Estratto del documento

STORIA DELL’ARTE CONTEMPORANEA 2

IL VIAGGIO

Lezione 1

Partire per un viaggio non significa soltanto partire fisicamente, ma si può trattare anche di

un viaggio che compiamo dentro di noi, senza l’aiuto di alcun mezzo di trasporto, ma grazie

all’aiuto dell’arte.

“Enigma della partenza”, 1914

A proposito del viaggio, un artista che affronta questo tema è sicuramente De Chirico con i

suoi enigmi della partenza.

De Chirico ci presenta una realtà che apparentemente sembra completamente riconoscibile;

eppure più la si guarda e più risulta ambigua. La prospettiva non è mai corretta, è sempre

pensata per creare un disequilibrio nell’ osservatore, un leggero spaesamento. L’artista

riesce a compiere ciò attraverso un gioco di prospettive e anche grazie alla luce.

La luce è molto forte, così forte che sembra illuminare qualsiasi cosa apparendo chiarissima.

Più la guardiamo meno diventa chiara: non ha tempo reale, non siamo mai in grado di

comprendere che ore sono. Questa luce inoltre crea delle lunghissime ed inquietanti ombre

nere. Parliamo di ombre inquietanti non solo perché sono assenti i mezzi-toni (o tutto è

chiaro o tutto è scuro), ma anche perché non riusciamo a comprendere la provenienza di

alcune ombre proiettate sulla scena.

De Chirico in questo modo innesca il meccanismo del rebus. Attorno a questa enorme

piazza vuota e silenziosa troviamo delle architetture che fanno da quinte e ci impediscono di

evadere. Anche il cielo è una superficie su cui rimbalziamo, raramente è trasparente.

Le architetture sono classiche-rinascimentali. In quel periodo l’architettura era data da

teoremi di formule geometriche e numeri, il che dovrebbe renderle chiare. Ciò però non

accade poiché, come dicevamo prima, si tratta di luoghi impenetrabili, impossibili da

percorrere, che divengono vere e proprie barriere. Non si tratta di luoghi accoglienti, ma

sicuramente di luoghi autobiografici come per quanto riguarda le ciminiere che sono segno

di contemporaneità, architetture che De Chirico ha potuto osservare per la prima volta nella

periferia di Parigi.

De Chirico appartiene ad una famiglia italiana ma è nato in Grecia e realizza delle opere che

verranno definite metafisiche. Questa parola deriva da Aristotele, e significa qualcosa che

sta al di là della fisica.

L’artista abbraccia la filosofia di Nietzsche che sostiene che l’arte ha il compito di mostrarci

non ciò che i sensi possono già dirci, ma ciò che sta al di là della materialità.

Molto spesso inserisce nei quadri metafisici delle vele che corrispondono ai viaggi compiuti

per mare, intendendo il viaggio come l’idea di una scoperta. Egli ha la convinzione che ogni

partenza ha dentro di sé il concetto dell’Io, sono viaggi che contengono una dimensione

filosofica, letteraria, umana che de Chirico vuole scoprire e raccontare. L'elemento della vela

può essere sostituito da quello del fumo. Tra noi e questi elementi è sempre posto un muro,

e, per raggiungerli, dobbiamo compiere un salto qualitativo della nostra vita.

Vi sono altri elementi della composizione come la statua al centro della piazza che

rappresenta un uomo borghese, una scelta precisa. L’artista mette sul piedistallo un uomo

anonimo che rappresenta però una categoria: la borghesia che nel novecento inseguirà il

cambiamento, il profitto, il lavoro come produzione… una società che guarderà sempre di

più al denaro. Quel personaggio è l'emblema di ciò che sarà e di ciò che continua ad essere

anche ai giorni nostri.

Noi facciamo parte di questa piazza, e, ad introdurci non vi sono soltanto le architetture ma

anche i cassoni che sono il bagaglio che ci portiamo appresso ad ogni viaggio, ogni giorno

nel corso dell’esistenza.

De Chirico ci parla del tema della partenza con tanti elementi e tante domande.

