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La Prima guerra mondiale

Capitolo 1: Lo scenario geopolitico globale tra Ottocento e Novecento

L'Asia tra declino imperiale e l'ascesa del Giappone

Verso la fine dell'Ottocento, l'Asia si presentava come un continente segnato da profonde asimmetrie di sviluppo economico e tecnologico. L'Impero Cinese versava in una condizione di grave arretratezza tecnologica e strutturale. La vastità del suo territorio, unita a una marcata debolezza interna, lo rese vulnerabile alla penetrazione delle potenze europee.

Le nazioni occidentali imposero un'apertura forzata dei mercati cinesi, culminata nelle Guerre dell'Oppio (1839-1842 e 1856-1860). La svalutazione dell'argento (rapporto oro/argento favorevole all'Occidente) aggravò il commercio, mentre la Gran Bretagna (Londra) spingeva per l'introduzione dell'oppio al fine di scardinare l'autarchia commerciale cinese.

Questo processo portò a una penetrazione multilaterale che stabilì sfere d'influenza francesi, tedesche, russe e britanniche, riducendo l'autorità imperiale della dinastia Qing a un simulacro, fino al crollo dell'Impero nel 1911 e all'inizio di una lunga fase di instabilità interna.

In netto contrasto con il declino cinese, il Giappone imboccò la via di una rapidissima modernizzazione. Attraverso la Restaurazione Meiji (1868), il paese uscì dall'isolamento politico ed economico imposto dalle potenze occidentali (in primis dagli Stati Uniti con le "navi nere" del commodoro Perry).

Invece di subire la colonizzazione, l'élite giapponese scelse di occidentalizzare lo Stato dall'alto: l'imperatore riassunse il potere effettivo, fu avviata una riforma industriale e militare radicale e l'esercito venne riorganizzato su modelli europei. Il Giappone si trasformò rapidamente in una potenza emergente e aggressiva.

Nel 1894-1895, la prima guerra sino-giapponese sancì la vittoria di Tokyo, che ottenne il controllo di Taiwan e della Corea, oltre a un'indennità finanziaria che favorì lo standard aureo. Nel 1904-1905, l'espansionismo giapponese si scontrò con gli interessi russi in Manciuria: la guerra russo-giapponese si concluse con una clamorosa vittoria nipponica, che certificò l'ingresso del Giappone nel ristretto club delle grandi potenze globali.

Il sistema delle alleanze europee e il crollo dell'equilibrio bismarckiano

Nel continente europeo, la fine dell'Ottocento fu dominata dal passaggio dal raffinato sistema diplomatico di Otto von Bismarck alla politica di potenza (Weltpolitik) di Guglielmo II. Il cancelliere tedesco Bismarck aveva costruito una rete di alleanze mirata a isolare la Francia e a mantenere lo status quo. I cardini di questo sistema erano:

  • Il Patto dei Tre Imperatori (1873): Un accordo difensivo tra Germania, Austria-Ungheria e Russia. Tuttavia, la rivalità austro-russa nei Balcani ne minò la stabilità, in particolare dopo la crisi del 1877-1878 e il Congresso di Berlino, dove la Russia fu costretta a retrocedere rispetto alle sue ambizioni egemoniche nella regione.
  • La Duplice Alleanza (1879) e la Triplice Alleanza (1882): Il blocco austro-tedesco venne esteso all'Italia. L'accordo aveva una chiara funzione difensiva in caso di aggressione francese. Per l'Italia, l'alleanza serviva a uscire dall'isolamento diplomatico (dopo lo schiaffo di Tunisi da parte francese), sebbene i nodi delle terre irredente (Trento e Trieste) rimanessero irrisolti, spingendo Roma a una posizione di attesa prima di un eventuale coinvolgimento bellico.
  • Il Trattato di Controassicurazione (1887): Un accordo segreto e bilaterale tra Germania e Russia che garantiva la neutralità reciproca, a meno che la Germania non attaccasse la Francia o la Russia non attaccasse l'Austria-Ungheria. Bismarck voleva evitare a ogni costo l'incubo di una guerra su due fronti.

L'ascesa al trono di Guglielmo II nel 1888 e il licenziamento di Bismarck nel 1890 segnarono la rottura di questo equilibrio. Il Kaiser scelse di non rinnovare il Trattato di Controassicurazione, ritenendo incompatibili i legami con l'Austria e la Russia e sottovalutando la possibilità di un avvicinamento tra la Russia zarista (ortodossa e autocratica) e la Francia (repubblicana e laica).

