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Appunti per il concorso straordinario ter prova scritta

Di Beatrice Fumagalli

Storia della pedagogia

  • L’educazione nasce fin dalla prima e remota comparsa dell’uomo sulla terra. Egli, appena riconosciuto nel nuovo nato, un essere destinato a crescere ed a somigliargli, ha messo in atto delle procedure educative, trasmettendogli l'abitudine e la capacità di affrontare le situazioni della vita e di sopravvivere. Con il termine pedagogia si intende la scienza, lo studio dell’educazione, intesa come disciplina, quindi l’idea dell’educazione (teoria e concezione).
  • Con la cultura greca, la Pedagogia si sviluppa, come la teorizzazione di quel “processo” rivolto a educare, istruire e formare soggetti individualmente e socialmente intesi. Si parla dello schiavo che conduce l’educazione dei figli dei ricchi.
  • In età moderna il termine indica la riflessione dell’educazione, prima in modo filosofico, e poi nella seconda metà del XIX diventa teoria elaborata con metodo scientifico e coadiuvata dai risultati di altre scienze umane. La pedagogia non riguarda solo lo sviluppo dell’infanzia, perché lo sviluppo si ha nell’intera vita umana (educazione permanente).

L’educazione nell’antica Grecia

  • Fase 1: l’educazione greca fino all’XI secolo seguì un’organizzazione patriarcale, svolgendosi all’interno della famiglia. I padri trasmettevano ai figli le conoscenze pratiche riguardo la produzione dei beni, mentre le madri si occupavano dell’educazione delle figlie con le pratiche domestiche, allevamento della prole. I modelli educativi erano fissati nel tempo, quindi i genitori erano dei veri e propri insegnanti. Le norme sociali erano affidate (per essere imparati) agli incontri comunitari come i banchetti, o feste religiose. La società, quindi, faceva modellare/educare gli individui a seconda dei gruppi di appartenenza degli stessi.
  • Fase 2: dall’XI secolo in poi si introdussero nuovi procedimenti per la lavorazione del ferro, adottati anche dalle piccole comunità. Artigiani e contadini acquisiscono così maggiore autonomia, vedendo accrescere anche le loro possibilità di sopravvivenza grazie agli scambi commerciali, attuati con le monete. L’altro progresso importante del periodo è la diffusione della scrittura (dei Fenici). Si formano così le poleis, i primi centri urbani che fecero crescere sempre di più il potere dei contabili, degli scribi, dei banchieri, degli artigiani, facendo diminuire il potere della classe aristocratica. La crisi dell’aristocrazia è stata espressa nelle opere dei poeti eroici (Omero con l’Iliade e Odissea dell’VIII e VII secolo), che criticavano la nuova società. Loro si facevano portavoce dei vecchi ideali: educazione basata sui valori della nobiltà, sviluppo di doti innate e dei nobili.

La polis greca (VIII-VI sec. a.C.)

La Polis (città-stato) viene definita come l’istituzione politica caratteristica della Grecia, da cui però non si giunse mai a uno stato unitario. Le singole città, infatti, mantennero sempre la loro autonomia, su di un piano culturale, sociale, politico, giuridico, religioso, anche a causa della posizione geografica del territorio greco, con catene montuose differentemente orientate che creavano regioni distinte con confini limitati.

Nell’età arcaica la polis greca introduce la cosiddetta res pubblica ossia la partecipazione alla gestione della cosa pubblica (600 a.C. - 480 a.C.) di un numero sempre maggiore di individui. L’aretè della Polis consiste nella formazione del cittadino.

Le due poleis più importanti furono Sparta e Atene.

  • Sparta fu il modello di stato totalitario, Atene di quello democratico, e di una democrazia molto avanzata.
  • Anche i loro ideali e modelli educativi si caratterizzavano in modo opposto per la prospettiva militare di formazione di cittadini-guerrieri omogenei all’ideologia di una società chiusa e compatta o per un tipo di formazione culturale e aperta, che valorizzava l’individuo e le sue capacità di costruzione del proprio mondo interiore e sociale.
  • Sparta e Atene hanno dato vita a due ideali di educazione: l’uno basato sul conformismo e lo statalismo, l’altro sull’idea di paideia, di formazione umana libera e nutrita di esperienze diverse, sociali ma anche culturali e antropologiche.

