Storia della letteratura artistica e della critica d'arte
Valerio Terraroli a.a. 2022/2023 - 26 settembre 2022
Le fonti classiche
Esistono molteplici modi diversi di leggere un’opera d’arte, bisogna capire chi li ha inventati e costruiti. Non esiste una storia dell’arte, ma esistono le storie dell’arte (infinite) che sono in continuo mutamento nel tempo, esse cambiano e mutano nel tempo grazie alle influenze da parte del mondo esterno. Appunto per questo, quando si parla di storie sull’arte è bene ricordare che esistono molteplici metodi per leggere e capire un’opera d’arte (la sua funzione, il suo significato etc), perciò bisogna sempre verificare ciò che si impara.
Sappiamo dalle fonti che intere biblioteche antiche sono state perdute: quella di Alessandria che possedeva tutte le testimonianze di quel tempo in tutte le lingue, materiali fisici diversi (papiro, pergamene, panni, etc), si concentrava il sapere dell’umanità ed è andato perso. Sebbene non si sappia molto sul mondo antico (causa incendio Alessandria) con l’aiuto delle testimonianze di Pausania sono sopravvissute un sacco di informazioni riguardo le varie opere d’arte realizzate durante l’antichità, soprattutto nel mondo greco del V secolo.
I materiali che costituiscono questa materia sono i testi scritti come per esempio i manoscritti, le trascrizioni e le iscrizioni lapidee. Già nella realtà greca del V secolo il libro e la scrittura più in generale erano essenziali, soprattutto per motivi pratici (censimenti vari, registrazioni del bestiame e conta degli averi); ad un certo punto la semplice scrittura diventa qualcosa di più, ovvero narrazione.
La storia della critica d’arte è legata alla seconda metà dell’800 e all’inizio del ‘900 dove è nata la storia come la conosciamo noi oggi. Storia della letteratura artistica: fonti sull’arte del passato più antico fino alla metà dell’800; Storia della critica d’arte: fine dell’800 inizio del ‘900.
La scrittura nasce da un’esigenza di carattere pratico, da scrittura si passa a narrazione, da qui entrano in gioco parole e termini greci che usiamo ancora oggi noi per esprimerci: thecne -> tecnica, l’arte di saper fare; anche un dipinto è techne, ma che cosa lo differenzia da altri oggetti? Ecco che si parla, dunque, di ars.
Ars -> arte, l’elemento che traduce thecne dandogli forma e valore estetico, qualcosa che corrisponde alle nostre aspettative e che varia a seconda delle civiltà/anni, il gusto cambia, se non cambiamo con la società veniamo esclusi da essa. Con l’ars viene attribuito un valore simbolico all’oggetto che varia attraverso il tempo. Le variazioni dei significati che vengono attribuiti servono a scoprire i valori di identificazione adottati da una società. Ogni forma d’arte è figlia del suo tempo.
Sia per i greci e latini i due termini identificano oggetti di artigianato e oggetti d’arte, la distinzione tra artigiano e artista non sussiste, mentre ora si. Quindi qual è la differenza sostanziale tra ars e techne? Entrambi i termini servono ad identificare oggetti di artigianato, infatti in passato non era presente una distinzione tra la figura dell’artigiano e dell’artista. Basti pensare come, nel mondo romano, non siano mai presenti nomi di artisti o costruttori/architetti, e opere architettoniche come il Colosseo o la famosa Domus Aurea non abbiano un creatore se non chi le ha commissionate: gli imperatori.
Cambia tutto però quando sulla facciata del duomo di Modena, in un bassorilievo, le figure dei profeti Enoch ed Elia reggono la dichiarazione scritta dallo stesso Wiligelmo in cui paragona se stesso a Fidia (scultore greco) e riconosce l’impeccabile lavoro dell’architetto Lanfranco. Ovviamente non è un fenomeno circoscritto alla persona di Wiligelmo ma è una realtà che tutte le botteghe artigiane vivono durante le varie epoche. Ecco perché Michelangelo riesce a spiccare e discostarsi dalla figura di “semplice” artigiano. Il paragone in cui si pone lo fa quasi salire di grado sociale, e da lì ecco che la figura dell’artista acquista sempre di più una sua indipendenza, distaccandosi dalla figura dell’artigiano.
