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Letteratura italiana

Opere e autori principali

Anselmi G.M. — Chines L. 2019 Leggere i classici italiani. Un’antologia

Bonazzi N. — Campana A. — Giunta F. — Maldina N. 2013. Itinerari nella letteratura italiana. Da Dante al web

Alighieri D. Inferno, Pasquini E. — Quaglio A.E. (ed.), Milano.

Pirandello L. Sei personaggi in cerca d’autore

La vita e l'opera di Dante Alighieri

Tra Cavalcanti e Dante c’era grande amicizia e sodalizio letterario, frequentano circoli poetici con anche Cino da Pistoia. Si oppongono a Guittone d’Arezzo, poeta e religioso del tempo, per dar via a una nuova poesia, ispirandosi al bolognese Guinizzelli (canzone Al cor gentil rempaira sempre amore: amore a cui non ci si può opporre, a cui si ricollega Dante nel V canto con cui Francesca giustifica l’adulterio con Paolo; nella poesia anafora, lessico padano diverso dal fiorentino), citato nel purgatorio come il primo di poeti che "usaron rime legger, dolci e soavi".

Dante tra l’86 e l’87 soggiorna a Bologna (sonetto sulla torre Garisenda). La nuova poesia si basa sulla fedeltà al dettato d’amore e la qualità stilistica piana e dolce. Con loro anche Lapo Gianni e altri poeti stilnovisti (dolce indica sintassi piana e lineare, lingua cittadina colta e raffinata, rinunciando alle forme plebee) sono impegnati nelle vicende politiche ma trattano di temi esclusivamente amorosi: il poeta spiritualmente nobile tramite l’amore si eleva spiritualmente; la donna amata è mediatrice fra uomo e divino, avvia l’amante alla perfezione spirituale.

Cavalcanti dà una concezione dell’amore negativa e dolorosa che colpisce la parte non razionale dell’anima: la ragione soccombe trascinata dagli impulsi, dal desiderio ansioso e inappagabile (canzone Donna me prega).

La Vita nova di Dante

Dante nasce a Firenze nel 1265 da piccola nobiltà cittadina (avo Cacciaguida seconda crociata). Nella Vita nova Dante raccoglie alcune poesie giovanili (la prima A ciascun’alma presa e gentil core) e ne compone nuove disponendole delineando uno sviluppo narrativo nelle vicende del suo amore per Beatrice (prosimetro), conosciuta all’età di nove anni (figlia di de’ Portinari). Nei primi capitoli in chiave stilnovistica e guinizzelliana cela l’amore per lei fingendo di amare una donna dello schermo ma finisce di mostrare troppa insistenza per lei danneggiandone la reputazione, Beatrice gli toglie il saluto (Tanto gentile e tanto onesta pare) per lo sdegno (fonte di salvezza e beatitudine per l’amante poeta).

Dalla canzone Donne che avete intelletto d’amore la lode di Beatrice è posta come oggetto della poesia e come fine dell’amore di Dante. Con la morte di lei, l’amore diventa per una beata del paradiso che guida l’amante verso un processo di innalzamento spirituale. Le rime petrose sono dedicate all’amore per una donna indicata con il nome-senhal Petra o come bella petra, al contrario di Beatrice aspra e dura per cui Dante ha un desiderio ossessivo, angoscioso, degradante, bestiale; lo stile dei versi è aspro.

Politica ed esilio di Dante

Dopo la Vita nova, Dante è impegnato in politica dal 1295, ma le lotte tra i guelfi neri e bianchi lo portano all’esilio nell’inverno 1301-02. Ora si dedica all’attività poetica e scrive canzoni ampie e complesse di materia morale e dottrinale, alcune che rientrano nel Convivio (vasta opera con un trattato proemiale e poi 14 testi poetici incentrati su una virtù o un problema filosofico o morale, ognuno commentato in prosa da lui stesso). Studia poi filosofia presso i francescani di Santa Croce (tematiche mistiche e profetiche della tradizione biblica e medievale) e i domenicani di Santa Maria Novella (razionalismo, aristotelismo cristiano, sistemati prima da Tommaso d’Aquino). Dante vuole scrivere un testo filosofico in volgare non in latino per un pubblico ampio.

Nel Convivio Dante dice che l’imperatore (eletto tra il popolo romano, nominato da Dio) deve far conseguire la felicità terrena agli uomini, il papa quella ultraterrena (temi sviluppati nel trattato di filosofia politica De Monarchia). È priore nel Comune di Firenze nel 1300 (culmine della sua carriera politica nata nella magistratura per la sua origine nobile), periodo di tensioni politiche tra neri (radicali nell’appoggio del papa) e bianchi (moderati, tra cui lui). Dopo provvedimenti restrittivi dei bianchi per i neri, questi chiamano Bonifacio VIII che manda a Firenze dei pacieri per un colpo di stato per portare i neri al potere. Dante e altri bianchi usciti da Firenze sono condannati a morte e alla confisca dei beni: cercano alleati tra i filoimperiali, ma nel 1304 i negoziati falliscono. Dopo una sconfitta dei bianchi Dante inizia un esilio solitario da una corte all’altra cercando protezione e ospitalità. Ora inizia la Commedia (fin dal primo canto auspica arrivo di personaggio che porti felicità e salvezza all’Italia, sembra nel 1310 Arrigo VII ma poi muore).

