NEGOZIARE IN MODO EFFICACE, MERLONE
PREFAZIONE
Spesso nei conflitti si distrugge valore, la negoziazione è invece una modalità
di relazione in cui il valore può essere creato. La negoziazione infatti è una
competenza fondamentale che ci permette di relazionarci con gli altri in modo
non distruttivo per cui, spesso, all’estero viene insegnata sia nelle università
sia ai professionisti. Al contrario, nelle università italiane i corsi in cui si insegna
la negoziazione si contano sulle dita di una mano e, in generale,
l’apprendimento di queste competenze è lasciato alla formazione personale.
Una delle possibili ragioni di questa «dimenticanza» è data dal carattere
interdisciplinare della negoziazione: a fronte di competenze analitiche che
supportano le considerazioni strategiche, sono necessarie competenze
relazionali utili negli aspetti tattici e di gestione del processo. Un’altra ragione è
che spesso i testi classici sulla negoziazione (alcuni tradotti in italiano) hanno il
tipico aspetto dei libri che si trovano presso le edicole degli aeroporti: un titolo
slogan, un formato maneggevole e agile nel numero delle pagine, tanti
aneddoti e una ricetta articolata in pochi semplici passi. Il giudizio affrettato fa
dimenticare che questi passi sono semplici da elencare, ma difficili da
assimilare e fare propri. Infatti, oltre a guidare gli aspetti relazionali, questi libri
presuppongono e danno per scontato un cambiamento del nostro
atteggiamento verso il conflitto e verso la controparte, cosa non semplice da
ottenere senza uno sforzo consapevole. Invece, i testi più complessi che si
riferiscono agli aspetti analitici e strategici presentano contributi forse troppo
articolati non riassumibili facilmente e spesso utilizzano formalismi e concetti
economici.
Questo volume nasce dall’intento di ricongiungere i due aspetti della
negoziazione, quello analitico/razionale e quello relazionale/emotivo, in un
modo fruibile dal lettore. A tale scopo dapprima vengono presentati gli aspetti
¶
strategici della negoziazione e successivamente vengono esaminati gli aspetti
relazionali.
Per quanto riguarda gli aspetti analitici è interessante notare che, nella
prefazione della loro opera, Dixit e Nalebuff [2012] intendono per arte della
strategia la capacità «di trovare modalità di collaborazione, anche quando gli
altri sono motivati esclusivamente dal proprio tornaconto». Le prossime pagine
guideranno il lettore nello sviluppare una propria competenza personale.
Grande rilievo viene infatti dato alla preparazione che costituisce il primo e
fondamentale passo di ogni negoziazione che voglia essere anche efficace. A
tale scopo, a partire dagli schemi di preparazione presentati dagli autori
classici, vengono forniti gli elementi per permettere al lettore di costruire il
proprio schema personale di preparazione.
Questo perché, come si accennava all’inizio di questa prefazione, siamo tutti
noi e il lettore stesso coloro che dovranno condurre nella vita quotidiana le
negoziazioni che ci attendono. Qui infatti non consideriamo il negoziatore che
opera come terza parte esperta, al contrario, invitiamo il lettore in prima
persona a essere un protagonista, consapevole ed efficace, di tutte le situazioni
di possibile conflitto che incontriamo nella nostra vita. Fisher e Ury [1981]
esprimono in modo magistrale questo aspetto importante della nostra
quotidianità: «Volente o nolente ciascuno di noi è un negoziatore. Negoziare è
un fatto della vita. […]. Ognuno di noi negozia qualcosa ogni giorno e come
Borghese gentiluomo
Monsieur Jourdain, il protagonista del di Molière, che era
1
felice di rendersi conto di aver parlato in prosa per tutta la sua vita, le persone
negoziano anche quando non se ne rendono conto».
Spesso pensiamo al negoziatore come a una figura altra da sé, privandoci così
di questa competenza fondamentale e trasversale, utile sia a chi per ruolo
professionale ha nella gestione dei conflitti uno dei compiti principali (come
psicologi, manager, avvocati, mediatori e, in particolare, mediatori familiari),
sia a chi vuole migliorare le proprie capacità relazionali e di gestione delle
divergenze. Questo testo guiderà il lettore a gestire la negoziazione come parte
in causa. Si attribuisce a Mary Kay Ash, famosa imprenditrice statunitense, la
seguente frase: «In questo mondo ci sono tre tipi di persone: quelli che fanno
¶
succedere le cose, quelli che guardano le cose accadere e quelli che si
chiedono che cosa è successo». Questo libro si propone dunque di aiutare il
lettore a imparare a gestire le proprie negoziazioni come una persona che fa
succedere le cose.
