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Archeologia romana

Dal l'assassinio di Cesare alla morte di Augusto (14 d.C.)

Libri consigliati:

  • Augusto e il potere delle immagini
  • Guida archeologica in ordine alfabetico
  • Roma e il principe di Augusto Fraschetti (libro consigliato); versione facilitata “Augusto”
  • Res gestae divi Augusti (libro consigliato)

Augusto - Rapporto tra arte e potere

L’arte verrà presa come strumento ideologico per l’indottrinamento delle masse, strumento di pedagogia sociale. È la prima volta che nella storia antica si percepisce la costruzione di un sistema di comunicazione globale che, attraverso media letterari e soprattutto visivi, riesce a vincolare contenuti a sostegno della linea politica del dominante.

Il riflettore su questo tema si accende durante il 1939, quando lo storico inglese Ronald Syme scrive "The Roman Revolution", sul principato augusteo come laboratorio della costruzione di un potere autarchico. La sensibilizzazione verso questo tema è esito di una storia repubblicana andata allo sfascio, narrando la storia dei cinque secoli della repubblica dell’antica Roma. L’attenzione a questo tema era data dal fascismo italiano e il nazismo tedesco, che guardano al modello antico come modello analogico in cui trovare e inventare elementi in grado di sostenere ideologicamente il potere che esercitano. Si parla di ‘romanolatria’ del periodo fascista, dove tutto è intitolato al mondo romano antico e quest’idea di legittimare il ritorno del grande Impero Romano vedeva in Augusto un grandissimo riferimento.

Augusto realizza un caso emblematico di una trasformazione costituzionale di uno stato che passa da repubblica a monarchia, attraverso un sistema di una ferocia inaudita, il cui potere è alimentato dal carisma del leader. Questo tema ha poi subito una damnatio memoriae con la caduta dei due regimi, la cui reazione culturale è stata quella di un fastidio verso il mondo romano e la figura di Augusto, con una destrutturazione della romanolatria in quanto si connetteva all’uso strumentale che il fascismo ne ha fatto. Il tema della costruzione del potere monarchico, infatti, è stata marginalizzato in gran parte della storiografia e la cultura della resistenza e dell’Italia democratica è ‘infastidita’ da questa figura.

Negli anni ‘80, però, rinasce un interesse verso la costruzione di un potere autarchico e monarchico alla fine di una parentesi democratica e repubblicana, e verso come quello abbia usato l’arte per costruire un sistema comunicativo capace di influenzare le masse e un sistema di segni significanti che vengono costruiti per la realizzazione di una cultura di massa. Ci ha reso particolarmente sensibili verso ciò l’esplosione dei media di massa, avendo capito l’immensità del potere che le immagini hanno.

Pur con sfumature diverse, questo fenomeno riveste un’area geografica molto estesa (dal Portogallo fino all’Arabia) e fa riferimento a contesti culturali diversissimi, unificando un linguaggio comune, dando forma a quella che possiamo definire ‘globalizzazione’. Il fenomeno ha il suo centro, che è Roma, e molte periferie. La centralità di Roma diventa ideologica: la città imperiale diventa un vero e proprio simbolo, dando vita a un mito.

Augusto usa i numerosi spazi come veri e propri palcoscenici e mezzi di comunicazione ideologica di un potere legittimo, elemento chiave della sua propaganda. Il principe crea un rapporto strettissimo con la città: egli si identifica con la città e questa si identifica con lui. L’identificazione totale tra il principe e la domus Augusta è un processo raffinatissimo dal punto di vista ideologico: attraverso un meccanismo amministrativo, giuridico e politico, l’imperatore diventa l’unico gestore dell’intero suolo di Roma, dal punto di vista sia materiale che immateriale. Augusto agisce sia sullo spazio sia sul tempo (civico e urbano).

Il tempo della città è il calendario: Augusto riorganizza il tempo in modo tale da coincidere con celebrazioni che esaltano le sue gesta, con un’esaltazione fisica della città, con statue, pitture e sculture, e del funzionamento sociale, economico e religioso della città. C’è un calendario civico, con l’organizzazione sociale, i giorni del senato e così via, e il calendario religioso, con la nascita di una religione politica. Possediamo un dossier letterario, epigrafico, iconografico, monumentale ricco perché per la prima volta la letteratura augustea, che è una letteratura di un vincitore dalla produzione storica millenaria, non subendo abbandoni e giungendo fino a noi.