Opere filosofiche e linguistiche

Il De Monarchia è scritto tra la discesa di Arrigo e gli ultimi anni ravennati, diviso in 3 libri (nel primo parla dell’impero come necessario per pace, felicità e giustizia e che l’imperatore estendendo il proprio dominio su tutta la terra non ha altro da desiderare pertanto non è schiavo della cupidigia; nel secondo del ruolo storico svolto dall’Impero Romano; nel terzo parla dei rapporti tra i poteri universali del papa e dell’impero, guide per la felicità ultraterrena e terrena).

Nel De vulgari eloquentia del 1304-05 Dante spiega le origini della differenziazione linguistica con l’evento biblico della torre di Babele: in Europa ci sono tre gruppi, il germanico, il greco e il romanzo (Europa meridionale), da cui le tre lingue di sì, d’oc e d’oil. Il volgare è una lingua nobile perché naturale mentre la grammatica latina è artificiale (nel Convivio invece affermava la maggiore nobiltà del latino). Il trattato è in latino perché rivolto a dotti e letterati, in tre livelli stilistici, alto (tragico o sublime), medio e basso (umile). Il volgare illustre può essere usato dagli scrittori più eccellenti e per gli argomenti più grandi (scuola siciliana, stilnovisti toscani e bolognesi). Dante è ritenuto padre della lingua italiana, intuisce le forze e le possibilità del volgare (già nel Convivio) come veicolo della comunicazione umana. Il volgare illustre è anche cardinale, aulico e curiale (corte imperiale).

Il sonetto "Guido, i’ vorrei che tu Lapo ed io"

Il sonetto Guido, i’ vorrei che tu Lapo ed io fa parte della raccolta delle Rime, non sistemate definitivamente da Dante. È il racconto di un sogno giovanile ad occhi aperti e condiviso con i compagni stilnovisti Cavalcanti e Lapo Gianni con le rispettive amanti. Il tono fantastico allontana dai dolori dell’esistenza quotidiana e prende forma secondo topoi della letteratura medievale francese: l’augurio e l’incantesimo. Dante desidererebbe essere vittima con i suoi amici di un incantesimo da un mago che li pone su una navicella fatata immune da tempeste o altri impicci della navigazione su cui i poeti parlano d’amore con le donne senza stancarsi mai, anzi crescendo il desiderio di stare insieme. È un sogno di evasione, nello stilnovo amore e amicizia sono elementi definitori e peculiari di un’intera poetica.

Queste rime sono trasmesse da una traduzione di copia (come Boccaccio), Dante non pensò mai di raccogliere le poesie giovanili e pubblicarle (solo quelle della Vita nova, scritte come questa per una corrispondenza privata). In un codice in risposta di Guido declina l’invito a salire sul vasel. Lapo sarebbe Lapo Gianni, notaio e poeta stilnovista citato nel De vulgari per l’eccellente uso del volgare. Nei primi manoscritti si parla di Lippo al posto di Guido, forse un amico di Dante autori di sonetti amorosi. Stampato nel 1527.

Petrarca e il Canzoniere

Cinquant’anni dopo Petrarca scrive un souhait analogo in latino sognando di unire su sfondo marittimo amore per Laura e amicizia per Ludovico di Beringen chiamato Socrate: l’incantesimo consiste nell’essere tramutati in gabbiani; come in Dante, il mare, l’amicizia e l’amore creano un microcosmo fuori dal tempo e dallo spazio geografico che protegge dai dolori della vita. Un romanzo di Santagata ricostruisce la vita di Dante da una prospettiva sentimentale dividendo in una parte sull’amore e sull’amicizia, dedicate a (Beatrice) e Guido.

