Storia del design industriale II – Primo PPT: colonialismo e Art Deco
Colonialismo e Art Deco: tradizione, esotismo e modernità
Art Deco: è stato uno stile presentato all'esposizione internazionale a Parigi nel 1925, un fenomeno del gusto che interessò sostanzialmente il periodo tra il 1919 e il 1930 in Europa, le arti decorative, le arti visive, l'architettura e la moda in quest'epoca.
Il termine “Art Déco” veniva utilizzato per definire le arti decorative francesi degli anni '20 e '30 come contemporanee, ma distinte dai discorsi modernisti omologhi come la Bauhaus, De Stijl, il costruttivismo e il Purismo.
Al 25 bis della parigina rue Franklin Auguste Perret nel 1905 inaugura un edificio abitativo costruito con la tecnica che avrebbe rivoluzionato l'architettura dei decenni a venire. La struttura portante è infatti in cemento armato e la partizione in facciata tra elementi portanti e portati è ben ravvisabile dietro le maioliche a fogliami che riecheggiano ancora i motivi floreali dell'Art Nouveau.
L'anno precedente l'architetto Tony Garnier ultima il progetto per una modernissima Cité Industrielle, interamente basata sullo sviluppo della socialità legata al lavoro e prontamente ripresa nel piano urbanistico di Lione. Anche qui il cemento armato la fa da padrone: questo è il mezzo per liberare lo spazio dalle schiavitù statiche e pensare ad ambienti a “piante e facciata libera”, come li definirà di lì a qualche anno il maggiore teorico dell'architettura del Novecento, Le Corbusier.
Nato nel 1887, studia nella città svizzera di La Chaux-de-Fonds; inviato dal suo maestro Charles L'Eplattenier a Vienna a incontrare Hoffmann, il grande architetto della Secessione viennese, abbandona dopo poco l'Austria e si reca prima a conoscere Tony Garnier a Lione e poi a lavorare presso lo studio di Perret a Parigi.
Qui si evidenzia come il suo interesse sia lontano dallo Jugendstil e orientato a cogliere i temi centrali del momento: i nuovi materiali quali il cemento armato, le tecniche di lavorazione per la produzione di serie (si vedano le sue case chiamate Maison Citrohan (1920), “per non dire Citroën”, come scrive egli stesso), gli alti edifici per le nuove realtà urbane.
Quando nel 1915 pensa alla ricostruzione all'indomani dello scoppio della Prima guerra mondiale, progetta la Maison Dom-Ino. Si tratta di un'ossatura completamente indipendente dalle funzioni della pianta della casa, fabbricata in elementi standard, componibili gli uni con gli altri, che permette una vasta serie di combinazioni: i pilastri in pianta ricordano le tessere del Domino, gioco di combinazione per antonomasia).
Tutti elementi dell'industrial design, termine non ancora conosciuto per descrivere l'aspirazione alla produzione di arredi e oggetti industriali per la massa, tanto che, quando Le Corbusier nel 1924 scriverà il suo saggio dedicato a questi argomenti lo intitolerà L'Art Decoratif d'Aujourdhui, insistendo sulla morte della decorazione più che sulla sua esaltazione.
Il pensiero teorico espresso in questo volume, infatti, sta all'arte decorativa come il suo padiglione dell'Esprit Nouveau sta al contesto dell'Expò del 1925. In questi anni per la prima volta si vede dunque la nascita di una vera e propria arte decorativa, l’Art Decò che si distacca da un'arte più sintetica e spoglia come è stata quella in precedenza.
1
La nascita vera e propria dell'Art Decò avverrà poi con l'Expo di Parigi del 1925, grazie ad un gruppo di artisti che espresse la propria ambizione di rendere decorativi ed esteticamente gradevoli gli oggetti di uso quotidiano. Fenomeno artistico complesso che trae le sue origini da molteplici influenze, ma soprattutto riesce ad affermare l'artigianato francese a livello internazionale, specialmente per quanto attiene al prodotto di alta gamma (e le sue innumerevoli vulgate d'imitazione).
Moda e Art Deco a Parigi
È un periodo di grande innovazione stilistica, influenzato dall'Art Deco, che rappresentava l'eleganza, la modernità e il lusso dopo la Prima Guerra Mondiale. Parigi, in particolare, era al centro di questa corrente artistica e culturale.
La moda negli anni '20 a Parigi era strettamente legata ai principi dell'Art Deco, caratterizzata da linee pulite, forme geometriche, e un senso di raffinatezza. Le silhouette femminili diventano più semplici, liberandosi delle strutture rigide del passato. I vestiti erano decorati con motivi stilizzati, spesso geometrici, come si vede nelle foto.