“Gli Stati d’animo”, 1911-1912

A De Chirico aggiungiamo un altro artista dello stesso periodo circa, ovvero Boccioni.

Boccioni tratta gli stati d’animo attraverso due serie realizzata nel 1911.

Questa serie è realizzata attraverso una pittura di colore frammentata, ancora divisionista.

L’altra serie è del 1912.

Due serie dello stesso tema ma molto diverse, la prima è basata su una pittura di colore

fluida, con la poesia del colore che diviene emozionale, come fosse una scia lasciata dal

pennello. La seconda invece è più cubista perché Boccioni andando a Parigi ha toccato con

mano l’arte dei cubisti.

Il movimento non è quello di un fiume, dall'acqua che scorre, qui il ritmo è concitato. L’unico

elemento fermo è quello della locomotiva: 6943 al centro, tutto il resto è come un vortice che

parte da due personaggi che si abbracciano prima della partenza, ma questi personaggi li

ritroviamo ripetuti come se fossero trottole che si muovono nella banchina. Il fumo della

locomotiva avvolge completamente lo spazio creando dei vortici, degli elementi circolari.

Queste scie di colore che escono come serpenti. Gli addii sono concitati e continuano a

roteare, poiché si ha sempre il timore di salutare e di perdere qualcuno a noi caro.

Boccioni non si ferma agli addii, il quadro successivo è quelli che vanno, e qui traduce il

tema attraverso una pioggia di linee. Nel quadro cubista ha voluto inserire anche i riflessi dei

volti sul vetro della locomotiva, che sono destrutturati e appaiono in diversi punti per dare la

sensazione del movimento. Quelli che vanno sono coloro che sono partiti.

Anche qui gioca col colore, con gli abbinamenti dei colori complementari creando dei

contrasti molto forti che aiutano la composizione.

Poi abbiamo quelli che restano, lacrime, le linee sono verticali.

Sono opere silenziose e malinconiche realizzate con i colori dominanti del verde e

dell’azzurro: malinconici che simboleggiano anche la rinascita però.

Boccioni attraverso il colore ci porta attraverso un viaggio nel l'immaterialità di noi stessi.

Questa pittura diventa musicale, diventa nota che diviene colonna sonora per noi stessi.

La valigia è un elemento che ci portiamo con noi durante il viaggio. A tal proposito Duchamp

ha realizzato una serie di valigie entro cui ha inserito 69 opere sue. Ha inserito tutto ciò che

di importante ha fatto, come fossero delle cartoline, raccogliendo tutte le sue produzioni.

Peggy Guggenheim ha finanziato questa operazione, e ad essa ha dedicato una valigetta

particolare.

Duchamp ha realizzato queste valige come fossero l’essenza dell’artista, consegnandole a

noi come bagaglio di tutta una ricerca, di pensiero, di identità che dobbiamo portarci dietro.

”Partir”, 2011

Una valigia può essere intrinseca di sogni, questo è ciò che realizza Jean Michel Folon,

artista belga che si è prestato anche molto alla pubblicità. Ha realizzato una serie di sculture

che rappresentano l’ossatura di una valigia posizionate in luoghi particolari di alcune città del

mondo inquadrando una veduta come fosse una cartolina, che ciascuno di noi riempie di

ricordi, pensieri, immagini diventando una valigia dei sogni.

In ogni momento è diversa perché cambia il momento, la città ecc. Ogni volta che la si

guarda è sempre diversa e continuiamo durante il tempo a riempire la valigia di nuovi sogni

e ricordi che conteniamo a raccogliere.

Luiz Philippe Carneiro

“Malas de pedra” 2009

Una valigia può essere anche un peso enorme. Quante volte ci è capitato di dover portare

appresso dei macigni che questo artista brasiliano, di nome , ha trasfigurato attraverso delle

installazioni con dei massi.

Prendere questo bagaglio significa anche avere coraggio di affrontare il peso di questi

massi.

