STRUTTURE IN ARCHITETTURA
LEZIONE 1
GUSCI IN CEMENTO ARMATO
RESISTENTI PER FORMA: devono resistere ai carichi ed al loro peso tramite la forma della struttura
stessa. Per realizzarli si utilizza molto meno materiale e ciò implica meno costi.
Alcuni dei più importanti esponenti sono Edoardo Torroja, Frey Otto e Felix Candela.
FELIX CANDELA
Punti cardine:
• GEOMETRIA DEFINITA: semplifica gli strumenti di calcolo e permette l’ottimizzazione
costruttiva
• CALCOLO ANALITICO
• OTTIMIZZAZIONE COSTRUTTIVA
Arriva a definire una superficie a doppia curvatura inversa: il PARABOLOIDE IPERBOLICO
Laboratori Cosmic Ray, 1951 Guscio molto sottile realizzato da 2 settori di
paraboloide iperbolico, quindi come se fossero 2 selle
affiancate
I gusci hanno un comportamento membranale e sono
spessi 4 cm.
Il guscio centrale ha la forma di un arco parabolico.
Spessore sottile di 4 cm per far passare la luce solare.
OMBRELLI DI F. CANDELA Pilastro centrale
Copertura a 4 falde: 4 settori di
paraboloide iperbolico (gusci). Ogni falda
ha una doppia curvatura inversa.
Realizzati mediante assemblaggio seriale
di ombrelli per strutture ad esempio
industriali.
Realizzati tramite centina con elementi
rettilinei: le superfici a doppia curvatura si
possono realizzare con elementi rettilinei,
andando a creare delle superfici rigate. Le
superfici rigate consistono nella costruzione di
una retta sghemba con altri 2 elementi
sghembi. ciò semplifica le operazioni di
costruzione di una superficie curva.
Fabbrica tessile a Coyocan, 1954-55
Chiesa di Nostra Signora della Medaglia Miracolosa, Città del Messico, 1953-55
Operazione di girare la configurazione dell’ombrello
facendolo diventare da una copertura a una parete,
ruotandola sul piano verticale.
Copertura a tenda con assemblaggio di moduli fatti
ognuno col rovesciamento dell’ombrello
Cappella di Lomas de Cuernavaca, 1958-59 Si taglia il paraboloide iperbolico su un piano
inclinato.
Ha un comportamento ad arco alle sollecitazioni di
compressione, e un comportamento a cavi alle
sollecitazioni di trazione.
Luce di circa 16 m, luce di 9 m per la parte più
stretta.
2 travi arcuate fanno da
basamento dell’arco.
Venne realizzato un guscio
alto 21 m ma collassò, quindi
ne fu realizzato un altro
successivamente, alto 18 m.
La catena verso la testa e la coda per aiutare il
comportamento statico.
Guscio collassato
Ristorante Los Manantiales (Xochimilco), Città del Messico, 1958
Guscio merlato costituito da 8 falde, che sono
dei paraboloidi iperbolici sezionati da piani
inclinati a 60°.
Ha una sella principale con doppio taglio che
viene ripetuto 4 volte.
Nella parte centrale il guscio è sottile, fatto con
archi radiali.
Gli irrigidimenti all’interno sono camuffati.
J. . Schlaich : Padiglione per la mostra del giardino federale di Stoccarda, 1967
Omaggio a F. Candela
È in cemento armato rinforzato.
Senza nervature interne.
Spessore di 1,2 cm.
8 petali prefabbricati e assemblati in
opera.
F. CANDELA e S. CALATRAVA, Parco Ocenografico di Valencia, 1996
Geometria simile al ristorante di Candela.
È in cemento armato ordinario.
Formato da archi parabolici, che hanno
un’inclinazione che taglia il paraboloide iperbolico.
Quindi si formano degli archi più “acuti”, che
permettono di avere delle spinte minori.
Guscio di spessore max di 6 cm.
Luci di 40 cm.
HEINZ ISLER (1926-2009) – LA RICERCA DELLA FORMA
• RICERCA DELLA FORMA: problema che risolve applicando un metodo sperimentale, ossia
quello del modello fisico
• METODO SPERIMENTALE/MODELLI FISICI
• COSTRUZIONE COMPLESSA
La parte costruttiva per I. non viene considerata fondamentale. Realizza gusci sperimentali: i
cosiddetti modelli appesi (es. Gaudì).
Prime sperimentazioni con tessuto bagnato,
realizzando 4 ancoraggi in alto che
costituirebbero i piedi del guscio a terra. Così il
guscio assume la forma ottimale nella
configurazione in trazione.
