Estetica dei nuovi media
Cultura visuale
Cosa distingue il visuale da ciò che chiamano visivo o visibile?
Visivo: concerne la vista o la visione, qualcosa di puramente fisiologico (occhiali come media, per raggiungere lo standard “visione umana”. Standard dato dalla corporeità. Espressione usata anche per definire l’arte contemporanea, da “arti figurative” ad “arti visive” negli anni ‘30/’40 quando ci si inizia ad occupare di media in modo ottico.
Visibile: legato ai media ed estetica. Ciò che riesco a percepire. Visibile ricorda qualcosa nel tempo dello spettacolo e/o concordato, possibilità del vedere, lontano dal vedere fisiologico.
Visuale: per definire un punto di vista, un angolo visuale. Qualcosa degno di essere osservato con attenzione. Riguarda un modo soggettivo di vedere i fatti. Nelle arti dagli anni ’50 abbiamo visuale “artista visuale”. Il visuale è fatto anche di simboli. Termini che si iniziano ad utilizzare negli anni ‘30.
Walter Benjamin “il visuale è un’apertura, una frattura dell’immagine. È l’apertura propria del tempo, l’imprevedibilità del contingente”. “capace di tenere insieme almeno tre distinte dimensione temporali, passato, presente, futuro”.
Vedere non è un atto neutro, l’oggettività non esiste.
1 Estetica dei nuovi media
Nel vedere si scatenano una serie di preconcetti dati dalla nostra cultura, quando guardo qualcosa contengo 3 dimensioni. La mia mente richiama cose che appartengono al mio background culturale.
Aby Warburg → sopravvivenza delle immagini, immagine dotata di una propria memoria e che vive dentro di noi. Immagini con propria memoria e che sopravvivono compongono il nostro visibile.
Ex. Gli standard di bellezza vivono in una cultura visiva.
Cultura: da <<coltivare>>. Si fa attraverso studio e/o esperienza personale. Elemento costitutivo della sua personalità morale, della sua spiritualità e del suo gusto estetico, e, in breve, nella consapevolezza di sé e del proprio mondo. La cultura è fatta di insiemi.
Cultura (o media) di massa: cultura media, diffusa dai moderni mezzi di comunicazione con scopi prevalentemente commerciali e di intrattenimento destinato al consumo del tempo libero di innalzamento sociale di larghi popolari tradizionalmente esclusi dalla fruizione dei beni culturali.
Esiste l’idea che la cultura di massa sia un concetto “basso”, ma siamo noi a formare i nostri media.
Visual (cultural) studies: campo di ricerca accademico sviluppato negli studi culturali anglosassoni, ci si avvicinano gli storici dell’arte. La struttura della visione è regolata dai processi di produzione delle immagini fino a giungere agli strumenti. Qui non c’è più la divisione tra cultura alta e bassa.
Abbandonare l’idea positivista di percezione visiva. “colui che guarda (osservatore) è innanzitutto un interprete”.
Osservatore: le immagini aptiche
2 Estetica dei nuovi media
Differenze tra osservatore e spettatore. Spettatore assiste ad una cerimonia, ad un fatto particolare, testimone di un avvenimento. Lo spettatore NON prende mai parte allo spettacolo che guarda. Distaccato.
Osservatore → talora con riferimento alla relatività del suo punto di vista. Chi ha il compito o l’incarico di eseguire determinate osservazioni (astronomo). L’osservatore è uno studioso.
Osservante, persona religiosa che si attiene a precetti. Mantiene fede agli obblighi assunti. Nell’atto di osservare tutti ci atteniamo a delle regole interiorizzate (come un fedele). Osservare ha a che fare come una sorta di fede visiva. Applicazioni di regole interiorizzate. (la foto fatta in un determinato modo, centrare il soggetto…).
Post-immagini: l’osservazione smette di essere qualcosa di naturale. Periodo che si assesta con il digitale. Post anni ’90, digital turn, momenti di rottura dove tutto cambia.
Jonathan Crary, le tecniche dell’osservatore (1990). Evoluzione della storia dei media a partire dal photography turn.
Con l’arrivo del digitale arrivano le post-immagini e le funzioni proprie dell’occhio umano (biologiche) stanno per essere soppiantate da pratiche visive (biologiche) in cui le immagini non hanno più nessun rapporto con la posizione dell’osservatore posto in un mondo reale.
