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Obiettivi, CSR, SI

Impresa = istituto economico e sociale che trasforma risorse (input) in beni (prodotti o servizi) con un valore di scambio superiore.

Se esiste un’impresa vuol dire che valore dell’output > valore dell’input e questo significa creare valore e corrisponde al profitto (= ricchezza residuale). Maggiore è il profitto meglio abbiamo fatto attività d’impresa. A differenza degli stipendi che sono fissi, il profitto varia in base a come l’impresa ha lavorato.

Soggetti che hanno verso l’impresa una posizione di interesse e, quindi, una capacità di influenza.

Attività imprenditoriale fa parte dell’input anche se non viene direttamente conteggiato. Imprenditore.

La creazione di ricchezza dipende da → ruolo dell’imprenditore → realizzazione di rapporti positivi con gli stakeholder.

Modelli d’impresa

Modelli d’impresa → artigianale, piccola-media, grande. Le differenze principali sono: processi produttivi, struttura/organizzazione, processi decisionali e disponibilità di risorse.

All’interno del mercato internazionale sono presenti diversi tipologie di impresa, nonostante ciò in Italia, quelle prevalenti sono le piccole-medie imprese. Una prima distinzione di queste rispetto a quelle maggiormente estese è l’utilizzo di processi artigianali al posto di quelli industriali, quest’ultimi sono caratterizzati dalla standardizzazione dei processi di lavorazione che facilitano anche il controllo delle modalità di esecuzione del lavoro. I processi industriali richiedono ingenti capitali per essere realizzati ma comporta un aumento dei costi fissi industriali e un abbattimento dei costi variabili di prodotto.

Si considerano artigianali tendenzialmente le imprese con meno di 10 dipendenti, ma in modo specifico si definiscono artigianali le imprese che rispondono ai seguenti requisiti: modalità artigiana della produzione, scarsa strutturazione dell’organizzazione, mancanza di standardizzazione nei processi decisionali, nessun potere di mercato e nei confronti dei finanziatori.

Per quanto riguarda le grandi imprese non esistono dei parametri specifici che ci permettono di distinguere un’impresa grande da una piccola, tuttavia viene data particolare importanza a quattro variabili: il capitale investito, il numero di addetti, il fatturato, il valore aggiunto.

Solitamente un’impresa viene considerata grande se presenta un numero di addetti superiore alle 500 unità. Più le imprese sono grandi più articolate sono le loro strutture organizzative, possiedono un maggiore potere di mercato e un più agevole accesso alle risorse finanziarie.

Sempre più spesso nell’economia mondiale si vede l’espandersi di gruppi di imprese collegate tra loro sinergicamente e detenute da un unico proprietario, queste rappresentano i gruppi di imprese.

Insieme di imprese giuridicamente distinte, connesse da significativi legami azionari che complessivamente consentono il controllo stabile di tutte le attività, garantendone il coordinamento.

Gruppi di imprese

Gruppi gerarchici → configurazione piramidale che fa capo a una società holding, sede del controllo di tutte le attività. Due tipologie di imprese: holding = testa del gruppo e società operative = attività di trasformazione e/o commercializzazione.

Gruppi associativi → imprese con potere equivalente, connesse da una serie di possessi azionari reciproci (Confindustria).

Gruppi conglomerali → operano in settori non collegati tra loro, unica risorsa in comune quella finanziaria.

Responsabilità sociale d’impresa e sostenibilità P5

Alla base del lavoro vi è la convinzione che la creazione di valore rappresenta per gli azionisti l’obiettivo più razionale per l’impresa. Ciò non deve però portare a sottovalutare il ruolo dell’ambiente sociale e politico, e l’impatto che questo può avere sull’economicità aziendale. Nel tempo si è sempre più diffusa la necessità di orientarsi alla creazione di valore per gli stakeholder (portatori di interessi), ovviamente questo punto di vista non è condiviso dagli shareholder che preferirebbero ridurre le spese in modo da avere un profitto più elevato.

