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Economia dell'innovazione

Capitolo 1 – Introduzione all’economia dell’innovazione

L'innovazione è diventata la religione industriale del XX secolo. Essa può essere definita come lo strumento chiave per aumentare i profitti e le quote di mercato, mentre i governi si affidano ad essa quando cercano di migliorare l'economia. Quindi, l'innovazione influenza il modo di agire, competere e cooperare delle imprese e degli altri attori economici.

L'economia dell'innovazione ha l'obiettivo di studiare la natura, le determinanti, le caratteristiche e le conseguenze delle innovazioni e della diffusione della tecnologia a livello di impresa, settore e sistema. Si focalizza sui soggetti e le istituzioni coinvolti nella dinamica innovativa, i processi di apprendimento, la generazione di conoscenza e le relazioni tra i soggetti economici e le istituzioni.

Essa è caratterizzata da cinque capisaldi:

  • Dinamica come metodologia di analisi;
  • Innovazione come processo;
  • Apprendimento e conoscenza alla base del processo innovativo;
  • Importanza delle interazioni tra i soggetti;
  • Ruolo chiave delle istituzioni.

1.2 L'innovazione tecnologica nel pensiero economico: Smith, Ricardo e Marx

Smith considera le innovazioni da un punto di vista particolare. Egli si concentra sulla relazione tra cambiamento tecnologico, divisione del lavoro e mutamento strutturale dell’economia. Non si concentra sul processo di generazione di innovazioni, ma sull'incorporazione del progresso tecnologico nei beni capitali e i suoi effetti sulla produttività del lavoro, specializzazione e occupazione.

La divisione del lavoro è limitata dall'ampiezza del mercato e genera una elevata produttività del lavoro attraverso la specializzazione dei compiti e l'apprendimento per esperienza.

Ricardo è principalmente interessato alle conseguenze del progresso tecnologico. Egli parla di meccanismi di natura endogena (aumento della domanda per effetto della diminuzione dei prezzi dovuta al progresso tecnico) e meccanismi di natura esogena (produzione di macchine) attraverso i quali il cambiamento tecnologico ha effetti sull'occupazione. Da queste riflessioni scaturisce la teoria della compensazione.

Marx sostiene che l’innovazione è un processo sociale e non individuale. Essa è incorporata nelle macchine e permette di portare processi inefficienti a standardizzati. Enfatizza la natura sociale dell’innovazione che non nasce da inventori, ma da un processo sociale fatto di scontri tra interessi contrapposti.

Usher considera l’innovazione come un processo. Per egli, le innovazioni sono frutto di un fenomeno di “sintesi cumulativa” che dalla percezione di un problema conduce all'introduzione iniziale di un’innovazione e quindi alla sua progressiva modificazione e miglioramento. Nello specifico, la sintesi cumulativa si realizza in quattro fasi:

  • Percezione di un problema;
  • Preparazione della soluzione (studio dell’ambiente, del problema);
  • Invenzione (atto che permette la soluzione del problema);
  • Revisione critica dell’invenzione (invenzione adattata al contesto economico, tecnologico e settoriale).

1.2.2 Schumpeter

Schumpeter è stato colui che per primo ha discusso ed esaminato il ruolo delle innovazioni nelle moderne economie industriali. Egli considera l’innovazione la determinante principale del mutamento industriale. Può aver luogo sia in imprese di grandi che di piccola produzione. Nelle piccole imprese, l’imprenditore è il principale attore del processo innovativo (capitalismo concorrenziale); nelle grandi è l’impresa ad essere la sede principale dell’innovazione (capitalismo tristificato).

Schumpeter distingue l’invenzione dalla innovazione. Tale distinzione è legata alla realizzazione tecnica e al conseguente sfruttamento commerciale di una nuova idea.

Elementi dell’INVENZIONE:

  • Una nuova idea, un nuovo sviluppo (una scoperta) scientifico/a oppure una novità tecnologica che non è stata ancora realizzata tecnicamente e materialmente. Si tratta quindi di qualcosa di puramente scientifico o tecnologico;
  • La nascita di una invenzione è spesso casuale e non indotta da motivazioni economiche e/o competitive e per tal motivo possono essere concepite ovunque;
  • Non tutte le invenzioni diventano innovazioni. I lunghi intervalli di tempo che possono intercorrere tra un’invenzione e la sua applicazione spesso derivano dalla carenza totale o parziale dei finanziamenti o altro per commercializzarla.

