Cos’è la psicologia
La psicologia è lo studio scientifico del comportamento umano e dei processi mentali.
Ci sono diversi dibattiti su ciò che la psicologia dovrebbe riguardare e sui suoi confini, uno dei quesiti riguarda il suo dominio: la psicologia si dovrebbe limitare allo studio del comportamento osservabile? Il pensiero è studiabile scientificamente?
La psicologia nasce dalle influenze di filosofia e neurofisiologia, rendendosi poi autonoma da queste. Acquisisce autonomia dalla filosofia passando dallo studio della mente sul piano filosofico, allo studio della relazione tra mente e corpo sul piano naturalistico. Si rende autonoma dalla neurofisiologia passando dallo studio del cervello sul piano fisiologico, allo studio dell’unità cervello-mente e delle sue interazioni con l’ambiente. I fenomeni di cui abbiamo esperienza sono quelli studiati dalla fisica (rientrano nel mondo reale e nelle hard sciences) e quelli studiati dalla psicologia o dalla filosofia (rientrano nel mondo psichico): questa prima distinzione dei saperi origina il dualismo corpo-mente.
Ad esempio, la percezione (l’esperienza del percepire) può essere studiata sia da un punto di vista fisiologico che da uno psicologico: la fisiologia prende in esame i sistemi sensoriali e gli aspetti neurofisiologici nell’uomo per indagare come i nostri sistemi sensoriali contribuiscano all’esperienza del percepire; la psicologia si occupa della realtà percepita e dello scarto tra questa e la realtà fisica, ma non per approfondire i limiti della conoscenza umana come in filosofia (es mito della caverna di Platone), bensì per descrivere il processo percettivo.
Wundt e la nascita della disciplina
Maximilian Wundt (1832-1920), psicologo e fisiologo, è il primo ad usare il termine “psicologia” ed è considerato il padre di questa disciplina. Nel 1879 fonda a Lipsia il primo Laboratorio di Psicologia (ricerca sperimentale). Per Wundt l’oggetto di studio della psicologia è l’esperienza diretta o immediata e il metodo per rilevarla è l’introspezione: l’auto-osservazione e descrizione di ciò che il soggetto prova e percepisce in seguito alla presentazione di stimoli diversi. L’introspezione va dunque resa oggettiva, e si inizia ad usare un approccio simile a quello del metodo sperimentale: controllo dello stimolo prodotto dall’evento mentale per oggettificare la materia di studio, rielaborazione e stesura di un resoconto di ciò che lo stimolo provoca dopo l’osservazione dell’evento. Attraverso l’utilizzo del metodo sperimentale nello studio delle funzioni della mente, Wundt introduce la possibilità di rendere la psicologia una scienza oggettiva (in buona percentuale).
La psicologia si occupa dell’unità mente cervello e delle sue relazioni con il comportamento dell’essere umano inserito nel suo ambiente fisico e sociale. Allora il ruolo dello psicologo è quello di descrivere, predire e spiegare il comportamento umano e i processi mentali degli individui, per aiutare a cambiare e migliorare la vita delle persone, il loro benessere e l’ambiente in cui esse vivono.
Lo studio della psicologia ci permette di capire i meccanismi dietro al comportamento delle persone: perché la gente pensa, sente e agisce in un tal modo. La diversità degli argomenti all’interno della psicologia ha aperto lo sviluppo di diverse aree di studio caratterizzate che rispondono ad interrogativi diversi e hanno approcci e metodi d’indagine distinti: parliamo di diverse psicologie più che di una sola. Ad esempio:
- Psicologia dello sviluppo – esamina crescita e cambiamento delle persone dalla nascita alla morte.
- Psicologia sociale – studia come pensieri, sentimenti e azioni di ognuno siano influenzate dagli altri.
- Psicobiologia – esamina la base biologica del comportamento.
Ogni psicologia viene affrontata sotto vari punti di vista, ciascuna offre una spiegazione parzialmente diversa del perché gli individui agiscano in un certo modo, contribuendo al nostro concetto globale di individuo.
Le cinque prospettive della psicologia
Possiamo distinguere cinque prospettive della psicologia:
- Prospettiva biologica: orientamento della comprensione dei processi neurobiologici alla base del comportamento e dei processi comportamentali. Livello biologico: se ti tiro un pugno dopo che mi hai insultato si attivano diverse aree cerebrali che causano le scariche neurali che attivano i muscoli che muovono il braccio.
