Psicologia dello sviluppo
Medico psicoterapeuta Gandol Carolina (carolina.gandol @unipr.it)
Introduzione: che cos’è un bambino?
“Un bambino è una persona piccola. È piccolo solo per un po’, poi diventa grande. Cresce senza neanche farci caso. Piano piano e in silenzio, il suo corpo si allunga. Un bambino non è un bambino per sempre. Un bel giorno cambia.”
[Beatrice Alemagna]
Cos’è la psicologia?
La psicologia è una disciplina che si occupa di studiare la soggettività umana, la mente e il comportamento umano. La scienza in cui l’uomo studia l’uomo, per meglio dire è l’uomo che studia il comportamento umano, cioè è l’uomo che con la sua soggettività studia la soggettività umana.
Questo aspetto della psicologia, chiaramente, rende difficile la possibilità di arrivare a una completa oggettività della materia, proprio perché dentro allo studio stesso c’è sempre anche chi studia. Ad esempio il perché lo psicologo decide di occuparsi di una cosa piuttosto che di un’altra, quanto entrano le sue predilezioni, i suoi interessi…
Di che cosa si occupa la psicologia dello sviluppo?
La psicologia dello sviluppo si occupa di analizzare i cambiamenti che si verificano nel comportamento e nelle capacità dell’individuo con il procedere dell’età.
I cambiamenti possono essere osservati sotto due punti di vista differenti. Per esempio prendiamo in considerazione il linguaggio, ovvero un’area dello sviluppo psicologico molto complessa: lo sviluppo inizia con le lallazioni, ovvero i primi suoni che il bambino emette, come per esempio “la, la, la” o ancora “ta, ta, ta”, con cui impara il suono delle sue parole e con cui impara ad articolare tutto l’apparato fonatorio (la bocca, la lingua,..).
Poi vi sono le prime parole inizialmente pronunciate in modo scorretto sino ad arrivare a un utilizzo sempre più fluente; le prime frasi semplici sino a quelle più complesse. Quindi quello che succede durante lo sviluppo è che le abilità aumentano, cioè per esempio si impara a parlare sempre meglio, ma cambia anche l’abilità.
Significa che se le frasi fino ad un certo punto sono fatte da tre parole, man mano si impara a comporre frasi più complesse. Proprio per questo motivo quello su cui gli studiosi si sono sempre più concentrati e interessati non è tanto il progresso in un’abilità, quindi non tanto quante cose in più impariamo a fare, ma è come cambia quella abilità nel tempo.
La psicologia dello sviluppo riguarda quindi l’intero ciclo di vita, dalla nascita alla morte. Siamo partiti parlando dei bambini proprio perché questi da un lato rappresentano l’inizio della vita e dall’altro poiché si ritiene che quello che succede nell’età infantile ponga le fondamenta per lo sviluppo futuro.
È questo, in realtà, un pensiero “recente”, sviluppatosi successivamente al 1920, infatti fino a Freud l’età infantile non era ritenuta di interesse della materia. Radicata era l’idea che i bambini rappresentassero semplicemente la fase precedente a quella dell’adulto che poi si sarebbe costituito.
Freud, e con lui tutta la psicoanalisi, hanno contributo a sottolineare come invece, per lui, i primi 5 anni di vita erano assolutamente fondativi di tutta la vita a venire. Questo ha rappresentato una vera e propria svolta per gli studiosi: da quando la psicoanalisi ha cominciato ad avere una certa rilevanza dal punto di vista storico e sociale si è spostata l’attenzione sul mondo infantile.
Un altro dei motivi per cui ci si occupa in maniera importante dello sviluppo infantile è rappresentato dal fatto che l’infanzia è una fase relativamente breve in cui avvengono un numero di cambiamenti importanti e rivoluzionari. Basti pensare che la quantità di cambiamenti che avvengono nei primi 3 anni di vita non avvengono forse in nessuna altra fase della vita.
Immaginiamo il bambino che passa dall’essere accudito tutti i giorni ad entrare nella scuola materna. Importante, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo psicologico, è tutto quello che riguarda i legami di attaccamento.
