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Storia del design e della tecnica

A.A. 2021/2022

Politecnico di Milano

Prof.ssa Maria Cristina Tonelli

Design industriale

Industrial design è un termine che è stato usato per la prima volta negli anni '30 negli Stati Uniti e prende poi piede dalla seconda metà del '900 (dopo la II Guerra Mondiale) in USA e in Inghilterra. Il termine viene tradotto in Italia con disegno industriale, che tuttavia limita la disciplina ad un'attività esclusivamente disegnativa e non di progetto.

Il '900 è il secolo in cui il processo di progettazione di design viene affinato in particolare in USA e Germania, le due nazioni più industrializzate del periodo, ma la figura del designer esisteva anche prima. In Italia era presente la figura del disegnatore industriale, che era colui che si occupava dei disegni tecnici dei motori, degli aspetti meccanici dei prodotti.

La disciplina che si occupava dell'aspetto formale rientrava in altre terminologie. All'inizio del XX secolo veniva indicata come arte minore (termine presente già anticamente e che era contrapposto alle arti maggiori, ovvero pittura, scultura e architettura), arte decorativa (nel corso dell'800) e poi arte applicata all'industria e arte industriale. Tutti questi termini hanno in comune la parola arte, che indicava la caratteristica creativa dell'attività.

Design = Progetto

Viene declinato in diversi ambiti: Industrial design, Product design, Urban design, Graphic design, Cad design, Architectonical design, Forniture design, Jewels design, Fashion design.

In italiano Design = Disegno industriale, traduzione riduttiva.

Nel lontano passato esisteva la figura del creativo, a volte artista di corte, che veniva pagato molto meno dell'esecutore materiale dell'oggetto in quanto con la sua bravura di lavorazione dei materiali permetteva un risparmio, evitando di sciupare e sprecare il materiale stesso. L'oggetto era quindi definito da queste due figure.

Prima della riforma luterana, grandi artisti nelle botteghe realizzavano quadri ma anche oggetti d'uso. Dopo la riforma luterana si fece distinzione tra arti maggiori e arti minori, che venivano considerate meno importanti. Questo perché il protestantesimo dava importanza al lavoro, che era visto come mezzo di riscatto e di avvicinamento a Dio.

Un esempio è Jacopo Ligozzi, pittore di corte che lavorò per due gran duchi, uno era il Grand Duca di Firenze, che realizzava qualsiasi cosa gli veniva commissionata. Oltre ai quadri infatti realizzava anche disegni per le manifatture di corte. Tra queste troviamo l'Opificio delle Pietre Dure (che, fondato nel 1588, esiste ancora oggi come museo e come centro di formazione) in cui veniva sviluppato un intarsio detto "commesso fiorentino" realizzato appunto con pietre dure e molto complicato.

Chiaramente Ligozzi si occupava solo del disegno, la realizzazione era compito dei maestri dell'Opificio.

Jean-Baptiste Colbert, responsabile del sistema di produzione caratteristico della Francia.

Colbert crea delle manifatture reali (1640 - 1660), manifatture di proprietà del re che in quanto tali godono di finanze praticamente illimitate (finché il re gliele concede). Il tipo di produzione è indirizzata al re, alla corte, agli alti vertici del clero. Le manifatture reali principali sono di arazzi, tappeti, porcellana (tenera e dura), ecc. La gestione delle manifatture reali era solitamente in mano a due figure: una deputata alla direzione produttiva (solitamente un architetto) che organizzava il processo di produzione, e un direttore artistico (solitamente un pittore). Attenzione all'eccezionalità dell'oggetto.

Esistevano anche manifatture privilegiate che erano di proprietà privata ma che ricevevano sovvenzioni e aiuti economici dallo Stato.

Queste manifatture esistono tutt'oggi e sono centri di eccellenza. Sono tuttavia realtà atipiche.

Mentre questi prodotti non andavano sul mercato ma avevano già una destinazione precisa, l'industrial design si occupa di quei prodotti che vengono prodotti industrialmente e messi sul mercato al possibile acquisto di chiunque.

Industrial design = produzione nata da un progetto, con valenze funzionali ed estetiche, di oggetti pensati per essere riproducibili grazie a tecniche industriali in una serie illimitata.

Artigianato vs industria

Non c'è una definizione specifica per quanto riguarda l'artigianato, sempre molto vaga.

