Storia dell'educazione
Queste foto di Steve McCurry mostrano come in alcune parti del mondo l'infanzia sia negata, così come i diritti fondamentali alla libertà e all'educazione.
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Film consigliati
- "Vado a scuola" - Pascal Plisson
- "Pink Floyd The Wall" - Alan Parker, Gerald Scarfe
- "Il ragazzo selvaggio" - François Truffaut
- "Mission" - Roland Joffé
Il secolo del bambino
In questo modo la studiosa svedese Ellen Key definiva il 1900, immaginandolo come il secolo in cui i bambini avrebbero goduto di tutti i diritti.
Le tappe dell'educazione
Dopo la 1° guerra mondiale, i diritti dei bambini cominciano ad essere tutelati (atteggiamento paternalistico).
- 1924 - Dichiarazione dei diritti del fanciullo (o Dichiarazione di Ginevra)
Dopo la 2° guerra mondiale, i diritti dei bambini cominciano ad essere riconosciuti ufficialmente (azioni concrete).
- 1948 - Dichiarazione universale dei diritti umani (ONU)
- 1959 - Dichiarazione universale dei diritti del fanciullo
- 1989 - Convenzione sui diritti dell'infanzia (ONU); in vigore in Italia solo dal 1991
L'educazione nel '700
Il '700 è un secolo molto importante per quanto riguarda la storia dell'educazione. Questo secolo si caratterizza per i profondi cambiamenti socio-economici, tra cui l'ascesa di una nuova classe dirigente: la borghesia. Questa porta con sé anche un profondo cambiamento culturale, in quanto diffonde una nuova corrente di pensiero: l'illuminismo.
L'illuminismo
L'illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità di cui egli stesso è colpevole. Minorità è l'incapacità di servirsi della propria intelligenza senza la guida di un altro. Colpevole è questa minorità, se la sua causa non dipende da un difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi di essa senza essere guidata da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! Questo dunque è il motto dell'illuminismo.
Immanuel Kant, definizione di illuminismo
L'illuminismo è una corrente culturale, filosofica e pedagogia che si diffonde in tutta Europa nel corso del 1700. Particolarmente rilevante è l'illuminismo francese, che partorisce importanti progetti culturali come quello dell'Encyclopédie curato da intellettuali quali D'Alembert e Condorcet. Gli intellettuali illuministi avanzano nuove proposte educative, politiche e pedagogiche, che vengono sempre più ascoltate dai sovrani. Ne è un esempio Maria Teresa d'Austria, sovrana dell'impero asburgico, che introduce la scuola pubblica: per la prima volta è necessario insegnare a molti bambini materie diverse e viene così inventato il metodo simultaneo (quello utilizzato nelle scuole ancora oggi). La scelta dei sovrani di mettere in pratica le proposte illuministe non è però priva di secondi fini: non solo il controllo sul sapere e sull'istruzione implica un controllo sulle masse, ma una maggiore educazione porta anche alla diminuzione della delinquenza e a un progresso generale dello stato, soprattutto in ambito economico.
Il pensiero illuminista
Il pensiero illuminista si articola attorno a 3 grandi principi fondamentali:
1. La lotta alle autorità
L'illuminismo rifiuta di ubbidire ciecamente a qualsiasi genere di autorità, dichiarando così guerra al potere e alle istituzioni tradizionali, quali prima fra tutte la Chiesa. Vi è particolare avversione nei confronti dei gesuiti, che hanno il compito di formare i ceti dirigenti e aiutano così a mantenere il potere tra le classi più alte.
I gesuiti
L'ordine dei gesuiti viene fondato nel 1534 da Ignazio di Loyola e si distingue per la sua cieca obbedienza al Papa. I gesuiti hanno il compito di istruire i giovani nobili all'interno dei loro collegi. Il percorso di formazione è suddiviso in: 3 anni di grammatica, 2 anni di umanità (conoscere i classici) e retorica (essendo destinati a lavorare in politica i giovani nobili devono essere ottimi retori), 3 anni di filosofia. Le abilità retoriche dei giovani aristocratici vengono raffinate anche attraverso dei dibattiti: gli alunni vengono suddivisi in due gruppi (cartaginesi e romani) e devono discutere di un tema assegnato, finché non viene decretato quale gruppo è risultato più convincente con le sue argomentazioni. Questo esercizio stimola la competizione ed abitua i nobili ai futuri dibattiti politici.
