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Diritto pubblico

Cap 1 - Cos'è il diritto?

Il diritto è una forma di organizzazione sociale. Se la società cambia, cambiano le regole e i principi giuridici che la organizzano (esiste una stretta correlazione tra società e diritto). L'ordinamento giuridico, ovvero l'organizzazione della società, è composto da:

  • Un gruppo di soggetti —> plurisoggettività
  • Apparato organizzativo —> istituzione
  • Serie di norme giuridiche —> normazione

Il diritto pubblico è l'insieme di norme che ha per oggetto l'ordinamento giuridico dello Stato. Nel diritto pubblico lo Stato ha un potere di supremazia. Il diritto costituzionale è un ramo del diritto pubblico ed è l'insieme di norme che sono contenute nella fonte principale dello Stato, la Costituzione, in particolare quelle relative all'organizzazione dello Stato. Il diritto privato invece regola i rapporti tra privati (sono rapporti paritari, sullo stesso piano).

Cap 2 - Lo Stato e le sue forme

Par 1. Stato e sovranità: definizioni

Lo Stato è:

  • Un ordinamento giuridico a fini generali, esercitante il potere sovrano su un dato territorio, cui sono subordinati in modo necessario i soggetti adesso appartenenti.
  • Stato inteso come una particolare forma storica di organizzazione del potere politico nata in Europa tra il XV e XVII secolo, che si caratterizza perché esercita il monopolio della forza legittima su di un territorio su cui vive una popolazione e che si avvale dei propri apparati amministrativi (definizione di Max Weber).

Elementi fondamentali dello stato sono: territorio, popolo, sovranità.

La sovranità (art 11 costituz.) è l'elemento che caratterizza lo Stato moderno e può avere un aspetto esterno e uno interno:

  • Sovranità esterna —> È sovrano l'ordinamento la cui esistenza non deriva da un altro ordinamento. L'articolo 11 afferma che l'Italia accetta limitazioni alla propria sovranità esterna in nome di un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni (Ue).
  • Sovranità interna —> Capacità di porre dei comandi/ordini vincolanti nei confronti di tutti i soggetti che fanno parte dell'ordinamento giuridico (si riconduce all’art 1 che afferma “la sovranità appartiene al popolo”).

Par 2. Le forme di Stato

La forma di Stato è l'insieme degli elementi esteriori che servono a coglierne l'essenza e l'insieme delle finalità per le quali lo Stato esiste. La forma di Stato si lega strettamente alla nozione di sovranità. Può essere intesa come il modo attraverso il quale la sovranità si distribuisce in relazione al territorio e al popolo.

In riferimento al popolo esistono 2 forme di stato:

  • Stato autoritario —> la sovranità è concentrata in un unico soggetto (o unico partito o unica persona fisica. Esempio: Stato fascista o Comunista).
  • Stato democratico —> la sovranità è distribuita su tutto il popolo ed è quella in vigore attualmente in Italia.

In riferimento al territorio esistono 2 forme di stato:

  • Stato federale —> È la forma di Stato in cui la sovranità è distribuita sul territorio su 2 livelli (es: Svizzera, USA).
  • Stato unitario —> la sovranità si accentra su un unico livello: lo Stato centrale. (art 5 costituzione si collega a ciò affermando “la repubblica è indivisibile”).

Anche nello Stato unitario il potere può essere esercitato secondo delle modalità che lasciano uno spazio di decisione (autonomia) per enti territoriali infrastatali. Si parla così di stato decentrato.

  • Stato regionale —> Italia. È un sottoinsieme dello stato decentrato. Le regioni non hanno sovranità perché non si sono auto riconosciute e non possono partecipare alla modifica della carta costituzionale.

Un fattore determinante per determinare le varie forme di Stato è la concezione dell’individuo e del suo ruolo nella società, elemento a sua volta fondamentale per definire la società (e, quindi, il suo rapporto con lo Stato).