Un bambino nei primi anni di vita incontra le prime figure di riferimento fondamentali e sviluppa con loro un legame di attaccamento, una relazione che lo influenza fortemente nel suo modo di percepire il mondo.
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Un altro periodo in cui si verificano importanti cambiamenti è rappresentato dall’adolescenza, periodo in cui, in qualche modo, si attraversano tutta una serie di cambiamenti che possono assomigliare a quelli che si sono affrontati nelle prime fasi della vita.
Ci occuperemo di adolescenza rispetto a quello che è lo sviluppo dell’identità, perché è il momento in cui ci inizia a domandare “chi sono io”, “chi voglio essere”.
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Le aree di cui ci occuperemo
Le aree di cui ci occuperemo sono:
- Sviluppo fisico e motorio. Per sviluppo fisico s’intende come cambia il corpo umano nel corso della crescita; mentre lo sviluppo motorio si occupa di tutto quello che riguarda il movimento e di come avvengono le acquisizioni del movimento dalla nascita in poi.
- Sviluppo percettivo, si occupa di analizzare come arriviamo ad utilizzare i nostri sensi e come si perfeziona questo uso nel corso dello sviluppo. (La percezione è tutto ciò che ci arriva attraverso i sensi)
- Sviluppo emotivo è lo sviluppo delle emozioni. In questo ambito una domanda che gli studiosi si sono posti è da quando l’essere umano è capace di percepire, riconoscere esprimere le emozioni, sin dalla nascita o si tratta di un’acquisizione successiva?
- Sviluppo del sé, sviluppo della coscienza, quindi di chi si è, il riconoscere il proprio nome, il riconoscersi allo specchio. Uno studioso per capire quando un bambino si riconosce deve valutare se il bambino si riconosce nello specchio. Per far ciò viene attuato un esperimento in cui, senza che il bambino se ne accorga, si colora il suo naso di rosso. Quando il bambino arriverà a capire che la pittura non è sullo specchio, ma è sul suo naso, quindi quando toccherà il proprio naso, allora è in grado di riconoscersi.
- Sviluppo cognitivo, si occupa di tutto quello che riguarda il pensare, gli apprendimenti,… Per apprendimento si intende tutto quello che si impara nel corso della propria vita. Per esempio tenere in mano una matita). Una delle domande che si sono fatti gli studiosi è se e come cambia il sistema logico durante il ciclo della vita.
- Sviluppo del linguaggio, come il bambino impara a parlare.
“Il bambino è intero”… ma studieremo le aree dello sviluppo come separate ma è sempre importante tenere a mente che tutte queste aree si sviluppano insieme, in contemporanea, necessariamente si influenzano l’uno con l’altro, si intersecano e a volte si fondono.
Come abbiamo già precedentemente affermato, ciò che ci interesserà sono i progressi di una data abilità e, soprattutto, i cambiamenti di quella abilità.
- Il progresso è quanto aumenta un’abilità.
- Il cambiamento è come si modifica un’abilità.
Alcune abilità rimangono ad esempio come tali ma le perdiamo. Pensiamo per esempio al gattonare, una fase fondamentale per lo spostamento nel bambino. Vi è un momento dello sviluppo in cui il bambino diventa molto abile nello spostarsi attraverso il gattonare, ma se quello stesso bambino a 12 anni dovesse spostarsi gattonando non presenterebbe un’abilità così sviluppata.
Sviluppo tipico vs atipico
Lo sviluppo tipico è lo sviluppo secondo cui si muove la maggior parte dei bambini, quindi quello più frequente. Lo sviluppo atipico è, invece, uno sviluppo che in qualche modo è diverso, cioè che non procede sulle stesse linee della maggior parte delle persone.
Ad influenzare lo sviluppo, quindi ciò che porta a spostarsi da uno sviluppo tipico a uno atipico, sono: il bagaglio genetico che ciascuno di noi porta e tutti quei fattori ambientali con cui interagiamo.
Nel corso del tempo sono esisti vari modelli che avevano come scopo quello di valutare le linee di sviluppo. In un primo momento i modelli che si diffusero furono quei modelli deterministici. Erano questi modelli, denominati causa-effetto, caratterizzati dallo studio dello sviluppo in termini di causa-effetto, significa che ogni fattore è caratterizzato da una determinata conseguenza.
