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Socrate

470/69 aC - 399/98 dC

mondo greco: anni si contano sugli anni in cui cade l’Olimpiade (in estate, quindi per noi a

cavallo tra due anni)

Figlio di scultore e levatrice.

Aspetti secondari della sua vita, ma da lui valorizzati come

elementi che hanno prodotto un grande insegnamento. È un

individuo che come la madre, aiuterà a cavare fuori da ognuno di

noi la verità e che come il padre dà forma alla materia del

discorso per costruire una verità condivisa.

Una importante caratteristica di S. come cittadino ateniese: oplita

(soldato della falange greca) resistente e coraggioso.

Il funzionamento della falange è un aspetto importante della vita di S. e della concezione

greca e ateniese: falange = individui che marciano fianco a fianco in file orizzontali poste

parallelamente, in maniera risoluta con un grande e pesante scudo e una lunga lancia. La

disposizione a falange garantirà strepitosi successi all’esercito ateniese (es. contro impero

Persiano). ↓

Nella falange ogni individuo, per amore verso la patria e verso i compagni, è essenziale per la

tenuta dell’esercito. Tutti insieme e SOLO tutti insieme possono determinare la vittoria o la

sconfitta sul campo.

Nella falange si dà importanza alla coscienza civile di ogni singolo soldato, e questo è uno

specchio di quello che diventa Atene Durante l’età di Pericle, V Sec. (sotto cui vive Socrate,

età d’oro di Grecia e Atene)

↳ organizzazione della politica cittadina su base democratica (demos)= ciascun

individuo della città (libero, maschio, maggiorenne, in grado di servire all'interno della

falange*) ha diritto di parola uguale agli altri all’interno della βουλή (-volontà, luogo in

cui si esprime la volontà)

βουλή= parlamento greco, non nominato in maniera elettiva, ma accoglie tutti i

cittadini ateniesi *. I cittadini votano dopo uno scambio di opinioni e argomentazioni a

favore o contro una determinata risoluzione.

Disinteressato alla politica attiva (anche se un oplita) S. è più interessato a girare per la città

interrogando i sapienti: politici, artigiani, sacerdoti (3 categorie che rappresentano chi ha dei

saperi all’interno di città) e inquietando questo loro sapere (“Sai davvero tutto quello che devi

sapere?” “Il tuo sapere è esaustivo?”) Nel farlo viene accompagnato da delle persone

interessate. ↓

I dialoghi che S. ha con i sapienti di Atene ci vengono raccontati da uno dei suoi più grandi

allievi, Platone.

S. è stato probabilmente allievo di Anassagora, che fu il primo filosofo di Atene (colui che

porta il modo di interrogazione della natura di tipo razionale dal vicino Oriente - Grecia

orientale - nel continente), naturalista, amico di Pericle (arconte estremamente importante,

grande fautore di democrazia, osteggiato da altri partiti - aristocrazia (nobili, ricchi) - che

colpirà molte delle persone a lui vicine - Anassagora - amministra la seduta di βουλή e il 1

volere cittadino), viene accusato di empietà (= mancanza di rispetto verso gli dei) a causa

della sua visione naturalistica del mondo (es. la luna e il sole non sono divinità, ma sono

materia non diversa da quella che si incontra tutti i giorni: sassi, pietre, fuoco, ecc.) e viene

allontanato dalla città.

S. non lasciò nulla di scritto.

Scelta significante, poiché la scrittura era molto diffusa.

Ritiene che solo nel dialogo vissuto, nello scambio del sapere quando è prodotto e condiviso,

si può attingere alla verità.

In un testo scritto si può attingere solo ad un'ombra, qualcosa che decade rapidamente.

↓

Quindi, senza testi scritti, come conosciamo S.?

Grazie a una serie di fonti

- Dialoghi del suo allievo Platone;

I primi scritti di Platone, in cui le sue teorie non sono presenti, sono molto aderenti

agli insegnamenti socratici.

- Senofonte, storico;

Nel descrivere la storia dell’età di Pericle, inserisce anche il periodo in cui vive S. e

parte della sua storia. Senofonte è allievo di S., anche se non filosofo.

- Aristofane, drammaturgo, scrive commedie.