L'educazione secondo gli illuministi
Gli illuministi vogliono che venga impartita un'educazione laica ai dirigenti, ma soprattutto che i programmi di formazione vengano rinnovati. Il sapere tramandato dalle istituzioni appare antiquato, insufficiente e intrinsecamente legato alle autorità. Gli intellettuali illuministi puntano ad introdurre lo studio di materie scientifiche, così come delle lingue che permettono di confrontarsi con gli altri letterati europei, ovvero l'inglese e il francese.
2. L'uso della Ragione
Gli illuministi, come affermato da Kant, vogliono far uscire gli uomini dallo "stato di minorità" insegnando loro ad usare la propria ragione e a rifiutare i saperi dogmatici. Collegato al rifiuto delle autorità, è il rifiuto di qualsiasi cosa sia irrazionale, come qualsiasi religione positiva: a queste viene sostituito il deismo, che prevede l'esistenza di un'entità creatrice la quale però non interferisce con le vicende umane.
3. Visione della storia
Il progresso della storia umana è parallelo all'utilizzo crescente della ragione: questa è come una luce che guiderà l'umanità fuori dall'oscurità dell'ignoranza e le permetterà di svilupparsi. La visione della storia degli illuministi è quindi profondamente positiva, grazie proprio alla cieca fiducia nella ragione.
Il dibattito natura – cultura
Nel corso del 1700 gli intellettuali illuministi cominciano a domandarsi se ad avere un ruolo preponderante nella formazione del carattere e dei modi dell'individuo siano il patrimonio genetico (natura) o il contesto (cultura): cosa è connaturato all'individuo e cosa invece è influenzato dalla cultura? Iniziano così una serie di studi sull'uomo e si afferma l'idea che la conoscenza parta dall'utilizzo dei sensi, arrivando anche a posizioni estremiste.
Il caso del bimbo selvaggio
Victor (o il ragazzo selvaggio) dell'Aveyron è un trovatello che vive tutta l'infanzia in solitudine nei boschi della Francia meridionale e viene catturato all'inizio del 1800 a Saint-Sernin: nel momento della cattura dimostra circa dodici anni, non conosce il linguaggio umano e si muove come un quadrupede. Il ragazzo viene ricoverato presso l'Istituto per sordomuti a Parigi, dove viene analizzato dallo psichiatra Philippe Pinel, membro della Société des observateurs de l'homme: secondo lo studioso il giovane è minorato in tutte le funzioni sensoriali e intellettuali, presenta tutti i segni di un'idiozia congenita e non può essere dunque in alcun modo rieducato e reinserito in società. Da tali conclusioni si dissocia il medico e pedagogista Jean Itard, che crede invece sia stata la mancanza di una cultura relazionale a rendere il ragazzo selvaggio. Nel 1801 Itard riesce a prendere in carico Victor, che viene trasferito nella sua casa in campagna e affidato alle cure della governante Guérin: il ragazzo imparò a compiere alcune azioni quotidiane e a pronunciare qualche vocabolo, senza però recuperare mai la dimensione della socialità.
L'interesse per l'infanzia e l'educazione
Dato il forte interesse degli intellettuali illuministi per lo sviluppo dell'uomo, si comincia a rivolgere una forte attenzione all'educazione e all'infanzia, che viene per la prima volta considerata: non a caso in questo secolo avviene la nascita della pedagogia (teorizzazione delle pratiche educative) e della scuola, che si basa sull'idea che il lume della ragione sia comune a tutti gli esseri umani. L'idea degli illuministi è quella di un'educazione inclusiva, che possa estendersi a tutti, anche i casi più difficili. Un esempio sono gli Istituti per persone sordomute presenti a Parigi: queste strutture pubbliche servono ad accogliere non solo persone sordomute, ma anche quelle con disabilità cognitive ed intellettive. Se da un lato si può leggere la volontà dello Stato di emarginare e controllare i soggetti ritenuti pericolosi per l'ordine pubblico, dall'altro c'è anche l'intenzione di curarli ed aiutarli: normalmente, infatti, queste persone ricevono delle cure solo se provengono dalle classi più alte, altrimenti sono condannate all'isolamento.
I dibattiti dell'epoca sul tema dell'educazione
- La scuola deve essere universale?
- La scuola deve essere un'istituzione pubblica o privata?
