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Riassunto disforia di genere in età evolutiva: definizioni secondo il modello tripartito

Identità di genere

L’identità di genere è il “senso di sé stesso”, l’unità e la persistenza della propria individualità maschile o femminile o ambivalente, particolarmente come esperienza sessuata di sé stessi e del proprio comportamento.

Gli psicologi cognitivi indicano con il termine identità di genere l’essere in grado da parte del bambino di discriminare correttamente tra maschi e femmine e di identificare adeguatamente il proprio stato di genere: questo è un compito che viene considerato il primo stadio nello sviluppo della “costanza di genere”, il cui stadio finale consiste nella consapevolezza dell’invarianza di genere, cioè del fatto che il genere rimane stabile per tutta l’esistenza.

L’identità di genere solitamente viene consolidata intorno ai 3-4 anni di età; questa può svilupparsi in modo variante, tanto da sviluppare una disforia di genere più o meno resistente nel tempo. Oltre agli aspetti cognitivi, l’identità di genere ha componenti affettive; di fatto i giovani con disforia di genere in seguito ad ostracismo e stigma da parte della società sperimentano forti emozioni negative.

Egan e Perry definiscono l’identità di genere secondo 5 componenti:

  • 1. La consapevolezza di appartenenza: sapere a quale genere apparteniamo.
  • 2. La tipicità di genere: grado in cui un individuo si rende conto che le proprie qualità sono simili a quelle degli altri appartenenti allo stesso gruppo di genere.
  • 3. La contentezza di genere: misura in cui l’individuo si sente soddisfatto del proprio genere.
  • 4. Pressione percepita: grado in cui l’individuo percepisce le richieste provenienti da sé stesso o dagli altri a conformarsi alle norme del proprio gruppo di genere.
  • 5. Pregiudizio intergruppo: convinzione che il proprio gruppo di genere sia superiore agli altri.

L’identità di genere costituisce il modo in cui l’individuo esperisce in modo personale il ruolo di genere.

Ruolo di genere

Il ruolo di genere è costituito da tutto ciò, comprese l’eccitazione e la risposta sessuale, che si fa per esprimere l’appartenenza a un determinato sesso o l’ambivalenza in proposito.

Tale ruolo è in gran parte frutto di consuetudini sociali apprese, in cui l’individuo si conforma o meno, per segnalare agli altri la propria maggior o minore aderenza al modo in cui un determinato sesso dovrebbe essere recitato, in base alle regole culturali vigenti.

Perciò il ruolo di genere è una rielaborazione personale di condizionamenti esterni, che deriva in particolar modo da come si è venuta a costruire l’identità di genere. Una società, in una data cultura, in un dato periodo storico determina alcuni atteggiamenti e comportamenti come maschili o femminili, cioè come più appropriati ai ruoli sociali tipici maschili o femminili.

Orientamento sessuale

L’orientamento sessuale viene definito come la tendenza a rispondere a certi stimoli sessuali, quindi si basa sugli oggetti, persone o talora anche cose o situazioni, che riescono a indurre nel soggetto attivazione e interesse sessuale.

A questo è anche utile aggiungere altri componenti come l’attrazione, le fantasie sessuali, preferenze sociali ed emotivo/sentimentali, l’autoidentificazione e lo stile di vita. L’identità di genere, il ruolo sessuale e l’orientamento sessuale sono fra loro intrecciati, ma hanno una loro autonomia, e interagiscono in modo complesso.

Sulla base di quanto detto si possono creare diverse possibilità di rapporto fra l’identità di genere e i vari livelli di definizione di sesso:

  • Soggetti con identità di genere congruente col proprio sesso cromosomico e fenotipico e con il genere attribuito alla nascita. Tali soggetti possono avere un orientamento eterosessuale, omosessuale, bisessuale o parafilico.
  • Soggetti con identità di genere non congruente col proprio sesso cromosomico, ma congruente con il sesso fenotipico e con orientamento eterosessuale, omosessuale, bisessuale o parafilico, come nel caso della sindrome di insensibilità agli androgeni, soggetti geneticamente maschi che si sviluppano fenotipicamente in senso femminile, o di riattribuzione chirurgica di sesso in età precoce, in seguito a traumi genitali o patologie ormonali.
  • Soggetti con identità di genere congruente con il proprio cromosomico e al genere attribuito alla nascita, ma con problemi di congruenza rispetto al sesso fenotipico e con orientamento eterosessuale, omosessuale, bisessuale o parafilico, come nel caso della sindrome di Turner, femmine genotipiche con fenotipo difettoso, o di Klinefelter, maschi genotipici con fenotipo difettoso.
  • Soggetti con identità di genere variante più o meno congruente con il proprio sesso cromosomico, fenotipico e al genere attribuito alla nascita e con orientamento eterosessuale, omosessuale, bisessuale o parafilico.

