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Economia dei paesi emergenti

Sviluppo e crescita nella storia del pensiero economico

Non c’è una definizione ufficiale di paesi emergenti:

  • Possibile valutare il livello dello sviluppo tramite il reddito pro capite, il termine paesi emergenti è generalmente usato per descrivere un’economia con:
  • Reddito pro capite inferiore a quello medio dei paesi sviluppati
  • Tasso di crescita potenziale del PIL superiore alla media globale
  • La Banca Mondiale ha fissato come livello di reddito pro capite per individuare un paese emergente a 9000 $;

Rientrano nella categoria paesi diversi in termini di sistema economico, regime politico, istituzioni, dimensioni e processo di sviluppo.

Factfulness

Hans Roling nel suo libro mostra come la maggior parte delle persone, a prescindere da fattori quali accesso a fonti di informazione o livello di istruzione, abbia una percezione pessimista e drammatica del mondo e delle principali sfide globali quali:

  • Benessere economico
  • Povertà
  • Andamento demografico
  • Accesso all’istruzione
  • Accesso a cure mediche
  • Conflitti
  • Questioni di genere
  • Cambiamento climatico

Percezione sbagliata legata a tendenze a paure irrazionali, alle modalità di presentazione delle informazioni da parte dei media, conoscenze vecchie legate a dati vecchi. Il miglior modo per porvi rimedio è informarsi sulla base di dati statistici attuali, al fine di basare la propria visione del mondo e delle maggiori sfide globali su dati concreti e affidabili (a fact-based worldview vs an overdramatic worldview).

Grafico: classifica paesi sulla base della relazione tra aspettativa di vita (25-75 anni) – PIL (400-40.000$):

  • 1810: tutti i paesi poveri in termini di reddito, aspettativa di vita al di sotto dei 40 anni e PIL <400;
  • II Rivoluzione industriale: impulso allo sviluppo dei paesi occidentali > paesi africani e asiatici rimangono allo stesso punto iniziale > rallentamento dello sviluppo con la I GM e l’epidemia di Spagnola (1918) > paesi occidentali affiancati da paesi orientali come il Giappone;
  • 1948: anno in cui si ha la più ampia differenza tra i diversi paesi del mondo: USA al top, catch-up di Giappone, Brasile, Iran; Cina, India, Bangladesh, Indonesia fermi allo stesso punto iniziale in termini di reddito, ma con un’aspettativa di vita salita a 50 anni;
  • 1948-2009: colonie acquistano la propria indipendenza, avvio sviluppo economico, aumento aspettativa di vita oltre i 75 anni. Raggiunti livelli di sviluppo vicini a quelli dei paesi avanzati. Oggi la maggior parte dei paesi presenta un tenore di vita medio.

Enorme differenza tra paese più ricco e paese più povero; all’interno dei paesi in via di sviluppo, come per esempio India e Pakistan, vi sono enormi differenze economiche tra province, tra zone rurali e zone industriali.

Storia dell’economia dello sviluppo nel secondo dopoguerra

Immediato dopoguerra

Piano Marshall (1947):

  • Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale gli USA adottano il Piano Marshall (European Recovery Plan) per far ripartire l’economia dei paesi europei: 13 US$ miliardi in 4 anni.
  • Negli anni successivi si applica l’esperienza acquisita tramite il successo del progetto nei paesi europei ai paesi africani, in America Latina e in Asia con l’obiettivo di:
  • Aumentare il livello del reddito;
  • Far crescere i paesi attraverso la trasformazione da sistemi prevalentemente agricoli a sistemi industriali;

Teoria della modernizzazione di Rostow (1960)

  • La modernizzazione passa attraverso una serie di stadi evolutivi della crescita economica:
  • Società tradizionali dominate dall’agricoltura di stile feudale;
  • Precondizioni per il takeoff (rivoluzione agricola): aumento della produttività in agricoltura, disponibilità di un surplus economico da investire nel settore industriale con il governo che investe in infrastrutture e capitale umano;
  • Takeoff: rivoluzione industriale;
  • Maturità: consolidamento del settore industriale;
  • Società dei consumi di massa sostenuti da salari e domanda crescente.

Kuznets

Lo sviluppo non può essere lineare perché i paesi hanno caratteristiche diverse e seguono sentieri che possono essere molto diversi.