Al contrario, la Russia, bisognosa di capitali per finanziare la propria industrializzazione e la costruzione della ferrovia Transiberiana, trovò nella Francia un partner economico fondamentale. Nel 1894 nacque così la Duplice Intesa Franco-Russa, che pose fine all'isolamento di Parigi e pose le basi per il blocco contrapposto alla Germania.

L'ascesa della Germania e il riallineamento della Gran Bretagna

La politica estera di Guglielmo II si caratterizzò per una postura aggressiva e sfidante nei confronti dell'Impero Britannico. Il Kaiser avviò un imponente programma di riarmo navale (sotto la guida dell'ammiraglio von Tirpitz) finalizzato a costruire una flotta d'alto mare in grado di insidiare il tradizionale primato britannico (Two-Power Standard). Questa mossa fu percepita da Londra come una minaccia diretta alla propria sicurezza nazionale.

La Gran Bretagna, che nel corso dell'Ottocento aveva seguito la linea dello "splendido isolamento", si vide costretta a rinegoziare la propria posizione diplomatica. Dopo aver tentato invano un accordo con la Germania tra il 1898 e il 1901 (fallito per le eccessive richieste tedesche e per la riluttanza britannica a legarsi ai destini dell'Austria-Ungheria), Londra avviò un processo di risoluzione delle controversie coloniali con le sue storiche rivali:

  • Nel 1902, l'Alleanza Anglo-Giapponese: Permise a Londra di alleggerire la propria presenza militare in Estremo Oriente, delegando al Giappone il contenimento dell'espansionismo russo.
  • Nel 1904, l'Entente Cordiale (Intesa Cordiale) con la Francia: Risolse le dispute coloniali in Africa (riconoscimento del protettorato britannico sull'Egitto e di quello francese sul Marocco), ponendo fine a secoli di rivalità culminati nel quasi-scontro di Fashoda (1898).
  • Nel 1907, l'Accordo Anglo-Russo: Sistemò le rispettive sfere d'influenza in Asia centrale (Persia, Afghanistan, Tibet).

Con questo ultimo tassello nacque la Triplice Intesa (Francia, Russia, Gran Bretagna), un blocco diplomatico e militare contrapposto alla Triplice Alleanza, che stringeva la Germania in una morsa geopolitica.

Capitolo 2: Le crisi periferiche e la polveriera balcanica

Le crisi marocchine e le tensioni italo-turche

Il primo decennio del Novecento fu caratterizzato da una serie di crisi internazionali "periferiche" che testarono la tenuta dei blocchi contrapposti. Il Marocco divenne il principale terreno di scontro tra Francia e Germania.

Nella prima crisi marocchina (Crisi di Tangeri, 1905), Guglielmo II si fece garante dell'indipendenza del Marocco per ostacolare le mire francesi. La successiva Conferenza di Algeciras (1906) segnò però l'isolamento diplomatico della Germania, appoggiata solo dall'Austria-Ungheria.

Nella seconda crisi marocchina (Crisi di Agadir, 1911), il Kaiser inviò la cannoniera Panther nel porto di Agadir; la ferma reazione britannica a fianco della Francia costrinse la Germania a retrocedere, ottenendo solo compensi territoriali minori nel Congo in cambio del via libera definitivo al protettorato francese sul Marocco.

Nel frattempo, l'indebolimento cronico dell'Impero Ottomano (il "grande malato d'Europa") stimolò l'espansionismo delle potenze europee. L'Italia, sfruttando la debolezza turca e gli accordi diplomatici bilaterali con Francia e Gran Bretagna, dichiarò guerra all'Impero Ottomano nel 1911 (Guerra di Libia).

Nonostante le difficoltà logistiche e l'aspra resistenza interna, l'Italia occupò la Tripolitania, la Cirenaica e le isole del Dodecaneso, costringendo i turchi alla capitolazione con il Trattato di Ouchy (1912).

La polveriera dei Balcani

I Balcani rappresentavano il punto di massima frizione del continente, definiti negli appunti come il "centro di mine contrapposte". La regione era instabile per via di tre dinamiche interconnesse:

  • Il progressivo collasso dell'autorità ottomana.
  • L'attivismo della Serbia, che mirava a porsi alla guida di un processo di unificazione degli slavi del Sud (progetto della "Grande Serbia"), sostenuta politicamente e militarmente dalla Russia in chiave anti-austriaca. La politica aggressiva dell'Austria-Ungheria, che temeva il nazionalismo slavo come una minaccia alla propria integrità multietnica.
  • Nel 1908, l'Austria-Ungheria procedette all'annessione formale della Bosnia-Erzegovina (di cui aveva l'amministrazione temporanea
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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