In tutti questi casi il grado di varianza dell’identità di genere non ha un andamento dicotomico, ma può oscillare ampiamente lungo un continuum. Questo vale anche per l’orientamento sessuale: è un continuum che va dall’eterosessuale esclusivo ad omosessuale esclusivo, scala Kinsey.

Nello sviluppo sessuale possiamo distinguere otto livelli di manifestazione o definizione del genere o del sesso: cromosomi, sesso cromosomico o genotipico, gonadi, sesso gonadico, ormoni, organi sessuali interni, organi sessuali esterni e caratteristiche sessuali secondarie, sesso fenotipico, genere assegnato alla nascita, sesso legale o anagrafico, identità di genere, differenziazione sessuale del cervello.

Tutti i livelli si susseguono l’uno dietro l’altro ad esclusione della differenziazione sessuale del cervello che si sviluppa in parallelo, a partire dal livello ormonale. Come possiamo rilevare, l’identità di genere è la risultante della ben nota interazione natura e cultura, maturazione biologica e comportamento delle persone circostanti.

Il soggetto percepisce ed interpreta gli stimoli esterni ed elabora la propria identità di genere, che si esprime all’esterno nel ruolo di genere. Il costrutto di identità sessuale spesso viene confuso con l’orientamento sessuale o l’identità di genere.

L’identità sessuale non è la stessa cosa dell’orientamento sessuale, spesso si confondono. L’identità sessuale non è un costrutto stabile, subisce moltissime influenze ed è soggetta a fluttuazione e successive rielaborazioni e rinegoziazioni.

Secondo alcuni autori, l’identità sessuale è composta dal sesso biologico, uomo o donna, dall’identità di genere, il senso di essere maschio o femmina, dal ruolo sociale sessuale, aderenze alle aspettative sociali per il proprio sesso, e dall’orientamento sessuale, la direzione della propria attrazione sessuale.

Secondo Yarhouse, l’identità sessuale è un vasto costrutto che si riferisce all’auto designazione relativa a come sperimentiamo il nostro sesso biologico, essere uomo o donna, l’identità di genere, senso di essere maschio o femmina, l’orientamento sessuale, la direzione delle proprie attrazioni, i comportamenti sessuali, ciò che una persona fa con le attrazioni che ha, e i valori, quello che riteniamo eticamente opportuno relativamente a determinati comportamenti.

Possiamo sostenere che l’orientamento sessuale e identità di genere sono delle dimensioni che contribuiscono a costituire l’identità sessuale e quindi non coincidono con essa. In secondo luogo, l’identità dell’orientamento sessuale, se lo intendiamo come strettamente connessa all’auto-etichettatura relativa all’orientamento sessuale, non può coincidere con identità sessuale, la quale fa riferimento a un più ampio insieme di dimensioni.

Inoltre, per definire l’identità sessuale vengono considerati anche interazioni o i valori; si può comprendere come una persona possa arrivare a identificarsi in modo totalmente diverso dalle proprie attrazioni e dai propri comportamenti.

Ci può essere quindi il caso che una persona con forte attrazione omosessuale che però, dando ascolto alle sue intenzioni o valori, decide di non mettere in atto comportamenti omosessuali. Vista la forza delle sue attrazioni si rende conto di avere un orientamento omosessuale e quindi è questa l’etichetta di orientamento che si attribuisce, identità dell’orientamento sessuale.

Per quanto riguarda la sua identità sessuale, però, potrebbe reputare più rilevanti le intenzioni e i valori, arrivando ad attribuirsi etichette del tutto diverse.

Un altro esempio potrebbe essere quello di donne appartenente a gruppi politici radicali, le quali per motivi ideologici decidono di mettere in atto dei comportamenti lesbici. Queste donne avevano attrazioni eterosessuali, ma mettevano in atto comportamenti omosessuali.