L’educazione a Sparta

Sparta era una città che viveva di agricoltura, era collocata lontano dal mare, chiusa in sé stessa, e divisa rigidamente in classi: i cittadini, i perieci, e gli iloti, gruppi subalterni. La legislazione spartana, scritta dal mitico re Licurgo, assegnava il potere politico ai primi, che governavano attraverso una assemblea di 28 membri e 2 re, eletti con diritto ereditario.

  • Il momento di massimo splendore di Sparta fu nel VII-VI secolo a.C., di poco posteriore all’epoca dei poemi omerici. Da questi, la società spartana prese il principio dell’areté eroica, che in questo contesto, però, non designa più solo la vitalità, il coraggio, la forza fisica, ma assume contenuto e significato sociali.
  • Dopo il VI secolo a.C. la società spartana subisce un’involuzione culturale, che la condurrà verso il declino. Una delle cause è la situazione creatasi dopo la conquista della Messenia, che porta l’esercito spartano in una situazione di guerra permanente con la popolazione locale. Questo comporta lo sviluppo di professionisti militari molto addestrati e solidali tra loro (diventano una casta chiusa). Vengono a negarsi i valori individuali, cioè l’individuo subisce una totale spersonalizzazione per essere sacrificato alla conservazione del potere politico da parte della classe dirigente.

Il sistema educativo spartano era organizzato per perseguire questi scopi politici: il bambino alla nascita viene portato in un luogo (tesché), viene giudicato da una commissione di anziani (se fosse risultato troppo fragile sarebbe stato gettato in una voragine del monte Taigeto).

  • Per i primi anni il bambino veniva educato a casa, dopodiché dai 7 anni in poi lo stato si impossessava del fanciullo fino ai 20 anni. Si educava all’interno di una comunità istituzionalizzante, dove si insegnano la marcia militare e la ginnastica per l’indurimento del corpo (al posto di musica e ginnastica). In questi anni erano sottoposti al governo degli Ireni, cioè gli allievi più grandi, che svolgono il ruolo di superiori.
  • Dopo i 20 anni il giovane viene affidato all’educazione di un anziano che ne completa l’educazione.

L’educazione di Atene

Differente è il discorso per Atene, innanzi tutto perché, essendo situata sul mare, all’economia agricola si accostò, nel corso dell’VIII-VII secolo a.C., un’economia basata sul commercio, che si sviluppò sulle rotte aperte dai Fenici.

Per conoscere i fondamenti dell’educazione ateniese è necessario rifarsi ad un poeta famoso: Solone, che nel 594 a.C. era alla guida della città. Egli diede alla Polis una costituzione democratica, liberò i contadini, istituì il tribunale del popolo e creò il Consiglio dei Quattrocento.

  • L’areté eroica (virtù per eccellenza) diventa civile, assumendo il significato di “vivere equilibrato”. Il prevalere dell’aspetto civile su quello militare fa sì che l’educazione del cittadino comprenda l’alfabetizzazione culturale, che rende possibile a tutti la partecipazione ai lavori dell’Agorà (la piazza centro di incontro e di attività economiche e giuridiche, e quindi un organismo deliberativo).
  • L’accostamento ai poemi della tradizione, insegnamento della musica e ginnastica (carattere sportivo) trasforma la vecchia educazione aristocratica in una pratica educativa più accessibile a tutti (importanza delle Olimpiadi e la fama degli atleti).

L’educazione nel Medioevo (476-1492 d.C.)

Il Medioevo è il periodo compreso fra il 476 d.C., data della caduta dell’Impero Romano d’Occidente, e il 1492 d.C., data della scoperta dell’America. Storiograficamente, il Medioevo si divide in due fasi: Alto Medioevo, dal V al X-XI secolo d.C., e Basso Medioevo, da circa l’anno Mille in avanti.

Il progressivo aumento del potere della Chiesa su quello dello Stato si mostrò con evidenza all’epoca delle Invasioni Barbariche, quando la Chiesa rimase l’unico punto di riferimento culturale. I monasteri sorti all’inizio come luoghi di rifugio e di protezione divennero anche punti di scambi economici, magazzini, mercati, banche. Infine, divennero anche un importante centro di formazione culturale con scuole monastiche. L’ideale pedagogico è esemplificato da quello dei monasteri benedettini, fondati da Benedetto da Norcia (Abbazia di Montecassino). È lui che ha coniato il motto Ora et labora (prega e lavora). Le scuole monastiche manterranno per molto tempo la caratteristica elitaria della cultura, riservata solo agli ecclesiastici e poi ai laici di alta condizione.