Questa letteratura è poi largamente coerente dal punto di vista dei contenuti culturali e ideologici. Questo ‘giovinastro’ alimenta e arricchisce la sua ascesa con l’ausilio di un entourage di intellettuali che possiamo definire ‘organici’, in quanto aderiranno volontariamente (?) a questo sistema. La letteratura è organica al potere e riconoscibile in tutte le forme artistiche.

Il libro “Res gestae divi Augusti” si basa sul monumento epigrafico scritto dallo stesso Augusto sulla divinizzazione di Augusto e Roma, su due stele di bronzo affisse all’ingresso del suo mausoleo, scritto fra il 13 e il 14 a.C., i cui temi sono l’affermazione del suo potere, la sua provvidenzialità della sua venuta, il sostegno unanime al suo potere, la costruzione costituzionale di un sistema a base monarchica dopo una base repubblicana, e la sua generosità. Presenta, appunto, se stesso come benefattore e il suo potere come paternalistico, materializzandolo con doni, come grano, olio, feste, spettacoli, spendendo milioni di sesterzi per la plebe. Questo paternalismo si manifesta, inoltre, nella costruzione di acquedotti, strade, templi e porti, elemento costitutivo dei fondamenti ideologici del suo sistema politico. Tutti i monumenti che cita sono urbani e pur avendoli fatti costruire in tutte le province dell’impero, si concentra su Roma.

Lo stile è neoatticista, classico, asciutto e asseverativo, stile che non lascia sbavature, lasciando intendere che la storia è andata così e non poteva andare diversamente.

La letteratura comprende quella poetica Orazio, Ovidio, Properzio, ma anche la storia e la geografia. Roma ha una tradizione storiografica a partire dal III secolo a.C., che dipende molto da modelli della letteratura greca. Alla letteratura storica in lingua latina sulla storia di Roma si affianca quella in lingua greca all’inizio del secondo secolo a.C., dopo la vittoria su Cartagine, nemico acerrimo, competendo con tutti i regni ellenistici di Alessandro dal punto di vista territoriale, economico e così via. Basti pensare a Polibio. È una letteratura storica fortemente collegata all’aristocrazia. Gli storici non sono mai liberi pensatori, ma fanno sempre parte di un entourage ricollegabile a figure politiche imminenti. Non c’è mai stata una storia nazionale, ma sempre storie di Roma inserite dentro contesti ricollegabili a filoni politici, gruppi di potere. È con Augusto che si crea una storia nazionale, con a disposizione Livio e Dionigi di Alicarnasso, che riformulano una storia dalle origini con l’ambizione di essere una storia nazionale. Virgilio scrive un grande poema epico nazionale, così questi storici scrivono una storia nazionale con un sistema annalistico dalle origini fino all’età di Augusto, sotto un regime che fa pubblicare solo ciò che lui vuole, scegliendo solo cosa vuole che sia ricordato. Egli controlla, dunque, anche il tempo storico. La dimensione della riscrittura della storia è connessa al controllo anche del tempo storico da parte di Augusto.

Un punto di connessione e contatto tra letteratura poetica e letteratura storica è il mito, che assume nella propaganda augustea, soprattutto quello delle origini. La letteratura poetica per tradizione ne fa un larghissimo uso e la letteratura augustea ne fa un uso sistematico. Il mito nella letteratura poetica comprende numerosi miti di fondazione.

La geografia, in quanto conoscenza del mondo, è uno strumento scientifico (e non solo) fondamentale nella letteratura augustea perché esercizio del potere (le distanze, le rotte, il tipo di territorio e di coltivazioni). Essa era inoltre strumento di una delle opere più assurde, l’orbis victus: monumento di 80 m di altezza con un’enorme carta geografica di tutto l’impero. Non rinvenutaci, abbiamo un’idea dell’opera grazie a Plinio il Vecchio, che consultò le opere della biblioteca imperiale, ritrovando i libri geografici di Agrippa, importante geografo insieme a Strabone. I fondamenti scientifici di questa rappresentazione che faceva parte dei meravilia di Roma.

Questo sistema diventa una vera e propria macchina da guerra per il consenso e la costruzione di un’identità imperiale che vede nell’imperatore e nella Domus Aurea un punto di riferimento ineludibile, in quanto va a sottolineare e asserire che la storia doveva andare in questo modo e non poteva andare diversamente, che Augusto era l’esito necessario di una parabola storica cominciata con Enea e giunta fino a lui. La figura di Augusto ha una dimensione messianica: si tende a costruire questa ineluttabilità della sua venuta in quanto avrebbe inaugurato una nuova epoca, una nuova storia, che lui stesso chiama ‘seculum augustum’. Ci sono stati più di 20 tentati omicidi dell’imperatore. La sua è stata una feroce lotta di affermazione di un gruppo di potere su altri.