Le gonne si accorciano, le linee diventano dritte e semplici, riflettendo i canoni dell'Art Deco. I cappelli cloche, le lunghe collane di perle e le scarpe con il tacco medio erano accessori indispensabili per le donne, completando un look che esprimeva modernità e femminilità.
La figura che riassume al meglio le molteplici istanze e le sue suggestioni, dell’Art Deco, non è un architetto decorativo ma bensì un sarto: Paul Poiret, considerato come il primo stilista in senso moderno della storia in grado, con le sue creazioni, di liberare la donna da secoli di schiavitù di corpetti che forzavano il corpo in maniera inumana o pesanti stoffe che ne mortificavano le forme.
Le silhouette femminili diventano più semplici, liberandosi delle strutture rigide del passato, promuovendo linee morbide che fanno promuovere il corpo femminile e le sue rotondità senza costringerle nell’antinaturalistica forma a clessidra che la storia le aveva imposta per secoli. I vestiti erano decorati con motivi stilizzati, spesso geometrici, come si vede nelle foto.
Le gonne si accorciano, le linee diventano dritte e semplici, riflettendo i canoni dell'Art Deco. I cappelli cloche, le lunghe collane di perle e le scarpe con il tacco medio erano accessori indispensabili per le donne, completando un look che esprimeva modernità e femminilità.
Parigi è stato il fulcro principale del design Art Deco, con artisti e designer come Jacques-Émile Ruhlmann, Süe et Mare, Eileen Gray, Edgar Brandt, Jean Dunand, René Lalique, Maurice Marinot, Cartier, Cassandre e Sepo che hanno contribuito in modo significativo al movimento.
I materiali utilizzati sono: alluminio, acciaio inossidabile e legno e pelli esotiche (es. squalo, zebra). I motivi geometrici utilizzati: zig-zag, scacchi, curve ampie e forme a “V”. Le influenze artistiche sono arrivate da: cubismo (forme massicce e quadrate), espressionismo (colori accesi e contrastanti) e razionalismo (accessori in acciaio).
2
“Un’opera unica”
Le forme geometriche prevalenti sono il cerchio e il quadrato. Si tratta di oggetti unici: ogni pezzo è progettato come un'opera d'arte unica. Vengono riprese nelle lavorazioni le tecniche artigianali tradizionali, con un’ampia applicazione dei motivi decorativi: utilizzati su oggetti di uso quotidiano, come scarpe, griglie per termosifoni, specchi.
Théâtre des Champs-Élysées
Venne inaugurato nel 1913, è stato uno dei primi edifici parigini costruiti in cemento armato, progettato dall'architetto Auguste Perret, con la collaborazione di Henry van de Velde. È stato uno dei primi esempi significativi di Art Deco a Parigi.
Art Deco a Shanghai: Bund District
Shanghai divenne un'importante capitale dell'Art Deco negli anni '20 e '30, riflettendo l'influenza delle culture occidentali mescolata con elementi cinesi. L'Art Deco si sviluppò in modo unico nella città, con un mix di ornamenti tradizionali cinesi e influenze moderniste.
Peace Hotel, Victor Sassoon
Il Peace Hotel (precedentemente Sassoon House), costruito nel 1929, è uno degli esempi più noti di Art Deco a Shanghai. Le sue forme geometriche e dettagli decorativi incarnano lo stile.
Liu Jipiao
“The Chinese Art Deco architect of the 1925 Paris Expo”
Durante gli anni '20, la città era un crocevia di influenze occidentali e tradizionali cinesi, e Liu si inserì in questo contesto per sviluppare il suo stile unico. Il suo lavoro è caratterizzato da un mix di elementi modernisti e tradizionali, in particolare l'uso di motivi cinesi stilizzati combinati con le forme geometriche tipiche dell'Art Deco.
The Chrysler Building, William van Alen – 1929-30
Il Chrysler Building è un grattacielo in stile art déco della città di New York. Venne costruito per ospitare la sede della casa automobilistica Chrysler e, con i suoi 319 metri di altezza, è stato il grattacielo più alto del mondo fra il 1928 e il 1930.
La sommità è realizzata in acciaio cromato, coerentemente con lo stile art deco. Di colore grigio tenue, il grattacielo è completamente caratterizzato da un uniforme rivestimento esterno di mattoni che contrasta con le superfici argentee degli elementi decorativi metallici.