Egli decide poi di usare resine per dare la forma al guscio
(capovolgendo quelli in tessuto).
Isler presenta un paper con tutte le forme
possibili per il guscio.
Con il suo metodo si conoscono i vincoli e
la dimensione della struttura in funzione di
peso e appoggi, non si conosce la
geometria.
Fabbrica SICLI SA, 1973 Gusci inspessiti ai bordi, che sono rivisti in
base all’esigenza finale.
test sui modelli fisici: verifiche
strutturali
Supermercato Migros a Bellinzona, 1964 In micro-cemento. Sulla copertura dello spazio del
supermercato si eseguono test sperimentali. Vengono
utilizzate centine in legno, che implicano quindi maggiori
costi.
M. SASAKI (1998-2008)
• RICERCA DELLA FORMA
• MODELLAZIONE NUMERICA
• COSTRUZIONE “SU MISURA”/CAM
Ha un approccio simile a Isler, ma sostituisce lo strumento di ricerca della forma con uno
strumento digitale, che è il codice di modellazione numerica.
Le sue opere sono supportate da processi CAM, che consistono in macchine a controllo numerico
per realizzare opere come ad esempio centine.
Egli collabora con gli architetti della sua epoca.
Uno di questi è Arata Isozaki, nel concorso per il teatro nazionale di Pechino.
L’opera è caratterizzata da un guscio amorfo in
cemento armato disegnato da Isozaki e
analizzato strutturalmente da Sazaki.
Sazaki controlla la geometria del guscio tramite
la curva di Besier per la discretizzazione delle
sezioni successive, che vengono ridisegnate
usando il polinomio di Besier per definire
l’effettiva forma strutturale del guscio.
Fu un processo molto lungo, anche perché il
disegno di Isozaki non ha avuto un fondamento
meccanico.
Sazaki mette a punto un algoritmo di calcolo per
riprodurre il modello appeso, quindi da una “shape
analysis” passa ad una “sensitivity analysis”.
Kitagata Community Center, Gifu, 2005 Isozaki definisce le dimensioni generali del guscio e
i vincoli (appoggi), insieme all’avvallamento in
corrispondenza dell’ingresso. Con l’algoritmo di
Sazaki si arriva alla modellazione reale del guscio.
T. Ito, M. Sasaki, Grin Grin, Island City Park Fukoka, 2004-2005 (Sasaki, 2005)
Edificio di testa di un parco.
È a metà tra una struttura naturale e struttura del
museo.
È stata usata la sensitivity analysis per la forma
del guscio.
Spessore di progetto 40 cm, che con
l’algoritmo viene ridotto della metà. Tuttavia
questo spessore non era compatibile con la
struttura e quindi fu trovato un compromesso.
Equipaggiato in fondazione da travi di
collegamento.
T. Ito, M. Sasaki, Kakamigahara crematorium in Gifu, 2005-2006
Guscio con copertura leggera progettata con l’intento
di raccordarsi con il paesaggio circostante.
Presenta delle gobbe e dei flessi: perché doveva
coprire determinati locali.
I pilastri a fungo sono in continuità col guscio.
La parte più importante per Isozaki era
l’ottimizzazione del cantiere. Quindi fece
controllare che gli spessori punto per punto dei
getti avessero spessori di 20 mm.
I pilastri hanno la stessa forma dell’invaso.
SANAA, M. Sasaki, Art Museum, Teshima, 2009-10 è una struttura aperta, senza
finiture né chiusure.
Nasce dall’idea di fare come una
goccia di pioggia posata
sull’isola.
Le bucature permettono
l’ingresso della luce.
Si tratta di una struttura molto ribassata di
dimensioni massime 40*60 m.
È costituita da uno scheletro di travi
precompresse.
L’idea è stata quella di ottimizzare la costruzione
tagliando le opere provvisionali: quindi si getta su
una lima di terra.
SANAA, M. Sasaki, Rolex Learning Center in Lausanne, 2005-2010
Realizzato per un concorso internazionale.
Si tratta di un guscio realizzato in fase di cantiere
dallo studio svizzero Bellinger e Grohmann.
È costituito da grandi buchi per dei grandi patii fatti
per accogliere gli studenti.
Il vero guscio non è la copertura ma il pavimento.
La struttura è metallica.
Inizialmente si era pensato ad un guscio
unico per la parte basamentale, che poi
venne diviso in 2 gusci.
Per essere realizzato viene riprogettato dallo
studio svizzero.