- Prospettiva comportamentista: orientamento alla comprensione del comportamento osservabile in termini di condizionamento e rinforzo. Livello comportamentale: se ti tiro un pugno (risposta) dopo che mi hai insultato (stimolo), e la risposta appresa è stata ricompensata in passato, tenderò a riproporla (rinforzo positivo).
- Prospettiva cognitivista: orientamento alla comprensione i processi mentali come percepire, ricordare, decidere e risolvere problemi e allo studio delle loro relazioni con il comportamento. Livello cognitivo: se ti tiro un pugno dopo che mi hai insultato, vuol dire che ho coinvolto dei processi mentali nella produzione del comportamento: il pugno può essere anche descritto in termini di piani e obiettivi – il comportamento aggressivo mi permette di raggiungere l’obiettivo di difendermi.
- Prospettiva psicoanalitica: orientamento alla comprensione del comportamento in termini di motivazioni inconsce che originano da impulsi sessuali e aggressivi.
- Prospettiva fenomenologica: orientamento alla comprensione del comportamento e dei processi mentali in termini di realtà soggettive costruite dalle persone. Partendo dall’esperienza soggettiva che la persona fa della realtà, il singolo agisce secondo la sua visione del mondo. Esempio: una visione distorta della mia immagine corporea è provocata da uno scarto tra la mia percezione e il dato oggettivo reale che posso rilevare (es. BMI) questo scarto è inevitabile e può sfociare in malattie mentali. I dati sono oggettivi, è il modo in cui vengono spiegati a generare diverse reazioni e trattamenti: ecco perché non per tutti i problemi vanno bene tutti gli approcci.
Tutte le prospettive affrontano diversi aspetti dello stesso fenomeno complesso, non si escludono a vicenda, al massimo ce ne può essere uno più funzionale di un altro: la comprensione di molti argomenti psicologici richiede un approccio multidisciplinare e lo spaziamento su prospettive multiple e l’integrazione di più saperi.
Psicologia generale e psicologia ingenua
La psicologia generale è un’area di indagine della psicologia che si occupa dello studio empirico del comportamento individuale “normale” degli organismi umani e animali. Si contrappone alla psicologia ingenua che è basata sul senso comune, ovvero la forma di sapere che ci permette di capire e interpretare i comportamenti nostri e altrui facendo riferimento all’esperienza pratica, non riesce a confermare la validità di ciò che afferma (fornisce spiegazioni plausibili ma poco attendibili in quanto prive di fondamenti rigorosi).
La psicologia generale assume come metodo di ricerca il metodo sperimentale ipotetico-deduttivo (Galileo) per capire il comportamento umano, considerando la sua complessità e i diversi livelli d’indagine o di realtà. L’uomo è considerato un sistema complesso e dinamico (Giorgio Parisi Nobel Fisica): esibisce comportamenti caotici che rendono difficile fare previsioni, risponde a fluttuazioni minime nelle condizioni di partenza, non è lineare perché appare stocastico a chi lo osserva.
Altre scienze che studiano i sistemi dinamici complessi sono la meteorologia (cambiamento di clima), l’economia (cambiamenti politici o di mercato), ecologia, psicologia (il comportamento è un sistema dinamico complesso) > possiamo quindi fare previsioni anche se non saranno completamente accurate, soprattutto a lungo termine. Può essere previsto a breve termine come reagirà un gruppo di persone, in media, dinanzi a un compito relativamente semplice in un ambiente relativamente semplice: queste previsioni sono la base del metodo sperimentale in psicologia, ecco perché la psicologia generale può essere considerata una scienza statistica, con un metodo scientifico.
La psicologia è lo studio scientifico del comportamento degli individui e dei loro processi mentali, nel loro ambiente naturale (o nelle condizioni controllate di un laboratorio di ricerca). Può portare al miglioramento della qualità della vita di ogni individuo: gli psicologi sono interessati ai processi cerebrali e le basi biochimiche del comportamento in quanto vi pongono dei vincoli. La psicologia generale vede il comportamento come un sistema dinamico complesso che usa il metodo sperimentale ipotetico-deduttivo per indagare i processi mentali e fare previsioni di breve termine. I suoi costrutti esplicativi (spiegazioni fornite) sono accettabili solo se generano previsioni confutabili.
