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Architettura e città nell’Ottocento

Dopo la metà del 700 la rivoluzione industriale cambia il corso degli avvenimenti, in Inghilterra e poi in tutto il mondo, con evidenti conseguenze sull’ambiente costruito. Tali conseguenze scaturiscono da diversi fattori quali:

  • Aumento della popolazione; l’aumento della vita media porta ad avere una maggior disponibilità di forza lavoro che a sua volta rilancia l’industrializzazione.
  • Aumento dei beni e dei servizi; aumento e miglioramento della vita media che innesca un circolo positivo nella società.
  • Ridistribuzione degli abitanti sul territorio, dando vita all’inurbamento ossia lo spostamento dalla campagna ai centri urbani.
  • Sviluppo dei mezzi di comunicazione: le strade a pedaggio, i canali navigabili, le ferrovie; si sente la necessità di movimentare le merci prodotte.

La crescita rapida delle città comporta la nascita di nuove abitazioni che però vengono costruite in maniera provvisoria e senza che si badi più al valore dell’edificato in sé, all’abitazione singola, ma alla capacità edificatoria dei terreni, a quanto spazio è possibile recuperare costruendo più abitazioni su un unico terreno.

Nasce così una nuova fascia costruita: la periferia, che si stabilizza attorno al nucleo storico della città, con edifici pubblici e religiosi.

La forte spinta all’industrializzazione e l’impiego massiccio della forza lavoro spingono gli ambiti filosofici e letterari ad interrogarsi su quale sia la condizione della classe operaia. Il primo a farlo è Friedrich Engels.

Friedrich Engels

Nella metà dell’800 si reca a Manchester per seguire l’azienda di famiglia. È qui che, entrato a contatto diretto con il progresso generato dall’industrializzazione, si interroga sulle condizioni di vita delle classi meno abbienti. Osservando i centri storici delle città afferma che il fenomeno dell’inurbamento aveva comportato un sovraccaricarsi del tessuto urbano con il conseguente peggioramento delle condizioni igieniche e del benessere della vita.

Si forma un nuovo schema di città, caratterizzato da ciminiere che oscurano l’orizzonte e il centro storico caratterizzato da alloggi stretti, bui e su più livelli, in cui andavano a prendere posto più famiglie assieme.

È in questo ambiente inabitabile che si genera l’assetto della città liberale, che si caratterizza per due aspetti: il sovraffollamento dei luoghi storici, che vengono abitati dalle classi operaie e il contemporaneo spostamento dei centri più abbienti verso le parti marginali della città, dove i lotti, lontani dall’edilizia congestionata e dall’industria, lasciano spazio e respiro alla costruzione di abitazioni unifamiliari.

Di fronte a questi problemi e a questo assetto urbano si delineano due alternative:

  • Negare tutto quello che è stato fatto fino ad oggi e proporre un modello urbanistico del tutto nuovo: gli utopisti.
  • La possibilità di intervenire sul tessuto urbano preesistente, regolamentando l’espansione urbanistica: i pianificatori.

Le città dell’utopia: utopisti

1. Robert Owen

È il primo utopista, un industriale scozzese che diventa membro della società letteraria e filosofica di Manchester, dove aveva avuto la possibilità di studiare la condizione della classe operaia, nonostante egli fosse in prima persona un imprenditore che stava sfruttando quindi a suo vantaggio la classe sociale presa in studio.

Owen rifiuta la teoria del self made man. Egli afferma che l’uomo non è in grado di autodeterminarsi, bensì è fortemente condizionato dal luogo in cui vive; se voglio quindi migliorare le sue condizioni di vita, devo migliorare l’ambiente in cui egli vive. Mettendo in pratica le sue teorie, propone il primo modello urbanistico della pianificazione dell’800. L’impianto è caratterizzato da due fattori cardine: il primo è la condivisione degli spazi, come ad esempio i servizi e il secondo è l’autoalimentazione dal punto di vista economico della comunità che andava ad insediarsi in questo nuovo complesso, basata su un sistema di tipo agricolo.

(L’economia si reggeva sulle attività agricole svolte all’interno del complesso).

Questo nuovo sistema, per 1800 abitanti, presenta una pianta rettangolare, dove sul perimetro vengono disposti gli alloggi residenziali, al centro, degli edifici che ospitano servizi comuni quali mensa, scuole. Un lato del perimetro viene invece riservato al dormitorio, che accoglie il terzo figlio delle famiglie più numerose.