”Il muro occidentale o del Pianto”, 1993

Altra installazione è quella di Fabio Mauri “il muro d'occidente o il muro del pianto”, alto 4

metri realizzato solo con bagagli di diversa misura e di materiali diversi. I bagagli si

incastrano perfettamente creando qualcosa di insormontabile che ricorda il muro del pianto

di Gerusalemme, dove gli ebrei si recano a pregare. Questo muro ci rimanda a verità

storiche molto forti, storie di deportazioni ed immigrazioni. Questo è il peso dell’umanità.

”Dialogues”, 2014

È un tema su cui lavora anche un artista come Chiharu Shiota, artista giapponese, che

lavora utilizzando le valigie come se fossero dei mattoni, realizzando muri che sembrano

continuamente crescere. Oppure lega queste valigie attraverso cordoni rossi creando dei

percorsi visivi con i bagagli che sono la storia di quei momenti difficili dell’esistenza. Sono

bagagli poco stabili perché oscillano da un filo che però tende ad andare verso l’alto,

collegandosi col cielo. È segno della speranza e del sogno, della fortuna in cui crediamo

durante il viaggio.

”Portable city”, 2011

Yin Xiuzhen, artista cinese del 1970 che realizza diverse installazione. Le valigie sembrano

creare una città moderna fatta di grattacieli. Tutto quello che vediamo però è fatto di stoffa,

di vestiti abbandonati che lei decide di raccogliere. Indumenti che hanno un loro passato

ricucito per creare delle architetture che raccontano tanto del nostro mondo.

Lezione 2

Gauguin per tutto il corso della sua vita ha viaggiato. Egli cresce in Perù, paese originario

della madre, luogo e cultura che lo hanno plasmato e influenzato moltissimo. Dopo la morte

di suo padre ritorna in Francia, dove incontra un amico di sua mamma. Si tratta di un

economista, una figura fondamentale che lo metterà in contatto col mondo del commercio

trovandogli un impiego nella borsa di Parigi. Questo non era un mondo che gli apparteneva,

ma in ogni caso è stato fondamentale.

Gauguin girerà il mondo, anche dopo essersi arruolato in marina. Viaggiava così tanto

perché era insoddisfatto della civiltà europea che non gli apparteneva. Ciò di cui aveva

bisogno era ritrovare la purezza e la quotidianità, sia nel pensiero che nei rapporti con gli

altri.

Decide di recarsi in Bretagna, dove fonda il piccolo gruppo dei Naïf. Il luogo è poco cittadino,

molto meno caro di Parigi. La pittura che realizzano in questo periodo è libera, non

incanalata in limiti dati dall’idea di progresso, ma anzi vi era l’idea di conservazione e di un

ritorno in sintonia con la natura.

La pittura di Gauguin proprio per questo non veniva compresa dal pubblico nonostante egli

tentasse sempre di più di semplificarla sia nelle forme che nei colori. Per Gauguin era un

vero e proprio tormento che lo porterà anche a scrivere. L’autoritratto

del 1890, che in realtà contiene dentro di sé tre ritratti in uno, poiché sullo sfondo presenta

due opere molto importanti che fungono da carta di identità: il cristo giallo e una ceramica

(gauguin non ha mai abbandonato la scultura).​ ​ ​ ​ ​ ​

Nell’opera il cristo giallo, la figura non è rappresentata secondo la dimensione reale, gauguin

lo rende un simbolo utile a trasportarci in una dimensione diversa. Sul volto del cristo mette i

suoi lineamenti e di conseguenza mette in scena non solo il martirio di Gesù, ma anche il

martirio dell’artista. Parliamo così del tema dell’identificazione in un uomo che ha sofferto e

che per questa sua sofferenza è diventato simbolo. Il volto ha però uno sguardo di sfida, il

corpo invece è contornato e semplificato. Non c’è tridimensionalità. Gauguin compie una

sintesi per rendere l’opera immediata.​ ​ ​ ​ ​ ​ ​

​ Quest’opera viene realizzata poco prima che Gauguin iniziasse le trattative con i

fratelli Van Gogh per la preparazione al viaggio di Tahiti. Van Gogh contatta insistentemente

Gauguin perché lo vuole con lui nel sud della Francia. Egli aveva fondato infatti la cosiddetta

scuola del mezzogiorno per accogliere nuovi artisti. Gauguin d’altro canto era attratto dalle

nuove prospettive e soprattutto dal contratto che gli propose il fratello di Vincent, Theo.

