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Storia del pensiero economico

La storia del pensiero economico (SPE) è essenziale per chiunque sia interessato a capire come funziona l’economia. Perciò, gli economisti, proprio in quanto creatori e utilizzatori di teorie economiche, debbono studiare e praticare la SPE. Questa tesi si contrappone a quella oggi prevalente, secondo la quale la SPE non è necessaria per il progresso della ricerca.

La tesi anti-SPE si fonda su una concezione cumulativa dello sviluppo del pensiero economico, secondo la quale l’analisi economica è caratterizzata da una progressiva ascesa verso livelli sempre più alti di comprensione della realtà economica: ogni successiva generazione di economisti contribuisce con nuove proposizioni al fondo comune della scienza economica, che è definita come l’insieme delle proposizioni accettate come vere relative alle questioni economiche. Nuova conoscenza viene così ad aggiungersi a quella già disponibile e in molti casi si sostituisce ad essa. Lo studio dell’economia deve quindi avvenire alla frontiera della teoria, lavorando sulla versione più aggiornata e non sulle teorie del passato.

Oikonomia e crematistica

  • Egitto
  • Medio Oriente
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È sbagliato pensare le civiltà una dopo l’altra perché ci sono delle convivenze tra le varie civiltà e ci sono degli scambi (interazioni): le interazioni ci permettono di comprendere che quello che viene dopo è una rielaborazione di quello che viene prima e che le dottrine interagiscono. All’inizio si impone un paradigma (un canone interpretativo, un’ipotesi teorica forte).

Joseph Schumpeter, ragionando sull’evolversi della storia del pensiero economico, la rappresentò come una sorta di conflitto figurato tra scuole di pensiero: le interazioni spesso avvengono per mezzo di scuole di pensiero che confliggono tra loro e che articolano teorie e ipotesi interpretative e, mentre cercano di superarsi, si mischiano, determinando il progresso scientifico nell’ambito economico. Le interazioni rendono priva di fondamento l’idea che si possa ragionare della storia del pensiero economico attraverso salti.

C’è l’idea che la rivoluzione scientifica di Galilei abbia distrutto ciò che c’è stato prima (ha un significato convenzionale): in realtà le tradizioni diverse dal pensiero galileiano contribuirono alla rivoluzione scientifica e si intrecciarono con la nuova tradizione scientifica. L’ipotesi per cui tutto si evolve progressivamente attraverso le interazioni senza che ci sia mai un salto è sbagliata, perché anche i salti sono importanti, ma bisogna interpretare il modo in cui il salto si determina. Anche l’ipotesi per cui tutto ciò che è accaduto nel passato si accumula è sbagliata.

La storia del pensiero economico può essere definita come un grande slittamento semantico indagato tramite un approccio storico-concettuale = grande slittamento del significato del termine “economia”. Slittamento (caduta) = può essere più o meno lungo e non è un processo armonico (non è come sedersi su uno scivolo e scendere), può avere una durata variabile e comporta un insieme di irregolarità che avvengono lungo alcuni secoli. Il soggetto dello slittamento è il termine economia, che non ha avuto la stessa accezione odierna durante i secoli.

C’è stato un momento in cui lo slittamento ha avuto salti di paradigma o ha avuto termine? Sì. Questo grande slittamento semantico lo interpretiamo tramite un approccio storico-concettuale: questo processo procede per tappe e dura secoli fino ad arrivare al 1700, dove il termine economia assume il significato che noi oggi intendiamo. Nel percorso dello slittamento semantico ci sono dei salti che però non sono delle rotture (il salto ha una dinamica e questa dinamica ha delle articolazioni temporali): il passaggio cruciale non avviene nel 1776 con “La ricchezza delle nazioni”, ma a metà del 1700, poi la storia continua.

Lo slittamento semantico avviene tra il 500 a.C. (Aristotele, Senofonte) e la metà del 1700 (tra le tante opere troviamo l’opera di Adam Smith). In questo lungo tragitto non prendiamo in considerazione nemmeno un autore (anche se ci sono molti testi che riflettono sulle problematiche dell’oikonomia e sul rapporto tra oikonomia e crematistica: i teorici che riflettono sul giusto prezzo, ovvero sulla legittimità o meno dell’interesse, stanno ragionando su una tematica che può essere ricondotta al rapporto tra oikonomia e crematistica).

