Fisiologia umana
Introduzione
L’alimentazione influenza molteplici meccanismi omeostatici ed è influenzata da meccanismi
omeostatici, inoltre l’adattamento fisiologico è alla base dello stato di nutrizione.
La fisiologia quindi spiega il funzionamento dell’organismo, a questa appartengono diverse
discipline quali anatomia, biochimica, biologia cellulare, fisica e ingegneria che permettono di
capire come funzionano i sistemi di controllo e di regolazione. Questa fisiologia che spiega il
funzionamento dell’organismo permette di comprendere la fisiopatologia, quindi quando le cose
non vanno come devono, parliamo ad esempio di ipertensione, il sale è importantissimo come
additivo negli alimenti o per conservarli. In passato era facile
disidratarsi a causa delle infezioni alimentari, non c’era acqua
potabile, da qui la necessità di avere un supplemento di sodio, ossia
un catione extracellulare, quando si suda si perde tanto sodio e ci si
disidrata, di conseguenza si ipotende, per risolvere il problema si fa
una fisiologica, si da una soluzione salina (NaCl). Nel momento in cui
abbiamo ridotto il fabbisogno di sodio il nostro organismo ci ha
permesso di selezionare cibi salati come sapore per cui ricerchiamo
gli alimenti, questo fabbisogno poi è venuto meno, ma l’industria
alimentare ha capito che il nostro organismo apprezza il sodio.
La malattia avviene quando la normale regolazione dell’organismo non funziona più, serve
compensare i problemi altrimenti inizia ad insorgere la malattia. Ci si ammala quando l’ambiente
non è perfetto, l’alimentazione è uno dei principali determinanti del cattivo assetto
dell’organismo, quindi diventa più vulnerabili nelle situazioni critiche per cui ci si ammala tutto di
un tratto come l’ictus, l’infarto, ecc. Il primo passaggio per capire la relazione dieta-salute è capire
come funziona l’organismo.
Concetti basilari
Il concetto che sta alla base della fisiologia e della nutrizione è il concetto di omeostasi, la nostra
omeostasi presuppone una capacità di adattamento, un altro concetto importante è
l’organizzazione dell’organismo.
L’omeostasi è come andare in bici, è necessario sapere come sono fatti i pezzi della bici per capire
come funziona, ma se descriviamo tutti i pezzi non possiamo descrivere come una persona va in
bici. È importante capire cos’è l’omeostasi in termini dinamici ossia il mantenimento della stabilità
dell’ambiente interno dell’organismo, non è una stabilità immobile, chiunque di noi se è vivo è in
equilibrio omeostatico, mantiene stabile l’ambiente interno dell’organismo, la pressione non va né
troppo giù, altrimenti il sistema nervoso smette di funzionare, non arriva sangue al cervello, né
troppo su, infatti una pressione elevata può portare emorragia cerebrale, oppure l’ipertensione
porta aterosclerosi, scompenso cardiaco, oppure danni renali, e diverse complicanze
dell’ipertensione. Un’altra variabile è la glicemia, se è troppo bassa si va in coma ipoglicemico, se
invece è troppo alta si sviluppa il diabete, la poliuria, ecc.
Se prendessimo una persona e la mettessimo in un bidone di azoto liquido, questa sarebbe stabile
per l’eternità, ma questa non è l’omeostasi, l’omeostasi è la stabilità dinamica di una persona
continuamente trasgredita, la dinamicità è essenziale, ogni parametro fisiologico ha una stabilità 1
dinamica, infatti l’organismo ha meccanismi di controllo per cui genera instabilità, basta pensare al
ciclo mestruale che non è una situazione continua, ma una situazione in cui ci sono meccanismi
che portano una variazione ormonale che cresce e poi meccanismi di controllo che la spengono.
Se ci tagliamo abbiamo dei sistemi che creano un’instabilità molto forte e generano la
coagulazione, l’occlusione del vaso, ma tutto ciò si deve risolvere, altrimenti si crea un trombo,
una coagulazione intravascolare disseminata.