I due momenti fondamentali della cultura cattolica medievale sono:

  • Patristica: la filosofia dei primi Padri della Chiesa, durante i primi secoli del cristianesimo, il cui massimo esponente è S. Agostino, (354-430 d.C.) che sul piano pedagogico fu un po’ «il» maestro dell’Occidente cristiano, poiché investì gli aspetti fondamentali di una pedagogia a statuto religioso. Egli scrisse il De Magistro dove si ricavano degli spunti pedagogici attuali. In particolare, il rapporto maestro-discepolo: il discepolo deve fare spazio al proprio maestro interiore (Cristo) che permette tramite l’illuminazione divina la comprensione delle cose. L’apprendimento si ha solo quando il discepolo è predisposto ad ascoltare (matrice neoplatonica).
  • Scolastica: è la filosofia medievale che cerca di conciliare la dottrina cristiana con l’impianto razionale della filosofia dell’antica Grecia. La filosofia e il suo metodo di insegnamento viene impartito nelle scuole cristiane dei monasteri, delle cattedrali e, successivamente, nelle Università (a partire dal XII secolo d.C.; le prime Università a nascere furono quelle di Bologna, Parigi, Cambridge, Oxford, Salamanca, Padova, Napoli). Il massimo esponente della scolastica è S. Tommaso D’Aquino, (1225-1274) che si pone contro S. Agostino in quanto afferma che le parole provengono dall’esperienza pratica (per esempio l’ascolto di parole pronunciate da altri individui) e non sono qualcosa di trascendentali.

Il Medioevo è caratterizzato da una nuova organizzazione della società che si struttura intorno al feudo. Il feudo è una unità territoriale, governata da un signore che vi agisce come fonte del diritto, che si impegna alla sua difesa militare, che impone agli abitanti del feudo l’impegno alla fedeltà e alla sottomissione, in cambio di protezione. La società feudale è, quindi, una società fissa, con scarsa mobilità e poco ricambio; è una società di ordini, in cui gli uomini sono stabilmente collocati e con un ben determinato ruolo sociale. Il Medioevo col Cristianesimo, con la Chiesa, col feudalesimo, con la formazione di stati-nazione, con la vita intellettuale gestita da scuole e Università tra loro omogenee, con la crescita di un ideale umanistico della cultura, è stato il lungo cammino di formazione dell’Europa. Anche la scuola, come noi la conosciamo, è un prodotto del Medioevo. La sua struttura legata alla presenza di un maestro che insegna a molti ragazzi di diversa provenienza e che deve rispondere del suo operato alla Chiesa o ad altro potere (locale o no che sia); le sue pratiche legate alla lectio e agli auctores, alla discussione, alla esercitazione, al commento, all’interrogazione, etc.; le sue prassi disciplinari (premi e castighi). Anche alcuni contenuti culturali della scuola moderna e perfino contemporanea vengono di lì: il ruolo del latino; l’insegnamento grammaticale e retorico della lingua; l’immagine della filosofia, come logica e metafisica.

La scuola nell’Umanesimo e nel Rinascimento

  • Il Medioevo negava l’esercizio delle libertà individuali per valorizzare, invece, i grandi organismi collettivi (la Chiesa o l’Impero, ma anche la famiglia e la comunità), favorendo il blocco di ogni mutamento e ricambio sociali. Tale società di ordini era anche una società governata dall’autorità politica, religiosa e culturale, rappresentata al grado massimo dall’Imperatore e dal Papa, che erano i garanti dell’ordine sociale e culturale come pure gli interpreti e i simboli dell’ordine del cosmo, stabilito dall’atto divino della creazione. Nel Medioevo, la cultura si presentava come un organismo unitario e ordinato gerarchicamente secondo il principio agostiniano della riduzione delle arti alla teologia. Le arti del trivio e del quadrivio si disponevano idealmente sui gradini di una piramide, con al vertice la teologia, e tracciavano un itinerario che, se percorso interamente, permetteva all’uomo di avvicinarsi progressivamente a Dio.
  • Questa società statica entra in crisi alla fine del Quattrocento, quando l’Europa si laicizza economicamente (con la ripresa dei commerci) e politicamente (con la nascita degli Stati nazionali e la loro politica di controllo su tutta la società), ma anche ideologicamente, riscattando il mondano dal religioso e affermandone l’autonomia e la centralità nella stessa vita dell’uomo; quando l’Europa si apre al mondo: con le scoperte geografiche, con i suoi commerci, con i suoi intenti di colonizzazione, politica e religiosa. Con l’umanesimo si introdusse un fattore importante, determinato dalla scoperta dell’autonomia dell’arte. L’arte fu considerata una creazione che ha il proprio fine in sé stessa, trova la sua giustificazione nel valore del bello (bellezza o contenuto). L’arte non è più il mezzo per una conoscenza più approfondita dei testi sacri. Il bello è un bello ideale, che consiste anche nel rispetto di regole canoniche della creazione artistica.

