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PSICOLOGIA GENERALE AVANZATA

Prof. Bucciarelli

LE CREDENZE VERIFICABILI

Le credenze rappresentano attitudini nei confronti del mondo che possono

essere vere o false. Credere in qualcosa equivale a considerarla vera: ad esempio,

credere che l'acqua sia trasparente significa accettare la verità della proposizione

"l'acqua è trasparente". In un senso più ampio, credere in qualcosa significa ritenerlo

vero, giusto, buono o reale.

Le credenze svolgono diverse funzioni fondamentali:

1. Forniscono una cornice per valutare il mondo in modo coerente e produttivo.

2. Attenuano l'ansia in un ambiente complesso e incerto.

3. Contribuiscono all'ordine sociale prescrivendo modelli di pensiero e

comportamento.

4. La presenza di credenze irrazionali, in contrasto con l'evidenza, suggerisce che

possano derivare da illusioni mentali.

Secondo Smith (2016), ciascuna di queste funzioni dovrebbe essere inclusa in una

teoria globale delle credenze.

Le credenze si distinguono in:

Credenze descrittive o fattuali, che riguardano percezioni o ipotesi

 verificabili sul mondo tramite osservazione e ragionamento (es. "Le api sono di

fondamentale importanza per l'ambiente"). Tuttavia, anche se tali credenze

sono verificabili, le persone possono non conoscere o non avere accesso alle

informazioni necessarie per determinarne la verità. Questo significa che

qualcuno potrebbe credere o non credere a un'affermazione fattuale

indipendentemente dalla sua effettiva veridicità.

Credenze prescrittive o deontiche, che esprimono giudizi su ciò che

 dovrebbe essere, senza possibilità di verifica empirica (es. "Le persone gay

dovrebbero poter adottare bambini"). Queste credenze si basano spesso sulle

emozioni e sul ragionamento morale.

Le credenze variano in base a:

- Forza: Il grado in cui le persone credono in un’asserzione è variabile: possono essere

certe, dubbiose o prossime all’incredulità. La forza della credenza corrisponde alla

probabilità soggettiva. (Ramsey 1926/1990 ha dimostrato può essere misurata dalla

probabilità con cui le persone accettano varie scommesse).

- Piacevolezza: cambiano in base alla piacevolezza che suscitano, da amare a odiare

una idea, ad essere indifferenti.

L'osservazione e il ragionamento sono strumenti fondamentali per stabilire la

forza di una credenza, ma possono essere influenzati da bias cognitivi.

Spesso l’osservazione è guidata da un’ipotesi e ciò comporta una tendenza delle

persone a focalizzarsi sull’ipotesi ignorando evidenze contrarie: bias della conferma

(Klayman, 1995), il quale comporta una sovrastima della presenza di

caratteristiche attese ed una sottostima della loro assenza. Questo porta a:

Bias nella ricerca di evidenze (positive testing): si selezionano informazioni che

 confermano l'ipotesi iniziale, trascurando dati contrari.

Bias nella valutazione di evidenze (feature positive effect): si attribuisce

 maggiore peso alle informazioni presenti rispetto a quelle assenti. (es. se un

testimone afferma che il sospettato era presente sul luogo del delitto ed un altro

testimone afferma che non c’era, gli investigatori potrebbero concludere che il

sospettato era presente sul luogo del delitto).

Esempi di bias di conferma: My side bias e ragionamento motivato

Il My Side Bias è una forma specifica di bias di conferma che si manifesta quando

tendiamo a considerare più convincenti gli argomenti che supportano le

nostre credenze preesistenti. Quando qualcuno argomenta a favore di una

posizione con cui siamo già d'accordo, le sue affermazioni ci sembrano più solide e

fondate, mentre tendiamo a sottovalutare o rigettare le argomentazioni opposte,

indipendentemente dalla loro validità logica o fattuale.

Un esempio emblematico di questo fenomeno è lo studio di Stanovich e West

 (2008), in cui a un gruppo di studenti sono stati presentati argomenti pro e

contro l'aborto. Gli studenti, divisi in base alla loro posizione iniziale, hanno

valutato gli argomenti forniti:

Gli studenti contrari all’aborto hanno trovato più convincenti affermazioni

o come "Il feto non dovrebbe essere distrutto a causa di un errore della

madre".

Gli studenti favorevoli all’aborto hanno giudicato più persuasivi argomenti

o come "Le donne dovrebbero poter decidere se proseguire con qualcosa

che le condiziona come una gravidanza".

