Dispensa di psicologia sociale
La psicologia sociale è una branca della psicologia che studia l'interazione tra l'individuo e i gruppi sociali. Il primo studio di psicologia sociale può essere considerato La psicologia dei popoli (Völkerpsychologie) di Wilhelm Wundt, del 1900 e 1920. Essa però si afferma come disciplina a sé stante negli USA, dagli inizi del XX secolo, con Norman Triplett e William McDougall. Gli psicologi sociali tipicamente spiegano il comportamento umano in termini di interazione tra stati mentali e situazioni sociali immediate.
Che cosa studiano gli psicologi sociali?
Conformismo, potere, pregiudizio, discriminazione, stereotipo, negoziazione, sessismo, razzismo, i gruppi, le categorie sociali, le relazioni intergruppi.
Quali sono i metodi di ricerca più utilizzati in psicologia sociale?
- Metodo sperimentale
- Ricerca d’archivio
- Studi di caso
- Analisi del discorso
- Ricerca basata sull’inchiesta
- Ricerca sul campo
Il pensiero sociale
Come si formano le nostre impressioni sugli altri?
L’essere umano ha una tendenza ad utilizzare al minimo le capacità cognitive (cognitive miser, avaro cognitivo) che è giustificata da una sorta di legittima difesa nei confronti della sovrabbondanza di informazioni a cui si trovano esposti gli esseri umani. La modalità attraverso cui le persone giungono a costruire il mondo sociale sono le tematiche centrali dell'ambito di psicologia sociale detta social cognition.
In quest'ambito è stato dedotto che l'uomo si comporta come uno scienziato ingenuo, che cerca di comprendere fenomeni ed eventi esterni anche se non possiede gli strumenti adatti.
Categorizzazione sociale
Categorizzazione è un termine usato in psicologia (soprattutto in psicologia cognitiva) per descrivere il processo mediante cui noi raggruppiamo stimoli simili in categorie. Il risultato della categorizzazione è che noi mettiamo in atto un processo che in psicologia sociale è chiamato spiegazione o "inferenza". In sintesi, noi attribuiamo le cause di un comportamento di una persona al fatto che fa parte di quella specifica categoria. Altro effetto della categorizzazione è il pregiudizio. Il pregiudizio è un atteggiamento negativo o positivo nei confronti di gruppi di persone. Il pregiudizio nasce da credenze, da messaggi genitoriali inculcati nella mente dell'individuo quando è piccolo.
Il controllo delle impressioni
Nel 1946 Solomon Asch pone le basi della social cognition, postulando che quando si osserva una persona o quando si ascolta la descrizione che ne viene fatta, l'impressione che se ne ricava non è il semplice risultato della somma delle caratteristiche osservate o di cui si ha notizia. Asch, attraverso la sperimentazione, diede la dimostrazione empirica a questa teoria, per cui dimostrò che il bisogno di formare un'immagine coerente della persona da valutare, fa sì che la semplice variazione di un tratto modifichi l'impressione della sua personalità nella sua interezza. Inoltre, dai suoi esperimenti si è venuti a conoscenza che vi sono alcuni tratti che si pongono come centrali rispetto ad altri che invece sono periferici (per cui i tratti assumono significati diversi in base al contesto). Infine, è stato scoperto che anche l'ordine temporale con cui le informazioni vengono ricevute influenza fortemente la percezione e la valutazione della personalità di un soggetto (effetto primacy o effetto d'ordine). Si confermerebbe quindi il luogo comune “la prima impressione è quella che conta”.
Effetto primacy
Ordine di presentazione in cui le informazioni comunicate per prime hanno un’influenza sproporzionata sulla cognizione sociale (ad es. generoso, intelligente) effetto della prima impressione. In un esperimento ha dimostrato che l’ordine di presentazione degli aggettivi influenza le idee su quella persona.
Effetto recency
Ordine di presentazione in cui le informazioni comunicate per ultime hanno un’influenza sproporzionata sulla cognizione sociale.
Gli studi di Brunswik e Reiter
Gli studi di Brunswik e Reiter portarono alla conferma dell'esistenza di alcuni schemi mentali che orientano in modo preciso le valutazioni sugli individui in base alla configurazione dei volti. Emerge così l'esistenza di alcune teorie implicite della personalità le quali fanno sì che sia possibile andare oltre l'informazione data, togliendo alla vita sociale quella connotazione di caos che altrimenti avrebbe. Inoltre, sembrerebbe che nel valutare gli altri saremmo guidati da una sorta di positività pregiudiziale che ci porterebbe ad attribuire alle persone caratteristiche più positive che negative (sindrome di Pollyanna). La sindrome di Pollyanna è la tendenza a ricordare oggetti ed eventi piacevoli più accuratamente di quelli spiacevoli. È stata descritta da Margaret Matlin and David Stang nel 1978. La psicologia cognitiva «parla di ottimismo idiota», ingenuo od ottuso associandolo alla cosiddetta "sindrome di Pollyanna", dal nome di un famoso romanzo scritto nel 1913 dalla statunitense Eleanor Hodgman Porter.
Le teorie dell’attribuzione
Fritz Heider, già dal 1958, delinea quella che viene detta la teoria dell'attribuzione, la quale cercherebbe di dar conto del modo in cui le persone interpretano le ragioni degli avvenimenti del loro mondo sociale, ad esempio il motivo per cui tendiamo a vedere nelle persone caratteristiche che si mantengono costanti, al di là della mutevolezza del loro comportamento. Heider analizza poi l'importanza della situazione specifica in cui un certo comportamento è prodotto, al cambiamento del quale, noi attribuiamo una differente interpretazione al comportamento e quindi alla personalità di chi stiamo osservando.