Elementi dell’INNOVAZIONE:

  • Innovazione è fare “qualcosa di nuovo” nel sistema economico, un nuovo prodotto, mercato o processo di produzione. L’innovazione è la risposta creativa delle imprese, che si verifica ogniqualvolta l'economia o un settore o alcune aziende di un settore fanno qualcosa di diverso che è al di fuori della pratica esistente.
  • Innovare significa mettere in pratica una nuova idea. Le innovazioni si realizzano principalmente nelle imprese, le quali sono spinte da bisogni commerciali.
  • L'innovazione genera un profitto che è temporaneo. Esso può perdurare nel tempo se l'attività innovativa dell'impresa rimane sostenuta, altrimenti scompare in seguito alle reazioni delle altre imprese. Infine, può essere pensata come la realizzazione di un'invenzione di un nuovo prodotto o processo produttivo e il suo sfruttamento commerciale.

NB: è possibile fare innovazione senza avere un’invenzione corrispondente, nel senso che non tutte le innovazioni derivano da invenzioni. È il caso di innovazioni dovute alla ricombinazione intelligente di prodotti o servizi già esistenti o dovute all’applicazione di un bene esistente a un nuovo mercato.

Ulteriori contributi schumpeteriani in tema di innovazione e di imprese innovative - Caratteristiche dell’innovazione secondo Schumpeter.

Per Schumpeter, l'innovazione non è un elemento insito nel concetto di attività economica razionale, ma si caratterizza come un processo ad esito incerto. L'innovazione quale risposta creativa ha tre caratteristiche essenziali:

  • L’innovazione può essere compresa solo ex-post e mai ex-ante, vale a dire che non può essere prevista applicando le regole ordinarie di inferenza dei fatti preesistenti.
  • L’innovatore (per Schumpeter l'imprenditore) è un soggetto a razionalità limitata e non può prevedere l’esito (gli effetti) della sua attività innovativa, proprio per questo motivo le strategie innovative delle diverse imprese possono differire tra di loro.
  • Le innovazioni non rimangono eventi isolati e non sono distribuite in modo uniforme nel tempo, ma tendono ad ammassarsi, a sorgere a grappoli. Una innovazione in un determinato settore provoca ulteriori innovazioni in settori correlati; le innovazioni tendono a concentrarsi in certi settori e nei loro dintorni. Per realizzare un'innovazione è necessario combinare risorse, competenze e capacità produttive.

L’innovazione avviene tanto nelle piccole quanto nelle grandi imprese, la dimensione non è né necessaria né sufficiente per determinare l’innovazione. L’età delle imprese è fondamentale per spiegare la dinamica innovativa. L’impresa giovane tenderà ad innovare maggiormente nel tentativo di scalzare la leadership di imprese anziane che, con un comportamento conservatore, risponderà con innovazioni incrementali o con l’imitazione.

Le innovazioni possono essere distinte per il grado di novità rispetto alla tecnologia, alla organizzazione e alla domanda esistenti. Quindi abbiamo:

  • Le innovazioni incrementali comportano un miglioramento di processo, prodotto o servizio rispetto a un design esistente, sono più numerose (es. schermo piatto del computer).
  • Le innovazioni radicali rappresentano una rottura con il design esistente e possono generare nuove industrie e mercati, sono più rare (PC), e infine le rivoluzioni tecnologiche (il paradigma tecnologico legato alle ICT).

Un'altra distinzione riguarda quella tra Innovazione di prodotto e di processo:

  • Di prodotto sono le innovazioni che portano a nuovi prodotti/servizi.
  • Di processo che portano a nuovi processi per la produzione del medesimo prodotto.

Infine un'ultima distinzione da fare riguarderà innovazione e diffusione. Quest'ultima infatti si riferisce al processo di adozione di una innovazione (un componente elettronico, un personal computer oppure una macchina utensile) da parte delle imprese utilizzatrici o dei consumatori. Quindi, in sintesi, è la rilevanza economica che l’innovazione acquista nel tempo nel sistema economico. Tra le tipologie di innovazione vanno annoverate anche i nuovi modelli organizzativi, l'apertura di nuovi mercati e nuove fonti di approvvigionamento.

