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Esame 17 giugno 2024

”EDWARD HOPPER, LA FOTOSINTESI DELL’ESSERE”

Yves Bonnefoy

Riassunto

1

I quadri di Hopper prima del suo viaggio in Francia sono caratterizzati da toni rossastri su fondo principalmente

nero, quasi fosse un luogo nefasto in cui il male sembra una componente fondamentale.

“L’homme qui boit” 1905-1906

Rispecchia l’atmosfera di un’epoca e di una società. Il chiaroscuro fu effetto di un insegnamento estraneo ai

suoi veri bisogni, che Hopper, al suo arrivo in Francia, abbandona quasi immediatamente la maniera nera, per

dipingere sulle rive della Senna, opere tra le più chiare nel senso più ampio del termine.

L’ombra del dolore emerge anche in altri quadri; quadri di una donna o di un uomo che riflettono, con dolore, e

di un compagno che volge loro le spalle.

”Summer in the City” 1949

”Excursion into philosophy” 1959

”Girlie Show” 1941

Ma l’esperienza in Europa continuerà a nutrirlo di luce anche in seguito. Era arrivato in Francia nel 1908 nel

momento in cui la pittura impressionista aveva riaperto le pagine a colori del libro della natura.

“Le Parc de Saint-Cloud” 1907

In questi dipinti notiamo una simbiosi tra lo spirito e la realtà naturale, ammettendo una possibilità di gioia e

pace. La luce era diversa rispetto a tutto ciò che aveva conosciuto, anche le ombre erano luminose di luce

riflessa. Uno sconvolgimento che sostituisce alle sue inquietudini la libertà senza limiti di un colorista.

Dai tre soggiorni parigini ci sono rimasti una trentina di opere a matita o ad acquerello che evocano le strade e

gli esseri che vi si incontrano. 2

Lo sguardo di Hopper è stato depurato delle sue ombre: è debitore alla pittura francese che gli donerà una

confidenza definitiva con la luce.

Il ritorno negli Stati Uniti è accompagnato dal trauma di percepire il mondo un tempo troppo familiare con una

diversa sensibilità.

Nel 1912 dipinge “Squam Light” in cui tenta di operare nuovamente la sintesi chiara del rapporto tra se stesso

e l’universo.

in Francia le case di paese sono di pietra e le strade si conformano alla terra. È un luogo che rassicura quelli

che vi abitano.

Hopper ritornò malinconico e impaurito dal sentimento dello spazio e del diverso statuto dei luoghi.

“House by the Railroad” 1925

I luoghi deserti in cui forse la vita non attecchirà mai che suscitano, attraversandoli, sentimenti di abbandono e

terrore davanti al fatto di esserci.

Hopper è anche attratto dalle “Mansard windows”, ovvero le finestre ad ante perpendicolari ai tetti, che

riempiono i vuoti di ombre inquiete. Questo habitat americano è rappresentazione del suo essere più intimo

davanti a quel mondo che esprime assenza ma che tuttavia è luce.

Gli elementi sono tutti aspetti della propria persona e attraverso il colore il pittore può operare la propria

trasmutazione. 3

Con i suoi entusiasmi da colorista, in “Squam Light” e in altri passaggi degli anni del ritorno, Hopper porta a

compimento quell’alchimia data dalla pittura francese, dando vita ad un realismo autenticamente profondo.

Egli riesce ad esprimere l’infinito della natura e la trasparenza dell’anima.

Al suo rientro a New York riprende il lavoro di illustratore commerciale, forse un fattore da valutare come

negativo in cui la figura umana è schematica e impersonale.

Nel 1915 si dedica invece all’acquaforte, e di conseguenza all’assenza di colore. Questa tecnica lo riportò in

uno spazio mentale in cui era succube dei suoi vecchi problemi, ciò traspare dai soggetti affrontati.

“On the Quai” 1906-1909

Disegno a matita di un corpo ritrovato sulle rive della Senna.

“Evening Wind” 1921

Giovane donna spaventata mentre guarda dalla finestra aperta. La donna è nuda sul proprio letto e sola.

“East Side Interior” 1922

Ricamatrice di Vermeer divenuta semplice cucitrice dedita a compiti più meccanici che viene strappata dal suo

lavoro da un evento esterno.

Tali opere, e altre come “Night in the Park” o “Night Shadow”, del 1921, esprimono la solitudine rispetto al

mondo notturno brulicante di forze malvagie.

Le acqueforti diventeranno in seguito dei dipinti in contrasto con i paesaggi: in “Girl at the Sewing Machine” la

cucitrice è la stessa come la macchina.