Artigiano

"Chi esercita un'attività (anche artistica) per la produzione (o anche riparazione) di beni, tramite il lavoro manuale proprio e di un numero limitato di lavoranti, senza lavorazione in serie, svolta generalmente in bottega." [Vocabolario Treccani]

"Chi esercita un'arte manuale, per proprio conto e in locali propri, lavorando da solo o con la collaborazione dei familiari o di pochi aiutanti." [Vocabolario Hoepli]

Tuttavia entrambe queste definizioni sembrano essere non soddisfacenti per definire al meglio la figura dell'artigiano.

Sedia chiavarina, 1807

Deriva da una sedia popolare in Francia che viene ristudiata da un artigiano di Chiavari in modo che sia adatta ad essere realizzata con i legni locali (diversi da quelli utilizzati in Francia).

Completamente ad incastri. Seduta in salice palustre.

Produzione molto popolare e riprodotta in tutta la Liguria. Si posiziona poi su un mercato internazionale.

L'esportazione avveniva dal porto di Genova e da Trieste, che faceva da tramite per il commercio in nord e est Europa.

È tutt'oggi in produzione grazie a Levaggi Sedie, che, pur introducendo inevitabilmente macchinari elettrici, insiste sul carattere artigianale del prodotto. Artigianato ritorna di moda.

Thonet n.14, 1859

Si configura maggiormente come una produzione industriale. La manifattura era caratterizzata da un sistema di divisione del lavoro.

La particolarità della produzione Thonet risiede nella curvatura del legno di faggio tramite l'utilizzo di vapore e successiva essiccazione. Il faggio è un legno povero che cresce velocemente e che non si scheggia (a fibra lunga, senza nodi).

Seduta in paglia di Vienna.

Tra i prodotti Thonet è la meno decorata. Veniva distribuita scomposta in modo tale da risparmiare spazio in fase di trasporto e quindi diminuire i costi del trasporto stesso. Una volta arrivate nel punto vendita, le sedie venivano assemblate.

Oggi esistono due Thonet con due proprietà diverse: una di proprietà Moschini e l'altra tedesca (Thonet GmbH) con sede a Frankenberg, vera erede della Thonet, che unisce le più moderne tecnologie di produzione con l'artigianato tradizionale, valorizzando proprio il carattere artigianale della produzione stessa.

Nuova interpretazione dell'artigianato dagli anni zero del XXI secolo. Artigianato venduto da grande aziende, autoprodotto. Si hanno anche partnership tra designer e artigiani e si inizia a vendere i prodotti stampati in 3D come forme di artigianato evoluto.

Differenza tra artigianato e industria

Differenza tra artigianato e industria:

  • Numero minore degli addetti nell'artigianato.
  • Questioni fiscali (che non sono interesse di questo corso).
  • L'artigiano controlla tutte le fasi del processo produttivo e può mutarlo, cosa che l'industria non fa. L'industria definisce la messa in produzione di un prodotto sulla base di un prototipo e i prodotti risultati della serie produttiva sono tutti uguali e non sono passibili di cambiamento, a meno che questo cambiamento non sia previsto nell'ambito del progetto stesso.

Esiste l'artigiano artista, non in senso estetico ma di qualità della tecnica. Si tratta dell'operaio addetto all'aggiustaggio, ovvero colui che sa mettere a punto dei pezzi meccanici che devono essere accoppiati.

Aggiustaggio: insieme delle operazioni, di ritocco e di adattamento, che si compiono, prevalentemente a mano e a freddo (fase artigianale nel processo in serie), nel montaggio di complessi meccanici o di macchine; accoppiamenti di parti meccaniche.

L'aggiustaggio richiede grande abilità manuale dell'esecutore e solo una maestranza scelta, e quasi di eccezione, può giungere alle grandissime precisioni richieste.

Altra figura artigianale nel mondo dell'industria è quella del modellista o prototipista, colui che realizza il prototipo da mandare in produzione.

Produzione in serie

Nella produzione in serie, tutti i pezzi di uno stesso tipo devono avere le stesse dimensioni affinché possano essere accoppiati o montati con pezzi corrispondenti senza necessità di ritocchi o aggiustaggi. I pezzi che soddisfano queste esigenze sono detti intercambiabili.

Oltre alle loro dimensioni, devono essere uguali anche le caratteristiche geometriche (planarità, cilindricità, parallelismo, ecc.) delle loro parti. Perché i pezzi siano intercambiabili occorre che siano fabbricati con precisione.

Il concetto di intercambiabilità trova spazio negli Stati Uniti fin dal primo decennio dell'800. In Europa sbarca invece a fine secolo.