L'esperimento ha mostrato che gli studenti tendevano a valutare come più validi

e persuasivi gli argomenti che confermavano le loro convinzioni iniziali,

indipendentemente dalla loro qualità logica o dalle evidenze a supporto.

Il ragionamento motivato è la tendenza a mantenere le proprie credenze

anche di fronte a prove contrarie. Invece di analizzare le informazioni in modo

oggettivo, le persone selezionano e interpretano le evidenze in modo da proteggere e

rafforzare le proprie opinioni. Questo fenomeno è strettamente legato alla dissonanza

cognitiva, ovvero il disagio che proviamo quando ci troviamo di fronte a

informazioni che contraddicono le nostre convinzioni. Per ridurre questa

tensione psicologica, spesso scegliamo di ignorare, minimizzare o reinterpretare le

informazioni dissonanti, rafforzando così il nostro punto di vista iniziale. Questo

meccanismo spiega perché le discussioni su temi controversi, come l’aborto,

raramente portano a cambiamenti di opinione: le persone non valutano gli argomenti

con spirito critico, ma con un pregiudizio favorevole verso quelli che già supportano la

loro posizione.

Un altro aspetto interessante dei bias cognitivi è l’Advocacy Bias (Melnikoff &

Strohminger, 2020), che mostra come assumere un ruolo di difesa possa alterare le

credenze di una persona. L’effetto è stato studiato nel contesto legale: un avvocato, in

teoria, dovrebbe difendere il proprio cliente in modo unbiased, ossia senza che la

propria convinzione personale venga influenzata. Tuttavia, la ricerca ha mostrato che,

una volta assunto il ruolo di difensore, le sue credenze tendono a modificarsi

automaticamente e inconsapevolmente in favore del proprio assistito. Questo

fenomeno ha delle caratteristiche specifiche:

È automatico e non controllabile : non è necessario un impegno conscio per

 difendere una posizione; il solo fatto di assumerla innesca un cambiamento nel

modo di vedere le cose.

Si verifica anche con credenze altamente stabili : persino convinzioni che si

 ritenevano solide possono essere influenzate dall’atto di difendere attivamente

una posizione.

Persiste anche quando ci sono incentivi a essere oggettivi : perfino quando le

 persone vengono premiate finanziariamente per formulare giudizi accurati,

l’Advocacy Bias continua a distorcere il loro pensiero.

Colpisce anche professionisti esperti .

Perché gli esseri umani sono così inclini ai bias?

Secondo Mercier & Sperber (2019), la ragione non si è evoluta per risolvere

problemi astratti o logici, ma per gestire le dinamiche della vita sociale e cooperativa.

La nostra specie si distingue per la capacità di collaborare, ma la cooperazione è

fragile: chiunque può approfittare della generosità altrui. Per questo, la ragione si è

sviluppata come uno strumento per evitare di essere ingannati dagli altri membri del

gruppo, piuttosto che per giungere a verità oggettive. La ragione ha una funzione

adattativa legata alla nostra "ipersocialità". Mercier e Sperber preferiscono parlare di

"my side bias", evidenziando che gli esseri umani non sono creduloni a caso: quando

ci vengono presentati argomenti contrari ai nostri, siamo abili nell'individuare le loro

debolezze, ma rimaniamo ciechi rispetto ai punti deboli delle nostre opinioni.

Un esperimento lo ha dimostrato: ai partecipanti è stato chiesto di risolvere

 semplici problemi di ragionamento e spiegare le proprie risposte. Poi, hanno

avuto la possibilità di modificarle se individuavano errori, ma meno del 15% ha

cambiato idea. Tuttavia, quando gli stessi problemi sono stati presentati come

risposte di altre persone, il 60% dei partecipanti ha rifiutato la risposta che in

precedenza aveva accettato come corretta.

Questo suggerisce che la ragione si è evoluta più per proteggerci dall'essere

ingannati dagli altri membri del gruppo che per aiutarci a ragionare in

modo oggettivo. I nostri antenati vivevano in piccoli gruppi di cacciatori-

raccoglitori, dove la posizione sociale era fondamentale e l'abilità di argomentare

era più utile del pensiero critico.

Un altro limite cognitivo che rafforza i bias è l’illusione di sapere (Sloman &

Fernbach, 2017), ovvero la tendenza a credere di avere una comprensione più

approfondita di quanto realmente possediamo. Questa errata convinzione persiste

grazie alla socialità: ci affidiamo agli altri per comprendere e affrontare problemi

complessi.

Un esperimento ha dimostrato questo effetto: studenti universitari hanno

 valutato la loro conoscenza su oggetti di uso quotidiano, come WC e serrature.