2 grandi concezioni:

  • Concezione organicistica —> assimila lo Stato a un capo e gli individui come suoi organi. Ciò che conta è la collettività e non le singole ipotesi. L'individuo non vive per se stesso ma per la società. Lo scopo della società è il benessere della stessa e non dei singoli individui. Si parla di uguaglianza distributiva (ognuno ha ciò che gli spetta ma non in parti uguali) esempio nello stato di polizia. La società può essere paragonata a un corpo umano che si compone di organi, proprio come un corpo, infatti, la società è un’organizzazione differenziata in cui ogni uomo costituisce un organo particolare. La società viene prima rispetto agli individui che non esistono al di fuori di essa (proprio come il cuore, il fegato, etc. non esistono al di fuori del corpo e, separati da esso, muoiono) —> di conseguenza: l’uomo vive in funzione della società ed il fine ultimo non è il benessere del singolo ma il benessere della società. Il compito di ciascun uomo in società è obbligato e predefinito (proprio come accade per ciascun organo all’interno del corpo). La legge che governa la società (così come accade per il corpo umano) è dunque la legge di natura (e in una visione religiosa la legge voluta da Dio). Tale legge, cioè il diritto, non nasce dalla volontà dell’uomo, ma dalla tradizione, che ciascuna generazione eredita da quella precedente. Si tratta quindi di una concezione storicistica del diritto (= diritto frutto della storia). L’ordine organicistico è diseguale e caratterizzato da un concetto di uguaglianza distributiva: unicuique suum, a ciascuno il suo, ciò che gli compete in relazione alla posizione che ricopre nella società): se ciascun uomo ha un suo ruolo sociale specifico, i suoi diritti e doveri variano a seconda di quello specifico ruolo.
  • Concezione individualistica —> l'individuo nasce libero e per sua scelta dà vita a una società. Non è più un corpo ma un meccanismo. Si parla di uguaglianza tradizionale —> le funzioni dell’individuo NON sono pre-determinate. Gli individui precedono la società: dallo stato di natura in cui vivono separati ed indipendenti l’uno dall’altro, si uniscono a formare la società mediante il cd. contratto sociale (teorie contrattualistiche della filosofia politica seicentesca di Hobbes e Locke). La società, istituita dagli individui al fine di godere con maggior sicurezza dei loro beni (vita, proprietà, etc.), serve al benessere dell’individuo e non il contrario, come nelle teorie organicistiche. L’uomo, originariamente libero nello stato di natura, lo rimane anche in società: non esistono ruoli o compiti predeterminati dalla natura o da altro. Le regole che governano la società sono determinate dagli individui, che le possono cambiare ove non più rispondenti ai bisogni: concezione volontaristica del diritto. L’ordine individualistico è un ordine di uomini eguali, caratterizzati da eguali diritti ed eguali doveri.

Par 3. Evoluzione storica delle forme di Stato. L’ordine giuridico medievale

Lo Stato patrimoniale —> non possiede le vere caratteristiche dello stato infatti si parla di regime patrimoniale. Rispetto allo stato non esiste parlamento, amministrazione ecc (mancano gli elementi fondamentali, manca la figura di sovranità). Questa “forma di stato” si caratterizza per il fatto che aderisce a un’idea di tipo organistico. Ci troviamo di fronte a una concezione organistica. In questo ordinamento medievale troviamo un’insieme di soggetti che è unito dalla fede in Cristo. È una sorta di grande corpo il quale è unificato dalla comune credenza in Gesù. Al vertice sono presenti 2 autorità:

  • Il Papa —> è posto a capo del potere spirituale
  • Imperatore —> capo dello stato

Esso è un ordinamento (tradizionale) che fa capo a un diritto che è il frutto di 2 insiemi: insieme del diritto romano + usanze germaniche (ius comune). Da questa unione nasce un diritto tradizionale che si evolve a seconda di come viene interpretato dai giudici. Si fonda su accordi tra imperatore che concede a un soggetto una parte di proprio territorio e insieme al territorio attribuisce quello che lo circonda e che ci sta sopra (es: popolo). Tutto viene acquisito dal vassallo/feudatario, dal nuovo proprietario. In cambio quest'ultimo giura fedeltà all'imperatore (es l’imperatore può pretendere prestazioni o parte di ricavati delle terre). C’è un rapporto privatistico /contrattuale. Esso è un sistema caratterizzato da un forte particolarismo giuridico (il re non riusciva a imporre un diritto uniforme).