Petrarca passa per Firenze nel 1350, diretto a Roma per il giubileo. A Firenze è accolto da estimatori come Boccaccio, ma prova senso di estraneità per Firenze. Nasce ad Arezzo nel 1304 da un notaio guelfo bianco amico di Dante, esiliato con lui nel 1302. A 8 anni va ad Avignone perché il padre lavora alla corte pontificia (1305-77 cattività avignonese, esilio di corte papale da Roma), importante capitale culturale, in Francia studierà diritto e segue lezioni di letteratura, componendo i primi versi. In questi tempi diventa protetto del cardinale fratello del papa. Nel 33 si fa chierico per problemi di sussistenza, viaggia in Europa del nord. Nel 27 ha conosciuto Laura non lontano da Avignone (locus amoenus), di Venerdì Santo (data da Petrarca immaginata per la sua forte cristianità, che lo definisce ancora un uomo medievale nonostante sia considerato un preannunciatore dell’umanesimo), e da qui nasce il suo senso di colpa e pentimento all’infinito per aver avuto pensieri al di fuori del suo Salvatore (molto cristiano). Questo bipolarismo petrarchesco porterà alla raccolta del Canzoniere. Laura è l’aura, l’alloro (legato anche ai poeti per la corona), il sospiro dell’amore e l’ispirazione poetica, donna e fama letteraria che porta amore, passione terrena, desiderio di gloria (al di fuori dell’innalzarsi a dio che porta Petrarca a purificarsi).

Fonti di ispirazione di Petrarca

Importanti fonti Virgilio e Cicerone per lo studio dell’antica Roma: legge e annota le Decadi superstiti di Tito Livio. Vede Roma ricca di vestigia meravigliose, che gli suscitano un senso di pietà per le guerre intestine che mangiano l’Italia al suo tempo. Denuncia questa situazione nelle Epistole in latino e nel Canzoniere in volgare (che secondo Petrarca non poteva essere lingua della cultura). Scrive il De viris illustribus, enciclopedia storica delle vite degli uomini illustri antichi (pagani e cristiani), il poema Africa (riscrittura con inserti mitologici della III decade liviana che narra della II guerra punica e delle gesta di Scipione l’africano). Gli stralci di queste opere girano alla corte angioina e nel 40 riceve due proposte di incoronazione poetica, da Parigi e Roma (nel 41 incoronato d’alloro in Campidoglio come poeta e storico). Legge le Confessioni di Agostino, per staccarsi dai piaceri mondani e cercare dentro di sé l’itinerario che conduce a Dio: scrive un diario intimo (con interlocutore anche sant’Agostino) in cui drammatizza il rovello interiore tra il suo essere che aspira alla gloria e ama Laura e la letteratura pagana e il dover essere un buon cristiano; Agostino rimprovera l’attaccamento a falsi piaceri (peccato capitale dell’accidia). Compone lettere infuocate all’amico Cola di Rienzo che raccoglie in un libretto Sine nomine.

Il Canzoniere di Petrarca

Nel 1342 organizza il primo nucleo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta), studia il greco con l’obiettivo di leggere Omero in lingua originale ma poi sarà costretto dalla sua ignoranza a leggerlo nella versione latina. Scrive poi le lettere di cose familiari (Rerum Familiarum libri) con fatti di vita privata e pubblica in 350 pezzi divisi in 24 libri che consentono oggi di ricostruire la vita del poeta. Il Canzoniere è diviso in due parti, una in vita e l’altra in morte di Laura, con il dolore giunge alla maturità e cresce la smania perfezionatrice dell’artifex che risistema, lima, corregge, riordina e completa il suo lavoro.

A Milano lavora alla sistemazione delle sue opere e compone parallelamente poesie in latino destinate ai letterati (67 Epystole divise in tre libri). I Visconti gli affidano ambascerie a Venezia, Parigi e Praga dove incontra l’imperatore Carlo IV.

Struttura del Canzoniere

Il Canzoniere è un insieme di libri di poesia, opera unitaria assemblata per narrare le vicende d’amore. 366 liriche (317 sonetti, 29 canzoni, 9 sestine, 7 ballate, 4 madrigali: principio della varietas indicato già nel sonetto proemiale) divise in due parti, la prima riguarda i 21 anni dal 6 aprile 1327 al 6 aprile 1348 (morte), la seconda comincia da lì. Numero è giorni di un anno, dalla morte di Cristo (nascita dell’amore per Laura) alla morte di Laura (rinascita di Cristo, domenica di Pasqua). Nel Canzoniere si esprime il sentimento amoroso nelle sue varie articolazioni (dal potere salvifico della donna all’assenza dell’amata), frutto di inesausta ansia di correzione dei testi e revisione del progetto complessivo, testimoniata da diversi manoscritti. Le oscillazioni del cuore sono riflesse da antitesi o dittologie. Il compito del poeta non è come per Dante più l’esplorazione della vastità del linguaggio ma dell’infinita combinazione di pochi termini fortemente connotativi. Il Canzoniere ha andamento non progressivo ma ciclico, un componimento per giorno dell’anno. Dante arriva in paradiso con volontà e altezza di ingegno, Petrarca lo fa con l’umiltà del cristiano penitente della canzone conclusiva dedicata alla vergine e attende di essere salvato dalla Grazia.

