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Portfolio - storia e tecnica della fotografia

Robert Frank

Robert Frank è stato un fotografo e cineasta sperimentale. Ha iniziato con le fotografie di moda e di viaggio, lavorando vicino ad esponenti importanti della Beat generation, come scrittori.

Les Américains

  • Pubblicato nel 1958
  • Composto da 85 foto del suo viaggio negli Stati Uniti (l'America vista dal finestrino di un'automobile)
  • L'anno successivo viene pubblicato come "The Americans" (fotolibro cardine della storia della fotografia)
  • Con uno stile radicale e di rottura
  • Lavoro sulle icone della nazione: bandiera, strada, ritratti di ex presidenti, fast food, diner (iconografia americana messa in campo ma non celebrata, piuttosto problematizzata)
  • Le fotografie mettono a nudo la cultura americana: rovesciamento e svuotamento dei valori tradizionali incarnati da queste icone (resa del vuoto, dell'apatia, dello smarrimento e dell'alienazione in cui vaga la nazione)
  • Stile sia lirico per le qualità intrinseche delle singole fotografie; sia fortemente contestatario, caustico, feroce e satirico nel ritratto di un'America smarrita e di un'identità americana in stallo (molto vicino alle opere letterarie e poetiche della Beat generation)

"Pull My Daisy" è il primo e più noto film sperimentale considerato l'atto fondatore del "New American Cinema".

È considerato uno dei più importanti componenti della "scuola dei fotografi di New York".

Parata, Hoboken, New Jersey, 1959

Non vediamo i volti delle persone; la bandiera la vediamo a metà. Infatti, non è un'icona con dei valori; la fotografia è piatta, perché se la guardiamo vediamo il muro.

Tra il 1955 e il 1956, Robert Frank scatta delle fotografie sulle strade americane, grazie alle quali verrà poi pubblicato il volume "The Americans".

Nelle sue immagini si nota il forte sapore di documentazione sociale e la coraggiosa sperimentazione formale, che fanno emergere una visione più intima della quotidianità degli Stati Uniti d'America.

Robert Frank si guardava intorno, posava il suo sguardo disincantato e attento su persone, edifici, paesaggi, strade e scattava immagini nervose, desolate, ironiche e autentiche.

Le sue fotografie hanno sconvolto un paese ipnotizzato dall'American dream e hanno contribuito ad imprimere una svolta nel modo di concepire la fotografia: meno compiacente e nostalgica e più autentica e schietta.

Le foto di Robert Frank mescolano malinconia, amore e ironia, svelano stati d'animo e mostrano situazioni casuali senza forzatura.

Marilyn dead

Questa fotografia in particolare è una delle più famose di Robert Frank, oltre ad essere la locandina della mostra di Milano, che rende omaggio al fotografo a cinquant’anni dalla pubblicazione del volume.

La fotografia rappresenta una spiaggia degli Stati Uniti che accoglie una donna con una fluente chioma bruna sdraiata sulla sabbia, una bimba che brandisce una grande bandiera americana sollevata dal vento e un ragazzino intento a leggere il giornale, dove spicca a chiare lettere il titolo "Marilyn Dead".

La notizia della morte di Marilyn è citata sul giornale che c'è in primo piano; la fotografia però prende importanza grazie al secondo piano, dove c'è una bambina che corre con la bandiera in mano.

In un unico scatto, Robert Frank racchiude un attimo di vita quotidiana e un frammento di storia, la vita e la morte, la spensieratezza e la tragedia.

Robert Capa

Nome: Napoli, 1943
Autore: Robert Capa
Anno: 2 ottobre 1943
Stampa: stampa alla gelatina ai sali d'argento

La foto fu scattata da Robert Capa e ritrae alcune donne che piangono al funerale di 20 partigiani adolescenti del Liceo Sannazaro, nel quartiere Vomero. Guidati da uno dei loro insegnanti, i ragazzi avevano combattuto contro i tedeschi per 4 giorni prima dell’arrivo degli Alleati. Si tratta di una delle fotografie che documentano la campagna d’Italia degli Alleati, dallo sbarco in Sicilia fino ad Anzio.