Enfasi sulla crescita

Modello di Harrod-Domar (1957)

L’investimento è la chiave dello sviluppo.

  • Attraverso la crescita del risparmio si finanzia l’investimento in capitale fisico;
  • La produzione aumenta nel settore industriale;
  • Il sistema economico si trasforma da agricolo a industriale;

“It focused economists’ and policy makers’ attention on generating the savings required to support higher growth rates in poor countries”.

Modello duale di Lewis (1954)

La trasformazione strutturale del sistema economico avviene attraverso il trasferimento di lavoratori dal settore di sussistenza tradizionale (in surplus di lavoro) a quello moderno, trasferimento che avviene senza aumento dei salari fino a che c’è lavoro improduttivo nel settore tradizionale.

Critiche

Ranis & Fei: se non c’è abbastanza lavoro e produzione in agricoltura, i prezzi salgono e questo fa salire anche i salari e ridurre i profitti e gli investimenti nell’industria. Non vi è eccesso di lavoro in agricoltura se non viene lasciata abbastanza manodopera, questo provoca salari e profitti.

Schultz: in certi periodi dell’anno ci possono essere dei momenti di scarsità di lavoro (manodopera) agricolo e quindi per spostare lavoro dal settore agricolo a quello industriale senza diminuzione di produzione è necessario aumentare anche l’efficienza nel settore agricolo (rivoluzione verde in India).

Industrializzazione attraverso la sostituzione delle importazioni

Prebisch-Singer (1950)

Le ragioni di scambio (rapporto tra i prezzi) tra beni primari (agricoli, estrazione di risorse) e secondari (prodotti e manufatti) tendono a diminuire, quindi se i paesi si specializzano nell’esportazione di beni primari devono pagare sempre di più per importare beni secondari. Con l’aumento dei salari la fetta di questi ultimi spesa in beni manufatti aumenta, mentre quella dei beni primari cala. Attraverso la protezione del mercato i paesi devono industrializzarsi sostituendo con prodotti interni le importazioni.

Linkages di Hirschman

Bisogna concentrare gli investimenti pubblici in quei settori in cui ci sono molti legami con il resto del sistema economico perché in questo modo c’è un effetto moltiplicativo degli investimenti:

  • Backward linkages: trasmettono gli effetti di crescita dalle input demanding activities agli input suppliers (dal settore tessile alla produzione di cotone);
  • Forward linkages: dalla produzione di energia all’industria che utilizza macchinari che usano l’energia;

L’agricoltura secondo Hirschmann genera pochi linkages con il resto dell’economia.

Dalla crescita del reddito alla diseguaglianza ('70)

Molti economisti dello sviluppo consigliavano di implementare forme di redistribuzione prima della crescita in modo da limitare la diseguaglianza che da essa deriva (Es. Kuznets teoria della U invertita): riforme agrarie, educazione rurale, investimento nella tecnologia agricola > Crescita del ruolo dello stato nell’economia > Protezione dei mercati interni per favorire l’industrializzazione. Venne osservato inoltre che al crescere dei salari il livello assoluto delle disuguaglianze non solo aumentava, ma addirittura peggiorava la posizione di chi versava già in condizioni di povertà, la crescita è più equa in paesi che hanno già redistribuito assets come terra e capitale umano. Le teorie dello sviluppo passano dallo studio di come far crescere il reddito a come ridurre le diseguaglianze della sua distribuzione.

Teoria della dipendenza

Le risorse estratte dalla periferia vanno a beneficio dei paesi ricchi (scambio ineguale). Questa teoria enfatizza il ruolo dei paesi sviluppati nei confronti dei PVS. Questi ultimi sono sfruttati dai primi in maniera non sufficientemente compensata. Constatazione del fatto che i paesi più avanzati aiutando lo sviluppo dei paesi meno sviluppati hanno mantenuto il ruolo di potenze coloniali > idea sistema economico globale composto da tre aree, ovvero centro, semi-periferia, periferia, caratterizzato dallo sfruttamento delle risorse dei paesi della periferia da parte dei paesi al centro > scambio ineguale, sfruttamento non compensato > sostenuta la necessità per i paesi di mantenere la propria indipendenza dal mercato internazionale (interdipendenza economica porta con sé vulnerabilità); Negli anni '70 viene messo in risalto il fatto che questi paesi debbano essere in grado di sostenersi da soli al di fuori di qualsiasi dipendenza (Es. India diventa praticamente auto sussistente dopo aver creato forti barriere doganali che la isolavano quasi totalmente rispetto al mercato internazionale). È questo il periodo anche della lotta alle multinazionali, viste e percepite come portatrici del male dello sfruttamento. Un altro ambito di dibattito per la teoria economica è quella dell’investimento in capitale umano, in particolar modo l’istruzione. Si fa largo la teoria dei Basic needs e delle tecnologie appropriate, sostanzialmente è importante garantire nei PVS beni e servizi necessari come salute, educazione e un alloggio e anche le tecnologie esportate in questi paesi dovevano essere adatte a questi sistemi economici in via di sviluppo, dove magari non vi erano ancora le competenze adatte a sfruttare correttamente le innovazioni più avanzate tecnologicamente.