CAPITOLO PRIMO:INTRODUZIONE ALLA
NEGOZIAZIONE
Questo volume nasce dall’intento di ricongiungere i due aspetti della negoziazione,
quello analitico/razionale e quello relazionale/emotivo, in un modo fruibile dal lettore.
A tale scopo dapprima vengono presentati gli aspetti strategici della negoziazione e
successivamente vengono esaminati gli aspetti relazionali. In questo primo capitolo si
introduce cos’è la negoziazione e dove si applica, prendendo in esame le sue insidie, i
falsi miti su di essa, i metodi alternativi che è eventualmente possibile adottare.
CHE COS’È LA NEGOZIAZIONE E DOVE SI APPLICA
Il testo di Fisher e Ury esordisce con una constatazione che oramai è diventata
un classico: «Volente o nolente ciascuno di noi è un negoziatore». Basta
pensare ad alcuni semplici esempi tratti dalla lettura dei quotidiani per rendersi
conto della profonda verità di questa constatazione: una azienda trasferisce la
produzione all’estero e le maestranze sono poste di fronte alla scelta tra
mobilità o trasferimento ; siete in procinto di acquistare una casa nuova e
[1]
dovete discuterne il prezzo ; due avvocati si confrontano in un incontro
[2]
extragiudiziale ; la nuova tratta di alta velocità passerà in alcuni comuni ed è
[3]
necessario decidere riguardo all’esproprio dei terreni ; alcuni inviati in una
[4]
zona calda sono stati rapiti ; uno stato sta sviluppando un programma
[5]
nucleare e la comunità internazionale deve deci dere come rispondere a
¶
questa nuova situazione ; si finalizza l’acquisizione di un’azienda al momento
[6]
detenuta in joint venture con un’altra società ; infine, occorre definire i termini
[7]
di accordo tra partiti che non hanno ottenuto la maggioranza assoluta alle
ultime consultazioni elettorali e che si affrontano per formare il governo . In
[8]
tutti questi casi il ruolo della negoziazione nella gestione dei conflitti e nella
risoluzione delle dispute è evidente, ma che cosa è la negoziazione?
Per rispondere a questa domanda confrontiamo due definizioni. Per Fisher e Ury
[1981] la negoziazione è «il modo di raggiungere i propri obiettivi attraverso
uno scambio di informazioni volto a raggiungere un accordo con una
controparte quando si hanno sia interessi comuni che interessi contrapposti».
Per Thompson [2012] «La negoziazione è un processo decisionale
interpersonale che si rende necessario quando non è possibile raggiungere i
propri obiettivi unilateralmente». Le due definizioni sono sostanzialmente
2
identiche anche se quella proposta da Fisher e Ury [1981] mette forse
maggiormente in luce gli aspetti relativi agli interessi comuni e contrapposti tra
le parti.
In entrambe queste definizioni due aspetti sono fondamentali: l’interpersonalità
del processo e il fatto che non sia possibile decidere unilateralmente. Questi
due aspetti permettono di collocare la negoziazione rispetto ad altre due
discipline: la teoria delle decisioni e la teoria dei giochi.
La teoria delle decisioni si occupa degli aspetti normativi e prescrittivi del
processo decisionale individuale. Un ottimo testo di approfondimento per
quanto riguarda gli aspetti pratici della teoria delle decisioni è Hammond,
Keeney e Raiffa [1999]. ¶
La teoria dei giochi invece si occupa di formalizzare le interazioni tra individui e
si basa su ipotesi estremamente forti sulla razionalità degli agenti. Questi
aspetti critici sono stati evidenziati da numerosi studiosi quali Raiffa [1982],
Aumann [1987] e Young [1991] per citarne alcuni.