L’edificio Chrysler e l'Art Deco caratterizza un’architettura iconica, un vero e proprio esemplare dell'Art Deco, è stato progettato da William Van Alen. La guglia è realizzata in acciaio inossidabile e con forme a zig-zag e aperture triangolari. È stato costruito tra il 1928 e il 1930 diventando il simbolo di New York City: elemento distintivo dello skyline.
3
The Fountainhead
The Fountainhead è un film del 1949, basato sul romanzo di Ayn Rand, che racconta la storia di Howard Roark, un architetto idealista che si batte per mantenere la propria visione creativa contro le pressioni del conformismo. Roark rifiuta di compromettere i suoi principi e si scontra con una società che valorizza il collettivismo e il compromesso. Il film esplora temi come l'individualismo, l'integrità artistica e la lotta per il riconoscimento personale, incarnando l'ideologia oggettivista di Rand.
The Functional City: Le Corbusier's 1922 proposal to destroy 2 square miles in the center of Paris and replace them with high-rise apartment towers fronted with parking lots and connected by highways.
Expo di Parigi – 1925
Quest'ultima viene considerata come la manifestazione che consacra l’Art Deco e che ne segna, almeno per l’Europa, l’inizio della fine. Si scontrano tendenze diverse: da un lato il padiglione Du Collectionneur di Pierre Patout (basato su decorazioni raffinate e che esalta l’artigianalità), dall’altro il padiglione dell’Esprit Nouveau di Le Corbusier in cemento armato (che tende al funzionalismo).
Il primo viene esaltato, mentre il secondo viene definito “crimine architettonico”. Il padiglione di Le Corbusier non è un vero stand quanto un alloggio pensato per essere prodotti in serie e inserito nella trama di travi e pilastri di alti edifici.
È un duplex con arredi fissi e mobili, il piano superiore con le camere da letto affaccia, tramite una balconata sul soggiorno; quindi, nella parte anteriore è altro due piani. È un modello abitativo che propone la villa suburbana trasposta in città, pensato per edifici che denomina Immeuble villa: si contrappone al modello della cellula residenziale che negli stessi anni si progetta in Germania per i quartieri popolari basata sulla disposizione interna per funzioni.
L'esposizione di Parigi è aperta a tutti gli industriali i cui prodotti siano artistici nel carattere e mostrino chiaramente una tendenza moderna. In questo periodo avviene un passaggio cruciale per la Francia e l’Europa intera: da lì a poco l’international style del razionalismo architettonico riconoscerà come suo massimo esponente Le Corbusier, nonostante lo stesso nasce nell’Art Deco.
Qui sotto si citano alcune delle più importanti strutture presentate durante l'esposizione universale del 1925.
Comodino, Paul Iribe – 1912
Caratterizzato da linee sottili e raffinate, realizzato con legni pregiati, spesso abbinati a finiture laccate o intagliate, creando un contrasto interessante tra texture e colori.
Struttura in mogano e toulipier, interno in mogano chiaro, piano in ardesia, rivestimento in zigrino tinto di verde, pomelli in ebano, base e ghirlande in ebano intagliato. Iribe è stato un designer e illustratore francese, il suo stile modernista, a volte tendente al barocco, è caratterizzato dall’uso dell’ebano e del palissandro del Brasile con intarsi colorati a contrasto.
4
Sala da pranzo, Maurice Jallot, Parigi – 1925
Linee pulite e forme geometriche, tipiche dell'Art Deco.
Cabinet, Léon Jallot – 1925
Faceva parte degli arredi del salone principale del padiglione É-J. Ruhlmann all'Esposizione Internazionale delle Arti Decorative e Industriali Moderne del 1925 a Parigi. Sebbene Ruhlmann progettò e realizzò la stragrande maggioranza degli arredi del suo padiglione, alcuni lavori furono forniti dai suoi amici, essenzialmente per colmare le lacune.
La semplicità della forma è controbilanciata dalle spettacolari venature dell'impiallacciatura di legno, con ripetizioni perfettamente abbinate che ricordano la seta bagnata.
Du collectionneur, É-J. Ruhlmann – 1925
L'ampio soggiorno, ambiente monumentale nelle sue proporzioni, presenta grande raffinatezza. Sotto la grande cupola dipinta, davanti alle pareti tappezzate di damasco decorato con grandi vasi di fiori con ghirlande, drappeggi e uccelli, Ruhlmann dispone i suoi mobili in toni scuri, tra cui la grande scrivania ministeriale.