Per esempio se durante l’infanzia un bambino ha subito determinato trauma, necessariamente vi sarà il prodursi di una determinata conseguenza ad esso collegata. Come si può ben comprendere è questo un modello per certi versi semplicistico, che ha avuto però un seguito importante, basti pensare che proprio Freud molto spesso faceva riferimento a questo schema.
Ci si è quindi resi conto che i modelli deterministici non erano adatti a spiegare ciò che accade nello sviluppo umano, proprio poiché banalmente nell’esperienza si erano verificati casi in cui una persona che presentava un determinato trauma non aveva sviluppato la conseguenza prevista dagli studi.
Hanno iniziato così a svilupparsi modelli probabilistici, cioè modelli che si occupano dell’analisi della probabilità. Lo sviluppo veniva analizzato quindi in termini di probabilità e previsioni probabili, cioè se si ha subito un determinato trauma infantile si ha la probabilità del 4% di sviluppare quel disturbo della personalità.
Lo sviluppo del modello probabilistico delinea una presa di conoscenza e un’ammissione dell’esistenza di diversi fattori che possono modificare le linee di sviluppo. Di conseguenza uno sviluppo atipico o tipico non si può concentrare su una causa-effetto, ma sulla base di un mix di fattori che nel corso della vita di un individuo si incontrano.
Tra i modelli probabilistici quello che ha meglio descritto questi fattori è rappresentato dal modello transazionale, il quale afferma che l’esito dello sviluppo deriva da un bilanciamento di fattori: fattori di rischio e di protezione.
Nel modello transazionale i fattori che contribuiscono allo sviluppo sono sia i fattori individuali, come quelli genetici, che quelli ambientali. A differenza però dei modelli precedenti, il modello transazionale vede l’interazione tra individuo e ambiente in modo complesso.
Non siamo necessariamente il prodotto di quello che succede dall’incontro tra noi e il nostro ambiente, ma siamo in continuo scambio. Cioè il bambino assorbe dall’ambiente ma dà anche all’ambiente, cioè modifica l’ambiente in cui si trova. Non è quindi un flusso solo nella direzione del bambino che prende, assorbe e viene influenzato, ma vi è la reciprocità.
Per esempio l’individuo che diventa genitore non sa quello che accadrà a sé stesso come individuo nell’incontro con quel bambino.
Il modello transazionale quindi sottolinea che non vi può essere necessariamente un effetto di causa-effetto, perché ciascuno di noi è inserito in un continuo flusso di scambi di informazioni che si influenzano a vicenda e che possono influenzare le direzioni verso cui si muove lo sviluppo.
A livello neuropsicologico è necessario pensare in termini dinamici quindi di funzionamento complessivo, piuttosto che in termini di aree danneggiate e aree sane. Cioè all’interno di uno sviluppo di una persona è molto più importante occuparsi del funzionamento complessivo e quindi di come quella persona sta nel suo complesso, piuttosto che fare una valutazione in termini di aree danneggiate e aree sane.
Per esempio una persona può avere un difetto nel linguaggio, anche piuttosto serio, ma avere tutta una serie di buone funzionalità di altre aree per cui quello stesso difetto non rappresenta una problematica per lo sviluppo.
Mentre può esserci un’altra persona che presenta lo stesso difetto e che si trova in una situazione in cui le interazioni ambientali sono più faticose, per cui vi possono essere delle conseguenze, anche molto, diverse per il suo stesso sviluppo.
Fattori di rischio e fattori protettivi
I fattori di rischio sono quei fattori che in termini probabilistici stabiliscono se un comportamento nel corso del tempo possa dare esiti problematici. Ad esempio se in ambito di sviluppo che possa portare a uno sviluppo atipico.
I fattori protettivi sono, invece, quei fattori che intervengono nel corso del tempo dello sviluppo e che possono moderare o invertire la rotta. I fattori protettivi possono per esempio essere rappresentati dalla cura oppure da relazioni positive che hanno costituito una rete di protezione rispetto a un fattore di rischio.