L'inizio della globalizzazione ('80)

Si venne a creare una situazione di contrasto tra interventisti (controllo dei prezzi e del commercio, imprese pubbliche) e liberisti, che riconoscevano le debolezze dei sistemi economici pianificati dagli stati:

  • I paesi inward looking non sono cresciuti (Messico, Brasile): crisi del debito ha costretto a ripensare le politiche di sviluppo in direzione di un minor coinvolgimento diretto dello stato nell’economia e dell’industrializzazione basata sulla sostituzione di importazioni;
  • I paesi outward looking (tigri asiatiche) sono cresciuti molto grazie soprattutto alla loro visione orientata all’esportazione;

All’allontanamento progressivo dello stato dalle questioni economiche contribuì anche la recessione causata dallo shock petrolifero degli anni '70.

Politiche di aggiustamento strutturale e Washington Consensus ('90)

WB & IMF impongono politiche liberali e aperture del mercato interno al mercato internazionale:

  • Disciplina fiscale (taglio del deficit fiscale, riduzione della spesa pubblica, riforme fiscali);
  • Liberalizzazione finanziaria (deregolamentazione del settore bancario, liberalizzazione dei tassi di cambio);
  • Liberalizzazione commerciale per beni e servizi;
  • Apertura dei mercati alle multinazionali (non più demonizzate come in passato ma accettate e viste come portatrici di sviluppo) con sistemi di import ed export (questo fondamentalmente distrugge le industrie manifatturiere latino americane e africane, poiché dotate di strutture inefficienti rispetto all’esterno);
  • Privatizzazione delle imprese pubbliche;

Il libero mercato fallisce se non funziona in modo efficiente > fallimento Washington Consensus a causa degli elevati costi sociali e della scarsa crescita in paesi africani e latino americani. La liberalizzazione dei mercati non implica necessariamente un miglioramento delle condizioni delle persone e del welfare economico se i mercati stessi non funzionano a dovere.

Amartya Sen

Sviluppo come diffusione di capacità (capabilities) e diritto di utilizzare le capacità (funzionamento). Sviluppo consiste nel creare le condizioni affinché gli individui possano esercitare le proprie competenze. La povertà non è solo misurata in termini di reddito ma anche come mancanza di opportunità.

Lo sviluppo oggi: la rivoluzione sperimentale

Al giorno d’oggi è sempre più grande l’attenzione posta dall’economia dello sviluppo verso l’uso di esperimenti per poter apprendere e comprendere i comportamenti economici delle persone e valutare l’impatto di determinati interventi di policy sul welfare. Quando non sono possibili gli esperimenti si fa ricorso a strumenti di simulazioni con gli stessi fini già enunciati. “Evidence-based policy”: idea per la quale le decisioni di policy dovrebbero essere basate su informazioni ed analisi rigorose, oggettive e razionali.

Altri approcci

  • Crescita sostenibile: come tenere insieme crescita, riduzione della povertà e sostenibilità ambientale;
  • Nuove forme di collaborazione tra stato, attori privati e società civile;
  • Dagli MDGs agli SDGs;

Millennium Development Goals

The Millennium Development Goals set time-bound targets, by which progress in reducing income poverty, hunger, disease, lack of adequate shelter and exclusion can be measured. They also embody human rights.