Sempre negli Stati Uniti, nel 1913 viene introdotta da Henry Ford la catena di montaggio, sulla base delle teorie sull'organizzazione del lavoro di Taylor (Taylorismo).

Il concetto di intercambiabilità non riguarda solo il settore della meccanica ma anche il mondo dell'arredamento. Uno dei primi esempi di mobili componibili è:

Section stock case, Otto Heinrich Wernicke, 1892

Sistema di librerie componibili su quattro lati con la possibilità di comporre la libreria più adatta per le proprie esigenze.

Man mano l'introduzione dell'automazione nell'industria rende non più necessario il lavoro dell'operaio, la cui unica mansione diventa quella di azionare e monitorare i macchinari.

Un sistema che garantisce migliori condizioni lavorative per gli operai viene messo a punto negli anni '60, per poi svilupparsi appieno negli anni '80, in Giappone, grazie all'ingegnere Taiichi Ohno (lavorava per Toyota) che mise a punto un sistema di produzione snella basato su poco magazzinaggio, eliminazione degli sprechi, produzione istantanea degli ordini che porta con sé l'adattamento del lavoro dell'operaio e di tutta la linea produttiva in base alle richieste del mercato. Questa riorganizzazione era dettata dal concetto di qualità assoluta del prodotto, rilanciato dai giapponesi.

Parlando di prodotti industriali si può spaziare da prodotti a bassa complessità (mollette, tapperware) a prodotti ad altissima complessità (treno ad alta velocità, jet). La cosa che li accomuna tutti è la riproducibilità in serie.

Serie: indica l'assoluta identità degli esemplari fra loro e rispetto a un prototipo; indica un metodo produttivo.

Nella fabbricazione di oggetti di oggetti d'uso, il termine serie indica la produzione industriale di un numero variabile di esemplari di un unico modello, che, a seconda della quantità, viene detta serie piccola, media o grande.

In una produzione in serie non esiste più l'unicità dell'oggetto dal momento che gli oggetti sono tutti uguali. La serie ha dei vantaggi perché si riducono i costi di produzione, accelera il processo, dà costanza di prodotto, se ho bisogno di un pezzo di ricambio sarà facile ottenerlo e sarà altrettanto sicuro il suo montaggio.

Standard: dal latino "extendere", poi passato nel francese antico "estandart" e in inglese dal 1154 "standard", con il significato di "stendardo", "vessillo".

Termine usato in ambito industriale con diverse accezioni:

  • Modello, inteso come il prototipo che diventa il modello di riferimento per la produzione in serie.
  • Norma, inteso come tutto quel complesso di norme fissate per stabilire le caratteristiche di un prodotto. Sono standard per esempio di dimensione, di qualità del materiale, ecc.
  • Grado di qualità.
  • Campione di controllo, riferimento (soprattutto nel campo delle armi) che viene utilizzato per controllare la buona riuscita degli oggetti prodotti.

Standardizzare o unificare o processo di unificazione: ricondurre a un modello unitario ed esemplare secondo criteri riconosciuti e condivisi. In altre parole, uniformare la possibile varietà a un tipo adottando gli standard.

Aiuta ad ottimizzare la produzione e la richiesta di mercato. Questo non escluda il fatto che si possano produrre oggetti non standardizzati/unificati nel momento in cui si riceve una richiesta.

Si potrebbe pensare che la produzione di un prodotto in serie e unificato porti noia al mercato. In realtà produrre un modello unico può semplificare le vendite. Nel caso di Ford inoltre, le macchine utilizzate nella produzione non erano adattabili a modifiche nella produzione.

Nel 1927 si sono verificati dei cambiamenti in primis nel mondo dell'uso e di conseguenza anche nella produzione. Si inizia ad aver bisogno, per una questione di comodità, di una macchina coperta, una berlina, la cui produzione implicava l'utilizzo di presse che producessero una forma diversa.

In questo contesto trova spazio un altro modello di automobile, che ridusse l'appeal della Ford T costringendo Ford a interrompere la produzione.

Gli stampi che venivano usati per produrre le nuove berline si usuravano relativamente in fretta (sempre comunque a seconda dei numeri di produzione dell'azienda). Il cambio di questi, che avveniva solitamente dopo un paio d'anni, rappresentava l'occasione per produrre uno stampo diverso e lanciare sul mercato un prodotto nuovo (più vantaggioso in termini di mercato). Il modello di mercato americano che vedeva frequentemente l'uscita di nuovi prodotti era quindi determinato dalle tecnologie di produzione usate.