Cosa comporta fare ricerca in psicologia
Le domande della ricerca psicologica nascono dalla ricerca delle cause di un fenomeno, dall’esperienza personale di un problema o dall’intuito di qualcuno (psicologia ingenua o del senso comune). Possono nascere da curiosità, creatività, informazioni raccolte su un tal fenomeno, teorie: insieme organizzato di concetti e costrutti teorici che spiegano un fenomeno o un insieme di fenomeni (facendo previsioni). Serve ad interpretare il nostro comportamento e quello degli altri, dà un senso agli eventi che portano ad un evento.
La psicologia ingenua usa il metodo intuitivo: basato sull’esperienza personale, funziona tramite la formazione di ipotesi. Questa modalità permette più errori e può restituire una visione distorta del fenomeno. Ad esempio, donare una somma di soldi ad un amico può avere diverse spiegazioni: generosità, altruismo, ecc. ma può allora verificarsi un errore fondamentale di attribuzione, ovvero sovrastimare la persona che ha compiuto l’azione (tratti della sua personalità) e sottostimare il contesto e le influenze esterne alla persona. Forse il donatore ha ottenuto uno sgravo fiscale in cambio della donazione, il che non lo rende altruista. In questo caso allora deduco l’alternativa valida ma in effetti non la so (possibilità di errore).
Le caratteristiche e fasi del metodo scientifico ipotetico-deduttivo applicate alla psicologia
Il metodo scientifico è un insieme di procedure che permette la raccolta dei dati (prove empiriche) attraverso misurazioni precise, e si basa su leggi di carattere generale (teorie) la cui formulazione avviene attraverso osservazioni controllate e risultati ripetibili. Attraverso questo metodo possiamo limitare le fonti di errore e trarre delle conclusioni attendibili, questo metodo si contrappone al metodo intuitivo e del senso comune.
Il metodo scientifico è costituito da sei fasi:
- Effettuare delle osservazioni.
- Definire un problema.
- Formulare un’ipotesi – dare un tentativo di soluzione.
- Raccogliere le prove per verificare o falsificare l’ipotesi.
- Pubblicazione dei dati\risultati.
- Costruire la teoria.
Un’ipotesi è un’affermazione provvisoria e verificabile sulla relazione tra cause e conseguenze di un fenomeno: permette di fare una previsione. Per verificare un'ipotesi, questa dev’essere formulata in maniera tale da poter essere falsificata in modo oggettivo (es. non si può verificare che un uomo è generoso ma si possono verificare gli sgravi fiscali). Le ipotesi di ricerca sono dette empiricamente confutabili perché attuano previsioni univoche su fatti osservabili.
Per poter verificare la correttezza della teoria, lo psicologo sperimentalista sviluppa esperimenti analizzando comportamenti specifici in situazioni controllate, per questo è importante che le proprietà dei fenomeni studiati siano definite, misurabili e che possano assumere diversi valori: che siano variabili (proprietà che un fenomeno può assumere sotto il controllo della situazione). Negli esperimenti vengono manipolate le variabili al fine di raccogliere dati attraverso dei protocolli sperimentali: procedure da seguire per raccogliere prove a sostegno dell’ipotesi iniziale.
In psicologia generale, vengono utilizzati dati comportamentali (la donazione è relativa al comportamento), o dati autoriferiti\self-report (relativi a ciò che una persona riporta spontaneamente come nell’introspezione).
Questi dati vengono analizzati per evitare di commettere errori e la loro analisi si differenzia in:
- Statistiche descrittive: procedure matematiche che descrivono e sintetizzano dati numerici organizzano i dati senza dare spiegazioni. Ad esempio percentuali, medie, proporzioni ecc.
- Statistiche inferenziali: procedure riferite alle teorie probabilistiche per formulare previsioni.
I dati raccolti vanno interpretati alla luce della teoria di partenza o dell’ipotesi iniziale. Se quest’ultima non è supportata dai dati, si riparte dall’inizio e si formula una nuova ipotesi. Se invece è verificata, si può formulare una nuova teoria o consolidare una teoria già esistente; se i risultati hanno una ricaduta per la comunità scientifica si passa all’invio di un articolo a una rivista per la pubblicazione. La nuova teoria può porre nuovi interrogativi e si possono fare nuove previsioni. Le teorie hanno una doppia funzione: spiegare una determinata classe di fenomeni o aiutare a identificare problemi da risolvere.