Dal punto di vista dell’insediamento, gli utopisti stabiliscono un numero massimo di abitanti da insediare nei loro complessi che si aggira attorno ai 1200 e ai 1500 abitanti. Manca però l’opportunità, nella politica inglese, di realizzare questo progetto; allora Owen con una proposta privata decide di comprare un terreno in Indiana di 30mila acri e con 800 seguaci dà vita al suo modello comunitario (Villaggio Harmony). L’articolazione resta a scacchiera, con i servizi centrali. Tuttavia, la mancanza di capitale economico in grado di supportare la sua iniziativa e le discordie nate fra i suoi seguaci, spingono Owen ad abbandonare l’Indiana, a dichiarare fallimentare la sua proposta e a tornare in Inghilterra dove, nel frattempo, le condizioni di vita degli operai erano migliorate.

2. Charles Fourier - Francia

Secondo utopista, inizia le sue riflessioni nel 1808; considera immorale una società basata sulla competizione degli interessi individuali o di classe e propone come alternativa l’unione degli sforzi, prediligendo la vita comunitaria a quella individuale per raggiungere uno stato di armonia universale, la cui realizzazione deve avvenire gradualmente, attraverso 7 periodi storici, al tempo di Fourier egli considera di essere in transito verso il sesto periodo storico dove la città, mantenendo il centro storico consolidato, andava ad espandersi in maniera concentrica intorno ad esso. Bisognava ci fosse, secondo il suo modello, un sistema di assi viari molto razionale che decongestionasse il traffico, al termine poi di ogni asse viario doveva ergersi un importante edificio pubblico. Secondo lui il settimo periodo ci sarebbe stato quando al sistema insediativo tradizionale si sarebbe sostituito il complesso del Falansterio, con un massimo di 1500 abitanti, che ripropone ancora una volta un sistema di vita comunitario.

Il centro del complesso è destinato alle funzioni pubbliche, si articola per ali: una ospita le funzioni più rumorose connesse al lavoro e alla scuola. Presenta due piani in altezza connessi tra loro da gallerie rialzate destinate a funzione residenziale. Anche in Francia le condizioni politiche ed economiche non permettono la realizzazione delle visioni di Fourier.

3. Jean Baptiste Godin

Colui che realizza il piano più riuscito tra gli utopisti. Era un industriale, realizza per i suoi operai un edificio più modesto ispirato al falansterio, chiamato Familisterio.

Godin si rende conto che gli alloggi comuni venivano privati della loro privacy, decide quindi di garantirla nei suoi progetti e sposta la base economica da agricola ad industriale. Il Familisterio viene realizzato per fasi, il primo blocco sulla sinistra viene realizzato nel 1859, il blocco centrale nel 1862 e l’ultimo blocco sulla destra nel 1877. Venne realizzata anche una parte antistante gli edifici che conserva i servizi ad uso della comunità.

La gestione dell’insediamento è affidata alla comunità che vi risiede; è un insediamento industriale ed abitativo, che si autogoverna e che rimane in piedi fino al 1939.

Le città della pianificazione

La sinistra, uscita perdente dalla Rivoluzione francese, si ferma e con lei si ferma anche il sogno di rivalutare il benessere della classe operaia attraverso delle metodologie urbanistiche, concentrandosi più su aspetti politici ed economici. Anche la destra entra in crisi di fronte al problema della sistemazione della città, capendo la necessità di incidere sul tessuto urbano esistente con un nuovo sistema che impedisca una nuova rivoluzione.

Il 1848, segna quindi il passaggio dal modello liberale a quello di città post liberale, la quale presenta 5 punti caratteristici:

  • Viene stabilito un confine tra spazio pubblico e privato, rappresentato dai fronti stradali.
  • L’uso della proprietà privata è libero e viene regolamentato dall’intervento statale.
  • I fronti stradali diventano il confine pubblico-privato.
  • La densità eccessiva e la mancanza di alloggi a buon mercato vengono mitigati con la realizzazione di parchi urbani e case popolari.
  • Si ricavano dalla città antica modelli formali e stilistici, mentre si accentua la contrapposizione tra tecnici e artisti. I tecnici, quali specialità ingegneristiche, vanno a supportare le iniziative pubbliche dello stato riguardo le infrastrutture, gli impianti, mentre gli artisti si occupano della cura dell’aspetto formale delle nuove costruzioni.