Uno dei momenti più importanti della condivisione

della vita dei greci, dopo la βουλή, è il teatro, la

condivisione di un periodo in cui si mettono in scena

tragedie e commedie. Un momento importante nella

πόλις greca (città stato, città autonoma, rapporti di

alleanza, a volte rapporti di subordinazione dopo

guerre, alleanze e leghe, governate da città più potenti,

es. Atene dopo guerre persiane) è la partecipazione

insieme al rito del teatro, messa in scena di tragedie e

commedie. Tragediografi e commediografi sono figure

importanti.

Aristofane in una delle sue commedie “Le nuvole” mette in scena l’attualità della città

di Atene e nell’attualità mette in scena anche S. in maniera ironica, come individuo

che vive al di sopra delle nuvole (con testa e corpo), che non si cura del mondo per

come esso è nella sua realtà, attorniato da giovanotti perdigiorno - e costruisce la

prima parodia dell'attività del filosofo.

Argomento nuvole - ci conduce a fine di vita di S., condannato a morte

RAPPORTO TRA SOCRATE E SOFISTI - Socrate “contro” i sofisti

Aristofane, ne Le Nuvole, lo sbeffeggia come perdigiorno, che se ne sta in un mondo a sé

stante, filosofando su questioni di cui non è realmente esperto e lo accomuna ai Sofisti:

→

Chi sono i sofisti? particolare categoria di filosofi,

anche da punto di vista etimologico il termine è apparentato a quello

di “filosofo”

Differenza:

-ἱστός = issimo = sofos (sapiente) al massimo grado, sapientissimo 2

φιλεῖν- = amare, stimare, desiderare = ambiscono a sapere, amano

sapere, amano la saggezza ↓

Si comprende una punta di possibile antagonismo tra le due figure

I sofisti professano all’interno della città di essere insegnanti di sapienza, maestri di virtù.

Svolgono e rivolgono il loro insegnamento a un padroneggiamento della parola, sono

professionisti della parola, del dire e delle sue tecniche

↳ termine che descrive la scienza della parola e del dire, retorica: arte della parola, uso

della dialettica per convincere e difendere propria posizione.

Uso che approfondisce il modo per cui il discorso si può piegare in forme anche

dialettiche, cioè di scambio serrato di motti e modi di dire, in maniera da smontare

reciprocamente la posizione dell’altro, uso del paradosso per difendere la propria

posizione.

il termine “parola”/ “discorso” in greco è apparentato con il termine “ragione” = λόγος

↓

I sofisti sono maestri del λόγος, con la specificità di guidare alla maestria, alla sapienza e

alla competenza dell’uso del λόγος in modo che questo sia funzionale ad argomentare in

favore di una certa posizione/di un certo argomento e quindi gli interessi dietro quella

argomentazione.

C’è una funzionalizzazione del λόγος all’utile, all’utile di far trionfare la propria posizione.

I sofisti insegnavano ai giovani benestanti di Atene (che possono permettersi di stipendiare

l’insegnante), che nell’Atene democratica hanno perso il ruolo di governo privilegiato della

città, perché il regime è passato da aristocratico a democratico, a parlare, difendere,

smontare le argomentazioni altrui in favore delle proprie.

L’insegnamento sofistico, come tutti quelli di tipo strumentale, non è interessato alla difesa o

alla promozione della verità o di virtù come tali, ma semplicemente è interessato a fornire la

strumentazione con cui si può difendere qualsiasi argomentazione, nel bene e nel male,

qualsiasi tesi, vera o falsa, che vada a favore di un interesse profondo e autentico della

πόλις o anche di un interesse specifico di un piccolo gruppo o di un unico individuo, di

un'unica famiglia.

I sofisti insegnavano ai giovani benestanti ad interpretare abilmente il loro ruolo di cittadini

attivi della democrazia ateniese: razionalisti, relativisti, spregiudicati -> vero è il discorso che

(con)vince

Le caratteristiche essenziali della filosofia dei sofisti sono

- in prima istanza un forte razionalismo: capacità, tramite l’indagine del λόγος

(discorso), di privilegiare tutti gli aspetti che riconducono i valori e i nostri interessi di

tipo naturale e umano. Fiducia nell’ uso della ragione/ λόγος/ discorso per risolvere

le questioni legate alla nostra ricerca, arrivano a una spiegazione non di tipo

mitologico e religioso, ma dello stesso tipo della natura che spiega, che non abbia

bisogni di un atto di fede per essere compreso. Fornire spiegazioni che si appoggino

sul solo uso del nostro ragionamento.