Secondo il contratto Gauguin avrebbe dovuto realizzare un quadro al mese da esporre o

vendere in cambio di un saldo economico. Theo inoltre faceva parte di un importante giro di

affari all’interno del mondo dell’arte contemporanea che comprendeva la Francia, Londra e

l’America. Gauguin voleva vendere le sue opere per poter partire.

”L’onda”, 1888​​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ Vincent era a

conoscenza di questo contratto, ma in cuor suo voleva trovare un compagno con cui

condividere la passione per l’arte, la vita, l’amore. Inoltre vedeva Gauguin come un grande

maestro, come una sorta di guru, e per questo aveva moltissime aspettative su di lui.

Entrambi gli artisti utilizzavano colori forti, Gauguin come veicoli di simboli, Vincent come

veicoli di emozioni. Gli obiettivi quindi erano differenti. Nell’opera “L’onda” del 1888 fu un

grande punto di incontro con l’arte orientale, conosciuta proprio grazie all’agenzia di Theo.

L’arte giapponese era costituita da una pittura di tipo bidimensionale incentrata sul

movimento della linea.

”La visione dopo il sermone”, 1888

”Donna al Caffè", 1887​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ A tal proposito

mettiamo a confronto “Donna al caffè” di Van Gogh con “La visione dopo il sermone” di

Gauguin. La prima opera è ambientata in Provenza, la zona più orientale di tutta la Francia,

mentre la seconda opera è costituita da un grande tronco che separa la realtà, un gran

rimando alla pittura giapponese e un allusione alla filosofia.

Van Gogh e Gauguin, prima di vedersi, si spediscono degli autoritratti (“Autoritratto”, 1888).

Vincent realizza anche “La sedia di Gauguin” e “La sedia di Vincent”, prepara la stanza del

futuro compagno realizzando i Girasoli. Le due nature morte in realtà sono due ritratti: la

sedia di Gauguin è rappresentata con una candela accesa e con un tappeto dai colori di

Paul, è vivo e si muove. La sua sedia invece la rappresenta molto più spartana e povera,

così vale anche per il pavimento che appare crudo. I girasoli di Vincent riassumono il ciclo

dell’esistenza in cui la gioia è sempre accompagnata dal dolore. Il colore giallo non rimanda

soltanto alla gioia, ma anche al giallo dello zolfo.

”La sedia di Gauguin”, 1888​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ”La sedia di

Vincent”, 1888

”Vaso con dodici girasoli”, 1888

”Il caffè di notte”, 1888​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ”Al caffè”, 1888

​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ Altro fondamentale confronto è

quello de “Il caffè di notte” e “Al caffè”. Il primo raffigura un luogo allucinato dato da una

prospettiva che respinge lo spettatore, trasmettendo un senso di perdizione. Non è luogo di

gioco, le luci non illuminano e i colori simboleggiano le terribili passioni umane. La figura

bianca invece rappresenta l’artista che guarda l’intera scena allucinato. Gauguin,

osservando quest'opera, gli di che rappresenta fin troppo ciò che ha dentro di sé e che deve

imparare a controllare e gestire le proprie emozioni. L’opera di Gauguin infatti possiede tutta

un altra atmosfera. Nel dipinto è raffigurata la proprietaria del caffè, una natura morta, il

tavolo da biliardo, che al contrario di quello di Van Gogh appare saldo e stabile. Tutta l’opera

appare assestata e calma, in Van Gogh invece non vi è alcun controllo ma soltanto

smarrimento. In Van Gogh tutte le figure sono delle maschere che non hanno alcuna

interazione sociale. Per tutti questi motivi Gauguin vuole instradare Vincent verso il

simbolismo.