Si occuparono di discretizzare la
geometria del guscio utilizzando archi
parabolici.
Il guscio funziona a membrana solo dove c’è una
doppia curvatura maggiore.
Per le armature del guscio ci fu da risolvere l’innesto su
delle piastra di fondazione, perciò venne realizzato un
mock-up in scala 1:1 rinforzato in acciaio.
Per realizzare una struttura modulare di opere
provvisionali si affida ad un altro studio per utilizzare al
massimo gli strumenti digitali.
vengono quindi realizzate delle casseforme per il
guscio, in modo da discretizzarlo in moduli in
pianta quadrata di dimensioni 2,5*2,5 m. Ogni
settore ha una diversa geometria di estradosso
(sono uguali solo in pianta).
Le casseforme sono elementi scatolari realizzati
quasi con delle geometrie rettilinee.
Christoph Ingenhoven and Partner, Frei Otto, Hans Isler, Büro Happold, Leonhardt and
Andrae,Werner Sobek, Stuttgart 21 Station, 1997-2024
Nasce dall’idea di un’unica struttura monolitica
con guscio e pilastri.
È composta da 28 pilastri a fungo che formano
dei lucernai a calice.
Il guscio è molto sottile ed è in cemento armato.
Con la consulenza di Frei Otto, ricercando la
forma dei pilastri tramite l’utilizzo dei
modelli fisici, si arriva ad un primo modello
realizzato con una pellicola saponosa per
ricercare una superficie minima. Essa venne
poi usata come base per il modello
successivo in gomma.
Si arriva quindi al secondo modello con reti di
catene a maglia esagonale.
Venne poi richiesta la consulenza di Isler, che
utilizzò infine il modello con una membrana di
gomma.
Quindi si arriva a capire che per la ricerca della
forma ottima, in realtà non c’è una forma
ottima.
Ci fu poi l’ingegnerizzazione di Werner Sobek, che si
occupò della generalizzazione della geometria del
guscio: ricorrendo a pilastri tutti uguali, il calice
standard (ce ne sono 23), 4 calici piatti, e 1 calice
speciale per l’ingresso.
Egli ricorse a strumenti digitali per le reti di
armatura: realizzò un modello tridimensionale in
scala 1:1 dei ferri di armatura.
LEZIONE 2 (22/03): GRIDSHELLS
I gridshell sono strutture spaziali a guscio a graticcio. Non lavoriamo su una superficie
continua ma costituita da una griglia di elementi. Il loro comportamento strutturale è di
tipo membranale (assimilabile ad un guscio che è una superficie continua mentre i gridshell
sono una griglia di elementi).
Possono essere costituiti da elementi continui e sovrapposti oppure elementi discreti e
nodi.
Possono essere inoltre: POST-FORMATI ovvero si costruiscono in piano e poi messi in
forma in cantiere attraverso giunti regolabili che consentono di distorcere la maglia
originale oppure PRE-FORMATI, cioè, costituti da elementi rigidi (acciaio-vetro), elementi
discreti rigidi assemblati in cantiere già nella loro curvatura finale (o elementi curvi o
rettilinei che discretizzano la curvatura).
POST-FORMATI
Si sviluppano negli anni 60 del ‘900 ed il padre di questa tipologia strutturale è Frei OTTO:
MULTIHALL MANNHEIM Il processo progettuale ideativo è analogo a quello di
Isler:
Realizza 2 prototipi per sperimentare, uno in legno, l’altro in acciaio:
GERMAN BUILDING EXHIBITION
Il processo di ricerca della forma viene risolto con il modello APPESO in scala, su un
perimetro rigido, sottoposto al peso proprio si incurva, possiamo … una griglia dovendo
deformarsi deve essere costituita da 2 livelli uniti con giunti a cerniera (chiodini che devono
diventare giunti nella messa in opera). Caratterizzato da:
• giunti a bullone/dadi lenti: consentono la rotazione relativa in fase di cantiere
successivamente verranno bloccati diventando rigidi (2 livelli della griglia)
• montaggio dall’alto: attraverso una gru che solleva il guscio fino alla curvatura di
progetto, serrando i bulloni e bloccando a terra con una trave di bordo in legno
• funi di acciaio per il bordo
• incurvamento durante il sollevamento
PROTOTIPO DI BERKELEY (1962)
Prototipo realizzato con cavi di acciaio caratterizzato da:
• giunti a bullone in ghisa/dadi lenti
• montaggio dal basso
• incurvamento durante il sollevamento
• funi per l’incurvamento
• posizione di progetto/fissaggio
… tavole simulano il modello appeso
MULTIHALL MANNHEIM (1973-75), Mutschler architetti, F. Otto, Structure 3
La struttura è in legno coperta da una membrana in PVC costituita da 2 cupole ed un
elemento di connessione. Il processo ideativo è dell’architetto che richiede ad Otto la
realizzazione della copertura. Il processo di ricerca della forma è caratterizzato dalla
realizzazione di un modello appeso in scala 1:98 con giunti a cerniera realizzati in questo
caso con piccoli anelli mentre la griglia ha un passo di 15 mm (simulazione griglia 50 mm).
