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Storia del commercio internazionale

Premessa

La Cina sta cercando di creare una nuova via della seta per penetrare nei mercati occidentali. Si definisce nuova via della seta poiché quella originaria nasce quasi 2000 anni fa. I cinesi, primi produttori di seta, cominciano ad esportare la seta verso Occidente. Questo interesse durò fino al XIX secolo (1200-1800, costante interesse dell’Europa verso l’Asia). Nel Novecento le cose cambiarono e paesi come il Giappone, la Corea del Sud, il Vietnam, Singapore, Taiwan e Hong Kong diventarono delle potenze economiche di grande rilievo e cominciarono a fare concorrenza agli europei e agli americani. C’è un momento in cui il Giappone ebbe una percentuale di esportazioni superiore a quella americana. Dopo il Covid la via della seta che inizialmente era vista con grande interesse ha subito un calo di interesse. La via della seta comincia a preoccupare, l’Italia si era spinta nello stringere accordi con la Cina per il suo accesso in Europa ma ora sta facendo passi indietro. Gli scenari post Covid hanno cambiato la situazione. La via della seta è stata chiamata così perché è un termine familiare, un termine storico, che rassicura.

Il XIV e il XV secolo hanno dato il via a un periodo di espansione e dominazione da parte dell’Europa di territori esterni. Nel corso approfondiremo le condizioni storiche e le motivazioni economiche dell’espansione europea. Noi stiamo vivendo la quarta rivoluzione industriale.

Il commercio mondiale tra il 1500 e il 1650

Il XVI secolo è un periodo importante perché rappresenta una prima fase di globalizzazione. Si comincia a vedere come la scoperta di nuove terre è stata importante per la conoscenza ed espansione di tutto il mondo. Quindi una prima fase in cui il commercio esce dai confini tradizionali per coinvolgere, anche se in maniera contenuta, tutto il mondo.

All’inizio del XVI secolo nasce il commercio mondiale in seguito alle scoperte geografiche: Cristoforo Colombo e l’America 1492, Vasco Da Gama 1497 oltrepassa il capo di Buona Speranza (la punta più meridionale della costa africana), si comincia a pensare di andare anche al di là, la spedizione di Ferdinando Magellano circumnaviga la terra 1522.

Nell’arco di 30 anni da non sapere dell’esistenza di un continente quale l’America, si è arrivati a circumnavigare un continente come l’Africa e a fare il giro del mondo. Le scoperte molto spesso sono accompagnate da azioni militari e di conquista, ma anche in Europa non mancano i conflitti. Gli stati europei crescono in popolazione e ricchezza, in generale si registra una fase espansiva (Lungo Cinquecento). Si attuano notevoli cambiamenti nel modo di combattere (armi da fuoco, gli eserciti tendono a crescere e mantenerli è sempre più costoso per cui gli stati hanno bisogno di più risorse per sostenere la guerra), indicati come “rivoluzione militare”. Lo Stato interveniva solo quando c’erano delle grosse carestie e temeva che la popolazione si ribellasse, allora si attivava e cercava di procurarsi il cibo necessario ma la spesa maggiore era la spesa per la guerra.

Il fatto di conquistare nuovi luoghi e di poterli sfruttare per ottenere maggiori ricchezze diventava molto importante per la forza dei singoli stati. Maggiori costi delle guerre, l’ingrandimento degli stati richiedono maggiori introiti, che si ottengono con il saccheggio all’estero e questo porterà i monopoli commerciali (si concederà a determinati mercanti di commerciare introiti nelle casse dello stato), lo sfruttamento dei contadini e l’innovazione finanziaria.

Il Portogallo, l’Atlantico e l’Oceano Indiano

Motivi dell’espansione portoghese verso l’Africa:

  • Impossibilità di espansione sul continente
  • Ricerca dell’oro della regione della Guinea
  • Religioso contro l’Islam
  • Zelo profitto commerciale ai danni di Egitto e di Venezia (commercio delle spezie)

Il Portogallo è il paese promotore delle scoperte geografiche dal ‘400. La Spagna diventa un grande stato unitario e caccia le presenze arabe (matrimonio Fernando di Aragona e Isabella di Castiglia). Il Portogallo, stato più piccolo, non aveva quindi la possibilità di espandersi più di tanto in Europa, quindi, inizia ad espandersi al di fuori e la Spagna segue. Uno degli obiettivi del Portogallo era ampliare i propri commerci con l’Oriente, come faceva Venezia. I veneziani dopo Marco Polo avevano abbandonato la via commerciale di terra perché molto difficile quindi commerciavano sostanzialmente solo con i mercanti arabi. In questo tipo di commercio non guadagnavano solo i veneziani ma anche gli intermediari (arabi, indiani…).