La convivenza tra i due sarà molto difficile perché per Gauguin Vincent è insopportabile,

decidendo così di recarsi in albergo e successivamente di tornare a Parigi. Per Vincent

questa scelta rappresenterà la perdita di un amico che culminerà nel gesto estremo del

taglio del lobo dell’orecchio. Era completamente disperato, aveva dato tutto al suo amico

Paul, sia a livello materiale che immateriale. Cosa avrebbe potuto dargli ulteriormente per

dimostrare affetto se non un pezzo di sé?

“Autoritratto con pipa”, 1888

”Lavoratori stradali a San Ferny", 1889

Nel 1890 Vincent si toglie la vita e qualche mese dopo muore anche il fratello Theo. Gauguin

invece parte nel 1891 dopo aver compreso due anni prima, grazie all’esposizione universale

di Parigi, dove avrebbe voluto davvero andare: a Tahiti. Tutto ciò che ha vissuto Gauguin se

lo porterà sempre appresso e lo trascrive anche in degli scritti tempo più avanti.

L’esposizione universale a Parigi accolse la Tour Eiffel, un traliccio brillante di ferro visibile

da tantissimi chilometri di distanza. Sotto la tour eiffel la Francia aveva il desiderio di far

vedere al mondo quanto fosse potente, andando da tutte le colonie che possedeva nel

mondo, prelevando interi villaggi (oggetti e persone), portandole a Parigi per mostrare tutto il

loro dominio. Gauguin ha potuto vedere con i suoi occhi dei luoghi che fino ad allora erano

sconosciuti, realizzando l’idea di voler viaggiare a Tahiti.

”Donne d’Algeri nei loro appartamenti”, 1834​ ​ ​ ​ Delacroix andò in

Marocco a visitare questi luoghi con il preciso incarico di testimoniare i luoghi, i costumi e le

usanze di queste realtà, come fosse un reportage. Egli porterà indietro delle pagine

meravigliose di diari scritti e disegnati, racconti che si incentravano sui colori del paesaggio

di quei luoghi magnifici e lontani dalla civiltà. Le sue opere lasceranno un grande segno nel

mondo artistico parigino. Un dipinto ch

Anteprima
Vedrai una selezione di 20 pagine su 144
Appunti di Storia dell'arte contemporanea Pag. 1 Appunti di Storia dell'arte contemporanea Pag. 2
Anteprima di 20 pagg. su 144.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia dell'arte contemporanea Pag. 6
Anteprima di 20 pagg. su 144.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia dell'arte contemporanea Pag. 11
Anteprima di 20 pagg. su 144.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia dell'arte contemporanea Pag. 16
Anteprima di 20 pagg. su 144.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia dell'arte contemporanea Pag. 21
Anteprima di 20 pagg. su 144.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia dell'arte contemporanea Pag. 26
Anteprima di 20 pagg. su 144.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia dell'arte contemporanea Pag. 31
Anteprima di 20 pagg. su 144.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia dell'arte contemporanea Pag. 36
Anteprima di 20 pagg. su 144.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia dell'arte contemporanea Pag. 41
Anteprima di 20 pagg. su 144.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia dell'arte contemporanea Pag. 46
Anteprima di 20 pagg. su 144.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia dell'arte contemporanea Pag. 51
Anteprima di 20 pagg. su 144.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia dell'arte contemporanea Pag. 56
Anteprima di 20 pagg. su 144.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia dell'arte contemporanea Pag. 61
Anteprima di 20 pagg. su 144.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia dell'arte contemporanea Pag. 66
Anteprima di 20 pagg. su 144.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia dell'arte contemporanea Pag. 71
Anteprima di 20 pagg. su 144.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia dell'arte contemporanea Pag. 76
Anteprima di 20 pagg. su 144.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia dell'arte contemporanea Pag. 81
Anteprima di 20 pagg. su 144.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia dell'arte contemporanea Pag. 86
Anteprima di 20 pagg. su 144.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia dell'arte contemporanea Pag. 91
1 su 144
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lara.palazzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Accademia di Belle Arti di Brera - Accademiadibrera o del prof Giudici Lorella.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community