Questa tecnica aveva liberato il suo disegno dai vincoli delle immagini pubblicitarie, permettendogli di

avvicinarsi a zone del suo inconscio che il colore nascondeva, e di individuare temi che in seguito invaderanno

la sua pittura.

Oltre allo studio del colore, la vera ricerca dell’artista è esistenziale. Seguiranno infatti una lunga serie di

composizioni cariche di un’attesa senza speranza.

“Sunday” 1926

L’uomo seduto sul bordo del marciapiede è malinconico in un luogo urbano deserto in cui la luce discende.

Sembrerebbe che la risorsa nata con la pittura en plein air dell’ impressionismo avesse iniziato intorno al 1921

a inaridirsi. 4

Che cosa caratterizza le opere che dal 1921 sino a “Chair Car” del 1965 tracceranno definitivamente il destino

del pittore? La presenza dell’essere umano, ma si può davvero parlare di presenza? Troviamo uomini e donne

in piedi o seduti ma comunque immobili, che guardano in lontananza oppure verso il nulla, non identificabili,

senza nome. Sono personaggi chiusi in se stessi, in silenzio.

In questo individuiamo l’interesse di Hopper per Degas, che anch’egli tace su ciò che è segreto.

ma Degas confessa l’impossibilità di comunicare pur attestando, attraverso i ritratti, che lí un essere vi è.

Ciò lo prova anche il modo in cui taglia le sue composizioni, alle volte lascia fuori dal quadro una parte del

corpo affermando che il modello è uscito da un mondo suo.

Hopper invece rifiuta l’arte del ritratto, tranne per alcune rare evocazioni della moglie Jo e per l'autoritratto in

cui sembra guardarsi di sfuggita allo specchio, gettando su di sé uno sguardo annoiato.

Non è l’essere nella sua solitudine che lo attrae, ma l’idea stessa della solitudine. inquadra le scene come se

fossero viste da un estraneo e non da coloro che le vivono.

Non vi è cosa più vana che domandarsi chi siano queste persone o cosa accade, occorre piuttosto rivivere con

lui la sensazione che nessuno può comprendere nessuno.

I personaggi sono improvvisamente estranei ai luoghi in cui si trovano, ci comunicano impressione di silenzio,

non resta intimità che possa essere violata quando un essere viene spiato nel momento stesso in cui si

distacca da sé, e se Hopper osserva soprattutto le donne, è perché esse sono meno convinte nella società che

l’uomo ha costruito. 5

Gli anni venti e trenta hanno visto farsi meno le opere dipinte all’aperto, i viaggi in macchina lungo i fiumi o le

strade di campagna. Si sono moltiplicate le scene d’azione sospesa definibili come story scapes, in

opposizione ai landscapes.

“Early Sunday Morning” 1930

Hopper si identifica nell’architettura urbana in cui si riconosce uno stato di desolazione. Alle volte usa

frammenti di insegne in cui le parole casuali suggeriscono indifferenza o derisione.

“The Lighthouse at the Two Lights” 1929

E moltissimi altri ancora testimoniano l’interesse per la pittura en plein air, una speranza che sembrava

perduta: il sole delle giornate estive, la luce.

”Summertime” 1943

Una giovane donna aspetta tutta agghindata sulla porta di una casa, e la sua ombra sembra quasi muoversi

risvegliando un sentimento di solidarietà e compassione. La giovane si volge verso luce.

Molti altri quadri di Hopper sono ambientati così, sulla soglia di case o davanti a vetri da cui proviene la luce.

La luce è una dimensione metafisica. È notevole come nei primi quadri il protagonista sembri indifferente al

raggio proveniente dal cielo, per poi stabilire un rapporto essenziale. Sono come annunciazioni senza teologia.

La luce è affermazione dell’esistenza di un principio che trascende ragione e sentimenti comuni.

6

“Morning Sun” 1952

Quadro esemplare del suo ultimo modo di dipingere. Una donna è seduta sul letto in una stanza

evidentemente piccola davanti a una finestra che è grande e aperta al sole che sta sorgendo. Il suo rapporto

con l’età è un triste stupore poiché l’anima non comprende la sua dipendenza dal corpo: corpo come materia

che la luce non è in grado di penetrare, è un corpo carnale e mortale.

Dai disegni preparatori appare evidente che sono stati cancellati i segni che avrebbero fatto del modello una

persona particolare.

i muri sono nudi, l’assenza di mobili e di oggetti sono una caratteristica degli interni di Hopper, che si andrà

sempre più accentuando negli anni del dopoguerra. È una decisione pseudo-narrativa che permette di

sviluppare sulla tela vasti piani di luminosità deserta.