La ricchezza degli stati derivava dai commerci ma anche dalla presenza di pietre preziose (quali oro e altri minerali) quindi le miniere erano importanti. Si diceva che nel golfo di Guinea ci fossero miniere d’oro e quindi si voleva raggiungere quella zona per poter acquisire quelle miniere. Un altro motivo era quello religioso. C’era la volontà di combattere e contenere l’espansione musulmana. Lo spionaggio internazionale è un fenomeno antico: i re portoghesi riuscirono a inviare due mercanti sulle traiettorie verso l’Oriente, si infiltrarono a navigare fino all’India e negli equipaggi orientali e riuscirono conoscere l’andamento dell’Oceano Indiano, quali l’andamento dei venti. Uno dei due mercanti morì, riuscì ad arrivare sulle coste in Etiopia e venne accolto alla corte del sovrano che lo tenne con sé e non lo lasciò più a partire. Riuscì comunque con dei messaggi cifrati attraverso altri mercanti a far arrivare le notizie che furono poi utili a Vasco de Gama.

Molto importanti sono le innovazioni tecnologiche introdotte nelle navi con l’adozione di vele latine triangolari, oltre alle quadre romane. Vengono unite le due vele per poter sfruttare al meglio i venti. Vengono inventate nuove imbarcazioni, ad esempio le caravelle molto più piccole e agili, e altre navi di grandi dimensioni adatte a trasportare merci, chiamate caracche.

Il commercio in India

Quando i portoghesi arrivano in India non si trovano di fronte ad un paese represso e povero, ma in una realtà molto avanzata, che era paragonabile a livello di civiltà, ricchezza ed economia all’Europa. I porti indiani erano empori in cui si commerciavano i prodotti più disparati. In queste zone erano presenti grandi città, grandi mercati e molti prodotti preziosi che provenivano dalle varie zone dell’Asia, sia dalla produzione locale sia da altre zone dei dintorni. Tra i prodotti più diffusi c’erano le spezie. Nel ‘400/’500 questi prodotti, oggi comuni, erano per gli europei dei prodotti di lusso (come per noi ora potrebbero essere il caviale, lo champagne…). Altri prodotti erano le sete, i tappeti persiani, i diamanti, i cavalli, gli elefanti, i tessuti di cotone e il riso, cibo base delle popolazioni locali ma che poi viene importato e coltivato anche in Europa.

Un motivo di debolezza dell’India era il fatto che c’erano diverse entità statali che seguivano religioni diverse (buddhismo/islam) che potevano portare a degli scontri. L’India era una sorta di Stato Feudale, il potere massimo era delegato a diversi rappresentanti (sultani) del capo supremo che governavano delle zone specifiche. La regione era divisa in varie entità statali alcune delle quali rette da sovrani musulmani.

Estado da India: elementi a favore e limiti

  • La rivalità tra i regnanti indù e quelli musulmani favoriva l’espansione portoghese, ossia di inserirsi tra questi paesi in lite e riuscire a trarne vantaggio.
  • L’impiego delle armi da fuoco avvantaggiava gli europei soprattutto in mare, i regnanti orientali davano più importanza al dominio territoriale, alcune popolazioni erano poco propense al loro uso.
  • Tra i limiti della potenza portoghese vi era il ristretto numero della sua popolazione, quindi la sua capacità di conquista e controllo dei territori era abbastanza contenuta: i tentativi di applicare controlli militari più rigidi e pressanti sui traffici (chiamati cartaz) fallirono; il sovrano non poteva esercitare un diretto controllo sull’India, come fece poi la Spagna, affidava le cariche di governo e il controllo del territorio a funzionari che acquistavano le loro cariche e che spesso cercavano di trarne il massimo profitto (es. si diventava governatori mediante l’acquisto della carica). Era un sistema molto diffuso e chi acquistava la carica cercava di trarne il massimo profitto personale, più che per il sovrano. I funzionari solitamente avevano il controllo di aree circoscritte ma potevano anche uscire dal loro territorio e saccheggiare le aree circostanti quindi la loro presenza era spesso aggressiva nei confronti delle popolazioni della zona.
  • Il saccheggio organizzato, la presenza portoghese in Asia appare marginale rispetto sia ai volumi di vendita, la maggior parte della produzione era destinata al consumo orientale.