3 Estetica dei nuovi media
(…) Tecniche che riposizionano la visione su un piano separato dall osservatore umano. Osservazione separata dal nostro corpo.
Io non posso vedere una cosa, le macchine più evolute non possono farmela vedere e chiedo ad un algoritmo di fare in modo che il mio cervello la possa vedere è l'orizzonte degli eventi al centro della galassia, M87 (2019). Qualcuno/qualcosa che calcola delle immagini visibili per noi.
Ruggero Eugeni, Capitale Algoritmico cinque dispositivi post mediali (più uno). → sostiene che le immagini algoritmiche (prima computazionali) nascono dalla connessione di risorse appartenenti a diverse economie “politiche”.
- 1. Economia del visuale: circolazione delle immagini – immagini che circolano tanto e pesano poco.
- 2. Economia della luce: circolazione dell’energia luminosa/elettrica. Stiamo uscendo dall’economia della luce, ci stiamo muovendo verso immagini che non necessitano della luce (evita strumenti ottici).
- 3. Economia dell’informazione e della diffusione delle immagini: circolazione dei dati (viralità), una sola immagine gira in tutto il mondo. Più l’immagine è staccata dal reale più gira per il mondo.
“il capitale algoritmico” è il termine più appropriato per definire i tratti costitutivi della nostra società post-mediale. Pubblicità per immagini, influencer, bitcoin…
Come siamo arrivati alle post-immagini
Crary, le tecniche dell’osservatore. Visione e modernità nel XIX secolo alla XIX secolo si riorganizza la conoscenza e con questa anche le pratiche sociali e produttive.
L’invenzione della fotografia come fenomeno visivo avviene quando l’umano si rende conto che quel sistema di visione può essere collocato all’interno del suo corpo. Tutti i media che utilizziamo sono collocati nel nostro corpo (ex. Auricolari), tirare in media vicino al corpo.
4 Estetica dei nuovi media
Le macchine inventate nel XIX (proiettore, cinepresa…), sono macchine ottiche (senza elettricità su un meccanismo di luce/buio e nitrati d’argento) dove si riproduce il meccanismo fisico dell’occhio (specchi che ribaltano l’immagine).
Questi oggetti tentano di rifare quello che fa il cervello, riprodurre vedute (mondo) e visoni (fantasia).
Kaiserpanorama (1890): primo vero media politico. Strumento che permetteva attraverso tanti stereoscopi permetteva di vedere differenti vedute.
- 1. Ci permetteva di vedere dei luoghi lontani che nella realtà quotidiana non potevamo vedere.
- 2. Alcuni Kaiserpanorama avevano delle visioni particolari.
- 3. Fruizione collettiva (che poi determinerà il successo del cinematografo).
- 4. Aveva uno scopo didattico.
- 5. Aveva un intento politico (Keiser), pagato dal keiser.
Utilizzo di due media contemporaneamente, il Kinetoscopio per Benjamin funziona come allenamento alla percezione, posizione (comodità), sonoro, immagine.
5 Estetica dei nuovi media
Desiderio di immagini aptiche
“portarti più vicino le cose è per le masse attuali un’esigenza vivissima, quanto la tendenza del superamento dell’unicità di qualunque dato mediamente la ricezione della sua riproduzione (…) ciò che chiamiamo arte, comincia solo due metri lontano dal corpo. Ora, però nel Kitsch il mondo delle cose si serra più vicino all’uomo: si concede alla sua presa tattile”.
Osservare qualcuno che si espone e non esporsi.
Stereoscopia e immagini aptiche: i giocattoli. Compattamento della tecnologia, rimpicciolirsi o assottigliarsi. View master permette di vedere le stesse cose dal ’31. Piacere ludico di portarsi cose vicino.
Stereoscopia e immagini aptiche: dal peepshow alla pubblicità.
Peep Show: diventa uno strumento pubblicitario (1968). Dispositivo che viene ricreato da Ettore Sottsass (Olivetti). → Juke box Olivetti, riprende la struttura dei Kaiserpanorama e il peep show per presentare la pubblicità dei suoi prodotti.
Lo utilizza anche in più fiere tra cui in Giappone, poi lo dismette poiché il juke box diventa un prodotto artistico (per immagini d’arte). La struttura resta uguale, i nostri sensi sono attratti allo stesso modo da un’immagine artistica, pornografica o sui social. Sistema che attrae e che lavora sui sensi.