Il termine Umanesimo comporta una maggiore attenzione alla vita e alle attività dell’uomo nella società, rispetto al Medioevo dove tutto ciò che riguardava la vita terrena dell’uomo era svalutato (semplice passaggio per arrivare al regno dei cieli). La religione e Dio rimasero comunque degli aspetti importanti del periodo, ma vennero affiancati da un recupero dei valori mondani (arte, letteratura, politica), che viene distinta dalla religione (etica e morale). Si riprendono i classici greci e latini, e nacque la filologia (studio della struttura della lingua).

La formazione dell’individuo (per lo più nobile) doveva essere: interiore, politica, civile.

L’idea pedagogica nella Riforma e nella Controriforma

  • Riforma protestante: una delle conseguenze indirette della Riforma fu l’affermazione della scuola pubblica, affidata allo Stato nel caso dei luterani, o alla Chiesa in quello dei seguaci di Calvino. Si diffuse così il principio della obbligatorietà dell’istruzione, considerata dai protestanti condizione essenziale della pratica effettiva della fede, incentrata sul libero esame dei testi sacri. Lutero si pose come continuatore dello spirito rinascimentale, sia per l’istanza della riforma e del rinnovamento della Chiesa e dell’esperienza religiosa, sia per l’individualismo della sua nuova dottrina, fondata sul libero esame e sul sacerdozio universale.
  • La Controriforma designò un periodo storico che va dalla metà del XVI secolo ai primi decenni del XVII secolo. Più esattamente, l’inizio della Controriforma cattolica si indica con il Concilio di Trento, tenutosi dal 1545 al 1563, con due lunghi periodi d’intervallo, in cui si discussero le misure da prendere contro le Chiese riformate e contro il dilagare del protestantesimo, al fine di ricomporre l’unità dei cristiani. Il Concilio di Trento conferma i capisaldi della dottrina cattolica (l’essenzialità della Chiesa e il valore dei sacramenti, l’efficacia delle opere accanto all’intervento della grazia), definisce nuovi compiti per gli ecclesiastici sul piano disciplinare e pastorale, dà un forte impulso agli studi biblici e teologico-filosofici e favorisce la nascita e lo sviluppo degli ordini religiosi al duplice scopo di frenare l’avanzata dell’eresia protestante e diffondere la religione cattolica nei paesi del nuovo mondo. Riforma e Controriforma ad un certo punto cominciano ad intrecciarsi, innescando un processo di reazione della Chiesa a difesa del Papato. Gli ordini religiosi, come i Gesuiti, i Barnabiti, ecc... costituirono un’espressione delle esigenze di riforma interiore della vita religiosa e del modo di porsi della Chiesa verso il mondo, nonché gli strumenti attraverso cui il neocattolicesimo della Controriforma riuscì ad affermarsi in paesi non ancora conquistati dal protestantesimo.

L’educazione nel Seicento

Nella modernità si assiste ad una rivoluzione su tutti i fronti: politica (stato-moderno), sociale (borghesia), ideologico-culturale (laicizzazione e razionalizzazione), ed educativo-pedagogico. Si segue il modello dell’Homo faber e del soggetto come individuo, pur collegandolo alla «città» e poi allo Stato, potenziandone le sue capacità di trasformare la realtà e di imporre ad essa una direzione e un traguardo, perfino quello dell’utopia. Mutano, così, i fini riv

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher beeebi94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Di Marco Biancamaria.
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