Parigi

È una delle città che diventa il faro della pianificazione urbanistica per oltre un secolo. Napoleone III era uscito vittorioso dalla Rivoluzione francese ed era salito al potere, sentiva però la necessità di ingraziarsi la popolazione francese e lo fa realizzando delle opere pubbliche. Aveva anche molta paura che nei borghi storici di Parigi, con intrecci di vie strette, dove si consumarono le prime sommosse della Rivoluzione francese, potessero nascere nuovi disordini.

L’intervento urbanistico pensato da Napoleone richiedeva però un forte appoggio politico e progettuale. Il Barone Haussmann sostiene l’attività edificatoria di Napoleone III; le sue opere si dividono in 5 categorie:

  • Lavori stradali (sventramento), sovrappone al corpo dell’antica città una nuova maglia di strade larghe e rettilinee, consentendo rappresaglie militari più efficaci.
  • Modifica l’assetto amministrativo della capitale. Il limite della città è portato a coincidere con le fortificazioni.
  • Lavori edilizi: la prefettura si occupa della costruzione di edifici pubblici nei nuovi quartieri e nei vecchi sottoposti alle trasformazioni: scuole, ospedali, lo stato si incarica invece di edifici militari strategici.
  • Nuovi alloggi popolari a Parigi, dando vita alla Cité Napoléon.
  • Realizzazione dei giardini pubblici: Bois de Boulogne e Bois de Vincennes.

Teatro dell’opera, Charles Garnier (1861-1865), Biblioteca di Sainte Geneviève edifici pubblici importanti e simbolici costruiti al termine degli assi viari. La ripresa estetica di motivi stilistici architettonici dal passato contribuisce a privare dell’identità specifica e architettonica del costruito. Depersonalizzazione dell’abitante della città moderna.

Vienna

È un caso particolare, già nel 1600 il nucleo centrale iniziava a soffrire per via dell’aumento della popolazione e si avvertiva la necessità di ampliarsi, doveva però difendersi dalle invasioni dell’est Europa non poteva quindi demolire. Si decide allora di costruire una cinta muraria concentrica a quella esistente, detta Linienwall. In tal modo una grande fascia inedificata, il Glacis, si sviluppa intorno al centro storico. Il nucleo storico Altstadt rimane quindi invariato, eccetto per alcuni interventi di recupero.

Nel corso della rivoluzione industriale iniziano a muoversi i primi cambiamenti all’interno della città: la città interna, l’Altstadt mantiene la struttura originaria medievale, il Glacis inizia ad essere utilizzato per il passeggio, pian piano la città esce dalla sua cinta muraria.

Per il piano di espansione di Vienna viene bandito un concorso pubblico nel 1858. Tre architetti si occuperanno della soluzione più funzionale per l’espansione della città.

Barcellona

La Spagna rappresenta un caso a sé nel panorama europeo, perché risente molto tardi della rivoluzione industriale (anni 30 dell’800). Nel corso del 1840 ci fu la necessità di espandersi e furono elaborati diversi piani. Il primo fu pianificato da Miguel Garriga Y Roca che propone un sistema a scacchiera articolato per settori. Due anni dopo l’abbattimento delle mura viene bandito un concorso per l’espansione di Barcellona; viene incaricato Cerdà il quale realizza un nuovo centro urbano caratterizzato da una maglia quadrangolare con angoli smussati.

Innovazione di Cerdà, insediamenti isolati autonomi dal punto di vista dei servizi, non concepisce la completa saturazione dei lotti che era progressiva alle esigenze di insediamento che andavano a presentarsi volta per volta.

L’Art Nouveau

Fenomeno di tipo artistico, artigianale e architettonico che nasce in Belgio e si diffonde poi in tutta Europa con nomi diversi: in Italia come Stile Liberty o floreale, in Francia come Art Nouveau, in Inghilterra come Modern Style, in Germania come Jugendstil, Sezessionstil in Austria, Modernismo in Spagna. È il nuovo stile, il momento in cui nasce l’architettura moderna e viene negato il passato, è l’espressione della cultura della classe borghese, che si sviluppa a vantaggio di una classe e a scapito di un’altra, ma investe sull’intera sfera sociale.

Questo fenomeno nasce da vari stimoli, tra cui le Arts & Crafts, il Gothic Revival, le costruzioni in ferro, l’Impressionismo, il Simbolismo, la figura di Thonet per quanto riguarda la curvatura del legno e quindi l’uso nuovo di materiali tradizionali ed infine la cultura orientale, in particolare l’arte giapponese, tanto che c’è un negozio a Londra chiamato Liberty & Co il cui fondatore è il maggior importatore di arte giapponese in Gran Bretagna.

