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Letterature comparate: DisgraceJ. M. Coetzee

Lezione 1 - 13/09/21

Partiamo dal primo capitolo: si tratta di un vero e proprio prologo della storia. Il titolo, Disgrace, “vergogna”, innanzitutto è stato tradotto in italiano con “scelta corretta ma cadere in disgrazia”, anche discutibile allo stesso tempo. In inglese la parola significa “si presuppone una comunità davanti cui quindi si perde reputazione e ci si deve vergognare”. La disgrazia in italiano è innanzitutto un evento tragico, sfortunato, che ci accade, non la perdita di reputazione. Nel corso del romanzo c’è comunque un uso della parola disgrace che rimanda al significato italiano di tragico e sfortunato. È un romanzo in 24 capitoli numerati e il primo capitolo costituisce una sorta di prologo che introduce retrospettivamente questioni che diventano emergenti più avanti, è una riscrittura musicale, dispone alcuni temi che dopo verranno elaborati.

Ciò è visibile già per la prima frase: “Per un uomo della sua età, cinquantadue anni, divorziato, gli sembra di avere risolto il problema del sesso piuttosto bene”. Questa frase, che sembra referenziale, sembra presentare il personaggio, in realtà introduce degli sviluppi della storia e presenta in forme per ora non evidenti alcune questioni che emergeranno.

Innanzitutto è un uomo, un maschio, e la questione di genere sarà un tema fondamentale per la storia. Poi è un uomo di una certa età, 52 anni, rilevante perché è la prima cosa che ci viene detta, non ci viene detto neanche il nome. Altra informazione demografica è che è divorziato, che si riferisce ancora alle questioni di genere. Il sesso è un altro tema importante ed è pensato come un problema, non è banale parlare di “il problema del sesso”. Lui ritiene di averlo superato piuttosto bene, ma è una soddisfazione personale, secondo lui l’ha risolto.

Il racconto ci presenta quindi gli eventi dal pdv del personaggio. Dal punto di vista narratologico, è un narratore eterodiegetico dunque l’enunciazione narrativa è condotta da qualcuno che non è un personaggio della storia) con focalizzazione interna o nella prospettiva del personaggio. Questa voce narrante non suggerisce un narratore profilato, con un’identità propria, presente nella storia e con una propria visione degli eventi, perché invece gli eventi sono presentati come vissuti e riconsiderati dal personaggio stesso, è quella che si chiama nella narratologia scianseliana (linea che si sviluppa dalla fine degli anni 50 da Sciansel, descritta come narratologia figurale, usata dal modernismo in avanti); in nessun momento del testo ci sono osservazioni sociologiche o commenti ironici o qualsiasi giudizio da attribuire a qualcuno che racconta.

L’impressione che questo suscita in certi luoghi è che il protagonista segua sé stesso da una posizione dislocata rispetto a sé stesso, come se gli eventi in alcuni momenti fossero doppiati dal referto di una riflessione del protagonista stesso su quegli eventi. Noi vediamo l’io del protagonista sia quando

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leggiamo sia nella precisazione “il problema del sesso”, “gli sembra”: questo è un personaggio che sembra essere caratterizzato da un’acuta consapevolezza di sé stesso, riflette molto su di sé e sugli eventi che vive, però ci sono anche dei limiti della sua autocoscienza e della sua morale.

La prima frase stabilisce anche un ritmo, come se ci fosse una musicalità, la struttura è quella tipica di un laconismo maschile, è una scrittura tendenzialmente asciutta e questa è una delle cose rese meno bene nella traduzione. È una scrittura che per accumulo in alcuni punti arriva anche a momenti di pathos, difficili da rendere in traduzione per l’esiguità di elementi sintattici e lessicali utilizzati e il traduttore sembra che in alcuni punti abbia cercato di aggiungere materiale. C’è un tono anche di auto-osservazione dubitativa nella prima frase.

La situazione presentata subito dopo coinvolge un’altra persona che è Soraya, personaggio fondamentale. I due personaggi sono introdotti al tempo presente, un tempo iterativo, che individua l’abitudine, ciò che accade abitualmente, un tempo che si ripete uguale a sé stesso. Gli eventi analoghi in questione sono i giovedì pomeriggio durante i quali David si reca nel contesto residenziale in cui trova Soraya, la prostituta della quale David è cliente. Ogni giovedì pomeriggio, racconta il narratore nella prospettiva del personaggio, attraversa la camera da letto (si nota la decisione con cui si affronta quest’azione) e si sveste. Il dettaglio apparentemente banale del profumo buono della stanza rimanda alla dimensione del piacere.