Per la creazione di ricchezza i manager hanno utilizzato diverse modalità:

  • Globalizzazione: processo di apertura dei mercati e di progressiva integrazione economica, sociale, istituzionale, culturale su scala mondiale. Generato da: scelte politico-istituzionali (UE, WTO). Conseguenza per le imprese: opportunità di sfruttamento dei gap legali, istituzionali… Ha creato scompenso perché alcuni hanno sfruttato questa opportunità, altri l’hanno subita.
  • Iper-competizione: aumento esponenziale del grado di concorrenza e di aggressività competitiva fra imprese. Generato da: sviluppo economico che ha diminuito i confini settoriali e aumento numero di competitors. Conseguenza: forti pressioni per cercare nuove fonti di ricchezza. Le imprese meno sviluppate muoiono.
  • Questione ambientale: consumo, fino ad esaurimento, dello stock limitato di risorse ambientali disponibili. Generato da: avidità personale e arricchimento. Conseguenze: comportamenti opportunistici dei manager con danni agli stakeholder. A poche imprese interessa spendere soldi in filtri per proteggere l’aria perché non hanno conseguenze negative dirette ma più verso l’intera comunità.

Tutti questi comportamenti hanno provocato una conseguenza comune a quasi tutte le imprese, cioè le pressioni esterne. Infatti i consumatori iniziarono a riflettere se vale veramente la pena avere scambi con queste imprese per questioni etiche di comportamento. Tutto ciò ha portato a scandali che sono stati costretti a passare ad una mentalità stakeholder.

Responsabilità sociale e sostenibilità

La RSI è la strategia attraverso cui perseguire un’interazione bilanciata fra valore degli azionisti e interessi degli stakeholder, è l’integrazione, su base volontaria, da parte delle imprese, delle istanze sociali e ambientali nelle loro attività e nell’interazione con gli stakeholder. Nel caso in cui questa strategia consideri anche il futuro e/o le future generazioni prende il nome di SI (sostenibilità d’impresa). La SI è collegata alla RSI, ma è un concetto più ampio. La SI estende l’attenzione alle istanze degli stakeholders del futuro, con particolare riguardo all’ambiente e alle future generazioni.

Uno dei modi utilizzati per misurare la RSI è la Triple Line Bottom, ossia un bilancio che misura integralmente e gestisce le performance economiche, sociali e ambientali.

La RSI si realizza in diversi modi: comportamento corretto indipendentemente dagli obblighi normativi, innovando i modelli di gestione dell’impresa. I maggiori benefici li possiamo trovare quando questa politica, che non è un obbligo legislativo, è integrata nella strategia e negli obiettivi di lungo periodo dell’impresa e che quindi impatta nel modo di funzionare dell’impresa.

Analizziamo ora le tesi a supporto dei sostenitori e dei critici di questo sistema:

  • Critici = sostengono che risolvere questi problemi non sia compito dell’impresa bensì dello stato, anzi, sostengono che questo ampliamento degli obiettivi danneggi l’impresa e che porti ad un peggioramento dei risultati aziendali. Il CEO inoltre ha maggior possibilità decisionale e quindi maggiori scuse da utilizzare nel caso in cui il profitto dell’impresa sia basso (invece è distrazione). In poche parole: il manager deve pensare solo al profitto!
  • Sostenitori = sostengono che questi comportamenti portino ad un rafforzamento delle capacità delle imprese di gestire le aspettative dei propri stakeholder, accumulando così fiducia e conoscenza tali da consentire loro di godere di vantaggi competitivi di elevata entità e durata. In particolare i sostenitori della RSI mostrano come l’adozione di tale pratica abbia un duplice impatto: contenimento dei costi e contemporaneamente incremento dei ricavi.

Contenimento costi

  • Riduzione delle spese connesse alla gestione delle istanze degli stakeholder: i sostenitori pensano che i veri costi che un’impresa deve sostenere non siano scritti nel bilancio, bensì quelli degli scioperi, delle proteste, dei furti. Se li trattiamo bene non fanno queste cose.
  • Minori costi di monitoraggio, come ad esempio mettere persone che controllano i dipendenti (questi controllori costano, bisogna pagarli), se adottiamo RSI i dipendenti sono maggiormente coinvolti e sono efficienti anche senza supervisori.
  • Minori costi di coordinamento e di free riding (quando un individuo beneficia di risorse, beni, servizi, informazioni, senza contribuire al pagamento degli stessi, di cui si fa carico il resto della collettività).

Incremento ricavi

Risorse umane: maggiore lealtà e coinvolgimento, mantenimento risorse umane di alta qualità.