Lungo tutto questo periodo l’oikonomia rimane comunque legata all’idea originaria, cioè a un modello di sussistenza, anche se ovunque fiorivano commerci e attività economiche. Il termine “economia” deriva dal termine greco “oikonomia”, anche se il significato dei termini non è equivalente, è anzi l’uno contrario all’altro. Infatti, oggi noi parlando di economia intendiamo l’insieme delle attività volte a moltiplicare la ricchezza e il termine greco che esprime questo concetto di economia è il termine “crematistica” (tra gli economisti occidentali era molto diffuso il termine crematistica).

Il grande slittamento semantico procede con molta lentezza attraverso molte tappe, non è un processo necessariamente armonico, ci sono salti, ma c’è una costante in tutto ciò: a caratterizzare tutto questo lungo periodo è la dominanza (in Europa la stragrande maggioranza della popolazione era vincolata ad attività connesse a un processo di sussistenza, nonostante si sviluppasse una civiltà caratterizzata da scambi e attività manifatturiere) dell’oikonomia intesa come un processo inteso a realizzare la sussistenza. Quando si dice questo non si nega che ci sia un processo economico crematistico che realizzi profitti.

Oikonomia è l’insieme di “oikos” (casa, dimora) e di “nomia” (amministrazione) e originariamente indicava l’“amministrazione della casa”, il “governo della casa”. Immaginiamo un insieme in cui ci siano padre, madre, figli, servi, terreni, animali ed edifici: tutto ciò richiede un’amministrazione della “casa” e si traduce in un’economia di sussistenza, all’interno della quale l’amministrazione della casa è il punto nodale. L’amministrazione della casa spettava alla madre e non al padre, pur essendo il padrone: nella polis greca, infatti, gli uomini liberi non avevano tempo da perdere nell’amministrazione della casa perché dovevano preoccuparsi della politica, della democrazia greca, dell’amministrazione della giustizia e delle diverse magistrature.

Fino a 60 anni fa le ragazze a scuola studiavano l’economia domestica. Le società antiche, oltre alla sussistenza da cui dipendevano, conoscevano anche i commerci e gli scambi: il termine specifico che veniva usato dai Fenici per individuare queste attività era crematistica (significa “relativo alla ricchezza” e deriva da “chremata”, ovvero ricchezza).

Mentre l’oikonomia ragionava di sussistenza, la crematistica ragionava di moltiplicazione della ricchezza. Non a caso gli uomini che venivano accolti nelle polis erano molti più ricchi degli uomini liberi greci perché esercitavano la crematistica, ovvero un insieme di azioni indirizzate alla moltiplicazione delle ricchezze a prescindere dalla distribuzione e dal consumo, mentre il cittadino libero si dedicava alla politica.

Oikonomia = sussistenza: nell’oikos (casa) ciò che viene prodotto è per lo più consumato direttamente dagli elementi che vivono nella casa (una parte viene risparmiata e altre piccole parti vengono scambiate al fine del consumo), non distribuito.

Crematistica = produzione e moltiplicazione della ricchezza → Implica un processo impersonale: il prodotto è tale indipendentemente dalla sua distribuzione e dal suo consumo. Non è dato sapere prima chi consumerà ciò che viene prodotto: lo scambio non è più un’eventualità, ma è un elemento costitutivo.

Nello slittamento semantico questi due elementi vanno insieme. Quando nell’Europa medievale avviene la rivoluzione dell’anno 1000, lo scenario muta per molti aspetti, ma non muta la concezione di base: la stragrande maggioranza della popolazione dipende da sistemi di sussistenza e lo sfruttamento della terra rimane la principale attività nonostante lo sviluppo del commercio. Il termine crematistico viene utilizzato da molti autori anche nel corso dell’800.