Un ultimo esempio potrebbe essere quello di persone con un orientamento sessuale caratterizzato da attrazioni sia omosessuali sia eterosessuali. Questi avrebbero un orientamento sessuale bisessuale e potrebbero identificarsi a livello di orientamento sessuale come bisessuali. Ma per vari motivi, sociali, culturali, valoriali, pratici, potrebbero decidere di vivere esclusivamente una delle due dimensioni del proprio orientamento arrivando a identificarsi esclusivamente in un modo o nell’altro.

Sesso e genere in sessuologia

In sessuologia si utilizzano due termini, sesso e genere, sono due cose diverse, con il termine:

  • Sesso ci riferiamo solo all’aspetto biologico, gli animali sono caratterizzati dalla presenza di gameti maschili e gameti femminili. Quindi a seconda che l’individuo abbia un tipo di gameti, se ha gameti maschili è di sesso maschile, se ha quelli femminili è di sesso femminile, se li ha entrambi è ermafrodito. Le lumache sono ermafrodite, si fecondano reciprocamente. I gameti sono negli esseri umani, i gameti maschili sono gli spermatozoi, i gameti femminili sono le cellule uovo. Quindi i sessi, dal punto di vista biologico, sono solamente due. Nel caso delle lumache sono ermafrodite nella conformazione normale, l’ermafroditismo può avvenire anche in altri animali ma è una conformazione patologica. Può succedere che un essere umano nasca con un’ovaia da una parte e da un testicolo dall’altro, in tal caso parliamo di ermafrodita, però in questo caso la persona ha un sesso cromosomico, vale a dire le sue cellule hanno cromosomi maschili o femminili e quindi dal punto di vista cromosomico la persona è un maschio o una femmina. Però qui potremmo avere le persone mosaico, significa che hanno una parte del patrimonio genetico delle loro cellule è fatta in un modo e una parte in un altro modo, e quindi non hanno un genoma univoco e uniforme. Per es. esistono persone con sindrome di Down che sono mosaici, una parte delle loro cellule è portatrice della mutazione e un’altra parte no, e quindi il loro aspetto fenomenologico, così come si mostrano e il loro funzionamento dipende da quella parte del corpo che è stata caratterizzata dalla mutazione della trisomia 21. Il sesso è dicotomico, femminile o maschile, tutte le versioni intermedie dell’espressione biologica del sesso sono patologie.
  • Il genere ci si riferisce a qualcosa di molto più complesso, ci si riferisce a tutto ciò che la cultura fa fare alle persone per distinguerle in base al sesso a cui vengono attribuiti di solito alla nascita, non sempre alla nascita, ci sono alcune culture il genere verso 5-6 anni. Come si esprime il genere? Es. cravatta, pantaloni e giacca sono indumenti attribuiti al genere maschile secondo la nostra cultura, io sono stereotipato, il prof, rispetto alla mia espressione di genere, vale a dire mi mostro secondo gli standard classici della cultura occidentale attuale. Questo fa parte della definizione di genere, voi vi aspettate che un uomo nella mia posizione e della mia età si vesta in questo modo. Se fossi una donna mi vestirei in altro modo, camminerei e gesticolerei in altro modo e ci si aspetta che io abbia interessi, gusti e sensibilità diverse dai maschi. Tutti quanti questi elementi fanno parte degli stereotipi di genere, sono le regole che vengono attribuite dalla cultura alle persone a seconda del corpo che hanno, poiché sei nato con un determinato sesso devi esprimerti in un determinato ruolo di genere che è dettato dalla cultura. Es. il maschio non deve fare uncinetto, fare la maglia, e quando il bambino maschio cade dicevano il maschio non piange, sono tutti stereotipi di genere. Tutti questi stereotipi di genere sono tutte convinzioni, non c’è nessun motivo pratico basato sulla fisiologia maschile o femminile o biologico che spiega perché ad esempio una donna non possa fare il meccanico.

Transgender, stereotipi e cultura occidentale

Oggigiorno ci sono impostazioni ideologiche chiamate di tipo transgender, che sostengono che ogni persona ha il diritto di esprimere il suo genere come meglio ritiene e che quindi non ci debbano essere degli stereotipi di genere che indicano come una persona che è stata attribuita alla nascita ad un dato genere si dovrà comportare nella sua vita; secondo questo punto di vista non ci sono abiti maschili o femminili, ci sono semplicemente abiti.