Poi hanno dovuto scrivere spiegazioni dettagliate sul loro funzionamento. Dopo

questo esercizio, hanno rivalutato la loro conoscenza e si sono resi conto di

sapere molto meno di quanto pensavano inizialmente. A quanto pare, lo sforzo

ha rivelato agli studenti la propria ignoranza, perché le loro autovalutazioni sono

diminuite.

Questa dipendenza dalle conoscenze altrui ha avuto un ruolo cruciale nella nostra

evoluzione, permettendoci di collaborare efficacemente per la sopravvivenza. Ma

questa fiducia può diventare pericolosa quando si applica a questioni complesse, come

la politica o la scienza, portando le persone a prendere posizioni forti su temi di cui in

realtà sanno poco. Ad esempio:

- Un sondaggio del 2014 ha rivelato che più i partecipanti erano imprecisi nel

localizzare l'Ucraina su una mappa, più erano favorevoli a un intervento

militare.

- Uno studio del 2012 ha evidenziato che, quando veniva chiesto ai partecipanti

di spiegare dettagliatamente le conseguenze di determinate politiche pubbliche,

la loro sicurezza nelle proprie opinioni diminuiva.

Questo dimostra come l’illusione di sapere possa influenzare giudizi su questioni

complesse e potenzialmente pericolose. Se invece di affidarci ciecamente alle opinioni

altrui dedicassimo più tempo ad analizzare le questioni in profondità, potremmo

ridurre l'illusione della conoscenza e adottare posizioni più moderate.

L'Actively Open-Minded Thinking (AOT) è un atteggiamento mentale che

predispone le persone a cercare e accettare nuove informazioni, anche quando

queste contraddicono le loro convinzioni iniziali. Questo approccio incoraggia

l'onestà intellettuale e la disponibilità a rivedere le proprie opinioni alla luce di nuove

evidenze (Baron, 2023). L'AOT è un potente strumento per contrastare bias cognitivi

come il confirmation bias e il myside bias, e si basa su tre principi fondamentali:

1. Effettuare ricerche proporzionate all'importanza della questione in esame.

2. Esaminare in modo equo ipotesi e argomentazioni contrarie alla propria

posizione.

3. Sviluppare fiducia nella qualità del proprio ragionamento attraverso un esame

critico delle informazioni.

Chi possiede un alto livello di AOT tende ad avere maggiore accuratezza nei propri

giudizi. Studi hanno dimostrato che queste persone sono più abili nel:

Distinguere argomentazioni valide da quelle fallaci (Stanovich & West, 1997).

 Identificare notizie false rispetto a quelle autentiche (Bronstein et al., 2019).

 Prevedere eventi mondiali con maggiore accuratezza (Mellers et al., 2015).

Inoltre, gli individui con un'elevata propensione all'AOT sono meno inclini a

sostenere credenze infondate, come teorie complottiste, credenze antiscientifiche,

superstiziose o paranormali (Erceg et al., 2022; Pennycook et al., 2020; Svedholm-

Häkkinen & Lindeman, 2018).

Sebbene alcune persone possano avere una predisposizione naturale al pensiero

aperto, diversi studi dimostrano che l'AOT può essere migliorato attraverso specifici

percorsi di formazione:

Corsi di ragionamento sperimentale (Perkins, 2019), che insegnano a

 contrastare i bias cognitivi investendo risorse nella ricerca attiva di

controargomentazioni.

Moduli online per l'addestramento all'AOT (Erceg et al., 2025), che si sono

 dimostrati efficaci nel ridurre il myside bias e nell'aumentare la capacità di

pensiero critico in situazioni quotidiane.

Un efficace programma di formazione sull'AOT si struttura in diverse fasi:

1. Introduzione ai concetti di AOT e bias cognitivi : Definizione dell'AOT e del bias di

conferma/myside bias; Analisi di casi reali, come la valutazione forense delle

prove e l'errore di pianificazione nella costruzione della Sydney Opera House, in

cui il superamento dei costi previsti portò alle dimissioni dell'architetto.

2. Training iniziale : I partecipanti rispondono a domande di cultura generale,

stimano la fiducia nelle loro risposte e elencano argomentazioni a favore delle

loro scelte. Vengono presentati esempi di persone con alto e basso livello di

AOT, per aiutarli a riflettere sul proprio modo di ragionare. Ai partecipanti viene

chiesto di identificare argomenti contrari alle loro convinzioni e di valutare il

proprio livello di apertura mentale. Ricevono un feedback personalizzato in base

alla loro sicurezza e accuratezza:

Se eccessivamente sicuri: consigli su come migliorare la

 calibrazione delle proprie convinzioni.