I tempi utilizzati sono fondamentali: si sente l’abitudine ciclica delle azioni riportate, che si verificano ogni giovedì. Poi il dettaglio “tecnicamente David ha l’età per essere suo padre”, cosa che sembra problematizzare dal punto di vista morale quello che sta accadendo. Qui si vedono i limiti del personaggio, vede che Soraya è giovane e sembra problematizzare la questione, ma poi si risponde mostrando i limiti di questa moralità, “tecnicamente, si può essere padri a dodici anni”.

La frase “Nel deserto della settimana, il giovedì è diventata un’oasi di luxe et voluptè” comprende una doppia citazione baudelairiana: le ultime due parole rimandano a “L’invitation au voyage”, una poesia dei Fiori del male, in cui nel ritornello il personaggio immagina di andare a letto con l’amante. Il deserto e l’oasi rimandano ad un’altra poesia più tarda, sempre nei Fiori del male, in cui dice: “Voyage”, amaro sapere quello che si ricava dal viaggio, il mondo monotono e meschino sempre ci fa vedere la ns immagine, un’oasi d’orrore in un deserto di noia.

È un pezzo baudelairiano celeberrimo, che qui compone un mosaico di citazioni baudelairiane, dove una è l’invito al viaggio, quindi l’attesa della felicità, e l’altra, la realtà del viaggio, è fonte di un amaro sapere, ovvero l’immagine di noia e orrore, che è meno esplicita. In che misura l’orizzonte baudelairiano è del personaggio o del narratore? La risposta è suggerita nel corso del capitolo. Sicuramente questi due aspetti sono entrambi contenuti nel personaggio.

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Lezione 2 - 16/09/21

L’oasi di lusso e voluttà sembra presagire qualcosa di tragico attraverso l’immagine del deserto e dell’orrore e inizia anche a profilarsi il carattere di David, anche in relazione a Soraya, anche in base alla soddisfazione del sesso e in base ai sentimenti quasi coniugali che sente per Soraya. Il fatto di avere una relazione per così dire stabile, e fonte di piacere, fa sviluppare in lui l’idea di avere quasi un rapporto coniugale con lei e ritiene che Soraya ricambi anche il legame affettivo oltre che il piacere. David rivela quella che poi più avanti Rosaline definisce come la tendenza all’autoinganno, come nel pensare che Soraya ricambi ma anche che lei abbia un carattere simile al suo.

La riflessione si sviluppa in 2 direzioni: lui ritiene di avere un temperamento controllato, come secondo lui è quello di Soraya, e si chiede se quello di lei sia finto ma di nuovo si risponde dicendosi che la finzione non può spingersi a tanto (pag. 5) e il problema della prospettiva di David con una forte e acuta autocoscienza si profila anche per quello che implica nella relazione con l’altro. David è portato a un pericoloso egocentrismo nella relazione con gli altri, comprende gli altri alla luce di sé stesso, ma senza una revisione critica e autocritica di questo egocentrismo.

C’è il problema della proiezione narcisistica, quindi li vede come a lui conviene, e questo problema è riportato nella figuralità, i personaggi infatti nella narrazione ci vengono presentati come li vede David e quindi dobbiamo capire quanto la conoscenza che facciamo di essi sia influenzata dalla sua prospettiva. Il narratore dice che David pensa che il suo carattere non cambierà (pag. 4), è troppo vecchio per questo ed è ormai consolidato.

“Assecondate la vostra indole […] è una regola come quella di San Benedetto”: attenersi al proprio comportamento, senza sforzarsi di cambiarlo, suggerisce la riflessione di David, può essere una regola a cui attenersi, giunti ad un’età in cui si può dubitare della propria possibilità di cambiare.