L’artigiano era un lavoro familiare che veniva tramandato, l’artista è diverso, l’attività dell’artista è connessa al bene comune. Chi scrive distingue degli artisti di alto livello. Platone e Aristotele ed hanno due posizioni diverse per l’arte.
Il pensiero di Platone e Aristotele
Siamo sempre nella solita Grecia antica, e figure come Platone e Aristotele iniziano a porsi, oltre ai soliti dilemmi filosofici, il problema di che cosa sia l’arte. Facendo un salto indietro nel tempo, le prime civiltà di cui si conosce la cultura (egizi, sumeri, babilonesi, cretesi etc.) rappresentavano la figura umana in modo schematico, ma con la nascita e lo sviluppo della cultura e dell’arte greca (solo un secolo e mezzo più tardi), l’uomo viene ritratto con una rappresentazione naturalistica, dando vita ad opere mimetiche (mimesis: imitazione). L’opera è, dunque, un’imitazione della natura e il suo obiettivo non è più una rappresentazione schematica e simbolica della realtà, ma ha come unico compito quello di imitarne le fattezze. Viene da se il ragionamento secondo cui si misurava la bravura di un artista a seconda del suo livello di mimesi della natura.
- Pictura, Plastice, Toreutica, Statuaria: termini che servono per raccogliere i segreti di bottega.
Si sono salvati i libri che potevano essere utili e si tramandavano, si è fatta una scelta di cosa tenere perché non si poteva tenere tutto. Ci si chiede che cosa sia e cosa debba essere l’arte. La figura umana si evolve avvicinandosi sempre di più ad opere mimetiche.
Figura naturalistica -> La rappresentazione non è più simbolica ma è piena di rappresentazioni vere con caratteristiche di una persona. Quello più bravo ad essere mimentico cioè di rappresentare meglio il vero diventa l’artista per eccellenza e non più l’artigiano. L’opera più bella è quella più vicina alla natura, alla realtà.
Viene raccontato poi il mito di Pigmalione, scultore che ha il compito di realizzare una statua della dea Venere, e per rappresentare al meglio la perfezione usa come modello tante donne di origini differenti, prendendo da ognuna la parte del corpo più bella, quella perfetta. Finita la statua Pigmalione si innamora di questa, sognando di poterla avere come donna vera e venendo accontentato dalla stessa dea. La statua tramutata in donna però non è perfetta come lo scultore pensava, poiché sarà sempre una copia della realtà, e non la realtà vera e propria.
L'arte come copia
Per quanto riguarda il problema dell’arte come copia della copia delle idee, Platone ci spiega la sua teoria. L’intero universo è regolato dal Demiurgo, un’entità perfetta e infinita che mantiene l’equilibrio tra il caos e l’Iperuranio (o Mondo delle idee). Nel MdI sono presenti le essenze di tutto ciò che costituisce la realtà, ovvero l’idea perfetta di ogni singola cosa, anche di noi stessi e dei nostri pensieri. Sta al Demiurgo il compito di unire tali idee alla materia, creando così la natura e l’intero mondo in cui l’uomo vive. Essendo l’arte una rappresentazione della realtà, essa non potrà mai essere perfetta, poiché non è altro che la copia della copia dell’essenza (idea). L’arte potrà dunque solamente aspirare alla perfezione.
Di pensiero opposto c’è invece Aristotele, il quale afferma che l’arte, soprattutto quella letteraria, ha il compito di commuovere, smuovere i sentimenti e le emozioni di chi legge. Per farlo la storia deve essere riconducibile al vissuto e alle emozioni personali. Ci si deve riconoscere nell’arte ed essa deve far riflettere sui temi trattati. Ha inoltre il compito di mediare e lo stesso Aristotele afferma di sentire il bisogno di rivedersi nelle storie raccontate, (Il concetto vale anche per altre opere d’arte). L’arte per Aristotele è paura, commozione esempio la tragedia. Queste posizioni non spariscono ma migrano. Ecco che, come sempre, certi concetti riescono a viaggiare nel tempo, portando in certi casi a veri e propri episodi di iconoclastia a causa del forte valore simbolico delle immagini, che siano esse quadri, sculture, elementi architettonici con un forte valore e una storia alle spalle.