La foto in questione condensa alcuni degli elementi stilistici ricorrenti nel lavoro di Capa e che lo resero di fatto uno dei padri del fotogiornalismo: i soggetti in primissimo piano dei quali è possibile “leggere” la gestualità e l’espressione del volto (i volti delle donne contratti per il dolore della perdita dei propri figli contribuiscono a creare partecipazione con lo spettatore), l’utilizzo contrastivo del bianco e nero (in questo caso, per accentuare il vestito a lutto delle donne) e una certa “sensazionalità” nella messa in scena dei soggetti, ricorrente in altre fotografie (ad esempio, il Miliziano Morente, appunto per la sensazionalità del momento, lascia ancora qualche dubbio sulla sua veridicità).

La fotografia analizzata appartiene al ciclo di fotoreportage realizzati durante la seconda guerra mondiale (di cui, anche la celebre fotografia dello sbarco in Normandia, tacciata dalla rivista Life di essere “lievemente fuori fuoco”). Capa fu uno dei maggiori fotoreporter dei conflitti del secondo Novecento: documentò la guerra civile spagnola, la guerra sino-giapponese, la guerra arabo-israeliana e la prima guerra d’Indocina (dove trovò la morte nel 1954).

Si può dire che lo stile di Capa si possa riassumere nella sua stessa frase, diventata poi celebre: “se le tue foto non sono abbastanza valide, è perché non eri abbastanza vicino”, a cui si unisce una visione della fotografia già inaugurata da Bresson e dal suo istante decisivo. Un fotografo deve saper cogliere l’istante in grado di saper condensare la natura di un evento, l’istante dove “testa, occhi e cuore si trovano sullo stesso asse”, prelevando dal reale l’unico frammento prezioso e in grado di riassumere l’evento.

Per questa visione simile nell’approccio al medium, Capa e Bresson saranno i co-fondatori della celebre agenzia fotografica Magnum Photos, fondata nel 1947 a Parigi.

Sulla sua morte, Hemingway dirà “(...) è stato un coraggiosissimo fotografo. Era talmente vivo che uno deve mettercela tutta per pensarlo morto”: l’approccio “vitale” alla fotografia è intuibile se si pensa che l’unica testimonianza fotografica dello sbarco in Normandia sia proprio la sua e che alcuni dei momenti iconici dei conflitti mondiali appartengano proprio al suo portfolio (dal Miliziano Morente durante la Guerra Civile Spagnola, il contadino siciliano che indica la strada presa dai tedeschi ad un soldato alleato fino alle testimonianze delle vendette contro le donne collaborazioniste come in Donna rasata a Chartres durante l'occupazione Francese).

Robert Mapplethorpe

Anno: 1972
Autore: Robert Mapplethorpe
Titolo: Bondage

In questa foto di nudo, Mapplethorpe si autoritrae (si presume) in una pratica di bondage, utilizzando però un’iconografia prettamente cattolica. Infatti, Mapplethorpe si riallaccia alla tradizione dell’arte sacra, all’interno della quale ci sono dei codici per cui il nudo può essere rappresentato: San Sebastiano ha mantenuto la possibilità di raffigurare il corpo maschile nudo per secoli durante l’epoca cristiana, insieme ovviamente al corpo di Cristo in croce. San Sebastiano, poi, nel corso del '900 viene preso come simbolo della cultura LGBT in quanto corpo maschile reso graficamente, spesso in posa e legato. Mapplethorpe perciò si autorappresenta in una pratica di bondage che rimanda all’iconografia di San Sebastiano legato alla colonna. Egli, come si può osservare, ha le mani legate, è legato al soffitto da una specie di collare ed espone il proprio corpo.