Si chiede: “È felice?” La risposta cita l’Edipo Re di Sofocle, c’è un riferimento intertestuale che suggerisce che il piacere presente può non durare e lasciare la scena in futuro a qualcosa che sarà orrore o noia nel caso di Baudelaire o a qualcosa di tragico per Sofocle. Gli ultimi versi della tragedia presentano il coro, dopo che si è consumata la tragedia di Edipo: nonostante fosse l’uomo più fortunato di tutti, perché signore di Tebe per merito, per la sua intelligenza, scopre di aver ucciso inconsapevolmente il padre e aver avuto figli con la propria madre e diventa il più infelice degli uomini e si acceca metaforicamente per non vedere ciò che ha fatto.

Il coro conclude la tragedia con la frase che dice appunto aspetta di morire per dire se sei felice o no. Il tema della felicità sempre precaria ed esposta alla perdita diventa un tema della filosofia morale greca, presente in Aristotele, che nell’Etica Nicomachea scrive che avvengono molti mutamenti e eventi nella vita ed è possibile che la persona più prospera cada in disgrazia in vecchiaia, come Priamo, che come Edipo era re, ma alla fine muore da sventurato nonostante fosse stato felice della famiglia che aveva creato. Aristotele anche nella Poetica, trattato dedicato alla poesia, anche quella drammatica, presenta il rovesciamento dalla buona alla cattiva sorte nella rappresentazione della tragedia sulla scena.

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David presenta la sua cultura di letterato attraverso questi riferimenti. L’altro riferimento è a Madame Bovary di Flaubert, perché pensa a Emma Bovary per la gioia provata dal personaggio dopo il suo primo adulterio, una gioia selvaggia per l’adulterio consumato, per la passione che sente di aver trovato dopo la noia nel matrimonio, e questa gioia smodata di Emma ricorda il gaudio moderato di David, improntato sul suo temperamento controllato. Si sente superiore alla “povera, fantasmatica Emma”, poor e ghostly, termini che torneranno nel romanzo in riferimento però poi a David stesso, quando lui penserà ad una donna che incontrerà più avanti e penserà a lei come la povera Bev, brutta e priva di fascino, ma se lei è povera allora lui è in bancarotta perché la miseria l’ha raggiunto.

Ghostly, fantasmatica, per il fantasma di Emma Bovary, dunque descrive Emma in quanto personaggio, come fantasma dell’immaginazione, ma anche perché si suicida, ed è un’altra parola che ritorna a proposito di David, perché alcuni suoi studenti lo guardano senza vederlo, quindi anche lui si sente un fantasma.

Si comincia a raccontare del lavoro di David ed emerge che la soddisfazione che prova con Soraya è tale anche perché è correlata a una diffusa insoddisfazione sul lavoro. Con Soraya si toglie di dosso un fardello e a opprimerlo è innanzitutto la “grande razionalizzazione”, il processo che ha investito l’università, razionalizzandola economicamente, che impone determinati doveri ai docenti e che soprattutto marginalizza la cultura umanistica di cui David è esponente e di cui è impregnata la sua identità.

È un processo che abbiamo osservato soprattutto nel mondo anglosassone, ci sono state chiusure di diversi dipartimenti umanistici, ma si può vedere anche in Europa e Italia. Per David questa cosa comporta una perdita di virilità. Questa si lega alla perdita del sacro, che è espressa nel sentirsi, lui e i colleghi, dei chierici, uomini dello spirito, in un’età post religiosa, un’età che non ha più spazio per la spiritualità, intesa anche come cultura umanistica.

Lui si sente a disagio in quest’età anche rispetto al suo specifico incarico di docente di comunicazione. Svolge scrupolosamente il suo lavoro ma palesemente attende a questi doveri senza alcuna passione. Non condivide l’affermazione nell’intro del libro di testo secondo la quale il linguaggio è lo strumento che gli uomini hanno creato per comunicare coi propri simili. Affermazione ridicola per un umanista, è un’idea strumentale del linguaggio, che è stata criticata da un’intera tradizione filosofica e letteraria del 900, e che non sente come propria. Lui ritiene che il linguaggio nasca dalla poesia e dal canto che si sono sollevati per riempire l’animo dell’uomo troppo vasto, e conseguentemente vuoto, vuoto che ha causato la nascita del linguaggio, più che per utilità.

