rappresenteranno
quell’elemento. Questo approccio viene però ancora utilizzato in ambiti non
industriali. Lo si potrebbe usare per lo sviluppo di modelli matematici e non per il
loro utilizzo, poiché si tratta di approcci procedurali
Modellazione solida
●
La modellazione solida si distingue in due filosofie distinte:
- Bottom-up: con questo approccio si intende la costruzione di domini di varia
natura (solidi, 1D, 2D) partendo da entità geometriche semplici. L’entità geometria
più semplice possibile è il punto matematico, cioè un oggetto definibile nello
spazio euclideo tramite tre coordinate (cartesiane, cilindriche, sferiche). Posso
quindi usare dei punti che rappresentano i vertici della mia struttura e a partire da
questi posso introdurre nuove entità geometriche, ossia delle linee che uniscono
questi punti.
Nel momento in cui si hanno delle linee, se l’obiettivo è formare un modello beam
o formato da aste si è già a disposizione di tutta la geometria necessaria. Se si
devono modellare delle travi allora si deve modellare una geometria
monodimensionale, cioè linee (possono essere anche curve).
Se invece l’obiettivo è diverso, a partire da una serie di linee ,che vengono
organizzate per formare frontiere o circuiti chiusi, si possono definire delle
superfici utilizzate per creare elementi di tipo shell (2D). Se invece l’obiettivo è
arrivare ad una struttura Balch (3D), a partire dalle aree se riesco a definire un
guscio chiuso che racchiude un volume, allora questo è disponibile per avere una
mesh 3D.
Top-down: questa metodologia è caratterizzata da una disposizione a priori di
oggetti matematici geometrici preassemblati. Pertanto se devo costruire un
cubo: con il primo metodo devo creare le coordinate degli otto spigoli del
cubo, devo unire questi spigoli con delle linee, ottenere le superfici dal cui
insieme posso poi trovare il cubo. Contrariamente in questo caso si dispone in
partenza dell’oggetto primitivo cubo, che sarà gestito con delle dimensioni che
si assegnano. Tuttavia in questo caso pur possedendo delle forme primitive
queste prese singolarmente non mi permettono di poter creare un oggetto
complesso. Proprio per questo motivo ci si rifà alla miscelazione di queste
forme, seguendo un approccio booleano, per ottenere qualcosa di più
complesso.
Si immagina quindi che questi domini siano concepiti come collezioni di punti.
Quando questi domini distinti hanno la proprietà di poter esssere sovrapposti si
può immaginare di costruire l’oggetto somma dei due, cioè un nuovo oggetto
che segue l’operazione booleana:
In questo caso distinguiamo tre esempi di modellazione ottenuta con approccio
top-down ed operatori booleani: I punti appartengono
I punti appartengono
I punti appartengono all’oggetto A ma non
sia all’oggetto A che
o all’oggetto A o all’oggetto B
all’oggetto B
all’oggetto B In questo caso ho tolto ad A tutti i punti che in precedenza
erano di B. Quest’operazione di “sottrazione” tuttavia non è
definita in algebra lineare, pertanto i software per poterla
utilizzare la definisco come A and not B. cerchiamo di
analizzare più nel dettaglio questa espressione:
Il not determina una negazione. Se considerassimo il
● dominio B preso singolarmente la sua negazione
sarebbe equivalente a dire tutto quello che non è B,
cioè ovunque, tutto il piano infinito
Con and quindi si intersecano tutti i punti di A con il
● piano infinito di prima
Inoltre si considera anche l’operazione di
partizione: cio significa considerare
l’insieme di intersezione, somma e
sottrazione. Pertanto A partizione B
restituisce tre domini. Si può quindi
definire un’operazione di
decomposizione.
Tuttavia qual è l’ipotesi necessaria per far sì che queste operazioni possano
avvenire (restituiscono insieme vuoto)? La condizione necessaria che devono
avere A e B ,per essere definibili dalle operazioni descritte sopra, è il fatto che
devono essere sovrapposti, cioè devono prevedere una intersezione non nulla.
Se i due oggetti fossero disgiunti, non si potrebbe ottenere una intersezione.
In sintesi si possono considerare alcune operazioni secondo questa logica e
altre secondo il metodo bottom up e unire con gli operatori booleani ciò che ho
fatto prima e ciò che ho fatto dopo.
Arrivati a questo punto la parte relativa alla geometria risulta completamente
e interviene quello che è l’operatore di meshing. Questo prende il dominio
solido e lo divide per ottenere nodi ed element
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