L’omeostasi quindi prevede il mantenimento della stabilità dinamica dell’ambiente interno
dell’organismo, l’oscillazione è fondamentale per il mantenimento di questi sistemi. Il
mantenimento della stabilità dell’ambiente interno dell’organismo si comprende sulla base di
alcuni elementi che sono fondamentali: ci sono delle variabili regolate come temperatura,
concentrazione plasmatica di soluti (calcio, cloro, glucosio, trigliceridi, amminoacidi, ecc.), il
volume e la pressione del sangue, sono variabili per cui esistono sistemi di controllo. L’organismo
per controllare le variabili regolate usa cinque elementi: dei sensori, degli input che veicolano il
segnale che viene dai sensori ai centri integrativi, questi sono quei centri che elaborano i segnali
che vengono dai sensori e mandano segnali in uscita, degli output a degli elementi effettori.
Se guardiamo la regolazione a breve termine della pressione quando ci alziamo in piedi questa
avviene per opera dei barocettori, ossia delle cellule che registrano la pressione delle arterie, se
c’è tanta pressione il vaso sanguigno, che è elastico, si dilata, la distensione di alcune cellule
muscolari che stanno nella parete dei vasi danno il segnale di aumento di pressione e i recettori,
che sono recettori di allungamento sono i barocettori. I barocettori mandano segnali nervosi ad un
centro integrativo nel tronco encefalico che rileva che la pressione è aumentata, questo manda
segnali nervosi, degli output, agli elementi effettori, questi segnali nervosi viaggiano attraverso il
sistema nervoso simpatico, raggiungono il cuore a livello del nodo senoatriale che aumenta la
frequenza cardiaca, c’è un aumento della forza di contrazione cardiaca, un aumento della gittata
cardiaca, poi i segnali nervosi arrivano alle arterie periferiche facendole contrarre e facendo
aumentare la pressione del sangue che quindi arriva al cervello.
Anche quando mangiamo abbiamo dei sensori nell’intestino che rilevano la presenza di materiale
alimentare che è nello stomaco, c’è un sensore che rileva la distensione gastrica, segno che c’è del
cibo nello stomaco, quando poi lo stomaco si distende c’è una cellula endocrina che normalmente
produce grelina, che quando arriva il cibo smette di produrre grelina, quindi c’è un input che è un
segnale sempre attivo, quindi la grelina a digiuno è elevata, quindi poi questo segnale si riduce, la
grelina si abbatte, dove il sensore è la cellula endocrina che produce la grelina. L’input è costituito
da un ormone che arriva all’ipotalamo dove c’è un centro integrativo che aumenta la fame e la
sazietà, arrivando ai centri integrativi l’input porta ad un aumento di sazietà e diminuzione
dell’appetito, l’output poi va alla corteccia dove cambia il nostro comportamento alimentare.
A tutti i livelli ci sono gli elementi che permettono il controllo di variabili regolate, controllo che
avviene con due modalità: una che produce, sulla variabile regolata, un effetto contrario a quello
che è stato rilevato, si tratta di un sistema di controllo a feedback negativo, è molto comune. Si
tratta di un sistema di controllo in cui se ad esempio vediamo la glicemia che sale, i sensori
arrivano al centro integrativo che genera un output che porta ad un rilascio di insulina. L’insulina
di per sé non fa nulla, è un segnale che arriva ad elementi effettori come i tessuto insulino-
sensibili, quindi tessuto adiposo, muscolo e fegato e qui realizza quelle azioni metaboliche che
portano ad esprimere trasportatori del glucosio (GLUT4) sulle cellule, viene sintetizzato glicogeno,
e viene inibita la gluconeogenesi, quindi la glicemia si è alzata e il sistema a feedback negativo 2
produce un effetto contrario alla variazione vista, riporta l’oscillazione verso il valore di
riferimento, verso il set point.
Ci sono anche dei feedback positivi che tendono ad amplificare il cambiamento registrato dai
sensori, ne è un esempio la cascata della coagulazione: il sangue in un punto piccolo è
direttamente esposto al collagene sotto all’endotelio, una rottura di questo strato di cellule porta
ad una cascata della coagulazione che si amplifica. Anche nel neurone abbiamo una
depolarizzazione della radice dell’assone, poi c’è un fenomeno tutto o nulla, la cellula cambia la
polarità e si scatena il potenziale d’azione, poi c’è un feedback negativo.
Abbiamo quindi una variabile regolata per cui esiste un set point, un riferimento dell’intervallo in
cui deve stare la variabile, c’è poi un sistema di controllo per la variabile regolata, servono dei
sensori, ma anche degli input perché possiamo avere tanti sensori disseminati nell’organismo che
mandano gli input ad un centro integrativo che interpreta la situazione e elabora una risposta che
viaggia attraverso degli output verso degli elementi effettori che generano poi la risposta che fa
variare la variabile regolata.