Schumpeter, in definitiva, studia il processo di innovazione e le ripercussioni nel sistema economico e non le cause scatenanti. Inoltre, privilegia gli aspetti di discontinuità e radicalità piuttosto che quelli di continuità e incrementalismo. Schumpeter considera infine solamente le innovazioni radicali.

1.2.3 Due scuole di pensiero a confronto sul tema delle innovazione: Neoclassici VS Evolutivi

In questi anni, due scuole di pensiero si confrontano nell’analisi delle caratteristiche, determinanti e conseguenze dell’innovazione e del cambiamento tecnologico: i neoclassici e gli evolutivi.

Le affinità tra i due gruppi:

  • Opportunità scientifiche e tecnologiche influiscono sul tasso di progresso tecnologico;
  • Gli incentivi economici giocano un ruolo chiave nel stimolare l’innovazione. In particolare, l’appropriabilità dei risultati influisce grandemente sullo sforzo innovativo delle imprese. Un alto livello di appropriabilità stimola una elevata spesa in R&S in quanto l’innovatore è in grado di ottenere profitti e bloccare l’imitazione;
  • Le condizioni di domanda influiscono sul tasso di innovazione. Una domanda di elevate dimensioni o in crescita incentiva le imprese a spendere maggiormente in R&S;
  • Struttura di mercato e innovazione si influenzano reciprocamente: più concentrata è la struttura di mercato, più elevato è il tasso di sviluppo tecnologico. Ma questo a sua volta ha un feedback sulla struttura di mercato.

Le diversità:

  • I neoclassici studiano il sistema economico in equilibrio, gli evoluzionisti lo studiano durante le fasi di transizione;
  • I neoclassici pongono poca attenzione ai processi di aggiustamento verso l’equilibrio, gli evoluzionisti studiano invece le fasi di transizione;
  • I neoclassici considerano la tecnologia come informazione, gli evoluzionisti come multidimensionale, legata alla conoscenza;
  • I neoclassici ritengono importanti le strategie di impresa, gli evoluzionisti danno maggior importanza alle competenze delle imprese;
  • I neoclassici considerano l’apprendimento come il risultato dell’esperienza, mentre gli evoluzionisti danno più importanza all’aspetto cognitivo e di soluzione di problemi;
  • I neoclassici considerano le imprese come agenti isolati e senza storia, gli evoluzionisti le considerano immerse nel contesto sociale e istituzionale;
  • Le imprese neoclassiche sono razionali e hanno a disposizione tutta l’informazione. Quelle evoluzioniste sono a razionalità limitata;
  • In ottica neoclassica, i fallimenti sono dovuti a beni indivisibili e difficoltà di appropriabilità. Per gli evoluzionisti le istituzioni e i sistemi innovativi nazionali giocano un ruolo determinante.

1.3.2 Definizioni introduttive

Ciascun libro di microeconomia introduce il cambiamento tecnologico con la funzione di produzione. La Tecnica è rappresentata da un punto situato su un isoquanto, mentre la Tecnologia è rappresentata da tutto l’isoquanto. Ad ogni modo, il cambiamento tecnologico è lo spostamento della funzione di produzione nel tempo, cioè lo spostamento dell’isoquanto verso l’origine.

La funzione di produzione è data da: Q = f (K,L,t) e collega l'output Q all'ammontare di capitale K, lavoro L e tecnologia t.

Cambiamento tecnologico può essere di due tipi:

  • Incorporato, ovvero legato all’introduzione di nuovi beni capitali K o forza lavoro specializzata L;
  • Disincorporato, ovvero legato a t e non dipendere da investimenti in K o L.

Cambiamento tecnico è definito:

  • Neutrale se lascia invariata la proporzione capitale/lavoro;
  • Labour saving se riduce maggiormente la quantità di lavoro impiegata;
  • Capital saving se diminuisce più che proporzionalmente la quantità di capitale investito.

1.3.2 Differenza tra Scienza, Tecnologia e Tecnica

Esistono due diversi modi di vedere la relazione tra scienza, tecnologia e tecnica:

  1. La prima sostiene che: la scienza produce conoscenza astratta e a-finalizzata, la tecnologia finalizza la scienza a fini utili e la tecnica è la materializzazione della scienza in prodotti e servizi.
  2. David e Dasgupta propongono invece la loro versione alternativa: La distinzione tra scienza e tecnologia è legata a una diversa organizzazione sociale e a diversi incentivi e regole di gioco.