Hopper non potrà stabilire con l’Essere, con l’Assoluto, una relazione positiva mediata dagli oggetti, dai

sentimenti, dalle azioni. Egli sceglie la strada in negativo, quella che fa il vuoto nella coscienza affinché la pace

vi dimori.

”Rooms by the Sea” 1951

”Sun in an Empty Room” 1963

”Conference at Night” 1949

”Chair Car” 1965

Questa pittura apparentemente metafisica è anche esperienza mistica e negli ultimi anni lo sarà allo stato

puro.

“The Two Comedians”

Rappresenta Hopper e la moglie Jo come due attori della commedia dell’arte, sembra un volgersi doloroso del

pittore sulla propria vita.

”Road and Trees” 1962

Sul lato opposto della strada che si snoda da sinistra a destra, simbolo di un tempo che sembra essere

inutilmente trascorso, dalla nascita alla morte, un sottobosco oscuro da sembrare impenetrabile.

Appunti in classe

il colore, la voce, la forma del silenzio

Che cos’è la voce del silenzio? Un ossimoro? Una contraddizione? È difficile che esista silenzio assoluto,

perché se non esiste rumore fuori di noi, esiste dentro.

La voce del silenzio ha anche un’accezione negativa nel momento in cui siamo testimoni di un accaduto

inaccettabile e restiamo zitti.

Canzone “The Sound Of Silence” di Simon e Garfunkel: scritta quando una trentina di persone sono state in

silenzio di fronte alle molestie rivolte nei confronti di una ragazza.

Intervista a John Cage 1961, compositore che nel 1952 ha creato “4 min e 33 secondi di silenzio”. Periodo del

dopoguerra e inizio della guerra fredda.

Suono-tempo-spazio in una cosa sola: la musica ma anche l’arte.

Come viene declinato il silenzio dai vari artisti nel corso del ‘900 fino ad oggi.

Böcklin

“L’isola dei morti” 1886

Il romanticismo ha guardato il silenzio con inquietudine, angoscia e paura. Böcklin ad esempio dipinge cinque

versioni dell’isola dei morti, dove il silenzio si fa spettrale e ineluttabile consapevolezza del riposo eterno. Vige

l’idea ossessiva della morte, sentimento affascinante e angoscioso, qualcosa che devi affrontare.

Füssli

“il silenzio” 1799-1801

Malevich

“quadrato nero” 1915

Il quadrato è una misura perfetta, il nero è silenzio ma anche spirito e profondità. Riporta dentro di noi quel

senso profondo del silenzio che è racconto.

Malevich decide di appendere l’opera nell’angolo in alto della sala d’esposizione, dove usualmente stanno le

icone della spiritualità.

Brancusi

“Il tavola del silenzio” 1938

Alla vigilia di una catastrofe mondiale Brancusi scolpiva il tavolo del silenzio: un grande cerchio in pietra

attorniato da dodici sgabelli.

Non ci sono spigoli, dodici sgabelli come il numero degli apostoli, ma senza apostoli né oggetti. La scultura è

all’interno di un giardino in Romania richiesto dalle vedove di guerra.

Per Brancusi silenzio è preghiera e dolore, una voce assordante che l’uomo ha nell’anima e che si eleva fino a

Dio. Nature morte

Morandi

“Natura morta” 1920

Chardin

“Acqua e aglio” 1760

Cromaticamente molto simili, entrambi raccontano delle cose che noi non vediamo.

Le bottiglie di Morandi sono sculture di gesso, il cilindro non è un contenitore, sono forme nello spazio,

presenze, come tasti di un pianoforte che emettono suoni attraverso il colore ma hanno ritmo attraverso la

reciproca distanza. Una sequenza di oggetti allineati che comunicano tra loro, la ciotola sembra chinata a

completare la sfera ecc..

In Chardin invece l’acqua è trasparenza, l’aglio è profumo, la caffettiera nasconde. È un gioco di assenze e

presenze, consistenze, spazialità e profumi.

Modigliani

gli occhi di Modigliani sono rivolti all’interno, pensati per non guardare più fuori, ma se stessi interiormente.

Periodo dello sviluppo della psicoanalisi. Occhi come specchio dell’anima.

Il tema del silenzio lo affrontiamo principalmente attraverso tre artisti:

-MATERIA Fontana, che anche davanti ai suoi quadri egli è sempre scultore perché cerca sempre la

tridimensionalità. Per fontana silenzio è spazio, materia.

-COLORE Rothko, il silenzio è respiro, colore, pensiero, immaterialità, ascolto, spiritualità. Il silenzio è ascolto,

solo stando zitti si può ascoltare.