Gaio Ottavio - Augusto

Egli si troverà a competere con le figure della più alta aristocrazia locale che lo prenderanno in giro per tutta la vita sulle sue origini, così le nobiliterà insistendo su Enea e Cesare. Nasce il 23 settembre del 63 a.C., anno famosissimo della congiura di Catilina e del consolato di Cicerone, con il nome di Gaio Ottavio, lo stesso del padre, appartenente ad una famiglia di finanzieri arricchiti. In questi anni '60, la famiglia di origine del padre ha un elevato livello sociale, essendosi trasferita in città. Gaio Ottavio è il primo della famiglia ad entrare in senato, avendo raggiunto un census finanziario di alto livello che lo poteva permettere. Questa escalation sociale ha consentito di imparentarsi con famiglie romane di antico lignaggio. La famiglia, infatti, si lega ai Giulii: Gaio Ottavio ha un’amante di Aricia di nome Azia, appartenente alla gens Atia, figlia di Marco Azio Balbo e di Giulia minore, sorella di Cesare. Da questa avrà Gaio Ottavio (cioè Augusto).

La sua fortuna è quello di essere nipote di Cesare, che non ha figli maschi se non Cesarione, figlio di Cleopatra; rimanendo orfano di padre a quattro anni, Gaio Ottavio cresce educato dal prozio Giulio Cesare, che si occupa della sua formazione culturale e militare. Egli però non poteva puntare subito su di lui, così lo manda a studiare ad Apollonia, in Dalmazia, sotto la guida di Apollodoro di Pergamo. Cesare subito lo identifica come suo potenziale erede. Si diffonderà poi la voce di un presagio di un famoso astrologo che dice a Cesare che Gaio Ottavio sarà dominatore del mondo (esempio di propaganda).

Nel 48 a.C. Cesare vince contro Pompeo, ritorna a Roma dando a Cesare una grande visibilità politica, porta il figlio nel foro, dandogli incarichi onorifici. Questa costruzione del futuro politico di Ottavio vede un ostacolo in Antonio, la cui antica famiglia romana, la famiglia Antoniana, vantava origini mitiche, da Iulio figlio di Enea e Lavinia, fino ad Ercole. Antonio ha un’ascesa politica sociale impressionante, accanto a Cesare. I lepidi sono un’altra importante famiglia aristocratica.

Emilio Lepido: Cesare = Agrippa: Augusto. Come Agrippa diventerà il braccio militare di Augusto, Emilio Lepido lo è stato per Cesare. Pompeo Magno, ucciso a Farsalo nel ‘48, lascia suo Figlio Sesto Pompeo, che riesce ad avere un ruolo importante fino al 36 a.C., quando Ottavio lo fa uccidere.

Nel 44 a.C. Cesare è all’apice del suo potere e rifiuta il titolo di re, con cui Roma sarebbe tornata ad essere una monarchia. Poco dopo, viene ucciso. Antonio, Lepido, sesto Pompeo sono personalità importanti nello scenario politico con cui Ottavio si troverà a competere. Lo stesso Antonio dà ordine di attuare tutte le disposizioni testamentarie di Cesare, non sapendo che questo ha adottato Ottavio. Cesare per la sua successione ha pensato al nipote e il meccanismo più efficace per inserirlo nella successione dinastica era farne legalmente suo figlio. Gaio Ottavio diventa perciò ‘Gaio Giulio Cesare Ottaviano’, assumendo una posizione di assoluto vantaggio rispetto a tutti gli altri competitors, a soli 18 anni. Da questo momento in poi, infatti, si può chiamare Ottaviano.

Ottaviano era rimasto orfano. La madre e il patrigno nei primi anni svolgono un ruolo importante. Secondo le consuetudini, la madre, Azia, doveva sposarsi, e lo fa con Lucio Marcio Filippo, il cui figlio, dal medesimo nome, verrà intitolato uno dei più grandi monumenti di Roma. Ottaviano inventa un escamotage istituzionale di un governo di tre persone, un triunvirato che va riconfermato ogni 5 anni, con Antonio e Lepido. In questo meccanismo, che serve a contenere la violenza degli scontri tra i 3 partiti formatisi, ha un ruolo fondamentale il matrimonio. Antonio sposa Ottavia, l’unica sorella di Ottavio.