Cinema → apticità dell’immagine, immagini che agiscono in un punto della nostra mente.
In “persona” viene introdotta la materialità dell’immagine → immagini ricondotte ad una materialità (la pellicola che va a fuoco). Noi abbiamo bisogno di un supporto.
“Dillinger è morto” (’69) → immagini personali, vacanze, video con gli amici… immagine aptica, da toccare. Il protagonista ‘gioca’ con le proprie immagini, cerca di toccarle. Zoom, modifica delle immagini (filtri).
Quando vogliamo creare un’immagine devo tenere conto che è ‘seducente’ perché vogliamo toccarla, vogliamo modificarla.
Videodrome, Cronenberg (’83) → “la televisione e la realtà non è mai più reale del reale stesso”. C’è una forma di seduzione che porta alla distruzione. L'aptica porta ad una dipendenza. C’è una seduzione esercitata dai media che scopre un pericolo.
Da un film del ’66 legato all’idea della pellicola, proiezione dell’immagine e cinema d’autore, film giocoso e film ketch. Pensare alla struttura con il quale si guarda, la postura.
6 Estetica dei nuovi media
Regime scopico dell’osservatore e il primo a teorizzare fu Christian Matts. Teoria portata avanti da Michel Foucault (libri tra anni ‘60/’70 e discorso di punire tramite osservazione), matura il concetto di regime scopico → la visone ha è un carattere sempre “situato”.
Tutti i movimenti del cinema ecc. sono naturali del corpo (l’unico innaturale è lo zoom, infatti è utilizzato per scene di orrore o tensione) tutti gli altri movimenti sono situati, movimenti che possiamo fare con la nostra testa. Situato anche a livello temporale/culturale.
Dato che guardare è sempre un atto situato, chi ha il potere inventa dispositivi per controllare il sapere e il potere. Per Foucault la fotografia è uno strumento del potere.
Jonathan Crary definisce l’atto di osservare non solo come un comportamento visivo ma come un agire subordinato (l’osservatore segue delle regole implicite), agisce subordinato a delle regole visive governate da un dio.
L’atto di guardare è sempre frutto di attitudini e convenzioni sociali. Esistono regole non scritte quando osserviamo.
La nostra grammatica visiva si costituisce su visioni e vedute di una certa idea del mondo > occidentalismo.
Visioni
Fantasmagoria: forma di spettacolo ‘multimediale’ dell’orrore che utilizzava una o più lanterne magiche per creare una successione di visioni date da illusioni ottiche, abbinate a suoni, luci colorate e vapori.
Nel linguaggio comune, il termine fantasmagoria ha assunto il significato di un rapido susseguirsi di immagini, suoni, colori, oggetti, azioni che colpiscono vivamente i sensi e la fantasia.
Ci piacciono immagini non realistiche, una scossa dei sensi, ricaviamo piacere visivo da spaventarci o vedere cose che non fanno parte della nostra visione quotidiana.
Proiezioni olografiche: ha avuto un enorme successo negli anni ’70 (Star Wars IV), Leila dà un messaggio con l’ologramma. La tecnica olografica oggi ci permette di far apparire una persona dove una persona non ci può stare. Idea di utilizzare l’olografia per mandare messaggi.
Giubileo Regina → gesto tra visione e veduta tiene insieme e una visione con una cosa estremamente reale.
Miku Hatsune → prima idol giapponese con un idol completamente virtuale, si esibisce 24/7.
Blade Runner 2049 → carnalità dell’ologramma, utilizzata sul corpo umano per dare la carnalità dell’ologramma.
7 Estetica dei nuovi media
Fenomeno Phi
Fenomeno Phi: dare un nome alla percezione di movimento data da una rapida successione di immagini statiche. Wertheimer ritardo tra le immagini di 60 ms. Il fenomeno di phi fornisce la spiegazione che sta dietro al cinema e l’animazione.
C. E. Reynaud, Teatro Ottico (1888-1892): spettacolo multimediale dato dal collegamento di una lanterna magica alla sua precedente invenzione a uno schermo che permette la visione collettiva dell’illusione. Alternare sfondi intercambiabili in trasparenza dietro alle immagini in apparente movimento poste sul davanti.
Il fenomeno di Phi si ritrova nelle gif.
Gif:
- 1986, Steve Wilhite inizia a progettare un formato grafico statico che potesse essere caricato sui computer dell’epoca, nasce per tabelle di dati.
