Epistemologia della psicologia
Che cosa sono le teorie scientifiche
Il termine scienza indica una scienza fondamentale, la fisica: il neopositivismo è un movimento filosofico che ha dettato quella che è la filosofia della scienza moderna, perché per loro scienza vuol dire fisica e dicono che per essere scientifica, una disciplina deve conformarsi alla fisica. Ma questo vale anche per la psicologia?
Il termine teoria serve per dare una spiegazione, ci risponde alla domanda del perché funzionano le cose, ed essa si applica scientificamente ma anche semplicemente nella vita quotidiana. Una teoria di base è un linguaggio che parla di un universo oggettuale. Un universo oggettuale è un insieme di oggetti provvisti di proprietà e relazioni tra loro (è un dominio della realtà): un universo oggettuale potrebbe essere uno stadio e come funzionano i comportamenti delle persone in uno stadio; è come se ritagliassi un dominio ben preciso che è questo universo oggettuale.
Per fare una teoria serve un linguaggio, che è un insieme di proposizioni che si riferiscono alle proprietà e alle relazioni tra gli oggetti che fanno parte dell’universo oggettuale di riferimento: può essere un linguaggio anche semplice, sofisticato, ma anche un linguaggio tecnico-logico (matematico o fisico). Il linguaggio serve poi per spiegare la realtà.
Ci sono tanti modi per vedere le teorie, ma generalmente le teorie sono sistemi organizzati di enunciati ovvero come un insieme di assiomi, che attraverso il nesso di conseguenza logica, portano a un teorema. Se gli assiomi sono veri, ne consegue che abbiamo un teorema. Quasi tutte le teorie scientifiche sono organizzate così. Il nesso di conseguenza logica è fondamentale e presenta due aspetti:
- Momento esplicativo: permette di spiegare, cioè trovare una causa di un evento o di un fatto; quindi, trovo una spiegazione di un fenomeno;
- Momento giustificativo: permette di giustificare una credenza, cioè trovare la ragione per cui una determinata teoria deve essere ritenuta valida;
Vedremo poi che esistono diversi modi di spiegare e giustificare i fenomeni.
La scienza moderna comincia con Galileo Galilei: inventa il metodo scientifico, che consisteva l’idea che l’esperimento è una domanda che si fa alla natura. Galilei aveva una teoria che era la giustificazione del metodo copernicano, e per realizzare la teoria ha fatto un esperimento sulla caduta dei gravi dalla torre di Pisa. Nella scienza galileiana, c’è una distinzione fra il momento della spiegazione con quello della giustificazione (si parla di asimmetria): abbiamo le leggi generali (teoria fisica) che spiegano il dato empirico, ma quest’ultimo a sua volta, permette di giustificare la legge per cui è considerata deve essere vera. Possiamo dire che nella scienza galileiana che la giustificazione ha funzione di controllo della veridicità o della falsità della teoria. È un passaggio epocale con un cambio di modello.
Tornando al mondo greco, nella scienza aristotelica, il momento della spiegazione coincide con quello della giustificazione (simmetria): gli assiomi non solo spiegano il teorema ma lo giustificano. Quando faccio una dimostrazione matematica, faccio una dimostrazione teorica con gli assiomi e se gli assiomi sono veri ne consegue che anche il teorema è vero. Nel secolo di Aristotele non c’era bisogno di fare esperimenti per dimostrare la veridicità.
Abbiamo dunque la scienza galileiana che è una scienza empirica (empirica vuol dire far riferimento ai dati, all’osservazione, al dato sperimentale). Nella scienza aristotelica non c’è un dato empirico, quello che conta è la dimostrazione che viene fatta. Nella scienza galileiana, a partire dal dato si giustifica la veridicità di una legge.
Un’altra scienza con cui confrontiamo è la storia: ci chiediamo se posso fare un esperimento in storia?
Una teoria del tipo empirico è costituita dall’indicazione di un possibile esperimento, a partire dalla quale posso poi confrontare ciò che sostiene la teoria con la realtà effettiva. Il risultato fa sì che io possa risalire all’enunciato generale, stabilendone la verità.
In linea generale, la maggioranza delle teorie della scienza sono teorie empiriche che possiedono due elementi: una teoria, cioè le leggi della teoria: ossia delle affermazioni generali che servono per dare una spiegazione di tutti i fenomeni del mondo fisico; e una base empirica/osservativa: un insieme di proporzioni che risultano vere in base all’esperienza/che descrivono fatti empirici.