I transgender solitamente non seguono gli stereotipi, ma tendono a fare un mix fra gli stereotipi maschili e femminili, esempio si vestono con indumenti di entrambi i sessi, sono più trasgressivi. Questo va contro la cultura occidentale e anche contro la legge, le leggi occidentali non permettono di andare in giro travestite, un tempo si chiamavano leggi suntuarie che dettavano come ogni persona dovesse vestirsi a seconda del ceto a cui apparteneva, es. il povero non poteva indossare gioielli preziosi, particolari indumenti o tipologie di tessuti, così subito vedendo la persona si poteva riconoscere se era un nobile, un borghese o un popolano.

Quindi una persona deve essere riconoscibile per quello che è per la sicurezza pubblica, queste leggi furono abolite, ma rimase il fatto che ogni persona si deve presentare per quello che è, cioè se io sono un maschio devo presentarmi con un ruolo di genere maschile, così che tutti sanno che sono un maschio per motivi di sicurezza pubblica. Per lo stesso motivo il burka, non si può andare mascherati.

I generi, come vedremo, non sono solo due, ma in alcune culture sono stati concepiti generi 3, 4, 5, 6 fino a 7. Sono tutte varianti di espressione sulla base dell’appartenenza di un determinato sesso.

Gli stereotipi di genere che sono legati al genere maschile nella cultura occidentale sono molto più rigidi rispetto alle regole attribuite al genere femminile. Quindi gli uomini devono seguire strettamente lo stereotipo di genere, pena lo stigma sociale. I maschi non possono mettere le gonne, le donne invece sia pantaloni che gonne, i maschi non possono mettere alcuni colori.

Il fatto che gli stereotipi di genere maschili siano molto rigidi è causa di sofferenza per i maschi notevole, perché basta poco per un maschio per sentirsi variante, atipico. Tutto ciò che è connotizzato maschile è positivo, es. donna con le palle; tutto ciò che è connotizzato femminile è negativo, uomo effemminato.

Tutto ciò che femminilizza un uomo è negativo, tutto ciò che mascolinizza una donna è positivo, fin dall’antichità, perché non è comprensibile come un appartenente del sesso dominante, maschio, cerca di assumere caratteristiche del sesso dominato, femmine, mentre è comprensibile il perché una donna voglia imitare un uomo.

Sessualità, piacere e intimità

Tutto ciò che riguarda la sessualità è caratterizzato da forti aspetti emotivi, la sessualità è sorta fondamentalmente per la riproduzione e conservare la specie, è una funzione umana e non umana molto importante. La società si preoccupa che le persone facciano figli. Italia terzo paese al mondo con alto numero di anziani.

Inoltre la sessualità è legata al piacere, questo è un aspetto positivo, ma è anche uno dei motivi per cui la sessualità produce guai, come tutto ciò che produce piacere è potenzialmente pericoloso, poiché costituisce un potente rinforzo e quindi una persona può essere motivata a ripetere questi comportamenti; se lo si ripete un po’ troppo può diventare problematico, ci sono stati di ipersessualità o dipendenze sessuali, creano molti guai a coloro che ne sono affetti.

Un altro aspetto della sessualità è l’intimità, l’esercizio della sessualità può essere solitaria ed è un’espressione normale della sessualità, la masturbazione è una fase importante nella storia delle persone, fase obbligata per i maschi meno per le femmine. Se un maschio dice che non si è mai masturbato le cose sono due: o mente o è altamente patologico, per le donne non è così.

I maschi lo fanno e possono farlo anche durante la vita di coppia, e non è assolutamente un segno di insoddisfazione della sessualità di coppia, ma è un’altra forma di attività sessuale per i maschi che va al di là dell’attività sessuale di coppia.

La attività sessuale relazionale comporta il raggiungimento di una certa intimità, cioè la capacità di condividere non solo il proprio corpo ma anche gli aspetti emotivi e i pensieri con il partner, questo è un aspetto dominante nelle femmine rispetto ai maschi.

Perché effettivamente nelle donne, il coinvolgimento emotivo è necessario per avere un rapporto sessuale con il partner, negli uomini il fatto di avere un coinvolgimento emotivo con il partner non è strettamente necessario, per l’uomo è come fare attività fisica. Questi 3 elementi e poi molti altri, fa sì c

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cici89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicopatologia del comportamento sessuale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Dèttore Davide.
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