Se un’immagine è troppo mimetica, e quindi aspira alla perfezione, assume sempre più potere e significato morale nella maggior parte dei casi. Perché più una rappresentazione è “naturale” e più è bella? Ce lo spiegano Pitagora e la sua scuola di pensiero. Secondo il filosofo, infatti, il kosmos (l’universo) esiste secondo un equilibrio che permette la vita, ciò lo rende bello e in ambito morale buono. Si sviluppa da qui il concetto di kalos kai agathos (kalokagathia) ovvero il rapporto, l’equilibrio che esiste tra il buono e il bello. Ecco che, sulla base di questo concetto (buono=bello) gli eroi e le divinità vengono rappresentati quanto più belli possibili e senza vesti, poiché la nudità e la bellezza del corpo rappresentano l’equilibrio tra perfezione fisica e perfezione morale. Il rapporto che esiste tra kalos e agathos viene chiamato armonia, che è basata sull’equilibrio del cosmo.
Iconoclastia
-> distruggere le immagini. Ciò che abbiamo ricavato dal mondo antico continua. L’armonia è un valore riconosciuto alle opere d’arte.
Ekphrasis
Una modalità di rappresentazione è l’Ekphrasis, ovvero la tecnica secondo cui è possibile, tramite la descrizione verbale, rappresentare e visualizzare un’opera d’arte visiva, che sia questa un quadro, una scultura o un’opera architettonica. Infatti grazie all’ekphrasis è possibile notare particolari di un’opera che ci sarebbero altrimenti sfuggiti. Questa dunque aiuta l’analisi dell’opera. Un buon esempio di Ekphrasis è la riproduzione fedele dello scudo di Achille, di cui si parla nel libro 18 dell’Iliade: Patroclo è morto, Achille è arrabbiato e la madre Teti chiede ad Efesto di forgiare delle nuove armi per il figlio così che possa vendicare la morte di Patroclo. Nel passo è presente una descrizione accurata dello scudo grazie alla quale lo si riesce bene ad immaginare e, in alcuni casi, a rappresentare.
Ekphrasis -> un modo per descrivere un’immagine con le parole cosi chi legge o ascolta la visualizza nella propria mente; è un racconto verbale vivido di un oggetto, in questo modo avvicina l’interpretazione dell’opera.
La pittura è poesia muta e la poesia pittura parlante -> ut pittura poesis. Esempio: la ricostruzione grafica dello scudo di Achille, che in realtà non è mai esistito. Omero scrive due testi: Iliade, storia dell’ultimo anno della portata dei greci contro Troia; Odissea, infinito viaggio di ritorno dalla distruzione di Troia a Itaca. Omero utilizza delle figure retoriche per descrivere personaggi o azioni (similitudine), che servono ad evocare delle immagini nella mente di chi ascolta perciò è inevitabile pensare che le immagini e le parole siano strettamente collegate tra di loro “le parole sono immagini pensate e le immagini sono parole visibili”.
Omero dedica una lunga parte nell’Iliade a un oggetto, che da noi viene considerato un oggetto artistico ma per Omero è un oggetto di scena: lo scudo divino di Achille. La madre di Achille ha cercato di evitare che andasse in guerra perché sapeva che sarebbe stato ucciso, ella chiede ad Efesto di forgiare delle armi invincibili che avrebbero protetto il figlio: una corazza, elmo, scudo e i calzari. Omero fa una descrizione molto dettagliata di questi oggetti per rendere visibile la loro bellezza (definizione descrittiva di un oggetto molto chiaro), parte figurativa elemento più importante perché racconta una storia, identifica le allegorie: il bordo è oro, salda al centro dello scudo un elemento balteo (elemento plastico e sporgente dello scudo). Lo scudo è diviso in cinque parti di disegni in rilievo; in questa prima parte Omero definisce qualità, materiali e tecniche descrive una visione continua di un racconto, ci fa entrare in modo immaginario nello scudo, prima descrive cosa circonda il centro: cielo stellato, sole, luna – scorrere del tempo – cielo boreale. Due città di uomini immortali: in una ci sono nozze e banchetti e portano per la città le spose uscite dai talami (stanze matrimoniali) alla luce delle accole ardenti, descrive una scena di festa: possiamo distinguere il sesso delle figure dipinte sulle pareti perché le giovani donne sono vestite con lini leggeri (trasparenti) e portano corone di fiori mentre i giovani hanno un corpo unto di olio e hanno tuniche corte e corte spade d’oro. Insieme corrono in cerchio = come il vasaio muove il tornio col piede e con la mano segue il movimento del tornio per vedere se funziona bene.