Su Robert Mapplethorpe

Fotografo americano, newyorkese, cresce nella NY della contestazione, dell’underground anni ’60. Negli anni ’70 inizia la carriera da fotografo prima con la Polaroid, poi passa alla Hasselblad (che diventa poi suo marchio di fabbrica), camera fissa che permette di ottenere delle composizioni molto controllate. Realizza fotografie “caravaggesche”, cura molto l’aspetto del bianco e nero, dell’illuminazione e delle ombre, e spesso le stampa con tecniche di stampa al platino (grande ricerca e maestria estetica/formale, che contrasta fortemente con i suoi soggetti, controversi e contestatori).

Ha sempre avuto grandi problemi con la censura, con varie proteste ed iniziative da parte di enti pubblici (che finanziavano le sue mostre) e governativi, che ritenevano le sue foto immorali, oscene.

Temi ricorrenti dei suoi scatti sono: ritratti, nature morte, nudi, foto a sfondo sessuale e che riflettono sul tema della sessualità (e dell’omosessualità in particolare, ritrae senza censura la sottocultura gay di NY negli anni ’70), bondage, sadomasochismo.

Paul Strand

Titolo: La Famiglia, Luzzara
Autore: Paul Strand
Anno: 1953
Stampa: alla gelatina d'argento

La sua critica nei confronti del pittoricismo storico trattava sul fatto che si rifacesse ad un modello artistico quale la pittura, mentre Paul Strand ed in generale la straight photography nord americana ponevano alla base della qualità formale delle loro fotografie proprio il fattore tecnico meccanico che per anni era stato proprio quello che l'aveva distanziata dal mondo dell'arte, che invece vedeva la pittura come arte tout court.

The Family, Luzzara fa parte della straordinaria serie di immagini che Paul Strand ha realizzato nel corso di cinque mesi trascorsi nel villaggio italiano di Luzzara, nella pianura padana. Questo ritratto di gruppo ritrae la famiglia Lusetti di fittavoli davanti alla loro casa. La matriarca della famiglia è incorniciata nel buio della porta, circondata da cinque dei suoi otto figli sopravvissuti. Posizionando i membri della famiglia frontalmente e vicino alla macchina fotografica, Strand ha trasmesso informazioni molto specifiche sulle loro caratteristiche fisiche e personalità, anche se intendeva che fossero visti come simboli duraturi di qualità umane universali.

Stephen Shore

Titolo: South of Klamath Falls, Oregon
Autore: Stephen Shore
Anno: 21 Luglio 1973

Stephen Shore, membro della New Topographics (l’unico tra i membri che espone a colori), lavora con un immaginario cinematografico, va ad esplorare gli USA di inizio anni '70 fotografando dettagli, visioni del paesaggio. Egli pone molta attenzione sugli aspetti più anonimi, sull’ordinario, sul paesaggio di tutti i giorni a cui non prestiamo alcuna attenzione.

Shore pone poi grande cura nello sviluppare un discorso di metariflessività della fotografia nei suoi scatti (analogamente ad Adam). Si domanda: che cosa produco ritraendo un paesaggio? Produco un’immagine di esso, che corrisponde alla tradizione della paesaggistica? Come mi colloco io all’interno di questa tradizione?

Questa metariflessività si può notare in “South of Klamath Falls, Oregon”, in cui è presente un paesaggio che include dentro di sé una rappresentazione del paesaggio. Shore fotografa una cartolina su un gran cartellone lungo la strada. In essa è rappresentata una visione molto pittoresca del paesaggio, con una montagna innevata che sovrasta un lago sottostante. Tuttavia, questa suggestiva rappresentazione si trova all’interno di uno spazio, di una vera e propria radura che non ha minimamente a che fare con quelle caratteristiche di pittoresco; anzi, non ha alcuna caratteristica che la possa distinguere, è un paesaggio incolto, con una strada da cui poi parte una steppa con niente da vedere. Le due rappresentazioni vengono così poste a confronto, il paesaggio ordinario include quello idealizzato della cartolina. Si può dire che il fotografo stesso si mette polemicamente in relazione al paesaggio reale che fotografa, mostrando che quello della cartolina è invece completamente estetizzato, idealizzato.

