Diritto penale del lavoro
15 marzo 2023 - Lezione 1
Prevenzione generale negativa deterrenza, si basa sulla minaccia della sanzione.
Prevenzione generale positiva deterrenza che sostiene e promuove valori in modo che i soggetti aderiscano spontaneamente alla norma.
A volte le due vanno in conflitto. Come prevenzione generale negativa, la pena di morte è la più efficace; nel caso della prevenzione generale positiva, passa il messaggio che il bene vita sia sacrificabile. Ad esempio, nei casi in cui il reo si è già macchiato di un reato, non gli interessa di compierne altri, perché sa che il suo destino è già segnato. Gli stati che sono passati da un sistema all’altro hanno notato come il tasso di omicidi sia diminuito con l’abrogazione della pena di morte.
Prevenzione speciale negativa deterrenza che va a dissuadere chi è già un delinquente (norme sulla recidiva).
Prevenzione speciale positiva deterrenza rivolta all’ottemperanza spontanea nel singolo che sia già un delinquente. È a questo che serve la rieducazione del condannato.
Prevenzione anticipata incide ed è volta ad evitare le condotte che possono sfociare in reato, es. gli autovelox. Andiamo ad influire su condotte che non sono ancora lesive, ma che sono pericolose. Il legislatore normalmente, nel momento in cui c’è molta sensibilità su un tema, innalza le sanzioni e nello stesso tempo irroga sanzioni anche in maniera anticipata. Es. omicidio stradale e guida in stato di ebrezza.
Prevenzione primaria non agisce sulle condotte ma sulle circostanze che agevolano la commissione del reato. Es. lampioni nei parchi; si è visto che con i lampioni ci sono meno aggressioni di notte. Le norme sull’usura di per sé sono di prevenzione generale negativa. A loro volta hanno delle norme di supporto di prevenzione primaria che sono i fondi antiusura; si incide sull’occasione di consumazione del reato.
Ci sono situazioni in cui una norma può diventare un altro tipo di prevenzione perché funziona male. Il TU per la sicurezza sul lavoro 81/2008 è tutto incentrato sulla prevenzione anticipata. Già il non fare la valutazione dei rischi costituisce reato. È uno strumento di prevenzione anticipata che diventa anche un rafforzamento della prevenzione generale negativa.
16 marzo 2023 - Lezione 2
Tutte le fonti dell’ordinamento sono coinvolte nel diritto penale. Non tutte le fonti possono influire allo stesso modo.
Riserva di legge è solo la legge che può introdurre norme incriminatrici. Il principio di legalità si articola non solo nella riserva di legge, ma anche nel principio di irretroattività, tassatività e divieto di analogia. Il principio di legalità è relativo alle norme incriminatrici; le norme a cui si può applicare l’analogia sono quelle che fanno parte del diritto penale ma non sono incriminatrici. Tutti questi principi hanno una funzione di garanzia ed efficacia dello strumento penale.
Principio di offensività lo troviamo anche in costituzione; nasce dall’esigenza di non punire comportamenti che non hanno una estrinsecazione materiale, ad esempio un pensiero o un’attitudine interiore. Il principio di materialità non è un principio a sé stante, antimoralista. Ha delle implicazioni sull’accertamento dei fatti; si deve trattare di un fatto passibile di prova. Sotto questo profilo, si collega col principio di tassatività: se un qualcosa è scarsamente definito, perde la sua materialità.
Il reato non solo deve essere materiale ma anche offensivo, quindi deve andare a ledere dei beni giuridici che stanno sullo stesso piano di quelli lesi dallo strumento penale. Perché sia offensivo, il reato deve essere costruito in modo che chi lo commette abbia leso il bene giuridico.
Lo troviamo in tutta la costituzione; è dall’insieme dei beni giuridici ricavabili dal sistema costituzionale che troviamo questa esigenza di bilanciamento. Trova conferma nell’istituto del reato impossibile. Il principio di offensività si rivolge innanzitutto al legislatore. L’offensività può essere di danno o di pericolo.