A Venezia la morte continua a strappargli gli affetti (figlio, amico Socrate), in vecchiaia compone raccolta di lettere (insieme di cose senili, Rerum senilium libri) con riflessioni e note di vita privata in 17 libri dedicandoli all’amico fiorentino Nelli. Le Senili si concludono con una missiva ai posteri (la Posteritati è una summa del ritratto ideale di sé). Una delle Senili indirizzata ad amico Boccaccio dopo aver sfogliato il Decameron poco prima di morire, ma si dimostra interessato solo alla novella di Griselda, la riscrive in latino. Il De remediis fortune sono brevi dialoghi tra Gioia e Speranza, Dolore e Timore con la Ragione (Petrarca filosofo morale). Nel 68 a Padova ed Arquà scrive che spera che la morte lo trovi intento a leggere o a scrivere. I Trionfi li porta a termine poco prima di morire infatti: serie progressiva di sei visioni in cui il trionfatore di un capitolo soccombe nel successivo (Amore trionfa su uomini, su di lui Pudicizia, Morte, Fama, Tempo, Eternità).

Il Rerum volgarium fragmenta è il primo libro di poesia volgare, modello linguistico, stilistico e metrico per i successivi. Le rime sparse sono programmate, infatti il sonetto proemiale è Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono. Nel numero dei componimenti centrale il numero 6 (data di innamoramento e morte, 3+6+6=15; 1+5=6), essendo 366 i giorni dell’anno il Canzoniere colloca la dimensione profana della vita nella successione sacra ed esemplare del calendario liturgico. Le liriche sono talvolta organizzate in piccoli blocchi coerenti e la loro collocazione non è casuale (ordinate dalla perdizione alla salvazione).

Petrarca rielabora le poesie continuamente per la difficoltà nel dare ordine a questi componimenti (che devono dare un significato al percorso sia poetico sia esistenziale). Diverse sono le fasi di composizioni (redazione=assetto mediato delle liriche in un libro organico; forma=vari passaggi che testimoniano le sperimentazioni; palinsesto=pagine con più scritti e poi rasciate per trovare l’originale): lavora dal 73 alla sua morte al manoscritto Vaticano latino 3195 (in parte autografo in parte idiografo=scritto da un copista, Giovanni Malpaghini, sorvegliato dall’autore, con cui lui poi litiga e riscriverà tutto di suo pugno); il 3196, o codice degli abbozzi è tutto autografo (scritto da Petrarca). Il sonetto 211 era stato inizialmente scartato ma poi reintrodotto, ad esemplificare i numerosi ripensamenti di Petrarca visibili nel codice degli abbozzi (nota risalente a una decina di anni dopo): la terzina finale è mutata rispetto a questo, la fine è mutata enfatizzando la data dell’innamoramento a morte di Laura già avvenuta. Il tema del labirinto in questo sonetto rimanda alla selva di Dante e prefigura il palazzo di Ariosto, in generale lo stato di crisi dell’uomo.

Noto copista di Petrarca è Boccaccio che trascrisse il Canzoniere tra il 63 e il 66 nel manoscritto Chigiano. Un secolo dopo l’invenzione della stampa a caratteri mobili fa apparire a Venezia la prima edizione del Canzoniere insieme a Trionfi. Qualche anno dopo il rinnovo della veste grafica e della punteggiatura, il formato portatile in ottave portano a grande fortuna e circolazione, diventa di moda tra dame e signori del tempo farsi dipingere con il mano il ‘petrarchino’. Il petrarchismo è il modello tematico e stilistico del Cinquecento e dopo sia in Italia che in Europa.

Intertestualità e influenze poetiche

Nel terzo canto del Canzoniere si nota la memoria intertestuale di Dante, con il verso "senza sospetto" e "guai" che rimandano al canto V dell’Inferno: Petrarca decide di citare Dante anche se non lo ama, è piuttosto amico di Boccaccio che lo esalta ma lui lo definisce dissonante. Come in Tanto gentile e tanto onesta pare e in Dante, anche qui gli occhi sono l’elemento che trasmette e comunica l’amore (simbolismo, cattedrale gotica già con Dante poi con Boccaccio). Il proemio del Canzoniere rimanda ai primi versi della commedia perché da una condizione di condivisione si passa a un’esperienza individuale.

La vita di Giovanni Boccaccio

Boccaccio nasce a Firenze o Certaldo nel 1313 da un agiato mercante (banchiere che per il proprio interesse sfrutta l’astuzia, l’uomo è al centro delle sue possibilità). Dopo i primi studi grammaticali, lavorò in bottega a Napoli dove vivevano dal 1327 (padre lavora presso angioini). La Napoli aristocratica e cortigiana si differenziava dalla Firenze mercantile e comunale. Frequenta corsi di diritto e da autodidatta gli studi umanistici (classici antichi, testi mediolatini, letteratura in volgare). Le prime prove letterarie di Boccaccio: Caccia di Diana, poemetto in terzine dantesche.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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