Attori esterni: maggiore capacità di rispondere ai bisogni della clientela, rapporti positivi con i fornitori e miglioramento della qualità, alta reputazione (più autorizzazione da parte delle istituzioni per lavori e esempio).

Lezione 3 - Stakeholder

Gli stakeholder possono essere definiti come: “gruppi di portatori di interessi di un’impresa senza il cui appoggio un’organizzazione cesserebbe di esistere”.

Sono dunque molti i soggetti che, con motivazioni diverse, sono interessati all’attività che essa svolge e che di conseguenza risentono degli effetti del suo agire. Questo schema rappresenta come la distribuzione del valore creato dall’impresa impatta sulla vita degli stakeholder.

(Per spiegare) per gli azionisti è fondamentale ed è quindi di loro interesse: il dividendo = utile distribuito, capital gap = crescita del valore delle azioni, quindi l’aumento del valore capitale.

Gli stakeholder si possono dividere in tre categorie in base ai rapporti che questi hanno con l’impresa.

Stakeholder interni

Stakeholder interni (proprietà, dipendenti, management) svolgono una relazione di partecipazione nell’impresa = relazione continua e non un semplice rapporto di scambio.

La proprietà: gli azionisti si caratterizzano in base al numero di azioni che possiedono: ONE SHARE ONE VOTE. Di maggioranza: possiedono molte azioni e hanno quindi a loro disposizione un maggior numero di voti, di conseguenza possiedono un maggior potere decisionale/ maggiore influenza. Quelli di minoranza: poche azioni-pochi voti-poca influenza. In base alla natura dell’interesse: azionisti finanziari = vogliono utilizzare l’impresa a scopo speculativo, industriali = interessati al business dell’impresa cioè che l’impresa vada bene nel suo complesso. Si distinguono poi anche: azionisti privati e quelli pubblici = possibilità che il ministro dell’economia e delle finanze possieda azioni (es quelle ENI).

Possono acquistare azioni, oltre che le persone fisiche anche quelle giuridiche, un esempio sono le venture capitalist = sono fondi di investimento che acquistano circa il 50% delle azioni delle startup, questi fondi hanno interesse di natura finanziaria nel lungo periodo e invece industriali nel breve periodo (se l’azienda cresce bene, il valore delle azioni crescerà).

I dipendenti: la posizione come stakeholder dipende dal livello di: partecipazione alla realtà dell’azienda (innovazioni dal basso dei processi produttivi ad esempio), e di rappresentanza attraverso le organizzazioni sindacali e gli organi che supportano le istanze dei lavoratori.

Il management: nonostante formalmente sia un dipendente dell’impresa, per l’importanza del ruolo assegnatogli ha un’importanza ben diversa. Il suo ruolo nasce come delega della gestione d’impresa. La posizione del management come stakeholder dipende da:

  • Dimensione e grado di complessità aziendale: all’interno delle grandi aziende, la delega manageriale risulta ampia, così come la discrezionalità nei comportamenti del manager (maggiore potere).
  • Articolazione della struttura proprietaria: nell’assemblea dei soci il manager fa delle proposte agli azionisti, ovviamente quanto più un’impresa è spezzettata dal punto di vista delle azioni quanto più sarà complicato che le idee/proposte del manager vengano respinte (non faranno coalizioni). Al contrario se la proprietà di un’impresa è molto concentrata, l’influenza del manager sarà praticamente nulla.
  • Presenza di meccanismi di incentivo: possibilità di remunerare il manager in base ai risultati aziendali, di conseguenza seguirà gli obiettivi per massimizzare il reddito.
  • Presenza di un mercato finanziario efficiente: rende più trasparente l’operato del manager agli occhi della proprietà, che in grado di esercitare su di esso un maggior controllo. Un esempio è l’Inghilterra che è caratterizzata da molti scambi giornalieri, di conseguenza si capisce subito se il manager non fa il proprio lavoro bene in quanto il valore delle azioni crollano.

In conclusione, il manager ha maggiore influenza quando: imprese grandi, molto spezzettate, senza sistemi di incentivo, all’interno di un mercato inefficiente.

Stakeholder esterni primari

Stakeholder esterni primari: stakeholder che compongono il sistema competitivo. (Modello Porter).