Secondo Rapoport [1960, 221] la teoria dei giochi può essere considerata un
ramo della matematica pura e quindi, quando la validità dei suoi teoremi è
stata stabilita, le uniche critiche possono riguardare solamente l’eleganza e la
profondità di tali risultati. Tuttavia, prosegue lo stesso autore, quando essa
viene applicata per costruire modelli del comportamento umano in situazioni di
conflitto si rende necessaria una valutazione di sostanza. In particolare l’ipotesi
di conoscenza comune gioca un ruolo fondamentale; infatti, come rilevato in
Aumann [1987, 31], questa ipotesi è alla base della teoria dei giochi. In questo
senso, qualunque sia il modello preso in considerazione occorre che il modello
stesso sia conoscenza comune, altrimenti risulta non sufficientemente
specificato e i risultati dell’analisi non sono coerenti. Cercando di essere più
precisi, nella teoria dei giochi si intende che un determinato aspetto è
conoscenza comune se questo aspetto è noto a tutti i partecipanti, se tutti
sanno che è noto a tutti, se tutti sanno che tutti sanno che è noto a tutti e così
via. Di solito si assume che le regole del gioco e le preferenze dei giocatori
siano conoscenza comune. Inoltre, secondo Binmore [1992] è necessario che
sia conoscenza comune il fatto che tutti i giocatori seguano un qualche
principio di razionalità. Infatti proprio Raiffa afferma che «la teoria dei giochi
focalizza la sua attenzione su problemi nei quali i protagonisti di una disputa
sono estremamente razionali e dove le “regole del gioco” sono comprese a tal
punto dai giocatori che ciascuno è in grado di pensare quello che gli altri
pensano riguardo a quanto lui sta pensando, e così via all’infinito» [Raiffa 1982,
2]. In questo senso l’apporto della teoria dei giochi non può che essere
[ibidem,
prescrittivo e rivolto simmetricamente a tutti i partecipanti 21].
Nonostante questi aspetti critici, alcuni autori come Young [1991, 10] ritengono
che i modelli di questo tipo permettano comunque di rendere più precisi
risultati che altrimenti sarebbero guidati solamente dall’intuizione e di mettere
a punto nuove procedure per migliorare quelle esistenti, come nel caso
¶
dell’arbitrato (di cui parlerò nel par. 5). Tuttavia lo stesso Raiffa [1982] si
dimostra scettico su come tali contributi possano essere in pratica applicabili
[ibidem,
da chi si occupa di arbitrato 236].
Indipendentemente dalla posizione che si voglia assumere al riguardo, nel
corso del testo quando sarà utile farò uso di alcune nozioni di teoria dei giochi
che oramai sono entrate nel linguaggio comune.
Passando agli ambiti di applicazione della negoziazione si parte dalle
contrattazioni tra due parti fino a giungere agli accordi tra differenti paesi, per
esempio per redigere trattati internazionali. Proprio per la vastità dei campi di
3
applicazione le tecniche di negoziazione si rivelano essere estremamente utili
agli avvocati, agli uomini d’affari e a chi si occupa dei rapporti tra istituzioni e
tra paesi. Basti considerare che ad Harvard la negoziazione viene insegnata
alla Law School e alla Business School, mentre Raiffa per anni ha insegnato alla
Kennedy School of Government. L’insegnamento delle tecniche di negoziazione
non è certamente limitato ad Harvard; al contrario, nelle pricipali università
degli Stati Uniti i corsi di negoziazione sono tra i più seguiti nelle business
school, nelle facoltà di legge e nelle scuole di amministrazione pubblica.
LA NEGOZIAZIONE NELLA SOCIETÀ IN CAMBIAMENTO
La società moderna e le organizzazioni che la popolano sono in perenne
divenire e sono sottoposte a trasformazioni continue. A dire il vero questo
aspetto dinamico non si limita al mondo moderno, infatti già Eraclito di Efeso
πάντα ρɛῖ,
aveva osservato che ossia che tutto scorre a significare la perenne
mutabilità del mondo. Questo punto di vista è stato ripreso in Morgan [2002]
come una delle metafore dell’organizzazione.
I più recenti cambiamenti hanno modificato profondamente le relazioni che
legano gli individui e le organizzazioni: il ruolo crescente delle reti nella società
ha posto nuove sfide alla sociologia e alle altre discipline che si occupano dei
mutamenti sociali [Castells 2008]. Alla luce di questi mutamenti il ruolo della
negoziazione diventa ancora più importante per il processo di adattamento al
cambiamento.
Numerosi aspetti concorrono a rendere la negoziazione una competenza
sempre più necessaria: esaminiamone in dettaglio alcuni particolarmente
rilevanti rispetto alla complessità e agli aspetti dinamici del mondo attuale.
Relazioni internazionali: il divenire continuo dei rapporti tra paesi in cui i
cambiamenti di governo mutano l’orientamento su tematiche importanti
rende necessario ricercare continuamente nuovi equilibri. La negoziazione
assume un ruolo fondamentale nella diplomazia e per chi si occupa di
questioni internazionali [Jönsson 2002].