Per effetto di questa sfiducia in ciò che deve insegnare, non riesce a stabilire una comunicazione con i propri studenti, che guardano attraverso di lui, lo vedono come un fantasma, e lui ne ricava una lezione di umiltà, ma al tempo stesso avverte questa perdita di entusiasmo che si estende anche alle ricerche della sua vita. I 3 lavori in cui si condensa il suo lavoro sono:

  • Un saggio sull’opera, Boito e la leggenda del Faust: la genesi di Mefistofele, di fine 800;
  • Poi La visione di Riccardo di San Vittore, teologo medievale, ed è un saggio sulla visione mistica come eros;
  • E il terzo, Wordsworth e il fardello del passato, sulla storia del Sudafrica.

Sono tutti temi che usciranno fuori nel

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corso del racconto. Ora però è stanco della prosa accademica e vorrebbe dedicarsi a un’opera su Byron, un’opera musicale, non saggistica, e questo sarà un altro elemento che crescerà nel racconto. Inoltre il romanzo va inserito nel grande cambiamento storico che circonda la vicenda narrata, il cambiamento del Sudafrica nel post apartheid.

Il romanzo è pubblicato nel 1999 e dai riferimenti che possiamo raccogliere nel testo, (l’età di David, 52 anni, le circostanze della sua nascita, ecc) potremmo dire che si svolge tra il 1997 e il 1998 probabilmente, ovvero 3, 4 anni dopo il 1994, anno in cui definitivamente crolla il regime dell’apartheid e Nelson Mandela diventa il presidente del Sudafrica con l’African National Congress. Ci sono molti cenni a questo nel testo, come quando David si chiede cosa faccia Soraya quando non si prostituisce e dice “è tutto possibile in questi giorni”, in questi tempi sono possibili cose che fino a prima erano inverosimili.

Poi anche nella commedia in cui recita Melanie, in cui sembra che si vogliano lavare in una sorta di catarsi comica tutti i panni sporchi dell’apartheid. Oppure quando Rosaline, l’ex moglie, dice di non aspettarsi simpatie né da lei né da altri “non in giorni come questi”, sono tempi in cui non si ammette questo. Infine parlando con Lucy, la figlia, dice che sono “tempi di puritanesimo” e che il suo punto di vista su quello che sarà accaduto con Melanie non può essere affermato perché i tempi non lo consentono.

L’equilibrio raggiunto da David con Soraya è precario, non solo da quello che si ricava dalle citazioni letterarie e perché è un equilibrio che poggia sull’insoddisfazione di David, ma anche perché la stessa vicenda intorno alla storia sembra generare instabilità e imporre il cambiamento. E infatti, poi leggiamo che un sabato mattina tutto cambia. Così le modalità iterative delle prime pagine sono sostituite dal racconto di un evento particolare, il momento in cui David camminando per strada a Cape Town vede Soraya con i suoi figli e i loro occhi si incrociano.

I due non si avvicinano, ma questo evento suscita in David la consapevolezza che sia stato un errore guardarla e riconoscerla. Questo incontro rimanda a una poesia di Baudelaire sull’incontro con una passante. Il fatto di essersi incontrati fuori dal contesto in cui si incontravano fa sì che nei successivi incontri del giovedì la loro vita di fuori sia sempre presente sullo sfondo. Il legame coniugale che David immaginava con lei diventa una fantasticheria che tradisce un’invidia per il padre dei due figli, come dice nelle ultime righe del capitolo.

Così lui ora si riconosce ormai come un semplice cliente non speciale per Soraya, e si riconosce nel ruolo di uomo che ormai alla sua età è costretto a pagare per andare con una donna. Ricorda i giorni in cui in qualche modo il suo fascino gli aveva garantito l’attenzione e l’interesse delle donne, ora questo è finito e lui soffre dell’invecchiamento e di quello che porta con sé. “Un giorno tutto finì”, ovvero la facilità di creare legami con le donne.

Inizia poi a riflettere con maggiore sconforto sul suo invecchiamento e così il senso di insicurezza si infiltra anche nella relazione con Soraya, che fino a quel momento era una relazione che gli dava soddisfazione. Dice “è un fato a cui non può sfuggire” (pag. 10). Il termine fato, faith, rimanda ad un orizzonte tragico. È difficile dire quanto di tutto questo sia pensato da Soraya e quanto sia invece una proiezione di David, ma ciò che accade è che Soraya si sottrae a lui col pretesto di occuparsi della madre e

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scompare.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/14 Critica letteraria e letterature comparate

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher orangesky di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letterature comparate e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Ballerio Stefano.
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