Per simulare i supporti vengono realizzati elementi con altezza regolabile. Per quanto riguarda
la geometria del guscio serviva un metodo per replicare nel disegno la struttura ottenuta con
il modello in scala attraverso il rilievo fotogrammetrico, una macchina di rilievo con
immagini attraverso una ripresa fotogrammetrica e viene utilizzata l’analisi numerica
(FORCE DENSITY METHOD), un algoritmo che viene confrontato con i risultati ottenuti con il
modello fisico. Structure 3 (Ove Arup) lavora sulla parte esecutiva ovvero la trasposizione del
modello fisico nella struttura reale ricercando le dimensioni delle membrature del guscio
che fossero contemporaneamente adatte alla luce da ricoprire e fossero flessibili.
Realizzano una serie di sperimentazioni sul modello in legno di Essen e successivamente un
nuovo modello in perspex in scala 1:60. Il guscio di Essen era costituito da 2 griglie
sovrapposte nelle 2 direzioni invece in questo caso per avere sezioni sufficientemente
resistenti alla luce da superare (elevato momento di inerzia) e flessibilità in fase di cantiere si
decide di aggiungere un ulteriore livello (DOPPIO LIVELLO).
La struttura presenta 34.000 NODI di tipo M8 bolt, costituiti da un bullone che inizialmente
consente la rotazione relativa e successivamente viene bloccato con dadi, a questi si
aggiungono fessure orizzontali che permettono di compensare i disallineamenti tra i 3
livelli che compongono il graticcio.
La giunzione degli elementi lignei da 6 m avviene con FINGER JOINT (giunti a doppio
dente). Per stabilizzarlo nel piano (carichi vento e neve) vengono inseriti dei CAVI A CROCE
passanti per i nodi, per controventamento. Per far lavorare insieme nel piano i 3 livelli
vengono inseriti i SHEAR BLOCKS (blocchi al taglio) che evitano gli scorrimenti tra di loro.
Viene portato avanti anche uno studio del processo di cantiere optando per un montaggio
dal basso verso l’alto, carichi puntuali per il sollevamento del guscio perché molto
pesante, quindi si usano torri a traliccio disposte ogni 9 m con griglia omogenea (9x9m),
pantografi ad H distribuzione carichi … in modo da sollevare il guscio per parti. Una volta
arrivati alla curvatura di progetto vengono serrati i bulloni, azionati i tiranti e bloccato il
perimetro, si opta per una trave in legno lamellare a terra invece che un cordolo in cemento
armato con connessioni metalliche pesanti.
Le prove di carico vengono realizzate con bidoni pieni di acqua appesi per simulare il peso
della neve. Viene finito con una membrana (Trevira spalmato in PVC) trasparente per
consentire la permeabilità della luce. La struttura finale (7400 mq) risulta molto leggera: 20
kg/mq.
Buro Happold nella realizzazione dei gridshells post-formati tra gli anni 2002-2006 cambia il
processo progettuale essendo arricchito da strumenti di calcolo numerici, simulazione del
calcolo automatico (NUMERICO agli ELEMENTI FINITI).
WEALD&DOWNLAND OPEN AIR MUSUEUM (2002)
Dall’esterno la struttura è invisibile mentre all’interno sì. La forma viene controllata
matematicamente cioè con un’analisi numerica (DYNAMIC RELAXATION), un procedimento
iterativo che lavora sullo spostamento dei nodi. La griglia risulta TRIANGOLARE e le
membrature lignee sono realizzati con legno di quercia. Segue un andamento
SINUSOIDALE presentando 3 cupole e 2 selle, realizzate con DOPPIO GRATICCIO. Il
processo di cantiere (legato alla geometria iniziale) è un processo IBRIDO: dal punto di
flesso delle due selle si sfrutta l’incurvatura per GRAVITA’ . Si utilizzano dispositivi
prefabbricati. L’elemento di bo
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