27 settembre 2022
Si sono salvati alcuni esempi diversi di tipologie di letterature artistiche: poesia epica (Orlando Furioso) sonetto, poesia elegiaca, racconti (Decameron), poesia (Divina Commedia), romanzo, romanzo ellenistico o latino. In epoca ellenistica nasce poi una nuova letteratura: la prosa (Amore e Psiche).
Fonti dirette e indirette
Esistono fonti dirette e indirette (citazioni d’arte) come lettere, epistole (Lettere al fratello Theo di Van Gogh) in cui si parla di altro ma viene anche citata l’arte ricavando così molte notizie. Oppure contratti tra committente ed artista, nei parametri stabiliti si trovano indicazioni dell’opera da realizzare, gli appunti grafici dell’opera; ha valore legale e in esso vengono inserite info sull’opera commissionata, inventari di ogni genere (possono riferirsi ad una collezione) e le iscrizioni presenti nelle opere stesse.
Altra fonte indiretta gli inventari che sono elenchi di beni ad esempio di una collezione. Le iscrizioni con data e firma dell’autore con dedica al committente. Le fonti indirette sono qualcosa in più alla letteratura artistica. Prime testimonianze di fonti dirette sono i trattati in cui gli artisti scrivono una sintesi dei lavori che fanno, possono essere di architettura (Vitruvio ed Ipodemo) e alcuni sulle tecniche applicate alle materie prime. Sono sostanzialmente tecnici: trattato di architettura in cui si sintetizza elementi tecnici architettonici che diventano poi norme (il De pictura dell’Alberti). Si teorizza ciò che viene costruito con il proprio lavoro: trattato dedicato alle arti in cui i materiali vengono trasformati in delle tecniche: pittura, scultura, architettura, arti applicate decorative.
Trattati tecnici puri: ricettari, oppure trattati tecnici più ampi con parti teoriche, infine il trattato teorico per indicare come nasce, si delinea e indicazioni di carattere normativo riguardante l’arte. Una fonte diretta è la letteratura periegetica: è una guida, testi che descrivono territori e città in cui troviamo notizie di artisti e opere anche con critiche; e la letteratura sull’artista, la quale comprende elogi in occasione della morte di un artista o di un’incoronazione di un sovrano citando gli uomini illustri della città, autobiografie raccogliendo parti di vita e di ciò che hanno fatto (Ghiberti), biografie degli artisti scritte da letterati o amici ma non tutto ciò che scrivono è verità, e quella più importante ed esaustiva per quanto riguarda il periodo da Giotto a Michelangelo: Le Vite di G. Vasari, è il punto più alto della letteratura artistica del 1550 (+ edizioni) raccogliendo tutte le notizie possibili che ricavò partendo da Cimabue fino a Michelangelo. Questo libro condiziona circa 2 secoli e mezzo (fino al ‘700).
Per Platone l’opera d’arte non servirebbe a nulla, si basa sul ragionamento filosofico e elabora la teoria del mondo visibile, ovvero quello che percepiamo con i nostri sensi è la realtà ed è fatta di materie e sono tutte forme diverse, gli esseri umani sono tanti e sono tutti diversi sono uomini e donne; esiste un mondo altro delle idee. Platone capisce la bellezza dell’artificio ma bisogna essere consapevoli che ciò che si vede è la copia della copia, per rendere davvero il senso non sarà l’immagine la cosa migliore ma le figure astratte degli elementi non mimetici: nella semplicità c’è l’essenzialità del divino. Secondo il metodo sofistico esiste un personaggio Teeteto e un ospite, un discepolo, dove uno provoca una discussione e l’altro gli risponde contrastandolo. L’arte è un’imitazione di un’imitazione, più finta della realtà; per Platone la realtà è una copia della realtà ideale, gli attribuisce un valore di illusionismo, piacevolezza ma privi di qualsiasi significato d’indagine della realtà.
Per Aristotele le opere d’arte sono capaci di riflettere ciò che siamo. L’arte è importante perché accende i nostri sentimenti, attribuisce all’oggetto artificiale la carità di suscitare in chi la guarda commozione. Secondo Aristotele le opere d’arte essendo formate da immagini hanno una potenza molto forte. Primo libro di Aristotele: libro legato alla tragedia. Secondo libro dedicato alla commedia (andato perduto). Il primo libro della poetica è un testo che sopravvive al naufragio della cultura classica e che entra attraverso la tras
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