La Spagna, il Portogallo e il Nuovo Mondo

I traffici solitamente passavano dall’Oceano Indiano, verso il Mar Rosso e arrivavano in Egitto. Alla fine del Mar Rosso si trovava una località importante ma mai conquistata dai portoghesi che quindi non riuscirono mai a controllare completamente i traffici tra l’Asia e l’Occidente. La quantità di merci che i portoghesi riuscivano a portare in Europa è sempre stata abbastanza modesta. Riuscirono in un primo momento a contrastare i flussi mercantili tradizionali ma poi i mercanti riuscirono a trovare delle vie alternative per cui i rapporti tra Venezia e l’India non si interruppero nella prima fase ma soltanto quando subentrarono le potenze più capaci di controllare maggiormente i territori. Viene tracciata una linea immaginaria chiamata raya in seguito al Trattato di Tordesillas (1494) che separa le terre: ad est diventano portoghesi, a ovest spagnole. (Australia e Nuova Zelanda non erano ancora stati scoperti).

La conquista spagnola

La penetrazione spagnola del continente americano fu molto rapida: nel volgere di qualche decennio furono conquistate le isole dei Caraibi, distrutto l’impero azteco (Messico) e quello degli Incas in Perù (e Bolivia). Negli anni ‘40 del ‘500 furono inviate spedizioni nelle regioni del Cile, Argentina e Paraguay.

  • Protagonisti furono gli spagnoli conquistadores che erano prevalentemente soldati, molto ben addestrati, poiché erano gli stessi che avevano combattuto in Spagna per cacciare gli arabi.
  • Un ruolo molto importante nello sterminio delle popolazioni indigene l’ebbero le malattie portate dagli europei (anche malattie “banali” per l’Europa). L’unica malattia trasmessa dagli indigeni agli europei è la sifilide, trasmessa sessualmente quindi con una diffusione meno ampia rispetto alle altre.
  • La popolazione indigena (riuscita a sopravvivere alle malattie) si trovò a vivere in condizioni difficili, a fuggire in luoghi inospitali e la sua capacità di crescita diminuì. Molti luoghi si trovavano ad altitudine molto elevata o nella foresta equatoriale. L’America centro-meridionale restò quindi sempre scarsamente popolata.

Si parla di “scambio colombiano” in riferimento allo scambio di prodotti (e malattie) dell’America che vennero scoperti e importati in Europa. Fu un fenomeno negativo per l’America e molto positivo per l’Europa e l’Asia (patata, arachidi, mais, pomodoro, peperone, fagioli, tabacco, cacao). Erano cibi destinati alla popolazione più povera e avevano rese alte.

Dalla “frontiera del saccheggio” alla “frontiera dello stanziamento”

Nel XVI secolo gli spagnoli che si trasferirono nel Nuovo Mondo furono tra i 200 e i 300.000, nel XVII intorno ai 450.000. I commerci avvenivano sotto lo stretto controllo dello stato: attraverso la Casa de Contratación e alla corporazione dei mercanti di Siviglia, che operavano su licenza grazie ad un monopolio. Oltre al controllo su tutte le operazioni relative al commercio con le Americhe erano anche soggette a delle tassazioni, tutto ciò che arrivava da lì doveva pagare un dazio d’entrata che equivaleva ad 1/5 del valore delle merci. Questo portò a una grande ricchezza dello stato spagnolo.

Tra le merci importate: l’oro e l’argento ebbero un ruolo importantissimo. Nel XVI secolo giunsero in Spagna quasi 17.000 t. d’argento e 181 t. d’oro. Non venne però utilizzato per migliorare l’economia ma venne speso principalmente nelle guerre. L’oro fu inizialmente depredato dai tesori di Incas ed Aztechi, poi trovato in depositi alluvionali. L’argento estratto in immense quantità dalla miniera di Potosí. Tra le altre merci esportate dall’America: pelli bovine, coloranti (cocciniglia, indaco).