Perché il pericolo costituisca offesa deve essere effettivamente un pericolo. Esistono reati di pericolo astratto e di pericolo concreto. Quando il giudice deve verificare che ci sia in concreto un pericolo parliamo di reati di pericolo concreto; quando il legislatore lo dà per scontato si parla di reati di pericolo astratto (in concreto potrebbe anche non esserci nessun pericolo). Il pericolo astratto è ancora costituzionale perché il legislatore, tramite un fondamento scientifico, ha deciso che qualcosa è pericoloso.
Un’altra categoria è quella dei reati di pericolo presunto; sopra una certa soglia l’usura è sempre usura. Non è necessario che ci sia effettivamente un danno. In questi casi le teorie del legislatore non sono appoggiate da una legge scientifica; non è incostituzionale perché potremmo prendere in considerazione le leggi economiche.
I reati di pericolo sono conformi al principio di offensività ma non sono troppo auspicabili perché si dà per scontato che ci sia un danno vero come contropartita di un pericolo. Si dovrebbe fare una prevenzione anticipata, possibilmente con uno strumento diverso da quello penale.
Principio di colpevolezza art 27 cost. la responsabilità penale è personale e le pene devono tendere alla finalità rieducativa del condannato. Il rapporto che c’è tra il soggetto e l’evento può anche non essere solo di tipo materiale ma anche psicologico (colpa e dolo). Art. 50 nesso di causalità. Questo principio è stato enucleato partendo dall’art 5 cp, che esprimeva un rapporto tra stato e cittadino molto diverso da quello attuale. C’era un obbligo del cittadino di conoscere tutte le norme. I giudici costituzionali riferivano che la norma era illegittima nella misura in cui non scusava l’errore inevitabile, ovvero non dovuto a colpa.
Questo postula un diverso rapporto tra stato e cittadino; c’è un corrispettivo dovere dello stato di rendere conoscibili le norme, oltre a quello del cittadino di informarsi. La simmetria tra l’art 5 e la colpa generica è sempre il “poteva prevedere l’evento (e quindi anche conoscere la norma) e non l’ha fatto”. Il converso è che l’impossibile non è esigibile. La finalità rieducativa della pena consiste nel mettere il condannato in condizione di conoscere la norma.
La differenza tra colpa e preterintenzione sta nella prevedibilità dell’evento. L’errore di fatto scusa, esclude il dolo. Lascia la responsabilità colposa, se prevista dalla norma e se il fatto è stato commesso colposamente.
Errore sull’età nei reati sessuali è un errore di fatto se non so che la persona ha una determinata età; l’errore sull’età non conta a meno che sia scusabile, es. sembrava maggiorenne e mi ha dato un documento falso. Inizialmente si arrivò solo in via interpretativa, poi anche la norma è stata modificata. Se l’errore non è scusabile rispondo del reato, in questo caso a titolo doloso.
22 marzo 2023 - Lezione 3
Il reato è costruito da un precetto e da una sanzione. La sanzione rende il precetto un reato; il precetto è costruito con un piano oggettivo e un piano soggettivo. L’elemento oggettivo del reato è la colpevolezza. C’è la condotta, l’evento e li lega il nesso di causalità. La condotta può essere attiva o omissiva. Non tutti i reati hanno questi due elementi; ci sono reati in cui la condotta non è descritta (reati di evento a condotta libera, chiunque cagiona la morte di un uomo); ci sono reati in cui la condotta è descritta (usura, reati di mera condotta).
Il tentativo punisce gli atti idonei (devono avere la potenzialità astratta di realizzare l’evento) e diretti in modo non equivoco (valenza indicativa degli atti rispetto alla volontà di commettere il reato) a realizzare il reato. L’inequivocità degli atti dipende dalle circostanze del fatto. L’evento non si realizza, si risponde comunque ma con una pena diminuita.
Quando il reato è di mera condotta, che io realizzi o meno l’evento è irrilevante perché anche solo la mera condotta porta alla consumazione del reato. Sul tentativo ci sono due ipotesi: desistenza volontaria (chi interrompe l’azione criminosa durante il tentativo spontaneamente, non c’è sanzione perché l’ordinamento ha interesse ad incentivare questo tipo di comportamento) e ravvedimento operoso (il soggetto crea la situazione di pericolo e agisce in modo da eliminare le conseguenze della sua condotta prima che l’evento si verifichi, risponde di una pena più lieve che rispetto al tentativo).