- La scuola deve essere gratuita?
- La scuola deve essere laica?
- Le donne devono accedere agli studi?
"L'educatore è un ottimista per definizione, devo sempre vedere uno spazio di manovra"
Jean-Jacques Rousseau
Biografia
Rousseau si distingue per il suo atteggiamento polemico e provocatorio, che lo porta a procedere per paradossi e a porre continue domande. Le sue idee sono in forte contrasto con quelle del suo tempo e rappresentano un punto di rottura: entra infatti in conflitto con il pensiero illuminista e viene per questo considerato un preromantico. La sua vita è volta a criticare la società e a ricercare le sue origini, per comprendere come si sono costruite le disuguaglianze. Egli si occupa di filosofia, sociologia, storia del diritto (giurisprudenza), antropologia, pedagogia (teoria dell'educare) ed educazione.
Jean-Jacques Rousseau nasce nel 1712 a Ginevra. Da piccolo cresce in Svizzera dove si confronta con il forte rigore morale e il pressante controllo sociale imposti dalla religione calvinista. La madre muore poco dopo averlo partorito. Il padre è un orologiaio ed è anche piuttosto colto: purtroppo lui e il fratello di Rousseau verranno accusati di aver cominciato una rissa. Riceve in generale un'educazione disordinata: si forma da autodidatta ed ha un carattere solitario, malinconico e inquieto. All'età di 16 anni fugge nei boschi e arriva nell'alta Savoia (Alpi occidentali): qui viene accolto da un parroco cattolico che lo fa entrare nell'istituto dei Catecumeni (ordine religioso dove i seguaci prendono il battesimo solo dopo aver studiato le scritture religiose). In 10 giorni si converte, anche se in seguito si riconvertirà al calvinismo.
Successivamente è affidato alla baronessa Madame de Warens: i due instaurano un rapporto madre-figlio, che presto si evolve in una relazione sentimentale, ma soprattutto intellettuale. Proprio grazie a lei Rousseau entra in contatto con il pensiero e l'ambiente illuminista. Dopo aver interrotto la relazione con la de Warens, si trasferisce a Parigi nel 1741, dove compone musica e lavora anche al progetto dell'Encyclopédie, conoscendo così alcuni importanti filosofi come Diderot. Nel 1745 conosce Therese, una giovane popolana di cui si innamora e da cui ha 4 figli.
Nel 1749 viene a conoscenza di un concorso dell'Accademia di Parigi che consiste nel rispondere con un testo alla domanda: il progresso delle scienze e delle arti ha contribuito al miglioramento della società? Rousseau decide di partecipare, spinto dal premio in denaro, e riesce a vincere: da qui nasce il suo primo discorso, ovvero Il discorso sulle scienze e le arti pubblicato nel 1750. Gli intellettuali illuministi dell'Accademia pensano di incontrare solo pensieri a favore della scienza, ma al contrario Rousseau si schiera contro l'idea di storia come progresso e considera le scienze e le arti come espressione di una regressione dell'umanità: secondo lui queste sono promosse e sviluppate da uomini che propongono un paradigma culturale vincente solo in cerca di fama e gloria. Le scienze e le arti diventano così espressioni di una presunta superiorità e sono una forma simbolica di un potere che si mantiene proprio affermando che queste siano le migliori del mondo. Rousseau dissacra così le forme simboliche del potere, mettendo in luce con quali forme simboliche il potere si manifesta e si perpetua. Ovviamente Rousseau non vuole entrare in Accademia.
Ironicamente, la sua opera gli porta molta fama, ma in compenso viene ostracizzato dagli illuministi. Nel frattempo Rousseau sta ancora con Therese, ma non ha intenzione di sposarla, perché lei ha una famiglia molto attaccata al denaro, che lo vede solo come "un pollo da spennare". Decide di affidare i 4 figli ai brefotrofi, perché pensa di dare loro una vita migliore, dato il clima famigliare instabile. Questa sua scelta fa scoppiare uno scandalo: il padre della pedagogia contemporanea non alleva i suoi figli?
Rousseau comincia a cogliere la frattura che è avvenuta nella società, la quale ha portato alcuni ad affermarsi sugli altri servendosi della scienza e delle arti: ma quando è avvenuto tutto questo e perché? A questo proposito, tornato a Ginevra, nel 1754 pubblica il Discorso sull'origine e i fondamenti della diseguaglianza tra gli uomini, che diventa il fondamento della sociologia e s'ispira alle idee marxiste.