Durante il grande slittamento semantico avviene il passaggio dall’amministrazione della casa al “governo popolare della civil society” e in mezzo troviamo moltissime trasformazioni storiche: per studiare la tesi del grande slittamento semantico utilizziamo le fonti secondarie, non quelle degli autori dei testi canonici dei diversi periodi, ma testi di autori che hanno ragionato su quei testi e hanno offerto delle interpretazioni.

Quando il termine economia diventa “political economy” si è realizzato il salto che ha impiegato molti secoli. Ma il vero balzo lo si compie quando l’oggetto non è più l’oikos (la casa nel suo insieme), bensì la civil society (governo della popolazione): a questo punto il significato di economia diventa quello che oggi conosciamo. La political economy ci dice che la distinzione tra oikonomia e crematistica non interessa più perché non c’è più un’economia di sussistenza, ma l’attività economica è caratterizzata da un’attività di produzione di sovrappiù.

Successivamente la “political economy” diventerà “economics”. Ma l’economia politica è una contraddizione: l’oikonomia riguardava l’amministrazione della casa, mentre la politica riguardava l’amministrazione della politica; poi questi due termini si uniscono perché avviene il grande slittamento semantico. Per la definizione del termine economia facciamo riferimento ai testi di Aristotele, il quale a sua volta rielaborò una serie di pensieri e di riflessioni a lui precedenti.

Per Aristotele l’oikonomia si occupa di tutto ciò che riguarda la casa, dei beni familiari e dei tre fondamentali rapporti interpersonali che costituiscono gli elementi basilari della vita sociale (rapporto tra marito e moglie, tra padre e figli, tra padrone e servi). L’oikos comprende quindi proprietà, persone, rapporti interpersonali, è governato dal padrone (il pater familias della tradizione latina, il buon padre di famiglia della tradizione economica cinquecentesca), ma è amministrato dalla madre.

La concezione di economia nel senso moderno del termine come moltiplicazione delle ricchezze sarebbe da riferirsi piuttosto alla crematistica perché l’oikonomia era un modello autarchico, cioè basato su un’economia di sussistenza e vincolata al consumo (il fine del governo della casa era raggiungere un’autosufficienza dal punto di vista economico tramite un regime autarchico e il sostentamento della famiglia). Dobbiamo pensare il processo dell’oikos come un processo circolare che muove dalle risorse date e si conclude con il consumo diretto e con il ripristino di quanto si è consumato (si possono aggiungere delle scorte ma non c’è lo scambio come principio fondamentale di questa attività: l’eventuale sovrappiù può essere scambiato in funzione del consumo).

Nel testo aristotelico si legge come l’oikonomia è diversa dalla crematistica: la seconda ha come fine il procacciare che presuppone l’impersonalità per lo scambio inteso come presupposto e come fine, mentre la prima ha come fine l’uso. Si tratta quindi di una differenza concettuale che dura circa fino al 1500 ma era già presente nell’Antica Grecia. Questa distinzione rimase valida in quanto, per tutto questo tempo rimase centrale la figura del signore, nonostante il fatto che questa abbia subito cambiamenti molto importanti nel corso della storia.

Inizialmente nell’Antica Grecia si parlava di “signore della casa”, successivamente nella cultura latina diventerà il “pater familias”, poi nel corso del Medioevo si parlerà invece di “signore” (feudale prima, assolutistico poi). Il processo di slittamento semantico (cambiamento di significato) del termine oikonomia inizia ad essere affrontato con gli scritti di Otto Brunner (è stato uno storico medievalista), in particolare in un saggio chiamato “La ‘casa come complesso’ e l’antica ‘economica’ europea”, scritto nel 1956: grazie a questo testo possiamo comprendere buona parte del significato dello slittamento semantico.

Nel titolo non c’è ‘economia’ a causa della distinzione tra oikonomia e crematistica: il termine economica è un compromesso per dare conto del significato di oikonomia che è ancora legata al concetto di autarchia che si trova nel termine originario. Infatti, non è ancora avvenuto lo slittamento semantico che ha poi portato ad utilizzare il termine economia come lo utilizziamo noi oggi e l’antica economica europea, cioè l’Europa tra il 1400 e il 1500 (prima dello sviluppo dell’assolutismo), era caratterizzata da un modello di sussistenza: economica quindi può essere intesa come l’ultima forma prima dello slittamento semantico che avverrà a partire dalla seconda metà del 1700, cioè fino a quando rimase prevalente il modello organizzativo basato su una società signorile.