Le teorie scientifiche sono insiemi internamente coerenti (non contraddittori) di ipotesi esplicative confutabili, espresse in qualche linguaggio (solitamente attraverso leggi). Le teorie sono basate su costrutti teorici anche detti concetti inosservabili. Le leggi spiegano regolarità osservabili di un fenomeno, per quanto riguarda la psicologia, le leggi sono probabilistiche\non deterministiche. Queste sono molto importanti perché mettono in relazione due o più eventi o fenomeni: una legge stabilisce i dettagli della relazione e fa previsioni obiettivamente confutabili; una legge dev’essere il più preciso possibile, e poter essere falsificata (Popper).
Le teorie sono modelli concettuali che si propongono di spiegare dati sperimentali. Per scegliere qual è la teoria migliore per spiegare la realtà, di solito si preferisce quella che ha maggior potere esplicativo, oppure quella più semplice, secondo la teoria economica del rasoio di Ockham.
Variabili, operazionalizzazione e misurazione
Il metodo scientifico richiede di individuare le proprietà di eventi o comportamenti che si vogliono studiare che siano misurabili e che possano variare. Le variabili presenti in psicologia sono solitamente inosservabili: come misuriamo il grado di felicità, di concentrazione o di benessere? In questo caso c'è bisogno di operazionalizzare le variabili inosservabili, i costrutti teorici ecc. È necessario trovare una variabile secondaria che sia osservabile e quantificabile: questa è un indizio della variabile inosservabile > è una forma di traduzione e rappresentazione di un costrutto inosservabile. Sbagliando quest’operazione, si avranno dei grossi problemi per incongruenza o non significanza dei risultati secondo la domanda iniziale.
Ad esempio, l'ipotesi è che più sono ottimista, più sono in salute. L’ipotesi parte dalla teoria che mette in relazione ottimismo e stato di salute. Per misurare e quantificare quest’ipotesi devo fare un’operazione e trovare gli aspetti che sono correlati e capire se una spiega il concetto di ottimismo e l’altra lo stato di salute. L’ottimismo è misurato attraverso un questionario apposta per questo costrutto (questionario LOT) che rende il grado di ottimismo in base numerica (es quanto sto bene da 1 a 5 – dato autoriferito), concretizzando così lo stato di ottimismo. Per quantificare lo stato di salute è possibile misurare la velocità di recupero dello stato di salute dopo un intervento. Secondo l'ipotesi, maggiore sarà lo stato di ottimismo, minore sarà il tempo di recupero dopo un’operazione. Il dato è verificabile chiedendo alle persone post intervento di fare il questionario LOT. Per verificare l'ipotesi iniziale bisogna relazionare i due risultati. Il problema che si può verificare è che la mia supposizione sia falsa: alcuni ottimisti hanno lunghi tempi di convalescenza > per cui la velocità di recupero può essere data da altri fattori.
Le definizioni operazionali di variabili inosservabili non sono univoche o perfette: gli esperimenti permettono di trarre conclusioni riguardo i rapporti tra variabili secondarie, ma non di ottenere conclusioni sulle reazioni di concetti teorici. Solo molteplicità e convergenza delle evidenze consentirà di sviluppare fiducia verso la relazione teorica: se diversi ricercatori, operazionalizzando le stesse variabili teoriche in diversi modi, ottengono le stesse relazioni teoriche, allora crescerà la fiducia verso la plausibilità della spiegazione teorica proposta per il fenomeno preso in considerazione.
I diversi tipi di variabili
- Quantitative o continue: variano lungo un continuum, ovvero un tempo di reazione in millisecondi, peso in chilogrammi, altezza in centimetri.
- Qualitative o discrete o categoriche: possono assumere un solo valore entro una gamma finita (veloce o lento, pesante o leggero, alto o basso, corretto o sbagliato ecc.).
Misurare significa assegnare un numero (quantitativa) o un’etichetta (qualitativa) alle caratteristiche degli oggetti, in base a determinate regole. La misurazione deve essere il risultato del confronto di un dato osservato con una posizione identificabile su una scala.
Scale di misurazione
Stevens (1951) propone una classificazione di 4 tipi di scale di misurazione dalla più semplice alla più complessa. I livelli di misurazione variano in base alla natura delle variabili: le variabili discrete possono essere misurate sulla sc
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