Henry Fox Talbot

Titolo: Il pagliaio
Autore: Henry Fox Talbot
Anno: 1845
Tecnica: Calotipia

Il pagliaio è contenuto all’interno del libro The Pencil of Nature di Henry Fox Talbot; si tratta di una delle 24 calotipie (procedimento di sviluppo fotografico inventato da Talbot stesso) contenute nel volume. Oltre ad essere il primo libro fotografico contenente immagini fotografiche, The Pencil of Nature diventa il punto di riferimento e il modello teorico principale per comprendere la fotografia ottocentesca: è evidente infatti il continuo rimando alle forme d’arte pittoriche, a partire dal titolo stesso dell’opera che accentua il parallelismo fra fotografia e disegno.

Una fotografia viene infatti giudicata in termini puramente estetici e di bellezza formale a cui si aggiunge una precisa gerarchia di soggetti “nobili”: scultura, architettura, paesaggi e ritratti. A questi si aggiungono anche gli oggetti naturali e i manufatti. C’è per questo una continua tensione dialettica fra il significato denotativo e connotativo di una fotografia, quest’ultimo particolarmente presente nelle fotografie caratterizzate da una precisa e studiata composizione formale (come Il Pagliaio o La Porta aperta): queste fotografie non hanno una propria autonomia e il loro senso va al di là della presenza degli oggetti sulla scena; la porta aperta ad esempio è ispirato ai codici pittorici dell’arte fiamminga del Seicento a cui si aggiungono gli oggetti che fungono da elementi simbolici accuratamente scelti e posti sulla scena (la scopa, la porta aperta, la lanterna). Si può dire lo stesso sul Pagliaio: la scala a pioli è posta parallelamente rispetto al covone di fieno e Talbot mette in risalto l’ombra perpendicolare. Ai simboli rurali (le fotografie di The Pencil of Nature sono quasi tutte calate in un contesto campestre), si aggiunge l’iperealismo e l’attenzione alla resa del dettaglio di ogni singolo filo di covone.

August Sander

Titolo: Young Farmers
Autore: August Sander
Anno: 1914

Sander non vuole fotografare tutti i tedeschi, ma le loro caratteristiche sociali (non è interessato alla persona, ma alle categorie sociali/alla società). Essendo cresciuto nel Westerwald e parlando il dialetto locale, August Sander conosceva bene la terra e la sua gente.

Young Farmers è una delle fotografie più note di Sander ed è stata inclusa nel suo libro fotografico Face of Our Time (1929). In questa foto punta il suo obiettivo su tre giovani agricoltori che probabilmente ha incontrato durante una delle sue frequenti gite domenicali in bicicletta nella zona: due degli uomini lavoravano in una miniera di minerale di ferro e l'altro nell'ufficio della miniera. Avrebbero combattuto tutti nella prima guerra mondiale, iniziata lo stesso anno, e uno di loro sarebbe morto lì.

Il loro abbigliamento e la loro postura alla moda sembrano conferire loro uno status sociale più elevato di quello che avevano in realtà. Gli uomini vengono colti in transito, la loro passeggiata viene interrotta quando si imbattono nel fotografo itinerante. I loro abiti scuri identici, i cappelli scattanti e i bastoni da passeggio suggeriscono che il desiderio dei giovani di vestirsi allo stesso modo non è nuovo. Gli uomini sono in viaggio per un ballo in un villaggio vicino. Come se fossero stati arrestati a metà strada, girano la testa verso la telecamera.

Il tempo e il movimento in questa immagine sembrano stranamente sospesi, conferendo alla scena una qualità inquietante e cinematografica che è molto diversa dai ritratti statici che Sander aveva prodotto in precedenza. L'immagine trabocca di informazioni descrittive e dettagli narrativi, ma rimane ambigua e aperta all'interpretazione. Non è chiaro se si tratti di un ritratto su commissione o se Sander si sia imbattuto casualmente nei soggetti durante le sue esplorazioni.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fracesco_Matt di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della fotografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Villa Paolo.
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