Jamal Khashoggi
Sali Francesca
Sorbillo Carmine
Università degli Studi di Brescia
Biografia e omicidio
(Carmine Sorbillo)
È il 2002, a Riad vive il giornalista più conosciuto nel mondo arabo, Jamal Khashoggi.
Ha ricoperto diverse importanti posizioni, come il corrispondente estero, caporedattore del quotidiano Al Watan, è stato a stretto contatto con Osama Bin Laden che riuscì ad intervistare più volte, le sue analisi furono molto utili all’Occidente.
Jamal critica dalle pagine dei quotidiani nazionali e da Twitter i metodi intimidatori ed illiberali del principe ereditario di Riad, Mohammed bin Salman.
Ciò che scrive Jamal è considerato troppo progressista dalle autorità saudite, le critiche all’applicazione eccessiva dei dettami dell’Islam nelle leggi saudite, richiesta di maggiori libertà per le donne arabe e una valutazione negativa dell’intervento militare dell’Arabia Saudita in Yemen, erano costate censure e minacce al giornalista, le quali lo avevano convinto a trasferirsi nel 2017 negli Stati Uniti.
Il principe di Riad è disposto ad impiegare tutte le sue forze per far sì che venga diffusa al resto del mondo un’immagine di uno Stato sempre più aperto e tollerante, un’immagine che viene mantenuta artificialmente sorvegliando ogni singola informazione che esce dalle dune del deserto, attraverso la censura ed un team di hacker che eliminano qualsiasi commento, post, articolo sui social che non dovesse piacere al regime.
E se ti ostini a mettere in luce gli aspetti compromettenti dell’immagine dell’Arabia Saudita, diventerai bersaglio di essa.
Jamal lo sapeva che gliel’avrebbero fatta pagare, ma ora è negli Stati Uniti, scrive per il Washington Post dove può continuare a fare il suo lavoro: raccontare il suo paese.
Mohammed bin Salman non avrà l’audacia di toccarlo fuori dai confini sauditi, gli dicono le persone a lui vicine.
Nel maggio del 2018, Khashoggi lascia New York per partecipare ad una conferenza in Turchia, dove conosce Hatice Cengiz, una dottoranda turca che parlava anche arabo; ebbero subito una forte affinità, parlarono del mondo arabo, di economia, di politica, capirono di avere una visione simile della realtà che li circondava e forse anche la stessa voglia di cambiarla, decisero di sposarsi.
Nel settembre dello stesso anno Jamal si reca al consolato saudita ad Istanbul dove chiede i documenti che attestino la separazione dalla sua precedente moglie.
Gli dicono che capiscono la sua fretta e che può passare a ritirarli il 2 ottobre.
Fino a quel giorno Jamal ha una percezione, ma dice alla moglie di essere tranquillo.
Il 2 ottobre il giornalista si dirige al consolato con la futura moglie, lei lo avrebbe aspettato fuori.
Khashoggi si trova davanti al cancello, l’ansia gli mangia le viscere, un passo avanti è a Riad, un passo indietro è ad Istanbul, un solo passo per separare il confine tra uomo libero e condannato a morte, non so se abbia pensato di tornare indietro, ma sicuramente lui percepiva sarebbe successo qualcosa, altrimenti non avrebbe detto alla moglie “chiedi aiuto se non hai mie notizie tra poco”.
La moglie racconta di aver passato in rassegna tutte le buone ragioni per cui non sarebbe successo nulla quel giorno, come il loro matrimonio.
Inoltre da studiosa sapeva della delicatezza dei consolati nel diritto internazionale, non sarebbe potuto succedere niente lì.
Erano le ore 13.00, Jamal entra nell’ambasciata.
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