I reati aggravati dall’evento sono quei reati a cui consegue una pena maggiore nel momento in cui le conseguenze del reato producano successivamente un evento ulteriore, di solito la morte.
La norma descrive una condotta attiva o omissiva: quando la norma descrive una omissione si chiama reato omissivo proprio, perché nasce già descritto come omissivo. Nel momento in cui il reato è descritto come commissivo, io posso realizzare quel reato anche in forma omissiva, devo mettere insieme la norma speciale che descrive una condotta attiva con la norma di parte generale che dice che non impedire l’evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo (reati omissivi impropri). L’obbligo giuridico trova la sua fonte nella legge, ma anche in un contratto; deve avere una fonte giuridica.
L’obbligo giuridico di impedire l’evento è la cd. posizione di garanzia. Quelle del datore di lavoro già prima del 81/08 derivavano dal c.c. Un insieme di obblighi non forma un obbligo generale di impedire un evento. La condotta e l’evento sono legati dal nesso causale. Il ragionamento da fare è quello della condicio sine qua non, la condizione è la condotta umana. Se viene meno la condotta e viene meno anche l’evento, si trova il nesso causale. Alla luce di questa interpretazione c’è la cd. equivalenza delle cause, ogni evento si verifica per una serie di condizioni causali. Cosa succede se c’è una molteplicità di fattori? La responsabilità si moltiplica, tutti sono equivalentemente responsabili dell’evento.
La norma non ci dice quando è causale e quando no, per essere verificabile deve far riferimento a leggi di carattere generale che sono leggi scientifiche con un procedimento cd. di sussunzione; la teoria chiedeva per la sicurezza della prova che le leggi scientifiche fossero universali o statistiche con una probabilità vicina al 100%. Questa regola è stata messa in discussione proprio per i processi relativi alla sicurezza sul lavoro perché si vedeva che se espongo alla sostanza tossica, su 100 operai se ne ammala 1. Il ragionamento è stato: la probabilità deve essere relativa alla causa, quanto è probabile che sia successo per quella causa? La probabilità logica deve essere alta e può esserlo anche se la probabilità statistica ex ante sia bassa, a condizione che si possano con certezza escludere le altre cause.
Quando parliamo di sicura esclusione di altre cause, facciamo riferimento solo alle cause note; i fattori ignoti nelle malattie del lavoro multifattoriali sono importanti. Quando introduciamo una legge scientifica, introduciamo un elemento di incertezza, perché le leggi scientifiche sono ipotesi. La confutazione non ha forma induttiva, ma deduttiva. Per far funzionare bene la scienza è necessario cercare di falsificare e quindi confutare le proprie teorie. Il resistere ai tentativi di falsificazione si chiama corroborazione.
In America ci si è posti il problema: quando una prova scientifica può essere ammessa? Deve essere stata sottoposta a tanti tentativi di falsificazione; deve essere riconosciuta come valida nella comunità scientifica; deve essere stata pubblicata su riviste scientifiche in modo che fosse sottoposta al giudizio di pari, in modo da immetterla sul giudizio di falsificazione; deve rendere noto il proprio tasso di errore (cd. intervallo di confidenza).
La Corte di Cassazione ha stabilito che i requisiti di ammissibilità della prova scientifica sono quelli del Daubert, sono diversi dai criteri sufficienti per la condanna. Secondo la giurisprudenza costante, il giudice può ricorrere alle leggi scientifiche o alle massime dell’esperienza.
Esistono alcuni reati che non possono commettere tutti, sono i reati propri, diversi dai reati comuni. A seconda che il soggetto sia uno o siano di più, ci sono reati monosoggettivi o plurisoggettivi. Quando il reato è plurisoggettivo parliamo di concorso di persone nel reato. Quando è la norma a richiedere che ci siano più soggetti si parla di concorso necessario. Quando invece la norma nasce monosoggettiva si risponde a titolo di concorso perché il 110 c.p. stabilisce che i concorrenti rispondono tutti del reato, sono reati a concorso eventuale. Il concorso eventuale di persone è una norma di sfavore perché estende l’area del punibile. Si parla di causalità agevolatrice nel momento in cui l’evento di reato è stato determinato così come è successo, altrimenti sarebbe stato realizzato diversamente. Art 116 e 117 c.p.