La nostra impresa la posizioniamo all’interno dei cerchio dei concorrenti attuali, questa si interfaccia con fornitori, clienti e gli altri attori che le fanno concorrenza (concorrenti attuali) = lettura verticale. Questa lettura rappresenta anche la filiera produttiva lungo la quale si genera il valore aggiunto.

Questo schema possiamo leggerlo in due modi: lettura orizzontale e lettura verticale.

La lettura orizzontale, che è stata teorizzata da Porter a partire dal 1980 si concretizza nel fatto che ad influenzare le scelte dell’impresa oltre ai concorrenti attuali, sono anche i concorrenti potenziali = lettura orizzontale. Quest’ultimi possiamo dividerli in: sostituti cioè le altre imprese che il cliente può scegliere, e nuovi entranti. Con il concetto di nuovi entranti, entra in gioco il concetto di barriere all’entrata, cioè il vincolo a operare in un contesto competitivo da parte di imprese che non vi sono inserite. Le principali forme di barriere sono:

  • Fabbisogno di capitale, il che quando eccessivamente alto, può impedire l’accesso a nuovi operatori.
  • Economie di scala e di apprendimento, svantaggio se volumi di produzione e vendita già molto elevate.
  • L’accesso privilegiato alle risorse.
  • La differenziazione, vale a dire la presenza sul mercato di operatori con uno marchio e una consolidata lealtà al consumo.

Stakeholder esterni secondari

Stakeholder esterni secondari: influenzano e sono influenzati dalla dinamica aziendale con minore capacità di incidere sulla sopravvivenza dell’impresa.

Il sistema finanziario (banche, assicurazioni) = influenzano in base al livello di prestigio dell’impresa: maggior prestigio-poca influenza, minor prestigio-tanta influenza. Poi in base all’indebitamento e alle caratteristiche del sistema finanziario, in un mercato come quello britannico le imprese trovano la maggior parte dei capitali sul mercato di borsa mentre nel nostro le banche e le assicurazioni giocano un ruolo fondamentale per finanziare i processi di crescita dell’industria.

Gruppi di interesse e la società = influenzano in base ai vincoli normativi imposti dal potere centrale e non solo e, l’impatto che la RSI ha sulla collettività e sull’idea che la società ha dell’impresa.

L’insieme e le sue attività - ABC 3

L’attività economica è essenzialmente attività di produzione e di consumo di beni economici. L’insieme delle operazioni economiche svolte dalle persone in un istituto costituiscono le combinazioni economiche generali dell’istituto stesso.

Le combinazioni economiche sono parte del sistema degli accadimenti, ossia dell’insieme di azioni e fenomeni che si manifestano nell’azienda e nel suo ambiente; azioni e fenomeni, economici e non, avvinti a sistema da relazioni molteplici.

Combinazioni economiche generali → insieme complessivo delle operazioni (attività elementari) economiche svolte dalle persone all’interno di un istituto. Queste si articolano in coordinazioni economiche parziali → insieme di processi caratterizzati da una funzione (vendere i prodotti, idealizzarli…), e in combinazioni economiche parziali → aree di business, di affari.

Le coordinazioni economiche parziali sono insiemi di processi caratterizzati da una funzione e da un insieme di competenze specialistiche applicate allo svolgimento della stessa. Le coordinazioni parziali di tutte le imprese sono riconducibili alle seguenti quattro classi:

  • Progettazione dell’assetto istituzionale.
  • Organizzazione.
  • Rilevazione.
  • Gestione, che a sua volta si articola in: gestione caratteristica, finanziaria, patrimoniale, assicurativa e tributaria.

Progettazione dell’assetto istituzionale

Progettazione dell’assetto istituzionale → è l’insieme di operazioni finalizzate a determinare la nascita, il disegno di base, le trasformazioni e la cessazione dell’istituto. Tali operazioni influenzano fortemente tutte le altre classi di operazioni.

L’organizzazione

L’organizzazione → include due grandi classi di attività:

  • La progettazione dell’assetto organizzativo: consiste nella progettazione della struttura organizzativa dell’impresa (chi deve fare cosa) e nella progettazione dei sistemi operativi.
  • I sistemi operativi si suddividono in: a) sistemi di pianificazione e progettazione; b) sistemi di gestione del personale (regole sulla retribuzione,
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mariachiaramc di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e misurazione aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Zona Fabio.
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