Se abbiamo freddo i sensori sono termocettori che segnalano un abbassamento della temperatura
non solo perché ci vengono i brividi, non sono solo i termocettori di una zona ad elaborare la
risposta, ma c’è un insieme di termocettori che mandano input ai centri integrativi nel tronco
encefalico che poi manda degli output a degli elementi effettori che sono piccoli muscoli alla base
dei peli, a questo punto abbiamo i brividi. I brividi sono piccoli rigonfiamenti causati dalla
contrazione dei muscoli pilo-erettori.
Se sale la temperatura corporea i sensori, i
termocettori mandano input ai centri
termoregolatori del cervello, comparano la
temperatura al set point, mandano i segnali
agli effettori, c’è una comparazione tra ciò che
è giunto dalla temperatura corporea e i set
point, poi c’è un output che va alle ghiandole
sudoripare, al circolo sanguigno e ai muscoli
scheletrici che si rilassano, il circolo sanguigno porta ad un rilassamento dei vasi che portano il
sangue alla pelle, si disperde calore e le ghiandole sudoripare entrano in azione e il sudore
evaporando sottrae calore al corpo, cosa che fa ridurre la temperatura corporea.
Quando in questo sistema viene alterato il set point, magari a causa di un’infezione, questa manda
delle sostanze, dette pirogeni, che arrivano ai centri ipotalamici di regolazione della temperatura e
cambiano il set point portandolo da 37° a 40°, cambiamo quindi il nostro giudizio sull’ambiente. La
persona che sviluppa la febbre inizia a dire che fa freddo, quando abbiamo la febbre abbiamo i
brividi, il nostro giudizio sull’ambiente non è più così oggettivo, sentiamo il freddo anche se fa
caldo, il cervello giudica le situazioni sulla base delle retroazioni, variando il set point mettiamo in
atto delle regolazioni inconsce come brividi, chiusura del circolo sanguigno periferico; la nostra
corteccia cerebrale è in grado di decodificare le situazioni imparando che c’è una certa situazione
sulla base del controllo a retroazione, se quando fa freddo il nostro sistema mette in atto
contromisure come i brividi e la vasocostrizione, il nostro cervello vedendo quella retroazione
interpreta che fa freddo, non che qualcuno ha cambiato il set point. Il nostro cervello impara la
reazione sulla base della nostra risposta abituale. 3
I sistemi sono ridondanti, se la temperatura scende ci sono
termocettori cutanei, la temperatura scende a onda quadra, in
questo caso ci sono input che vanno ai centri termoregolatori del
cervello che mandano output ridondanti che danno una risposta
equilibrata, ad esempio c’è una riduzione della produzione di
sudore, la vasocostrizione dei vasi che portano sangue alla cute,
riducendo la perdita di calore, la stimolazione di muscoli
scheletrici che portano brividi e aumento della temperatura
corporea. Questo crea una vulnerabilità nell’organismo, la
glicemia ad esempio normalmente oscilla, è più facile che scenda
quando siamo a digiuno, ma i sistemi di controllo per alzare la
glicemia che scende sono molti: intervengono glucagone,
adrenalina, cortisolo, ormone della crescita, ecc. L’insulina invece
è l’unico ormone che abbassa la glicemia che sale, la ridondanza
del feedback negativo permette un controllo più modulato e più
sicuro, infatti noi abbiamo solo sistemi stereotipati e sovrapposti
che permettono di dare una risposta modulata che smorza le
reazioni. Se diamo dell’adrenalina perché abbiamo freddo e dobbiamo costringere i vasi sanguigni
cutanei, mobilizzare delle scorte per finanziare l’aumento di dispendio dato dall’aumentata attività
dei muscoli scheletrici, l’adrenalina fa anche alzare la pressione; sono sistemi integrati che fanno
molte cose, le risposte sono complesse, spesso ridondanti. Le risposte inoltre non sono istantanee,
serve tempo per tornare al punto di partenza, in questo tempo ci sono instabilità, è vero che la
temperatura torna su, ma in realtà la temperatura eccede il set point fino a quando una risposta a
feedback negativo riduce l’oscillazione, i nostri sistemi di controllo devono smorzare il segnale
oscillatorio. Alcune volte ci sono instabilità nel sistema nervoso simpatico e parasimpatico per cui
sentiamo prima caldo e poi freddo, alcune volte impazzisce il sistema neurovegetativo a creare
oscillazioni, è una regolazione divergente.
