Martedì 15 novembre
Appelli per i frequentanti
Due appelli per i frequentanti: uno a gennaio e uno a marzo. L'appello si terrà in forma orale (il proprio elaborato) e una settimana prima della data scelta, occorre inviare alla prof via mail l'elaborato scritto:
- Prima parte, di 5/7 pagine relativa a un argomento della storia in sé, da fine Ottocento ai giorni nostri (es. si può portare l'Olocausto, la Grande Guerra, la Seconda Guerra Mondiale...)
- Seconda parte, di 7/10 pagine relativa al monografico, ovvero la discussione sul Mar Mediterraneo in epoca fascista fino ad oggi.
Le due parti non devono integrarsi. Verso l'ultima settimana delle lezioni, scrivere su un foglio alla prof. i temi che si intendono svolgere. Studiare comunque i manuali.
Libri di riferimento da studiare
- P. Dogham, Il fascismo degli italiani (non trovato)
- Marco Bertozzi, Storia del documentario italiano (disponibile in Panizzi)
- M. Argentieri, Il cinema di guerra (ed. 1998) (biblioteca comunale S. Ilario d'Enza)
- F. Focardi e di B. Groppo, a cura di, L'Europa e le sue memorie. Politiche e culture del ricordo dopo l'89, Viella, Roma, 2013 (saggio introduttivo di P. Dogliani e un saggio a scelta)
- Maurizio Zinni, Fascisti di celluloide. La memoria del ventennio nel cinema italiano (1945-2000), Marsilio 2010, da integrare con P. Dogliani, Il fascismo degli italiani, Utet, 2014
Parte prima - La storia
Monumentalizzazione e narrazione
La storia pubblica (public history) è pensata per essere resa fruibile ad un ampio pubblico, affinché tutti possano sapere e vedere. Essa esiste fin dall'antichità, ed è resa nota al pubblico attraverso archi di trionfo, obelischi e varie statue, in quanto i culti degli imperatori venivano rappresentati in forme aperte di narrazione (es. gli archi di trionfo narravano il trionfo, la conquista dell'imperatore).
La forma della narrazione oltre che per via statuaria, avviene anche attraverso la pittura (ovviamente tutto ciò avviene nell'800, non nel 900). I fatti storici vengono quindi narrati attraverso dipinti e statue: è narrazione iconografica.
Nel corso dell'800 con il consolidamento degli Stati Nazione (comunità nazionale dove si univano territori e popoli, fino all'inizio della Grande guerra e riconoscevano la lingua e la loro storia) si definisce meglio il concetto di popolo e territorio. Tali stati si consolidano dopo la Rivoluzione Francese e per riconoscere il proprio stato, utilizzano l'arte statuaria, molto importante come forma di narrazione, ove vengono rappresentati essenzialmente personaggi politici. È difficile trovare rappresentate le donne nelle statue, ma ci sono delle eccezioni: in Francia ritroviamo la statua di Giovanna D'Arco, icona della cristianità e, secondo alcuni storici, della politica francese (teoricamente di destra). Esempio simile in Italia è costituito da Anita Garibaldi, per una rivitalizzazione dello statuto garibaldino.
Monumento è qualcosa che si mette in moto, cosa produce e perché, cosa ci sta a significare. In Italia vi sono due diffusioni statuarie importanti:
- Re Vittorio Emanuele II
- Garibaldino
Oltre alle figure maschili, verso metà 800, anche se non compaiono molte donne statuarie, quelle che compaiono simboleggiano la patria, la nazione (es. la Marianne in Francia: donna popolana che influenza 800 e 900 francese e ha una forma di attivismo e diventa rappresentanza della Repubblica francese).
Con la Grande Guerra però, la narrazione iconografica cambia: non vi sono più monumenti politici o dipinti, bensì cimiteri e fotografie. La monumentalizzazione ora si fa cimiteriale, a simboleggiare tutti i corpi martoriati dei soldati caduti in guerra. Alcuni istanti di tale tragicità vengono immortalati dalle prime macchine fotografiche e addirittura da alcune prime pellicole cinematografiche. La fotografia ci permette di leggere meglio i fatti contemporanei.
Tale guerra modifica, quindi, la monumentalizzazione: essa si fa cimiteriale, con lapidi senza nomi in quanto non sempre fu possibile riconoscere i soldati; addirittura le statue che vediamo ora, raffigurano un soldato (che vale per tutti) e non più uomini politici o imperatori. In ogni località ritroviamo monumenti ai caduti di guerra. È una monumentalistica di massa.
Ma oltre alla costruzione di monumenti, vi è anche la distruzione: per esempio una volta caduto il dominio fascista, le statue raffiguranti Mussolini vengono abbattute (alcuni materiali vengono poi recuperati per altre costruzioni o scopi), in quanto non hanno più una funzione attiva ed espressiva per la storia pubblica. Se però un monumento perde di valenza storica, questo non viene distrutto, ma solamente spostato, trasferito in altro luogo dove, si spera, possa acquisire più valenza storica. Il monumento, infine, è una forma di narrazione della storia contemporanea.
Il primo storico che parlò di monumentalizzazione fu Pierre Nora (a cura di), in tre volumi; tali volumi sono da confrontare con quelli italiani di Mario Isnenghi.
Parte seconda – Monografico – Mediterraneo
Nel corso dell'800/900 il Mediterraneo perde di forza strategica rispetto le altre vie marittime. L'Italia sul mare ha sempre avuto le colonie, utile per espandere il territorio, ma dovette comunque accontentarsi di poche terre. La nazione decise di affacciarsi allora su questo mare, luogo perfetto per esercitare il suo nuovo dominio, nuovo prestigio. La nazione dopo l'Unità d'Italia, cerca di acquisire, oltre le terre, anche potenza attraverso il Mediterraneo (tramite Francia, Marocco e Inghilterra). Nasce così la marina militare italiana e oltre al Mediterraneo, ora guarda anche all'Adriatico (Venezia è vista come potenza marittima commerciale).
Colonialismo – nazionalismo – fascismo (passaggio del dominio del Mediterraneo). Grazie al canale di Suez gli italiani avviano diversi commerci. Oltre la via transatlantica dopo la Grande guerra, anche il Mediterraneo diventa importante, anche dal punto di vista del petrolio. Tutto ciò è documentato nel cinegiornale Luce (basta inserire diverse parole chiave). Il Mediterraneo diventa anche fonte di diversi scavi archeologici.
Film da vedere: La nave bianca di Rossellini (1941) è la prima parte di una "trilogia".
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