- il relativismo: non esistono posizioni vere in assoluto, ma il vero è l’attestazione di

vittoria o sconfitta del discorso, relativo alle capacità e competenze di chi sostiene

quella posizione

- spregiudicatezza: il bene si orienta come tale nella direzione di chi riesce a farlo

vigere

Il più conosciuto dei sofisti è Gorgia 3

I sofisti vengono rappresentati dai dialoghi di Platone in scambio con S., il quale sostiene

una posizione radicalmente diversa nelle assunzioni, ma simile nei metodi.

↓

Anche S. è un filosofo del λόγος, un tecnico del linguaggio e farà dell’uso tecnico dello

scambio dialettico la sua arma più importante.

A differenza dei sofisti, non è relativista, ritiene che la verità esista e che lo strumento utile

per raggiungerla sia quello di argomentare nello scambio con l'altro per avvicinarsi ad essa e

costruirla insieme. Per S. quindi il discorso che vince può anche essere il discorso falso, il

discorso vero, però, è quello che si costruisce all’interno di un uso raffinato del linguaggio in

uno scambio di opinioni e nella loro consultazione progressiva per tirare fuori il vero.

Un altro aspetto condiviso da S. e dai sofisti è la svolta umanistica.

↓

Svolta “umanistica”: una specificità che la filosofia prende dall’incontro con la città di

Atene.

Anassagora è il primo filosofo che porta la tradizione filosofica delle

isole dell’oriente della Grecia, che è la tradizione di indagine della

natura, uso del λόγος per indagare la natura. Anassagora è un

naturalista, spiega e dà un serie di teorie per spiegare come stanno

insieme le cose, il mondo, perché si trasforma. Esame della natura.

Nell’Atene di Pericle, ecco che l’attenzione si sposta dalla natura

all’uomo, dall'esame della natura all’esame dell’uomo, uso del dialogo

-> condiviso con i sofisti.

Non si cercherà più una spiegazione del mondo naturale, ma del

mondo umano/sociale.

Il singolo individuo, anche se apparentemente insignificante nella

grande massa di tutto, è un anello essenziale per il destino di tutti -

vedi la falange greca - : se frange un individuo, cade l’intera falange,

cade la libertà, fondamentale in città stato, non dipendente da

sovrano.

Il singolo individuo deve assumere - e dotarsi di strumenti per

assumere - una determinata posizione politica e poter esprimere il suo

credo, il valore della sua posizione e poter aggregare intorno a sé una

maggioranza.

Questa attenzione all’individuo, determinata dalla svolta politica

essenziale - passaggio alla democrazia, comporta un interesse

immediato per studio dell'individualità umana, essere umano come

tale, la sua antropologia ultima, come funziona la sua conoscenza,

come si formano le sue opinioni, il modo in cui aderisce o meno a certi

valori, come costruisce in maniera condivisa delle verità. Questa

questione, strettamente collegata al ruolo politico, comporta un nuovo

campo di studi/di interesse, quello verso l’uomo.

Il motto fondamentale di S. è “conosci te stesso” = esamina incessantemente te stesso e,

insieme a te stesso, gli altri, in modo da assumere in maniera esperta la posizione e la scelta

della verità.

Il secondo motto di S. recita: “so di non sapere”. Si marca una specifica differenza dai sofisti,

S. non è un sapientissimo. È proprio il so di non sapere a definire il ruolo del filosofo - colui

che ama il sapere - da quello del sofista - sapientissimo, ritiene di essere già in possesso di

un sapere definitivo e ultimo e in questo modo confessa anche di non amare il sapere, di non

disporre dello stato d’animo di poter accoglierlo e assumere la verità che ancora deve 4

conquistare. Possiede una verità che può/deve valere per tutti nel momento in cui viene

argomentata con sufficiente forza da sbaragliare le argomentazioni avverse.