Quest’ordinamento a un certo punto muta perché:

  • Nascita del commercio e dei trasporti, attenzione per le esigenze di import/export
  • Nascita settore tessile e minerale
  • Invenzione polvere da sparo —> cambiano i modi di fare guerra
  • Nasce il fisco —> il re impone tributi a tutti i soggetti residenti sul territorio (per pagare infrastrutture per il commercio e per esigenze belliche)

Progressivamente si attua il fenomeno che i feudatari perdono potere. Abbiamo uno stato dove vengono parzialmente assorbiti i ceti intermedi. Davanti a una trasformazione economico sociale fu necessaria la concentrazione del potere in apparati che facevano capo al re il quale si trasformò in sovrano assoluto. —> Stato assoluto nasce così. I ceti permangono —> sono il clero, il terzo stato, la nobiltà.

La legittimazione del potere era di tipo tradizionale —> Max Weber ha distinto 3 forme di legittimazione del potere:

  • Tradizionale —> fondata sulla tradizione, di padre in figlio. Stato assoluto.
  • Carismatica —> potere che si fonda, la cui legittimazione si fonda sul carisma di chi detiene il potere (Hitler, Mussolini).
  • Legale-razionale —> si fonda sulla legge ed è considerata una forma di legittimazione razionale, la legge stabilisce il meccanismo su come detenere/acquisire il potere (si riferisce al contemporaneo liberale-liberal democratico).

Nello Stato Assoluto (1500-1600) c'è l’idea che un sovrano fa le leggi e nomina anche dei giudici. Tutto è sotto il suo controllo.

Stato di polizia

L’ultima fase dello stato assoluto è quella di trasformarsi in (es: Ferdinando di Prussia, Maria Teresa d’Austria). Lo stato di polizia si occupava del benessere dei cittadini. (siamo intorno al 1700). Ci si occupa della salute, istruzione ecc (costruzione di ospedali). Si ha una concezione organistica. Da stato di polizia si passa al 1800 alla forma di Stato liberale. Tale cambiamento servì per soddisfare le esigenze che emersero a seguito della rivoluzione industriale e delle conseguenti trasformazioni sociali. In Inghilterra il passaggio avvenne gradualmente, in altri paesi tipo Francia no (avviene subito dopo la rivoluzione industriale). Si ha una netta separazione tra società e stato. Lo Stato liberale di diritto nasce come conseguenza di trasformazioni socio economiche, in primo luogo l'emergere di una nuova classe sociale: la borghesia composta da soggetti non appartenenti alla nobiltà. La società borghese è in grado di produrre da sola le proprie regole. Si parla di stato monacasse (solo una classe sociale, la borghesia, era attiva politicamente).

Stato liberale

(chiamato anche stato di diritto perché si fonda sul diritto) È caratterizzato da diversi principi:

  • Principio della separazione dei poteri —> legislativo, esecutivo, giurisdizionale.
  • Principio di legalità —> ogni atto dei pubblici poteri deve trovare fondamento in una norma giuridica. Le azioni dell’esercizio del potere devono essere disciplinati da una legge. Esiste un organo che fa le leggi e sostituisce il re.
  • Principio di uguaglianza —> pone al centro l’individuo. Tutti gli uomini sono uguali di fronte la legge.
  • Principio rappresentativo/elettivo —> esiste un organo elettivo. Chi ha il diritto di voto va a votare e scegliere i propri rappresentanti. Rappresenta 1,9% della popolazione. Il suffragio è limitato per censo, per reddito, per istruzione.

La borghesia chiedeva regole chiare, prevedibili, uguali per tutti che lo stato assoluto non era mai stato capace di imporre. Nasce così —> Carta Costituzionale, chiamata statuto, è un documento simile alla nostra costituzione. Era flessibile —> la maggioranza del parlamento la cambia quando vuole, senza particolari iter lunghi (la nostra è rigida). Costituzione ottriata vuol dire concessa dal sovrano.

Lo stato liberale entra in crisi per colpa di vari fenomeni:

  • Solo alcuni diritti erano tutelati.
  • Gli esclusi chiedono un allargamento del suffragio —> si abbassa il livello di requisiti per accedere al voto (in Italia dopo le tifone di Giolitti nel 1912 il suffragio si estende al 23% della popolazione) 1946 tutte le donne.
  • Nuovi interventi dello stato.
  • 1904 nasce la ferrovia dello stato.
  • 1912 previdenza (INPS/INAIL).