Da queste due componenti, deriva una distinzione tra vocabolario osservativo e vocabolario teorico:
- Vocabolario osservativo: termini che fanno riferimento all’osservazione, rispetto ai quali è possibile decidere tramite osservazione o sperimentazione se convengono o meno a un oggetto empirico (per esempio l’immagine di un telescopio o il comportamento osservabile).
- Vocabolario teorico: termini che riguardano entità non osservabili come gravità e inconscio. In psicologia, la mente è descrivibile attraverso il vocabolario teorico: cos’è la coscienza, cosa sono i sentimenti, cosa sono i processi cognitivi…
La scienza non si limita a usare il vocabolario osservativo (che descrive i fenomeni osservabili) ma cerca di spiegare le cause dei fenomeni osservabili attraverso il vocabolario teorico (che utilizza termini inosservabili).
Confronto fra i due modelli: aristotelico e galileiano
| Modello Aristotelico della Scienza | Modello Galileiano della Scienza |
|---|---|
| Scienza = Filosofia | Scienza ≠ Filosofia |
| Le teorie sono composte da assiomi da dimostrare e da dedurre | Le teorie sono composte da leggi generali e da una base empirica/osservativa |
| Uso del metodo deduttivo | Uso del metodo induttivo e/o ipotetico-deduttivo |
| La conoscenza scientifica è certa e autogiustificantesi | La conoscenza scientifica è incerta e necessita di una giustificazione esterna |
| La conoscenza scientifica è irrivedibile | La conoscenza scientifica è continuamente rivedibile |
| La conoscenza scientifica è a priori e non necessita dell’esperienza/dell’esperimento | La conoscenza scientifica è a posteriori e necessita dell’esperienza/dell’esperimento |
Il rapporto tra la nozione di teoria e quelle di ipotesi e legge
Kosso fa una distinzione fra teorie, ipotesi e leggi: questi tre sono concetti ortogonali cioè descrivono aspetti diversi delle affermazioni fatte dagli scienziati. Ma prima di vedere la distinzione, Kosso dice che la scienza non si limita a descrivere il mondo osservativo:
«La scienza non vuole semplicemente descrivere, in maniera accurata e metodica, il mondo osservabile, non vuole essere solo una descrizione raffinata ed esatta dei fenomeni, la migliore raffigurazione possibile degli oggetti palesi con tanto di programma del loro andare e venire. Certamente, nella scienza questo ritratto preciso e dettagliato del mondo palese è uno strumento necessario per la scoperta e il controllo.»
Kosso sostiene che la scienza si occupa sia di ciò che è osservabile sia di ciò che non è osservabile e mira a dare un senso ai fenomeni palesi della nostra vita tenendo conto del retroscena.
Posso fare una descrizione precisa e dettagliata attraverso test e osservazioni perché ci permette di dire come stanno le cose, ma questo non è sufficiente. Una buona descrizione non ci dice bene le cause del fenomeno: prendiamo la metafora dell’iceberg, bisogna entrare più nel profondo/dietro le quinte del fenomeno per trovare la causa di un evento. “L’essenziale è invisibile agli occhi” (il Piccolo Principe)
Lo scopo della scienza secondo Kosso è capire l’osservabile a partire dall’inosservabile (che per lui è la parte più importante della scienza).
Un’ipotesi è sinonimo di teoria, ma ha una caratteristica in più. Le teorie scientifiche dice Kosso sono state controllate e validate secondo giustificazioni. Le altre teorie che invece non sono state ancora controllate o sono alle fasi preliminari vengono definite come ipotesi. È legittimo parlare di leggi ipotetiche, cioè una legge che non è giustificata. Più una teoria è sottoposta al controllo, meno sarà considerata ipotetica e viceversa, un’ipotesi è una teoria, che a prescindere dal fatto che sia una legge o meno, non è controllata.
Una delle caratteristiche delle leggi è che sono universali, cioè valgono per tutti: è da notare anche che non tutte le teorie diventano leggi.
Dunque alcune teorie si distinguono da altre per due aspetti: la generalità, cioè le teorie possono essere generali nella misura in cui ignorano fattori quali la localizzazione spaziale (si applica a ovunque), il tempo (vale sempre) o altri aspetti che siano irrilevanti per il processo descritto: queste teorie che generalizzano e descrivono generi di cose sono leggi. Più proprietà menziono, meno posso generalizzare.