Elementi fondanti l’Art Nouveau sono quindi:

  • Il carattere internazionale.
  • L’unificazione tra le arti maggiori e quelle minori; l’architettura trae spunto dalle arti artigianali.
  • La liberazione dalle forme del passato, attraverso la volontà di piegare la moderna tecnologia alle nuove istanze del gusto ed il nuovo modo di intendere il rapporto artificio-natura.
  • Il concetto dell’Einfuhlung (= Empatia); ossia il rapporto diretto tra autore e opera stessa, attraverso un’energia contenuta all’interno della materia.
  • Il trionfo della linea; “la linea è una forza” che agisce in modo simile alle forze naturali elementari, in particolare si tratta di una linea curva, naturale ed organica chiamata “colpo di frusta”.

Nell’Art Nouveau si distinguono due famiglie morfologiche:

  • Una caratterizzata da forme concavo-convesse, organiche (Horta, Van de Velde e Gaudì).
  • L’altra impostata prevalentemente su forme dal rigore geometrico (la scuola di Wagner, Mackintosh).

Wilhelm Worringer in “Astrazione ed Empatia” riconosce una comune matrice psicologica tra astrazione ed organicità. Esistono nell’uomo due tendenze psicologiche: una che spinge verso l’organico e il bello di natura e l’altra che lo spinge verso la perfezione matematica e quindi verso l’astrazione (vedi il razionalismo).

La tendenza all’astrazione si troverebbe nell’uomo primitivo indifeso nei confronti della realtà fenomenica. La creazione artistica per lui consiste nell’evasione dal mondo reale che non riesce a comprendere e da ciò nasce l’astrazione geometrica, dall’incapacità quindi di intendere la realtà fenomenica. L’uomo primitivo realizza una sintesi astratta lontana dal reale che lo spaventa. Viceversa la tendenza all’organicismo vitale si troverebbe nell’arte classica, in cui l’individuo è divenuto capace di controllare l’arbitrarietà del mondo fenomenico al punto da interpretare col proprio sentimento quella realtà, egli si fa un’idea di cosa sono i fenomeni naturali e quindi realizza rappresentazioni con la forza delle linee e c’è empatia tra l’artista e l’opera d’arte.

L’Art Nouveau in Belgio

Il Belgio ha un’industria che è agevolata dalle risorse naturali del paese e che genera un clima di progressismo, supera le Arts & Crafts. Sono attenti alle condizioni degli operai e alla situazione culturale, diventano piccoli mecenati. È qui che abbiamo la nascita di questo nuovo fenomeno Art Nouveau, in cui spiccano due personaggi fondamentali: Victor Horta che è l’architetto per eccellenza e Henri Van de Velde, architetto, designer e teorico-pensatore di questo nuovo gusto.

Victor Horta

1. Hotel Tassel, Bruxelles 1893

Hotel in francese significa casa, egli viene incaricato di realizzare un edificio residenziale da Messier Tassel, un professore di geometria descrittiva dell’università di Bruxelles oltre un collaboratore dell’ufficio studi della ditta Solvay (soda caustica).

Sorge in una strada caratterizzata da edifici a schiera, ovvero edifici unifamiliari con un solo ingresso. Abbiamo quindi un lotto cieco, due pareti laterali senza aperture, per cui bisogna prendere luce dal soffitto e dai due fronti. Inserisce un’innovazione: il bow-window centrale, una sorta di aggetto curvo della parete per aumentare la superficie vetrata e di conseguenza la quantità di luce, sia nel prospetto anteriore che posteriore, dando vita ad una facciata concavo-convessa.

Nella parte superiore è presente un terrazzino con due colonnine e un cornicione, altra grande novità rivoluzionaria in questo edificio sono i materiali utilizzati: metallo e pietra sono fusi tra loro secondo il concetto dell’Einfuhlung, non c’è più la separazione tra struttura metallica e tamponamento in pietra. All’interno troviamo una coerenza totale data dal colpo di frusta che parte dalla pavimentazione, per poi salire alle pareti, dalla balaustra del corpo scala fino alla copertura metallica superiore, con la graduale intensificazione del colore sulle pareti.

2. Maison du Peuple, Bruxelles, 1895

Edificio con 3 funzioni: era la sede de

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nicoletucci di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Giannantonio Raffaele.
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