Una variabile fondamentale da prendere in considerazione per la traiettoria dello sviluppo è il tempo. Cioè sappiamo che lo sviluppo avviene nel corso del tempo, quindi i fattori di rischio e di protezione avvengono nel tempo, di conseguenza non si può arrivare per esempio ad un equilibrio in un tempo limitato. Quello che succederà dipenderà da come evolverà la situazione del tempo.
Un altro termine che nella prospettiva transazionale è molto utilizzato è il termine resilienza. Un termine che nasce dalle proprietà dei metalli e che rappresenta la capacità o le caratteristiche individuali che ciascuno ha per sostenere delle situazioni stressanti. La resilienza è una qualità dinamica, cioè una qualità che cambia, che può essere acquisita così come può esaurirsi. Oppure può essere presente solo in alcune situazioni e non in altre.
Quindi nella visione transazionale i fattori che ci interessano sono i fattori di rischio, di protezione, il tempo e la resilienza.
Cosa si intende per contesto?
Il contesto può essere definito come tutto ciò che ci circonda: il contesto è l’insieme degli elementi fisici, sociali, culturali, economici e storici della situazione in cui un individuo è inserito.
Occuparsi di una persona significa anche necessariamente interessarsi del suo contesto.
La teoria ecologica di Bronfenbrenner
Esistono delle teorie che hanno dato particolare attenzione al contesto, allargandolo in maniera significativa. Il contesto può essere infatti individuato per esempio nella famiglia, nella scuola, nei coetanei, ma possiamo progressivamente allargarlo.
Possiamo infatti dire che il contesto è la relazione tra scuola-famiglia e coetanei, possiamo dire che il contesto sono le condizioni economiche, di vita e di lavoro della famiglia, ad esempio la ditta in cui lavora uno dei due genitori e che condiziona lo stare in quella famiglia.
Possiamo dire che contesto è la politica sociale ed economica in cui siamo immersi, cioè come funziona la scuola in Italia condiziona lo sviluppo di quel bambino.
Bronfenbrenner è uno degli autori che ha formulato questa teoria che prende il nome di teoria ecologica. Il rischio di allargare sempre di più il contesto è di dimenticarsi del soggetto, perché diventa talmente immerso in tutti i fattori di rischio e di protezione che ci possono essere che ci si dimentica del soggetto stesso.
Mentre il punto focale attorno il quale si vuole sviluppare lo studio della psicologia è la soggettività umana.
Le teorie psicologiche evolutive
L’ambito dello sviluppo psicologico si avvale di metodi di studio e di teorie.
I metodi di studio sono composti da raccolte di dati, derivanti per esempio osservazioni, interviste, da un colloquio con domande più o meno strutturate. Una volta ottenuti i dati, questi vengono inseriti in un disegno di ricerca che ci permette di analizzarli e confrontarli. Una volta analizzati e confrontati i dati si interviene con il pensiero, che si traduce in una teoria.
Le teorie sono, quindi, il frutto e la visione dell’elaborazione dei dati raccolti. Le teorie dello sviluppo psicologico ci permettono dunque di mettere insieme i dati analizzati, elaborarli e costruire dei modelli.
Ogni autore attraverso i dati che aveva a disposizione ha costruito un suo modello di sviluppo. I teorici dello sviluppo cercano di dare senso alle proprie osservazioni del comportamento umano, e così facendo, costruiscono una storia del viaggio umano: dall’infanzia all’età adulta.
Proprio per questo diventa difficile ammettere un’oggettività delle teorie, in quanto nascono dalle curiosità degli studiosi che pongono attenzione su alcuni aspetti dello sviluppo.
Le teorie sono buone quando sono euristiche, cioè quando fanno sorgere nuove domande. Quando la teoria non si conclude su sé stessa. Prendiamo come esempio la teoria dell’evoluzionismo di Darwin, la quale nel momento della pubblicazione non ha fornito solo una teoria ma ha anche dato origine a tutta una serie di domande: se noi discendiamo dalle scimmie, allora le domande che è naturale porsi è come è avvenuto questo passaggio? Come ci evolveremo?
Le diverse teorie spesso interpretano e elaborano in modo diverso gli stessi dati. Ogni teoria ci dice qualcosa di importante sulla natura fondamentale.
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