Tipo: esemplare tipico di una determinata categoria; esemplare campione nella produzione di altri, che ne devono ripetere le caratteristiche;

insieme dei tratti che contraddistinguono un particolare gruppo; schema ideale a cui ricondurre per astrazione una moltitudine di oggetti aventi caratteri comuni;

insieme di oggetti conformi a un determinato schema o modello, aventi caratteristiche simili che li accomunano e insieme li distinguono da altri.

Tipizzazione: processo di standardizzazione di un'industria operato con la stabilizzazione di determinati tipi;

ricondurre a un determinato tipo;

mettere in rilievo i tratti tipici di qualcosa.

Non è detto che quando si definiscono dei modelli o nuovi prodotti non sia poi possibile la variazione o l'innovazione. La storia lo dimostra.

L'innovazione nel settore del design può essere di quattro tipi:

  • Innovazione di forma.
  • Innovazione di materiale.
  • Innovazione di processo.
  • Innovazione di prodotto, nel momento in cui si mette sul mercato un prodotto completamente nuovo.

Il design non inventa: progetta la forma di un prodotto, ne studia la fattibilità, ne comunica l'uso (auto-comunica nel caso di un buon design).

Shiro Kuramata progetta molte cassettiere che Cappellini mette in produzione. Sono più che altro oggetti status symbol d'impatto ma che non hanno una particolare comodità d'uso (in particolare per la loro altezza non indifferente).

Il designer si occupa anche dello studio della sicurezza degli oggetti, soprattutto nel momento in cui il prodotto costa poco. Un esempio è:

Accendino Bic

Rivoluziona la scena degli accendini, che prima erano costosi, preziosi e prodotti da grandi marche. L'accendino Bic è infatti molto economico; la gente quindi presta meno attenzione al suo utilizzo e alla sua cura, e uno studio sulla sicurezza è necessario (anche perché mancava il tappo, che altrimenti avrebbe reso la produzione più costosa).

Mentre il prodotto viene diversificato tramite l'utilizzo di colori diversi, la linguetta rossa è una costante: esprime il modo d'uso dell'accendino e il colore rosso significa "attenzione" o "pericolo". Azione dell'accensione è semplice per un adulto norma dotato ma può essere invece difficile per un altro tipo di utenza, es. bambini.

Good design

Dieter Rams, designer che ha lavorato per la Braun, definisce i dieci principi del good design:

  • Il buon design è innovativo. Rams sostiene che ci sia sempre una possibilità di innovazione nel campo del progetto, e l'opportunità per questa innovazione è data dallo sviluppo tecnologico. Il design innovativo si sviluppa quindi a braccetto con una tecnologia innovativa, e in questo senso, diceva Rams, non ci sarà mai una fine. Non è quindi la forma che determina l'innovazione.
  • Il buon design rende il prodotto utile.
  • Il buon design deve essere estetico; la qualità estetica di un prodotto è integrata con la sua utilità e solo oggetti ben eseguiti possono essere belli.
  • Il buon design rende il prodotto comprensibile.
  • Il buon design è discreto.
  • Il buon design è onesto, non cerca di manipolare il consumatore con promesse che non può mantenere.
  • Il buon design dura a lungo, non deve essere modaiolo, non appare mai antiquato.
  • Il buon design è accurato fino all'ultimo dettaglio.
  • Il buon design è rispettoso dell'ambiente.
  • Il buon design deve avere il minor design possibile, il design non deve opprimere l'oggetto.

Metodologia di lavoro del designer

Dagli anni '30 i designer iniziano a raccontare il loro metodo di lavoro.

Il designer è un intermediario creativo fra "industria" e società. Il compito del designer è di mediare diletticamente fra bisogni e oggetti, fra produzione e consumo.

Politecnicità del designer: il designer deve avere una cultura materiale (conoscenze tecniche, tecnologiche, dei materiali, costruttive, delle tecnologie produttive) e una cultura umanistica (storia degli oggetti, del design, conoscenza delle forme, cultura visiva, letteraria, musicale, artistica, architettonica, saperi di sociologia, psicologia, ecc.

Giovanni Klaus Koenig afferma che "il designer è un pipistrello, mezzo topo e mezzo uccello", per la sua (del designer) plurimità di aspetti formativi e professionali. Il topo ha capacit&agra

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Al355iama5 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del design e della tecnica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Tonelli Maria Cristina.
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