I portoghesi in Brasile

Il nome dato alle coste del Brasile ritenute forse inizialmente un’isola, fu Pernambuco, da una pianta il cui legno era utilizzato per tingere, chiamata in spagnolo Pau brasil. Il territorio controllato dai portoghesi fu diviso in capitanati, retti da un funzionario che poteva controllare anche aree dell’interno e che doveva salvaguardare la costa da incursioni di stati rivali. Il principale prodotto commercializzato fu lo zucchero estratto dalla canna e per la sua coltivazione si avviò la tratta degli schiavi. Questa coltivazione diede l’avvio alla tratta degli schiavi perché richiedeva un numero elevato di lavoratori: era un paese molto florido in cui si riusciva a coltivare bene e in grande quantità, era lucroso come commercio, era un lavoro molto ricco di manodopera, il clima era molto caldo. Quindi i neri che erano abituati ad un clima di questo genere erano perfetti. Gli africani che andavano a lavorare in Brasile erano persone libere che sceglievano di migrare. Abbastanza in fretta si capì che era più facile rendere queste persone schiave e mantenerle ed assicurarsi una manodopera a bassissimi costi. Inizialmente questi lavoratori erano catturati da conflitti con le tribù africane e poi venivano venduti a mercanti occidentali o arabi.

Il Pacifico e l’Asia orientale

La penetrazione spagnola ebbe meno successo nel Pacifico, l’unica conquista fu nelle Filippine con la presa di Manila nel 1571. Si avviò un importante commercio di sete, porcellane, spezie e altri prodotti provenienti dalla Cina in cambio di argento. La concorrenza delle sete cinesi rispetto a quelle prodotte in Spagna e in Messico e il timore di un’eccessiva fuoriuscita di metallo prezioso fece limitare l’entità degli scambi a valori predefiniti con il permiso: 250.000 pesos di valore delle merci acquistate a Manila. I portoghesi riuscirono a conquistare Macao e a crearne un avamposto commerciale. Divennero intermediari nei traffici tra India, Cina, Giappone scambiando spezie, sete indiane e cinesi, altri prodotti, con argento giapponese. I rapporti tra portoghesi e giapponesi ebbero una fase di grande apertura nel 500 (accolti bene i portoghesi in Giappone) sia a livello commerciale sia per la penetrazione di missionari cattolici, verso gli anni 80 del secolo questi ultimi furono visti con sospetto perché portavano messaggi che destabilizzavano gli antichi rapporti/equilibri sociali, culturali oltre che religiosi, quindi mettevano in crisi l’organizzazione giapponese. Nei primi decenni del XVII secolo il Giappone intraprese una politica di assoluta chiusura con gli stranieri a qualunque livello. Chiudendo le frontiere, il Giappone rimase aperto solo ai commerci internazionali, prevalentemente mediati dai cinesi ma non permise più a nessun’altra popolazione di entrare nei loro confini. L’isolamento giapponese finì solo nella metà dell’800 quando gli americani si imposero e entrarono con una nave a Tokyo minacciando di attaccarli se non si fossero aperti ai contatti internazionali.

Le tipologie societarie

Per operare su lunghe distanze (con rischi quindi di notevoli proporzioni come visto) bisogna disporre di un’adeguata struttura societaria. In età preindustriale si può ovviamente operare come ditta individuale. Ma la ditta individuale ha sicuramente problemi di finanziamento, nel momento in cui il mercante (mercante-imprenditore) decidesse di fare il salto di qualità. La crescita dimensionale dell’impresa è possibile ricorrendo a compagini societarie, in particolare a società di persone.

  • Il mercante è un uomo d’affari che commercia spesso dotato anche di capitali importanti.
  • Il mercante imprenditore non opera solo come mercante ma organizza la produzione. Assolda della manodopera che svolga per lui i lavori. Quando i suoi commerci superano una certa grandezza molto spesso ha bisogno di trovare dei soci che sostengano l’impresa.

Le principali società sono:

  • La commenda: accordo fatto tra un mercante magari anziano che aveva i capitali e un giovane che desiderava fare fortuna per cui l’anziano (accomandante) incaricava il giovane (accomandatario) di svolgere per lui il viaggio, di impegnarsi nel commercio di determinati prodotti in un certo luogo. Se l’impresa andava a buon fine, colui che aveva messo il capitale aveva i 2/3 del ricavato, il più giovane aveva 1/3. Se non andava bene, c’erano delle perdite, 2/3 del danno ricadeva sul più giovane e 1/3 su chi aveva messo il capitale.
  • La compagnia (sistema più semplice): società in nome collettivo, cioè in cui tutti i soci rispondevano pienamente con tutti i loro beni in caso ci fossero dei dissesti finanziari. Un tipo di compagnia molto diffusa era la “fraterna” soprattutto in Veneto: nella famiglia, al momento...
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alice Franceschi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del commercio internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Ferrari Maria Luisa.
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