La scienza è un bene pubblico, la comunità scientifica ha come obiettivo una completa pubblicizzazione dei risultati in modo da ottenere fama e notorietà scientifica ed è regolata da priorità nelle pubblicazioni scientifiche sulle principali riviste accademiche. La tecnologia è un bene privato sviluppato da imprese che puntano a profitti e quote di mercato dovuti all’introduzione di innovazioni. Il loro intento è la segretezza dell’innovazione per evitare imitazioni.

1.3.7 Le fonti dell’innovazione

L'attività innovativa da parte delle imprese si differenzia notevolmente a seconda del settore di appartenenza, delle dimensioni e del contesto di riferimento. Tali diversità caratterizzano anche le fonti a cui l'impresa si affida per generare le sue innovazioni. Convergeremo le nostre attenzioni però sulla R&S dato che rappresenta un'attività organizzata e formalizzata da parte delle imprese finalizzata all'introduzione di innovazioni. Le imprese infatti spendono notevoli risorse in R&S e seguono strategie diverse (innovativo, imitativo ecc).

L’attività di R&S si divide in tre fasi, non necessariamente sequenziali:

  • Ricerca di base è finalizzata all’ampliamento delle conoscenze scientifiche e non orientata all'ottenimento di un obiettivo preciso e definito a livello di prodotto/processo.
  • Ricerca applicata utilizza le conoscenze scientifiche per la creazione di nuovi prodotti/processi.
  • Sviluppo è la fase più a valle e consiste nell’effettiva realizzazione di nuovi prodotti/processi/servizi.

1.3.8 Le fonti dell’innovazione: l’apprendimento per esperienza

L’apprendimento non formalizzato (per esperienza) costituisce un'altra fonte di innovazione. Questo tipo di apprendimento pone la riduzione dei costi medi di produzione come funzione della quantità cumulata di output (quindi le imprese che producono di più apprendono maggiormente) oppure del tempo (le imprese da più tempo presenti sul mercato con un prodotto sono quelle che hanno appreso maggiormente).

1.4.1 L’innovazione come processo: modello lineare e modello a catena

L'innovazione può essere molto efficacemente rappresentata come un processo attraverso il quale viene generato un nuovo prodotto o processo produttivo. A riguardo vi sono due modelli diversi:

Il modello lineare: È utilizzato più o meno esplicitamente in numerosi modelli di innovazione tecnologica, e detto così perché si presuppone che le innovazioni attraversino una serie di passaggi ben definiti e diversi:

Ricerca di base --> Ricerca applicata --> Sviluppo --> Produzione --> Commercializzazione.

I primi tre a concludere la fase della ricerca vera e propria. Produzione e commercializzazione invece riguardano la diffusione del prodotto nel sistema economico. In tale modello, l'innovazione è intesa come scienza applicata con la sequenza ben definita e la direzione univoca.

Kline e Rosenberg criticano questo modello perché:

  • Si dà per scontato una serie di rapporti causa-effetto che vale solo per una minoranza di innovazioni. Sebbene molte innovazioni importanti siano nate da scoperte scientifiche, questo non si verifica nella maggior parte dei casi, infatti generalmente le imprese innovano per bisogno commerciale.
  • Non prende in considerazione molti feedback e cicli che si verificano durante i vari stadi del processo. Eventuali difetti o fallimenti lungo la strada potrebbero far riconsiderare iniziative precedenti o portare magari a innovazioni radicalmente diverse.

Il Modello a catena: Kline e Rosemberg hanno proposto un modello alternativo di processo innovativo che ricalca nella parte centrale il modello lineare tradizionale però se ne differenzia per il ruolo che la percezione e l'individuazione del mercato potenziale ha nella fase iniziale del processo innovativo. Il modello è caratterizzato da diverse fasi:

  • 1 fase: Definizione di un mercato potenziale;
  • 2 fase: Una volta individuato inizia il processo innovativo centrato sul design analitico dove, non solo si introducono innovazioni, ma si ricombinano conoscenze e componenti già esistenti per la produzione di un nuovo prodotto/servizio/processo.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Luis_3GL di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dell'innovazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Epifanio Rosalia.
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