23 marzo 2023 - Lezione 4
Elemento soggettivo colpevolezza; l’art 85 del codice penale ci parla della capacità di intendere e di volere. Nessuno può essere punito per un fatto previsto dalla legge come reato se al momento in cui lo ha commesso non era imputabile (colui che ha capacità di intendere e di volere). Il codice precisa cosa intende con capacità di intendere e di volere e i casi in cui l’imputabilità manca. C’è una gradazione, sia nei casi facenti riferimento all’età, sia nei casi in cui si fa riferimento a patologie psichiche.
L’imputabilità è presupposto della colpevolezza perché lo scopo delle norme è anche quello di orientare i comportamenti umani. Se il soggetto in questione non è in grado di interloquire, prima ancora che si possa parlare di meritevolezza della pena, è necessario chiedersi se sia possibile applicare la norma incriminatrice. La norma si rivolge sicuramente anche al non imputabile, ma non allo stesso modo in cui si può rivolgere all’imputabile. La non imputabilità non esclude tout court una reazione; il non imputabile che commette il reato è passibile dell’applicazione di una misura di sicurezza.
Non c’è una corrispondenza con le malattie; quando si parla di capacità di intendere e di volere, non c’è una corrispondenza diretta con gli stati patologici. Il diritto da una parte e la medicina dall’altra non hanno trovato delle categorie lessicali in comune. Questo è un vulnus, c’è una sorta di pluralismo ontologico che porta alla decisione autonoma del giudice nel momento in cui la scienza non trova una soluzione univoca.
È necessario che la condotta sia cosciente e volontaria, quindi che ci si renda conto di ciò che sta succedendo e che sia mossa dai meccanismi del soggetto. Ci sono casi in cui è discusso se l’azione sia volontaria o no; dove un riflesso è generato dalle abitudini, ad esempio.
Se lo stato di non imputabilità viene determinato da un altro soggetto, sarà l’altro che risponderà delle azioni. Ci sono casi in cui lo stato di non imputabilità viene generato volontariamente dal soggetto stesso; l’ordinamento reagisce malamente, fingendo che l’imputabilità sia presente. Questo può avere un senso nel momento in cui la persona si sia determinata in quello stato proprio al fine di commettere il reato. In questi casi, indursi in quello stato fa parte della realizzazione di un progetto criminale. Nel momento in cui lo stato non è determinato al fine di commettere il reato, è una sorta di finzione parlare di imputabilità. La deliberazione è avvenuta nel momento in cui l’imputabilità non c’era già più. Questa norma è sicuramente efficiente dal punto di vista della prevenzione. Queste finzioni le troviamo in varie situazioni, tra cui il caso dell’omicidio stradale, in cui lo stato alcolico costituisce un’aggravante.
Come si esprime la colpevolezza quando ci sono i presupposti? Le norme definiscono la colpa e il dolo. Il reato è doloso o secondo l’intenzione, quando l’evento è preveduto e voluto. Con evento si intende tutto il fatto tipizzato come reato. Qual è l’oggetto del dolo? Tutti gli elementi del reato. Anche il nesso causale? Anche la qualifica? Sì. Il dolo è rappresentazione e volizione di tutti gli elementi del reato. Ad esempio, l’errore esclude il dolo; può essere legato ad un errore di rappresentazione. Ci sono anche errori di volizione.
Nella colpa c’è un trasformarsi della deliberazione in azione, per cui ciò che io faccio è diverso da ciò che volevo. Questo spaiarsi dei due percorsi è causato o perché io mi sono rappresentata un’altra situazione (rappresentazione senza volizione, colpa cosciente, più grave) o perché io mi sono rappresentata di non realizzare quell’evento ma ho agito lo stesso e l’evento si è realizzato (mancano sia volontà che rappresentazione, colpa incosciente). Il reato colposo si realizza per negligenza, imprudenza, imperizia (le norme che infrango non sono specificamente indicate nell'originale).
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