L’altra caratteristica è che le teorie fanno riferimento a un genere naturale. Una teoria che presenta un alto grado di generalità non può essere definita se non fa riferimento a un genere naturale: in questo caso viene definita come “generalizzazione accidentale”. Un genere naturale è una caratteristica esclusiva rilevante per come funziona il mondo.
Una legge, quindi, è una teoria che generalizza e descrive generi di oggetti e fa riferimento a una caratteristica naturale del fenomeno, e per questo mi permette di predire come andranno le cose. Le generalizzazioni accidentali non fanno predizione. Affinché sia definita come “legge”, una teoria deve consentirmi di poter fare una predizione, che ciò che è accidentale non mi consente di fare. Quindi una legge deve supportare le previsioni: è una conseguenza empirica di una teoria che non è stata proposta nel momento in cui una teoria è stata proposta, ossia è una affermazione fatta in anticipo su come potrebbe avvenire un evento.
Dunque i tre concetti ortogonali discussi finora, teoria, ipotesi e legge, fanno riferimento alla stessa area ma descrivono aspetti diversi su che cosa è una teoria.
Spiegazione N-D vs. spiegazione I-S
Cosa vuol dire fare riferimento a un ente inosservabile? E cosa è un ente inosservabile/teorico? Un ente inosservabile è l’intelligenza: spiega le cause di un fenomeno.
La scienza galileiana diceva che tutta la scienza è induttiva: c’è una parte di deduzione. Il mondo scientifico va dal particolare (osservazione) al generale.
Vediamo il ragionamento deduttivo: un ragionamento parte da una premessa (A tutti i francesi piace il vino rosso e Pierre è francese), abbiamo un nesso di conseguenza logica che ne segue la conclusione (A Pierre piace il vino rosso). Se le premesse sono vere, allora deve essere vera anche la conclusione: se è vero che a tutti i francesi piace il vino rosso, e se è vero che Pierre è francese, allora ne segue logicamente che anche a Pierre piace il vino rosso. Il momento della spiegazione coincide con il momento del giustificativo: mi serve solo che le premesse siano vere per dire che anche la conclusione è vera.
Il ragionamento induttivo comporta delle premesse e la conclusione con un nesso induttivo. Ad esempio: le prime cinque uova nella confezione erano marce e tutte le uova hanno lo stesso timbro che riporta la stessa data di scadenza. La conclusione è che anche il sesto uovo della confezione sarà marcio. La differenza tra il ragionamento deduttivo e il ragionamento induttivo sta nelle premesse: in quest’ultimo ragionamento le premesse non implicano la conclusione ed è dunque possibile che, da premesse vere, si arrivi a conclusioni false. Quindi si applica il momento giustificativo, ovvero il fatto che se le cinque uova sono marce non è detto che lo sia anche la sesta, quindi verifico. Le conclusioni del ragionamento induttivismo non sono mai certe: su tanti casi si possono fondare un po’ le conclusioni.
La spiegazione “deterministica” - Il modello nomologico-deduttivo (N-D)
Siamo negli anni Cinquanta, il filosofo Karl Gustav Hempel ha sviluppato il modello di spiegazione nomologico-deduttivo (N-D) della spiegazione scientifica: nomos significa legge, deduttivo cioè si basa sulla deduzione. Secondo la concezione di Hempel, una spiegazione deve contenere leggi generali e condizioni iniziali che con un processo deduttivo devono spiegare il fenomeno. Per processo deduttivo si intende il meccanismo che utilizza un nesso di conseguenza logica.
Hempel dice che quando vogliamo spiegare le cause di un fenomeno, dobbiamo avere quattro cose di base: un explanas (ciò che permette di spiegare il fenomeno), un explanandum (fenomeno che dobbiamo spiegare), il nesso di conseguenza logica. Hempel chiama questo modello anche come modello di copertura attraverso le leggi: leggi di natura, della fisica che coprono tutti gli eventi che vogliamo spiegare. Ad esempio, la legge di gravità copre tutti gli eventi per cui lancio un sasso o un oggetto, ed esso cade per la gravità (se non ci sono correnti d’aria). Il fenomeno ha risultati positivi se ci sono delle condizioni e delle leggi che lo rendono possibile.