-VOCE Hopper: silenzio come solitudine, immobilità e incomunicabilità.

solitudine, immobilità, incomunicabilità.

Michael Jackson: “You are not alone” - Hopper Edward

La solitudine che ci racconta Hopper attinge dalla filosofia, non si tratta di un racconto che emerge dalla

malinconia o dalla tristezza.

E’ qualcosa che senti dentro e che ti accompagna, qualcosa che fa parte di te.

La pittura di Hopper è qualcosa che si avvicina alla filosofia di Emerson, trascendentalismo americano, che

riconosce la superiorità assoluta del sentimento sulle altre facoltà conoscitive.

Hopper ha frequentato una scuola d’arte, la Case School, una scuola che si distingue dalle altre per l’aria

europea in cui venivano presentati gli impressionisti. Un professore dell’accademia, Robert Henri, era

appassionato dell’ impressionismo e aiutava gli studenti a risalire indietro nel tempo per conoscere pittori come

Goya o Vermeer. Parliamo di un impressionismo che non si interessa delle pennellate o i temi ma alla luce e ai

ritagli di composizione.

Hopper lavorando come grafico-illustratore utilizza i propri guadagni per fare un viaggio a Parigi (prima nel

1906 e in seguito nel 1909). Il pittore vuole cogliere l’essenza della città, essenza di cui ha sempre sentito

parlare in accademia.

“Il Bistrot” 1909

In questo angolo di Bistrot c’è un silenzio assoluto, non c’è la città ma soltanto due persone che non si parlano.

Il cielo è toccato da nubi grigie e i quattro cipressi fragili sembrano essere autori di quel cielo. Potrebbe essere

qualsiasi posto al mondo, Hopper ha cancellato la città e ha riassunto il Bistrot in un solo tavolo e due persone.

Nessuno parla, persino l’acqua scorre talmente discretamente che non sembra emettere alcun rumore. Ma

allora di cosa ha preso di Parigi? La luce e l’ombra.

Il taglio tipicamente impressionista ricorda i tagli compositivi del pittore Degas, pittore che Hopper amava,

(1876).

autore di un quadro celebre come “Assenzio"

L’atmosfera è la stessa, le persone non sembrano neanche conoscersi, sono talmente estraniate da essere su

due dimensioni diverse. Il vero soggetto del quadro è il bicchiere che contiene un liquore particolare, proibito

nel 1915, simbolo della vita entro i centri della perdizione.

“Summer Interior” 1909

”Le tub” 1886 Degas

”stanza d’albergo” 1931

Non sentiamo la loro malinconia dall’espressione o dagli occhi, vuole raccontarci una solitudine che non è

psicologica o emotiva, ma qualcosa di filosofico e ancora più difficile da scalfire.

”vecchio che soffre” 1890 Van Gogh

La solitudine è qualcosa che distrugge e che ti dilania da dentro. Per Van Gogh l’amore è importantissimo ed è

sempre stato corrisposto con il rifiuto.

“Automat” 1920

Il nome del ristorante è quello di un distributore automatico. La donna è molto elegante, è seduta mentre beve

un caffè, è pensierosa e lontana. Di fronte una sedie vuota, mentre il buio della notte sul vetro si riflette sul

vetro insieme alle luci del ristorante che sembrano quelle di una pista di atterraggio. Tutto è spigoloso,

immobile e perennemente bloccato nel tempo e nello spazio (le rotondità danno senso di movimento.

”La prugna” 1877 Manet

Sempre negli stessi anni ci sono altri artisti che affrontano il tema della solitudine, in particolare parliamo di

pittori appartenenti alla corrente del Realismo Magico.

Per lo scrittore Massimo Bontempelli, il realismo magico consiste nella “precisione realistica dei contorni, nella

solidità di materia ben poggiata sul suolo; e intorno come un’atmosfera di magia che faccia sentire, traverso

un’inquietudine intensa, quasi un’altra dimensione in cui la nostra vita si proietta, così che la vita più quotidiana

e normale è vista come un avventuroso miracolo”.

Un esempio può essere il pittore Sironi Mario. La sua solitudine viene dal mito, le figure escono dal racconto e

dalle pagine della storia.

“Solitudine” 1925-1926

La figura è simile a una Cariatide e dovrebbe rappresentare la solitudine, ma non la sente come un essere

umano. Il mondo in cui è dentro è fatto di architetture e forme geometriche che

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lara.palazzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Accademia di Belle Arti di Brera - Accademiadibrera o del prof Giudici Lorella.

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