Con il triunvirato, si spartiscono l’impero: Lepido l’Oriente, Augusto l’occidente e Antonio l’ultimo regno ellenistico era quello dei Tolomei. A Sesto Pompeo riconoscono il dominio delle isole sul Tirreno, Sicilia, Sardegna e Corsica, un regno definito ‘marittimo’, limitato ma importante dal punto di vista strategico. Egli si identifica con Nettuno, vestendosi di blu e facendo sacrifici sul mare e così via. Nel 36 a.C., però, Ottaviano lo fa uccidere nella battaglia navale di Nauloco, nelle acque di Milazzo, in Sicilia.

Quando hanno ucciso Cesare, Ottaviano e Antonio hanno due visioni completamente diverse sulla gestione della crisi: mentre Antonio pensa ad un compromesso, graziando i Cesaricidi, avendo una soluzione che salvi l’integrità del sistema politico romano. Ottaviano, invece, è più drastico, ottenendo di far dichiarare nemici pubblici i cesaricidi e attivando una guerra che si concluderà a Filippi nel 42, quando vengono uccisi tutti i cesaricidi. Bruto e Cassio preferiscono suicidarsi. Nel 42, perciò, Ottaviano consegue il suo obiettivo: far fuori fisicamente quella parte del senato direttamente implicata nell’omicidio di Cesare. Cicerone muore in questa circostanza nel 43, forse perché ispiratore della congiura.

Fra le misure a cui Augusto provvede ci sono le proscrizioni, meccanismo giuridico inventato da Silla che consisteva dichiarare nemici dello stato, pubblicare le liste e qualunque cittadino romano era autorizzato ad uccidere le persone elencate. Ai proscritti, inoltre, erano confiscati tutti i loro beni che venivano poi messi all’asta e venduti a quattro soldi. Questo meccanismo tra il 43 e il 42 ha fatto fuori più della metà dell’aristocrazia romana. Vengono poi esposte pubblicamente tutte le teste dei proscritti.

Emilio Lepido capisce subito di essere il prossimo e, astuto, si ritira volontariamente in esilio in una sua villa nel Circeo. Egli dopo la morte di Cesare si era fatto nominare pontefice massimo, la più alta carica sacerdotale del sistema religioso, assicurazione della vita in quanto non poteva essere ucciso. Augusto riuscirà a raggiungere questa carica nel 12 a.C. in quanto fino a quel momento Lepido era in vita.

Pur avendo questa carica, sapendo che in qualche modo Antonio, in questa dimensione orientale, fa un importante errore strategico: ripudia la sorella di Ottaviano, si lega a Cleopatra, sposando la regina orientale da cui ha anche due figli, che nomina reggenti di questi territori. perciò può essere accusato di aver regalato alla regina orientale dei territori. L’idea di poter essere governati da eredi a metà romani e metà egiziani, era inconcepibile per una cultura tradizionalista.

Questa costituisce una vera e propria dichiarazione di guerra da parte di Antonio contro Ottaviano, che porterà alla battaglia di Azio nel 31 a.C. nella quale una metà dell’aristocrazia si è schierata con il primo, l’altra metà con il secondo. 150 senatori si recano da Antonio in Egitto parteggiando per lui, ma all’inizio della battaglia molti di questi poi lo tradiscono schierandosi con Ottaviano. Ottaviano lo sconfigge, riconquista e sistema tutti i territori di Antonio e torna a Roma nel 29 a.C.

È scomparso l’ultimo erede di Alessandro Magno, quindi l’ultimo regno ellenistico, quello della dinastia dei Tolomei. Finisce l’era ellenistica e l’Egitto diventa una provincia non senatoria ma imperiale, quindi vi comanda direttamente l’imperatore, tant’è che Ottaviano si proclamerà faraone. Il 13, 14, 15 agosto del 29 a.C. celebrano il suo trionfo su Alessandria, Azio e Dalmazia. Il mese di agosto prende, infatti, il nome da Ottaviano.

Il pomerium

Il pomerium era stato inventato da Romolo, che secondo la leggenda aveva tracciato il solco, solo però per la città palatina. Questo è però l’aition, la spiegazione del limite delle prerogative della città che non dev’essere in alcun modo violato. Sergio Tullio avrebbe rifatto il pomerium nuovo, una volta rifatte le mura nuove. Il suo pomerium era rimasto intoccato sino a Silla, che decide l’ampliamento dei confini della città sacrosanta, quella di Roma. Durante il periodo imperiale ci saranno altri ampliamenti del pomerium, fino ad Aurelio. L’ultimo pomerium è quello del 275 d.C. Il pomerium è molto determinante dal punto di vista della città. Per Augusto è un ostacolo perché non ci possono essere...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Beatrucedellatorre di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte greca e romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Palombi Domenico.
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