In seguito si stabilisce di nuovo vicino a Parigi, prima da Madame d'Epinay e poi nel castello del maresciallo di Lussemburgo presso Montmorency. In questo periodo rompe i rapporti con l'ambiente degli enciclopedisti e compone le sue opere maggiori: La Nuova Eloisa (1761), Il contratto sociale e L'Emilio (1762). Quest'ultimo viene bruciato per empietà a Parigi e Rousseau deve riparare in Svizzera, dove inizia a scrivere le Confessioni. Nel 1765 si fa ospitare dal filosofo David Hume in Inghilterra, ma si allontana in fretta da lui perché teme stia tramando qualcosa nei suoi confronti. Torna così in Francia, dove conclude la sua vita errabonda e inquieta, morendo nel 1778.
Le fasi del pensiero di Rousseau
Pars destruens = i Discorsi
Pars construens = il Contratto sociale
Accademia
Istituzione culturale che promuove una cultura più innovativa dell'università e che si pone come alternativa a quest'ultima.
Brephotrofi
Nati nel medioevo e sviluppatesi soprattutto tra il 1600-1700, sono strutture pubbliche che accolgono i bambini abbandonati. La differenza è che i bambini degli orfanotrofi avevano i genitori morti, questi no. I bambini vengono cresciuti e se necessario allattati dalle balie. Rappresentano una soluzione all'infanticidio, che si verifica frequentemente dato che le donne non sapevano nulla riguardo al ciclo e alle gravidanze e molte venivano violentate. Non era molto noto che spesso i bambini affidati a queste strutture non riescono a passare l'anno di età, a causa per esempio delle scarse condizioni igieniche.
La povertà nel 1700
Con il Concilio di Trento si sancisce l'idea di famiglia fondata sul matrimonio, che diventa un sacramento, un sigillo sulla famiglia. I figli illegittimi perdono così ogni diritto ed eredità e diventano addirittura un ostacolo al decoro della famiglia, arrivando ad essere cacciati. C'è inoltre una condizione diffusa di povertà (pauperismo): tutto questo porta all'aumento di vagabondi, poveri e mendicanti. Nascono così istituzioni per accogliere, curare e soprattutto controllare queste forme di marginalità sociale.
Rousseau non è un pedagogista
Rousseau non è un pedagogista, perché questo termine è posteriore ed implica anche una pratica sul campo: lui è semplicemente un filosofo, teorico dell'educazione.
Opere
Discorso sull'origine e i fondamenti della diseguaglianza tra gli uomini (1754)
La domanda di fondo dell'opera è: quando e perché è cominciato quel processo di degenerazione dell'umanità? Che cosa caratterizza l'uomo allo stato naturale? Secondo Locke, l'uomo ha dei diritti costitutivi, ovvero vita, libertà e proprietà; secondo Hobbes, l'uomo è naturalmente egoista e incapace di autogovernarsi. Per Rousseau, l'uomo allo stato di natura era un essere vagante nelle foreste alla ricerca di femmine, cibo e riposo: viveva nella primitività edenica. Non era in conflitto con l'altro perché aveva amore solo per sé, ma non era nemmeno irrispettoso verso gli altri nonostante l'atteggiamento: l'uomo era il buon selvaggio. La degenerazione comincia con la nascita della proprietà privata, la quale sancisce il passaggio dallo stato di natura allo stato di conflitto e trasforma amor di sé in amor proprio (egoismo). Per difendere la proprietà privata, l'uomo cominciò così a mettere insieme eserciti, dichiarare guerre e approvare leggi che tutelavano i più forti. La società che si è andata costituendo è un "insieme di uomini artificiali e passioni fittizie"; il vivere sociale è un vivere di relazione e convenzionalità. In particolare, l'"eterodirezione" dell'individuo nella società, la sua continua dipendenza dagli altri, diventano privazione di libertà. Questa è per il filosofo la vera causa del male sociale, che è ineliminabile per quanto attenuabile. Per Rousseau è comunque impossibile tornare alla condizione del buon selvaggio, sia perché la società non può essere distrutta, sia perché non si può affermare che tutto il bene risieda nello stato di natura e tutto il male nello stato sociale; inoltre, secondo il filosofo, in quella libertà assoluta l'uomo non era davvero felice, perché era in solitudine.
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