Indicatori di sviluppo

Lezione 3 (leggere prima parte della lezione sulla disparità di genere)

Crescita economica

Misura del valore degli output di beni e servizi in un dato periodo di tempo > GDP (PIL)

Sviluppo economico

Misura del benessere delle persone in una società. Non dipende soltanto dal reddito ma anche da fattori quali lo sradicamento della povertà e della malnutrizione, riduzione della mortalità infantile, una maggiore aspettativa di vita, accesso alla sanità e ai servizi scolastici… > Multidimensionalità > Human Development Index (HDI) (“Most development economists today would say that economic development is not equivalent to growth, although it is difficult to achieve development goals without growth”).

Approcci allo sviluppo economico

Lucas: “Per problema dello sviluppo economico intendo semplicemente un conteggio(/annotazione) dei pattern osservati, nello spazio e nel tempo, dei livelli e dei tassi di crescita del reddito pro-capite”. La crescita del PIL pro-capite non è di per sé sviluppo, tuttavia i fattori che universalmente caratterizzano quest’ultimo (salute, alfabetizzazione, aspettativa di vita…) seguono in qualche maniera questa crescita > PIL come indice generale e universale di sviluppo.

Streeten: “L’obiettivo dello sviluppo economico è il raggiungimento di un miglioramento delle condizioni umane, di allargare il campo di scelta delle persone. Un’unità di interessi potrebbe esistere qualora vi fossero forti legami tra produzione economica (reddito pro-capite) e sviluppo umano (riflettuto da human indicators come aspettativa di vita, alfabetizzazione…). Tuttavia questi set di indicatori non sono perfettamente correlati tra loro, per cui non si può utilizzare su uno di questi aspettandomi che questo rifletta l’andamento degli altri”. Lo sviluppo è multidimensionale, il PIL pro-capite fallisce nell’essere una misura adeguata e necessita di essere affiancato da ulteriori indicatori. Non tiene in considerazione se quanto prodotto danneggia la salute/la condizione umana, attribuisce un valore economico ad attività a cui dal punto di vista sociale potrebbe essere attribuito un valore maggiore, non tiene conto della distribuzione della ricchezza all’interno del paese.

Prodotto Interno Lordo (PIL – GDP)

Il PIL corrisponde al valore di mercato di tutti i beni e i servizi finali che sono prodotti da un paese in un certo periodo di tempo.

  • Valore di mercato: il PIL è un valore di mercato, beni e servizi sono valutati al loro prezzo di mercato in modo da potere averne un valore complessivo espresso in valuta (normalmente $);
  • Beni e servizi finali: il PIL esprime il valore di beni e servizi finali, cioè beni acquistati direttamente dal loro utente finale in un dato periodo di tempo. Distinguiamo i beni intermedi, che non vengono conteggiati in quanto il loro valore è compreso in quello dei beni finali che vanno a comporre;
  • Prodotti in un paese: il PIL misura la produzione domestica di un paese;
  • In un certo periodo di tempo: il PIL misura la produzione in un dato periodo di tempo, tipicamente un anno oppure un trimestre;

GDP = GROSS DOMESTIC PRODUCT (PIL) include beni e servizi prodotti in Italia; GNP = GROSS NATIONAL PRODUCT (PNL) include beni e servizi prodotti in Italia e all’estero da imprese italiane. Include i guadagni di tutti gli assets posseduti da residenti (anche out of country) di tale stato, escludendo tutti i guadagni degli stranieri (anche di quelli in country); GNI – GROSS NATIONAL INCOME (RNL) equivale al PIL + o – il netto dei flussi di reddito tra paesi, in particolare le rimesse degli emigranti. Include il reddito che fluisce dentro il paese (anche proveniente da fuori); (“Factors incomes earned by foreign residents, minus income earned in the domestic economy by nonresidents”).

Developing countries are increasingly dissimilar

Fasce di reddito individuate da Banca Mondiale:

  • Basso reddito (≤1.025$)
  • Basso-medio reddito (1.026-4.035$)
  • Medio-alto reddito (4.036-12.475$)
  • Alto reddito (≥12.476$)

87% della ricchezza mondiale distribuita tra i paesi ad alto reddito.

Grouping low and middle income countries as “the developing world” puts countries such as Malawi (GNI per capita of $250) in the same group as Mexico (GNI per capita of $9,860). That’s an almost 40-fold difference within the same group.

Categoria dei PVS eliminata da Banca Mondiale nel 2016 in quanto vi rientravano paesi troppo eterogenei tra di loro, caratterizzati da una notevole differenza in termini.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fra.Giuliano2912 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dei paesi emergenti e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Rabellotti Roberta.
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