L’esempio riportato da Okasha è quello della pianta morta sulla scrivania: abbiamo due leggi (la luce del sole è necessaria per la fotosintesi della pianta e la fotosintesi è un processo necessario per la sopravvivenza). La conseguenza è che la pianta è morta perché non si sono rispettate le due leggi (si trovava in un ambiente buio e di conseguenza non poteva fare la fotosintesi) e le condizioni rilevanti (non ha ricevuto luce).
Il modello di spiegazione nomologico-deduttivo per funzionare adeguatamente deve rispettare quattro condizioni (tre logiche e una empirica):
- L’explanandum deve essere conseguenza logica dell’explanas (la conclusione deve seguire ciò che viene detto nelle leggi);
- L’explanas deve essere basato su leggi generali;
- L’explanas deve possedere contenuto empirico ovvero le sue affermazioni devono essere, in linea di principio, controllabili empiricamente: le informazioni devono essere controllabili tramite esperimenti.
- Se il modello funziona, gli enunciati contenuti nell’explanas devono essere veri, rispettati e empirici (cioè già controllati).
Fare una previsione vuol dire fare una prospettiva su un evento futuro con relazione causa-effetto. L’explanas è affine alla previsione scientifica. Posso vedere tutti i casi che rispettano le leggi e che vengono spiegati in condizioni particolari: si chiama tesi dell’identità strutturale (o della simmetria) di spiegazione e di previsione. Tuttavia la spiegazione non sempre coincide con la previsione e viceversa (Hempel diceva che la spiegazione coincide con la previsione). Ad esempio la teoria di Darwin, è una legge che afferma che sopravvive il più adatto e forte. Questa legge è universale oggettuale, vale per tutti gli esseri viventi. La previsione qui non è applicabile.
La spiegazione “probabilistica” – Il modello induttivo statico (I-S)
Posso fare un calcolo dei numeri per calcolare la probabilità di un numero. La storia della probabilità nasce nel contesto del gioco d’azzardo (sviluppato attorno all’600), dove un signore nobile indovina un numero a caso. Abbiamo a che fare con leggi di tipo probabilistico: sono delle leggi generali che valgono un altissimo grado di probabilità (circa 90%) però lasciano un margine di errore (10%) per cui la legge magari non si verifica. Hempel propone un modello di spiegazione induttivo statistico (I-S): è un modello induttivo perché c’è un margine di probabilità per cui la legge non si verifica: ho una conclusione che non è certa.
Il modello di spiegazione induttivo statico è composto da:
- Explanas che contiene le leggi probabilistiche (leggi generali) e fatti particolari: l’explanas implica l’explanandum ma con quasi-certezza o con un alto grado di probabilità e un margine di probabilità;
- Nesso di conseguenza logica induttivo: non abbiamo più una certezza deduttiva dell’explanandum;
- Explanandum: qui può essere falso, infatti non deriva in modo deduttivo dall’explanas.
Un esempio del modello I-S: Giacomo ha preso il morbillo, e si potrebbe dire che abbia preso da suo fratello che presentava un brutto caso di morbillo qualche giorno prima; MA non si è certi perché potrebbe averlo contratto anche da una sua compagna di classe. Si può affermare soltanto che le persone esposte al morbillo contrarranno la malattia con un alto grado di probabilità, ma non si può affermare da chi l’abbia preso e non sempre l’esposizione al morbillo produce il contagio.
Interpretazioni filosofiche della nozione di probabilità
La probabilità è una nozione quantitativa (un numero) che si esprime con un valore numerico compreso tra 0 e 1; dove 0 sta per “assenza di fenomeno” e 1 sta per “certezza che il fenomeno avvenga”. Hacking, studioso della probabilità, afferma che un’importante caratteristica della probabilità è la “dualità”: la probabilità da un lato è una nozione che si riferisce alla casualità, alle leggi del caso di determinati fenomeni e che ha un referente empirico (la possibilità che i fenomeni si verifichino); dall’altra parte la probabilità è determinata da una stima di probabilità che io faccio in base alle mie conoscenze e non hanno carattere statistico (questa dualità è presente anche nell’opera di Pascal). Si parla di rispettivamente di probabilità oggettiva e probabilità soggettiva.
Le interpretazioni filosofiche della probabilità possono essere interpretate in vari modi e non coincidono con le leggi scientifiche ma...
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