- Graphic interchange format, internet nascerà due anni dopo.
- Netscape realizza lo standard animato per le gif (1995). Iniziano a nascere le prime forme virali del web. Il primo oggetto virale del web è la gif e si basa sul fenomeno di Phi.
- Nel 2012 si riesce a limitare la “scattosità” e la parola entra nel vocabolario inglese.
La gif più famosa è quella del bambino della “7up”.
Diorama Daguerre (1822): oggi è un dispositivo per interrogarsi sulla cultura visuale: 1. Modalità di messa in scena della conoscenza umana del mondo; 2. Sfida alla percezione dello spettatore.
Slide “Il diorama oggi”.
“Per quanto falso sia il soggetto è valido quanto quello reale ”. Dare l’idea di una naturalezza che non esiste.
Picture, image e segni iconici
Dagherrotipia: primo utilizzo, vedere altre cose del mondo che non si conoscono (altre etnie, paesi…). Prima che permetteva di fotografare i paesaggi.
1840 Draper tenta di fotografare la luna. Comportamento costante nella natura umana, vedere più in là del visivo. Fare del dispositivo mediale un dispositivo del potere, sorvegliare (mappare gli schiavi, fotografia segnaletica), medium per prevaricare qualcuno.
I medium hanno questo nome perché il loro scopo principale è quello di farci vivere un periodo che non c’è più. Con l’invenzione del dagherrotipo abbiamo le foto post-mortem.
8 Estetica dei nuovi media
Cinema delle attrazioni e vedutismo
Enfants annamites, Veyre (1900).
Abitudini visive con una connotazione razziale o abitudini visive (Premio) come quelle che siamo abituati a fare.
W. J. T. Mitchell, The Pictorial Turn (1992):
- Fondamentale per la storia della visione.
- Nel suo studi Mitchell si distingue la differenza tra Picture, legno, carta, file, legata a come l’immagine appare sul supporto, quindi NON solo sul supporto (supporto e immagine) Image, trascende il supporto e spostarsi da un medium all’altro, può farlo perché è un’entità astratta. (se chiudo gli occhi vedo l’image).
- L’immagine è sempre figlia di una relazione di somiglianza o di analogia a qualcos’altro ovvero un segno iconico.
Segno iconico: qualità sensoriale che a una data immagine ci ricorda altre cose/altri oggetti.
Esempi: la pietas, postura tipica dal medioevo di una madre che sorregge il corpo del figlio malato/morente, tipico della cultura occidentale. La pietà (Michelangelo), viene citato o alluso in diversi media.
Questo motivo sempre nella nostra mente lo andiamo a ricercare in altre culture che non sono quella occidentale. Il modo di guardare e costruire le immagini è falsato dalla nostra cultura.
Il segno iconico può mutare nel tempo. È una persistenza dell’immagine.
Pictorial Turn: “svolta verso l’immagine” o “svolta iconica”. Da che esiste l’uomo esistono i pictorial turn (inserisce già il supporto).
Quando all’interno di una storia culturale arriva una nuova tecnologia c’è una svolta nelle immagini. Con un nuovo media si intensifica la necessità di immagini.
Ogni volta che arriva un nuovo medium vuol dire che c’è un problema, un momento di fatica sociale, cambiamenti culturali. (la televisione di massa in guerra fredda).
Il pictorial turn determina una alfabetizzazione visiva. Ogni pictorial turn rende la generazione successiva più consapevole di quella precedente.
L’esperienza visiva o l’alfabetizzazione visiva potrebbe non essere completamente spiegabile sul modello della testualità. A favore di un’iconicità.
Copia la slide.
Come siamo arrivati alle post-immagini?
Nasce prima la visione e poi la veduta, immagino prima di fare. Sempre più dentro il macroscopico e il microscopico.
9 Estetica dei nuovi media
Medium/media
Supporti e sopravvivenza delle immagini
Medium: 2 definizioni di medium, in francese “attraverso”, dal latino “mezzo”. Persona che mette in comunicazione due mondi attraverso una sorta di transizione e dà luogo a fenomeni medianici, non normali, collegata all’idea di telecinesi, spostare qualcosa con il pensiero (quante immagini spostiamo concettualmente). Medium come tramite.
Il secondo significato indica un singolo mezzo di comunicazione e informazione, veicolo di un messaggio.
I diversi significati di medium/media
- 1. Medium: definisce un oggetto o individuo che si propone come
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