I nostri sistemi di regolazione a feedback negativo devono smorzare l’oscillazione senza
amplificarla perché la risposta non è istantanea, quando facciamo un pasto ricco di carboidrati le
persone insulino resistenti vanno in ipoglicemia, le presone insulino resistenti, le persone obese
che compensano la glicemia che tende ad aumentare con un’aumentata secrezione insulinica
hanno una potente risposta glicemica, quindi il pancreas porta una
risposta insulinica potente che fa scendere la glicemia, ma poi serve
rallentare perché la glicemia continua a scendere, l’insulina è stata
secreta in grande abbondanza in maniera ritardata, quindi la persona
tende ad andare in ipoglicemia post prandiale e avverte i sintomi di
ipoglicemia che poi porta a far salire nuovamente la glicemia.
Questo concetto di feedback si applica anche a qualcosa di più
complesso, l’attività fisica richiede allenamento, quando ci si allena
inizialmente siamo debilitati, poi torniamo in buone condizioni, poi
facciamo ancora esercizio e quindi si continuano a creare temporanee
condizioni di debilitazione che fanno funzionare sistemi di feedback che ci
fanno adattare ad un livello superiore, la performance cambia quando
creiamo situazioni che ci fanno adattare ad un livello superiore. 4
Livelli di analisi dei sistemi fisiologici
Ci sono delle parti che dialogano tra loro nell’organismo, ci sono
infatti tantissimi ormoni che viaggiano nel nostro corpo e
mandano informazioni. Nel fegato ci sono diversi processi
metabolici, come quelli che demoliscono gli amminoacidi che
prima cedono i gruppi amminici che vengono incorporati nell’urea
e diventano chetoacidi, poi i chetoacidi gluconeogenici si
trasformano in piruvato che permette di formare di glucosio, il
fegato quindi è un esportatore netto di glucosio che può essere
trasformato in piruvato attraverso la glicolisi. I processi possono
andare avanti o indietro in diversi organi, sono sempre le stesse reazioni biochimiche, ma vanno in
direzioni diverse, da un lato nel fegato catabolizziamo gli amminoacidi per produrre glucosio che
va nel muscolo, qui dal glucosio passiamo a piruvato che si carica di gruppi aminici, prodotti dal
catabolismo locale degli amminoacidi, e l’alpha chetoglutarato diventa glutammato, mentre il
piruvato diventa alanina. Il fegato quindi manda scheletri carboniosi come il glucosio al muscolo
che carica a sua volta su questi scheletri dei gruppi amminici che permettono di essere esportati
come alanina e glutammina che vanno l’una direttamente al fegato dove scarica il gruppo
amminico e rimanda i gruppi carboniosi al mittente, mentre la glutammina va all’intestino dove
diventa glutammato, i gruppi amminici vanno sul piruvato e poi si forma alanina che va al fegato.
Il rene è molto importante, in assenza di fegato le concentrazioni di alanina salgono mentre le
concentrazioni di glucosio non scendono, quindi non tutto il glucosio a digiuno viene dal fegato,
dando molecole di alanina e glutammina marcate con isotopi stabili, si vede che in assenza di
fegato appare del glucosio con carbonio derivante dalla glutammina, quindi questa via dove la
glutammina è catabolizzata per portare via ammoniaca, porta alla gluconeogenesi renale. Nel rene
quindi c’è una via che permette di fare una gluconeogenesi renale, normalmente invece il rene
produce glucosio, ma rilascia anche dell’alanina che va poi al fegato.
Importante è come possiamo interpretare la stessa composizione
corporea e gli stessi stati di nutrizione a diversi livelli di complessità,
quindi possiamo studiare la composizione corporea come atomi, come
molecole, come cellule, come massa cellulare o extracellulare, come
tessuti o come corpo intero.
La fisiologia spiega questa organizzazione, possiamo vedere la
composizione chimica e quella cellulare, ma anche quella del tessuto, o
dell’organo che è fatto da diversi tessuti; gli organi però lavorano in un
sistema o in un apparato che sono un insieme di organi che lavorano
coordinatamente, ciascuno fatto di diversi tessuti. Questo livello più
complesso è uno dei diversi componenti dell’organismo in toto, la persona presenta diversi
sistemi. Serve capire come dialogano i sistemi, come dialogano i singoli componenti e che
relazione c’è tra i diversi livelli di comprensione, dal più semplice al più complesso.
L’infiammazione è un meccanismo di
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