Se ben calibrati: rinforzo positivo sull'efficacia dell'AOT.

 Se poco sicuri: suggerimenti per aumentare la fiducia attraverso

 strategie di pensiero aperto.

3. Esercizi pratic i: I partecipanti applicano le competenze acquisite a problemi

simili per rafforzare le nuove strategie cognitive.

4. Trasferimento delle competenze a contesti reali : Simulazione di una decisione

politica: viene chiesto ai partecipanti di consigliare un amico su un referendum

riguardante il possesso di armi. I partecipanti selezionano articoli informativi tra

opzioni favorevoli, contrarie e neutrali. Ricevono un feedback sulle loro scelte:

Se evitano prospettive opposte, vengono incoraggiati a considerare

 controargomentazioni.

Se scelgono solo articoli neutrali, viene sottolineata l'importanza di

 esaminare entrambi i lati del dibattito.

Se scelgono articoli favorevoli e contrari, vengono lodati per

 l'equilibrio dimostrato nel loro approccio.

5. Conclusione e sintesi : Ricapitolazione dei principi appresi durante il corso.

Sottolineatura del valore dell'AOT nel migliorare il pensiero critico e la qualità

delle decisioni.

L'Actively Open-Minded Thinking rappresenta una competenza essenziale per

affrontare il mondo complesso in cui viviamo. Essere mentalmente aperti significa non

solo saper riconoscere i propri bias, ma anche avere la volontà e gli strumenti per

superarli. Adottando un approccio più riflessivo e critico, possiamo migliorare la nostra

capacità di giudizio, prendere decisioni più informate e contribuire a una società più

consapevole e razionale.

Siamo creduloni? La prospettiva di Hugo Mercier (2020)

Spesso si tende a credere che gli esseri umani siano particolarmente suggestionabili e

facilmente influenzabili dalle informazioni che ricevono. Tuttavia, secondo lo studioso

Hugo Mercier (2020), questa visione della natura umana è eccessivamente

semplicistica e imprecisa. Egli sostiene che gli individui possiedono meccanismi

cognitivi sofisticati, sviluppati attraverso l'evoluzione, che consentono loro di valutare

in maniera critica le informazioni che ricevono e di accettare solo quelle che risultano

coerenti con le proprie conoscenze pregresse e con i propri obiettivi personali. Se gli

esseri umani fossero davvero così creduloni e influenzabili, le conseguenze sarebbero

estremamente dannose. Accettare acriticamente qualsiasi informazione ricevuta

implicherebbe un costo adattivo elevato, specialmente in situazioni in cui gli interessi

delle persone non sono allineati con quelli di chi comunica l'informazione. Per questa

ragione, nel corso della nostra evoluzione, abbiamo sviluppato un meccanismo di

"vigilanza aperta", ovvero una capacità cognitiva che ci permette di

monitorare costantemente la credibilità delle fonti e la coerenza delle

informazioni con la nostra esperienza e conoscenza del mondo. Nonostante la

nostra capacità di valutazione critica, ci troviamo oggi a vivere in un contesto

informativo profondamente diverso rispetto a quello dei nostri antenati. Siamo esposti

a notizie riguardanti persone che non conosceremo mai, come celebrità o politici, e a

eventi che non hanno un impatto diretto sulla nostra vita quotidiana, come catastrofi

naturali in paesi lontani o scoperte scientifiche complesse. Inoltre, riceviamo

informazioni su luoghi che non visiteremo mai, come il fondo degli oceani o galassie

lontane. Di conseguenza, l'attuale ecosistema informativo sollecita la nostra vigilanza

cognitiva oltre la sua naturale zona di comfort, inducendoci a possibili errori di

valutazione. Le persone filtrano le informazioni attraverso le proprie conoscenze,

credenze e intuizioni. La diffusione di credenze errate, pertanto, non deriva

esclusivamente da una predisposizione alla persuasione, ma piuttosto dal fatto che tali

credenze risultano intuitive e coerenti con la nostra visione del mondo.

Più che interrogarsi sulle ragioni per cui le persone accettano determinate credenze,

sarebbe più utile comprendere perché le diffondono. Spesso, il motivo è legato al

desiderio di impressionare, intrattenere, persuadere, manipolare o rassicurare gli altri.

In molti casi, questi obiettivi possono essere raggiunti anche attraverso affermazioni

che non hanno alcun fondamento nella realtà o

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuly.col03 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Bucciarelli Monica.
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