In realtà non è necessariamente il caso che, chi è scarsamente in grado di argomentare, non

sia anche in possesso di un nocciolo di una parte di quel vero che nel discorso condiviso noi

potremmo acquisire. Per acquisirlo dobbiamo metterci nella posizione d’animo di ascoltare

l'altro e, per ascoltare l’altro, dobbiamo metterci in una posizione d’animo di sapere di non

sapere quello che l’altro ci sta dicendo, anche se impreciso, privo di raffinatezze di retorica,

ma comunque vero. ↓

Questa è una grande distanza di posizione socratica e dei sofisti, pur condividendo lo stesso

interesse per l’uomo, lo stesso spazio politico, la stessa strumentazione linguistica.

S. è un grande retore, un grande padrone del linguaggio, che fa del linguaggio lo strumento

per la ricerca della verità. S. ritiene che la verità esiste, non nel puro trionfo di un'opinione, ma

in condivisione di quelle verità parziali che tutti coloro che partecipano al dialogo in qualche

misura posseggono. È compito del filosofo animare e guidare questa ricerca della verità

all’interno di un discorso condiviso.

Per i sofisti, invece, la verità non esiste, o meglio esiste nell’esito dello scambio di opinioni;

l’opinione che vince è quella vera.

DIFFERENZA SOCRATE - SOFISTI: ASSUNZIONE DELLA VERITÀ

Esame incessante di sé e degli altri guidato dai motti: “conosci te stesso” e “so di non sapere”

-> distanza dai sofisti, assunzione della verità

I MOTTI DI SOCRATE ↓

Regole che guidano la propria ricerca all’interno della città di Atene, nel suo interrogare in

maniera libera i sapienti. “Conosci te stesso”

=

Indica in maniera specifica questa svolta umanistica, quindi il non rivolgere l’attenzione

verso ciò che è fuori di te, alla natura, ma il volgere l’attenzione verso te stesso, al tuo intimo,

al tuo essere umano.

Socrate prende questo motto dal motto iscritto sul tempio consacrato ad Apollo al santuario

di Delfi (città in Grecia continentale, piuttosto vicina a

montagne di Parnaso).

A Delfi c’è un’area sacra in cui sono stati eretti una

grande quantità di templi per l’adorazione degli dèi.

La città di Delfi è una sorta di luogo di passaggio tra

il mondo umano e quello divino (i luoghi di culto

sono tradizionalmente interpretati come luoghi di

passaggio tra il mondo terreno e il mondo

ultraterreno. Nella tradizione romana, ripresa anche

dalla chiesa cristiana, il capo della chiesa - il papa- è

denominato “pontefice” = colui che fa da ponte, che

mette in connessione mondo terreno e ultraterreno.

Il ruolo del pontefice è un ruolo che ricopre qualsiasi

sacerdote all’interno di qualsiasi religione, politeistica, monoteistica, ecc: è un “funzionario

umano del divino sulla terra”) 5

γνῶθι σαυτόν

conosci te stesso

↓

(γνῶθι = conosci, è imperativo -gnoseologia, disciplina di conoscenza)

Il santuario di Delfi è un luogo di grandissima importanza nella Grecia antica, perché è il

luogo sacro all’interno del quale esistono una serie di templi e di luoghi di devozione verso le

diverse divinità greche. Tra i più importanti, e forse il più importante (senz’altro

politicamente), è il tempio di Apollo. Nel tempio di Apollo sedeva una sacerdotessa, definita

“la pizia”, che aveva il potere, nella credenza del mondo greco, di emettere degli oracoli, cioè

di rispondere a dei quesiti tipicamente che orientano il che cosa si deve fare, sia individuali

sia delle città e della politica. Periodicamente la pizia riceveva delle questioni (individuali -

sull’orientamento della propria esistenza, o delle città - sulle grandi questioni che c’erano da

prendere, es. alleanza, guerra, ...), che scioglieva e forniva degli indizi per operare la

decisione, avendola preso anche sotto l'egida di un contatto con il mondo ultraterreno,

pagata con opportune regalie.

Delfi era quindi un’istituzione di grandissima importanza, perché aveva un potere enorme nel

dettare la politica dell'interno mondo greco. Non era un luogo osservato e onorato solo dai

cittadini Ateniesi, Spartani o di Delo, ma accomunava la fede e la religiosità profonda di tutto

il mondo greco. Era un’istituzione sovraordinata ai poteri delle piccole città stato, queste, che

si determinavano ognuna da sé, periodicamente nelle loro decisioni si mettevano nelle

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

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