Mutamenti economici: le forze economiche e gli aspetti dinamici
dell’economia rendono necessario un continuo adattamento ai nuovi scenari
che man mano si creano. Le recenti crisi economiche, con l’aumento della
disoccupazione in Europa e la contemporanea apertura di nuovi mercati in
Cina e in India, sono solo alcuni esempi dei cambiamenti causati dalle forze
economiche.
Globalizzazione: i recenti cambiamenti che hanno portato a un processo di
interdipendenza economica, culturale, tecnologica e produttiva che va sotto
il nome di «globalizzazione», hanno mutato radicalmente il consumo e la
produzione di beni. Per alcuni prodotti l’intero pianeta è diventato un
mercato globale. Le campagne di marketing vengono pensate in modo
radicalmente diverso rispetto al passato e la rete di relazioni si è infittita.
Inoltre, come visto sopra, il ruolo crescente assunto dalle multinazionali ha
spostato gli equilibri del sistema economico produttivo. Infine, è proprio
l’operare in ambito globale e quindi internazionale che rende necessario
imparare a negoziare con culture differenti riconoscendo la diversità
dell’altro senza cadere nella trappola degli stereotipi. Date le differenze
esistenti tra i vari paesi occorre sapere come confrontarsi con persone aventi
4
background diversi dal proprio e relazionarsi in differenti contesti dove le
posizioni risentono anche del contesto socioeconomico da cui si proviene.
Dinamicità del mondo degli affari : il mondo degli affari è per sua natura in
continua trasformazione, nuovi prodotti vengono immessi sui mercati e le
opportunità si creano e si riducono continuamente (il lettore interessato a
una prima analisi dei cicli economici può consultare Polak e Tinbergen
[2005]). Sempre più le aziende si trovano a essere collegate in una fitta rete
¶
dove ciascuna è importante per la sopravvivenza del sistema [Iansiti e
Levien 2004]; occorre quindi saper negoziare i propri interessi in modo da
raggiungere risultati che non facciano impoverire il sistema piuttosto che
distruggere la controparte. Oltre a ciò altri aspetti danno un ruolo sempre più
importante alla negoziazione, per esempio la mobilità lavorativa, in quanto
anche nei paesi europei il cosiddetto «posto fisso» sta scomparendo
[Giovanetti 2000]. Un altro aspetto che rende importante il ruolo della
negoziazione è dato dalla competizione sia interna alle aziende che tra le
aziende stesse. La competitività infatti aumenta il conflitto competitivo
[Tjosvold 1998] e quindi la negoziazione può essere utile a trattare il conflitto
in modo da incrementare i benefici e ridurre i costi.
Interdipendenza: i sistemi complessi sono caratterizzati dai collegamenti tra
le parti che li compongono. Ad aumentare la complessità contribuisce la
crescente specializzazione che rende gli individui e le organizzazioni sempre
più interdipendenti. Eventi che si realizzano in una parte del sistema hanno
profonde conseguenze sul sistema stesso nella sua interezza e spesso
politiche messe a punto per affrontare un problema sortiscono effetti non
attesi o addirittura opposti a quanto si prefiggevano. Un elenco
sorprendentemente lungo di esempi di questi fenomeni si può trovare in
Sterman [2000, 9].
Appiattimento delle gerarchie: sebbene siano state introdotte nuove
strutture organizzative come quelle a rete, nel contempo si sono appiattite le
forme tradizionali di organizzazione come quella divisionale e funzionale.
Questo cambiamento degli assetti organizzativi ha comportato un
mutamento nel processo decisionale, che è diventato meno gerarchico.
Inoltre, essendo mutato il rapporto con i superiori, le decisioni assumono un
aspetto meno direttivo, e quindi spesso il processo decisionale coinvolge
individui senza rapporti gerarchici diretti. Per usare le parole di Fisher, Ury e
Getting to Yes
Patton nella prefazione della terza edizione di [Fisher e Ury
1981], la piramide di potere è diventata una rete di negoziazione.
Informatizzazione della società: i recenti sviluppi della tecnologia hanno
modificato il modo di interagire ma anche i confini che in passato erano
stabiliti dalla compresenza fisica e dagli orari. I mercati delle multinazionali
¶
sono diventati come il regno di Carlo V d’Asburgo: il sole non tramonta mai.
Questo richiede di essere sempre pronti a reagire ai nuovi eventi e sta
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