Stato liberal-democratico

Si passa così allo Insoddisfazione complessiva —> post prima guerra mondiale, depressione generale ecc. Nasce la forma di stato autoritaria che poi diventa totalitaria —> Stato totalitario. È una forma di stato caratterizzata da fascismo, nazismo perché la costituzione era flessibile. Unico partito con a capo un unico soggetto. Stato autoritario —> interviene su tutte le forme sociali del paese (sport, tutela anziani) tutto è controllato dallo stato. È molto invasivo. Forma di stato che ha come legittimazione del potere il potere carismatico. Crolla con la fine della 2 guerra mondiale.

Par 11. La forma di stato contemporaneo

La forma di stato contemporaneo è presente attualmente in quasi tutti paesi europei. Questa forma di stato presenta diverse caratteristiche:

  • È uno stato sociale —> (welfare state) ha come fine l'uguaglianza sostanziale. Nell’art 3 comma 2 della Costituzione troviamo il fondamento di questa affermazione. Come obbiettivo principale lo stato sociale si interessa del benessere dei cittadini (istruzione, sanità) garantendo a tutti lo stesso trattamento (anche stranieri). Lo stato contemporaneo persegue obbiettivi liberisti.
  • È uno stato pluralista —> si fa riferimento all'elemento pluri-soggettività dell'ordinamento giuridico statale per evidenziare che esistono soggetti o gruppi di soggetti profondamente diversi tra loro e che questa loro diversa soggettività è riconosciuta dall’ordinamento (opposto di stato totalitario dove comandava solo un partito). In tal modo si garantisce il pluralismo:
    • Allargamento suffragio universale anche alle donne a partire dal 1946.
    • Valorizza le associazioni, anche quelle sindacali.
    • Permette la creazione di diversi partiti politici.
    • Libertà di scegliere la religione (art 8 e 19 costituz.).
  • È anche uno stato democratico —> ha fondamento nell’art 1 comma 2 che afferma “la sovranità appartiene al popolo”. Esistono libere elezioni, le decisioni vengono prese a maggioranza ma sempre nel rispetto delle minoranze le quali non possono operare la scelta ma alla minoranza è sempre garantita qualche forma di controllo (es presentare le leggi, chiedere referendum). Da tutto ciò deriva una nuova separazione dei poteri diversa rispetto a quella dello stato liberale. Il tipo di separazione è una bipartizione basata su 2 circuiti:
    • Circuito della decisione politica —> parlamento insieme al governo (esecutivo + legislativo).
    • Circuito delle garanzie giurisdizionali —> corte costituzionale + tutti i giudici (magistratura).
  • È stato costituzionale —> È caratterizzato da una costituzione rigida: può essere cambiata con procedimenti lunghi e complessi, che richiede anche il coinvolgimento delle minoranze (esempio attraverso referendum). La costituzione rigida è una costituzione garantita. La corte costituzionale vede se le leggi che vengono approvate sono conformi ai principi costituzionali.
  • Lo stato contemporaneo è anche uno stato decentrato —> art 5 della costituzione che promuove e riconosce le autonomie locali. Principio autonomistico —> riconosce le autonomie locali (province, regioni, comuni). Per quanto riguarda gli enti locali la loro autonomia consiste nella possibilità per gli organi elettivi di adottare decisioni autonome nell'ambito delle competenze ad essi riconosciuti dalla legge per la parentesi (statale e regionale). Si ha una tendenza dello stato a riappropriarsi delle competenze regionali —> corte costituzionale fa il vigile. Le decisioni vanno prese in sede di conferenza (conferenza stato regioni - conferenza stato enti locali). Le funzioni amministrative, secondo il principio di sussidiarietà, devono essere attribuite al Comune e se questo non hai gli strumenti adatti la funzione passa agli enti di livello superiore. Sì ha autonomia quando lo Stato centrale delega una parte della sua sovranità agli enti territoriali ai quali viene riconosciuto un proprio potere legislativo e regolamentare. Principio del decentramento —> si ha il decentramento.
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Scienze giuridiche IUS/09 Istituzioni di diritto pubblico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giulia280801 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università "Carlo Cattaneo" (LIUC) o del prof Frego Silvia.
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