Il tappeto prevalentemente blu risponde al muro damascato rosa illuminato da un voluminoso lampadario. Nella sala da pranzo, le pareti marroni sono tappezzate di grandi arazzi. Sul tappeto disegnato da Ruhlmann è posizionata la scrivania realizzata in ebano e avorio.
Tutta l'esposizione viene divisa in vari padiglioni che rappresentano le varie nazioni che partecipano a quest'ultima tra queste possiamo elencare:
- Padiglione delle Alpi Marittime Georges Allié: all'Esposizione Internazionale delle Arti Decorative e Industriali Moderne del 1925 a Parigi.
- Padiglione polacco: sono stati utilizzati materiali tipici polacchi, come legno e pietra, che riflettono la ricchezza delle risorse naturali del paese e la sua tradizione artigianale. Elementi folkloristici: sono stati incorporati motivi folkloristici nei dettagli decorativi, rendendo omaggio alla cultura popolare polacca e alle sue radici storiche. MIECZYSLAW KOTARBINSKI (1890 - 1943) Cubist Table & Chairs designed for the Polish Pavilion of the Paris 1925 Exhibition.
- Padiglione Austria all'Esposizione Internazionale delle Arti Decorative e Industriali Moderne del 1925 a Parigi.
Elementi chiave dell'influenza coloniale nell'Art Deco
Secondo voi, l'uso di motivi esotici nell'Art Deco era una forma di apprezzamento culturale o appropriazione?
- Apprezzamento culturale: alcuni designer hanno effettivamente cercato di rendere omaggio a culture diverse, incorporando elementi estetici che riflettevano una curiosità e un rispetto per l'arte e le tradizioni di queste culture. Questo scambio culturale può essere visto come un modo per celebrare la diversità e promuovere una maggiore comprensione tra i popoli.
- Appropriazione culturale: tuttavia, l'uso di motivi esotici da parte di artisti occidentali può anche sollevare interrogativi sull'appropriazione. In molti casi, questi elementi erano estratti dal loro contesto originale e utilizzati senza una comprensione adeguata delle culture da cui provenivano. Questo può comportare la riduzione di tradizioni culturali ricche e complesse a semplici decorazioni superficiali, alimentando stereotipi e trascurando il significato profondo di tali simboli.
La mobilità degli artisti francesi dall'America all'Austria o all'Indocina può essere vista come uno strumento di trasmissione del sapere.
International diffusion of ideas
Per i francesi, si trattava di esportare idee. Per i paesi che accoglievano queste idee, significava importare conoscenze sviluppate in Europa. Tuttavia, questo flusso non rappresentava semplicemente una transizione eurocentrica da Ovest a Est.
In realtà, si trattava di una diffusione internazionale delle idee occidentali, che influenzava non solo il Medio Oriente, l'Africa, l'Asia e l'America Latina, ma anche gli Stati Uniti e i paesi europei, estendendosi oltre il bacino del Mediterraneo.
Experiences overseas SFU in early 20th century
Motivi geometrici e simbolici: molte culture non occidentali erano viste come fonti di motivi geometrici innovativi. In particolare, la tradizione artistica africana ha influenzato l'uso di forme stilizzate, come maschere e totem.
Il sedile di questo sgabello ha una forma ovoidale leggermente curva, simile alle piattaforme presenti su molti poggiatesta e sgabelli dell'Africa subsahariana. La base, composta da due blocchi quadrati ai lati di un supporto centrale, richiama la base di un poggiatesta Bari del Sudan.
Il motivo scolpito a incisioni lungo il bordo del sedile riflette una tecnica usata da molti scultori africani. Anche se lo sgabello di Legrain non corrisponde a uno specifico tipo attribuibile a un popolo particolare, i suoi elementi evocano i mobili tipici dell'intero continente africano.
6
État Cabinet, Émile-Jacques Ruhlmann – 1922
Dall'arredamento alle lampade, fino a una varietà di altri elementi decorativi come tappezzerie, Ruhlmann produsse arredi eleganti e unici, utilizzando legni rari ed esotici con intarsi di avorio provenienti dall'Africa e dall'Estremo Oriente. Questo approccio rifletteva l'interesse dell'epoca per l'arte dei paesi precedentemente considerati “primitivi”.
https://www.theartstory.org/artist/ruhlmann-jacques-emile/
Decoratore mobiliere Jacques-Emile Ruhlmann, fiero sostenitore del mobile di lusso destinato all'alta borghesia e aristocrazia internazionali. Il suo profondo convincimento era infatti che non
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti Storia del Design
-
Appunti di Storia del design
-
Appunti di Storia del Design
-
Appunti esame di design