Anche per questo autore, la ‘casa come tutto’ significa ancora un modello di autarchia, cioè di autosussistenza, e l’insieme di relazioni e dinamiche che avvengono tra il capo della famiglia e i propri sottoposti; economica (intesa come sostantivo e non come aggettivo) traduce oikonomia e non crematistica (altrimenti avrebbe dovuto scrivere economia).

L’interpretazione di questo autore insiste sul modo di vivere delle popolazioni europee e nota che è caratterizzato ancora da un processo che è legato ancora all’autosussistenza: la stragrande maggioranza della popolazione è legata a un concetto economico rappresentabile tramite l’autarchia, nonostante sia consapevole dei traffici commerciali che si profilano in alcune città. Nel 1500 l’economia dei paesi europei più poveri (come l’Italia) era per lo più connessa all’autosussistenza.

Il tratto significativo individuato da questo autore è un’economia legata ad un modello agrario di tipo signorile riferendosi allo stato principesco in contrapposizione allo stato nazionale. Lo stato principesco richiama la tradizione del pater familias latino, il quale richiama a sua volta la tradizione del padrone di famiglia greco. Le analogie con il modello della tradizione sono molte e ci dice apertamente che quando si ragiona dell’antica economica europea si deve ragionare secondo questo modello, e non secondo un modello di economia di tipo capitalistico.

Le moderne scienze economiche muovono da uno slittamento semantico compiuto. L’economica è ancora una dottrina della casa nel suo complesso, mentre l’economia, intesa come una disciplina scientifica in sé conchiusa, nasce soltanto nella seconda metà del 700: è solo il procacciamento che ha a che fare con il mercato e chiede una teoria dei prezzi, un linguaggio specifico e una dottrina autonoma (la political economy). La sua preistoria risale all’antichità (particolarmente ad Aristotele) e in primo luogo furono di grande importanza la prassi e la teoria del mercantilismo (il mercantilismo è una delle dottrine con le quali si aprono i manuali di dottrina economica e ha posto per primo i commerci al centro del suo pensiero); però, come disciplina scientifica dotata di leggi e come dottrina del commercio, riposa sulle dottrine di Adam Smith.

Chi non ha conoscenza delle dottrine economiche antiche potrebbe essere tentato di ricercarle negli scritti antichi e medievali che portano il titolo di ‘economica → oikonomia’: la tradizione di questi scritti va da Senofonte e Aristotele, attraverso la Scolastica medievale, fino all’età moderna (1500). Benchè sia rimasta a lungo priva di sviluppo interno, l’economica portò avanti, tuttavia, attraverso i secoli, i concetti fondamentali della dottrina della casa: ancora all’epoca del mercantilismo esisteva un’ampia pubblicistica economica (la cosiddetta letteratura del padre di casa, del buon padre di famiglia) e anche Adam Smith è influenzato da questa letteratura (egli fu professore di filosofia morale e nella sua prima opera, “La teoria dei sentimenti morali”, ci parla dell’uomo prudente, ovvero il pater familias, colui che soppesa con attenzione quello di cui dispone perché il suo obiettivo principale è il governo della casa).

L’economica dell’antica Europa è la dottrina dell’oikos, della casa del suo complesso, dei costumi per il padre e la madre di casa per i figli e i servi (nel 1956, 2 secoli dopo la nascita dell’economia politica, l’economia di sussistenza era esistente solo nella vita contadina e nelle campagne). Il termine ‘economica’ vale come un sostantivo, indica un ambito di pratica (la dottrina dell’oikos) e comprende la totalità dei rapporti umani e delle attività nella casa, la relazione tra marito e moglie, genitori e figli, signore di casa.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/04 Storia del pensiero economico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Pandinho30 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero economico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Politecnica delle Marche - Ancona o del prof Zanini Adelino.
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