- Fattori individuali attribuzione interna (o disposizionale): processo di assegnazione delle cause del comportamento, nostro o altrui, a fattori interni o disposizionali;
- Fattori ambientali attribuzione esterna (o situazionale): processo di assegnazione delle cause del comportamento, nostro o altrui, a fattori esterni o ambientali.
Heider, inoltre, fa notare come uno dei modi con cui gli individui cercano di padroneggiare la realtà sociale è quello di cercare le cause che stanno dietro i comportamenti che osservano attraverso processi di attribuzione:
- Il locus della causalità (Locus of control), ovvero se le cause sono da rintracciare nella persona che ha prodotto il comportamento o nella situazione;
- Stabilità / instabilità, ovvero se si tratta di caratteristiche interne stabili (personalità) o instabili (eccezionalità), o di cause esterne stabili (norme sociali) o instabili (fortuna, meteo, ecc.);
- La controllabilità, ovvero se le cause sono controllabili o meno dall'individuo.
Le euristiche cognitive
Le euristiche cognitive sono scorciatoie cognitive che forniscono alla maggioranza delle persone la capacità di produrre inferenze sufficientemente accurate. Le euristiche di giudizio (così chiamate da Tversky, Kahneman, Nisbett e Ross). Le euristiche possono essere di diverso tipo:
- Euristica della disponibilità, quando viene emesso un giudizio sulla probabilità di frequenza di un evento (qual è il tasso disoccupazione? Anche se non disponi di informazioni necessarie per rispondere?);
- Euristica della simulazione, quando dobbiamo emettere un giudizio sulle probabili reazioni di un'altra persona di fronte ad un evento (come reagirà papà alla bocciatura all'esame?);
- Euristica della rappresentatività, ovvero la probabilità che una certa persona o un certo evento rientri in una data categoria (una persona timida, introversa e attenta, probabilmente sarà uno stuntman o un contadino?);
- Euristica di ancoraggio, quando una serie di giudizi si avvicinano il primo (l'esaminatore inizia con un bravo allievo, sarà portato a trattare molto bene anche i successivi).
Autopercezione
Daryl J. Bem produsse poi la teoria dell'autopercezione, secondo la quale, osservando ciò che facciamo inferiamo cosa ci piace e cosa ne pensiamo al riguardo. Tale teoria porta alle stesse previsioni della teoria di Festinger, ma mentre quest'ultimo vede negli atteggiamenti delle predisposizioni durevoli, Bem sottolinea che gli atteggiamenti sono solo delle affermazioni casuali, prodotti sulla base dei comportamenti che finora abbiamo avuto. Questa teoria spiega quindi quel processo per cui passiamo da un'idea di piacere, nel produrre un comportamento, a un'idea di obbligo (gioco a tennis perché mi piace, ma se sono pagato per farlo diventa un obbligo e non una passione).
Stili di attribuzione
Predisposizione individuale (personalità) alla base di un certo tipo di attribuzione causale del comportamento. Rotter ha distinto tra stile interno ed esterno:
- Stile interno: le cose accadono perché le facciamo accadere;
- Stile esterno: le cose accadono per caso, fortuna o agenti esterni.
Errore fondamentale di attribuzione
Tendenza sistematica attribuzionale generale che porta le persone a considerare in modo eccessivo il comportamento come il prodotto di stabili caratteristiche di base della personalità. Il classico esempio per spiegare la teoria dell'errore di attribuzione del comportamento è quello di una situazione in auto. Un conducente è bloccato nel traffico da un altro conducente. Il primo attribuisce il comportamento dell'altro alla sua personalità (per esempio al fatto che pensi solo a se stesso, che sia egoista, che sia un autista inesperto). Questo però sostiene dentro di sé che è dovuto a fattori esterni, per esempio che sta per perdere il suo volo, sua moglie sta partorendo all'ospedale, ha avuto una giornata orribile. L'altro conducente fa lo stesso errore e si scusa dicendo che è stata influenzato da cause contingenti, per esempio che è in ritardo per il suo colloquio di lavoro, deve ritirare suo figlio per il suo appuntamento con il dentista; non pensa certamente di avere un difetto nelle sue caratteristiche interne, per esempio di non essere bravo a guidare. Il termine fu coniato da Lee Ross alcuni anni dopo un esperimento classico di Edward E. Jones e Victor Harris (1967). Alcuni psicologi, incluso Daniel Gilbert, hanno usato la frase "bias della corrispondenza" per l'errore di attribuzione fondamentale.
Gli atteggiamenti
Gli atteggiamenti sono organizzazioni relativamente stabili di credenze, sentimenti e tendenze comportamentali verso oggetti, gruppi, eventi o simboli socialmente significativi; sentimenti o valutazioni generali (positivi o negativi) in merito a una persona, a un oggetto o a un problema. Gli atteggiamenti appaiono così costituiti da più parti:
- Componente cognitiva, le credenze, le conoscenze, ecc.;
- Componente emotiva, affettiva, emozionale;
- Componente comportamentale.
Zajonc, effetto della mera esposizione
Secondo l'ottica comportamentista, la formazione e il cambiamento degli atteggiamenti avviene sulla base dei principi del rinforzo, quindi sui paradigmi del condizionamento classico e del condizionamento operante. Ad esempio, nella pubblicità, per favorire un atteggiamento positivo verso un determinato prodotto, questo viene associato ad una situazione piacevole (relax, regali, sensualità). Inoltre, a causa dell'effetto esposizione ([mere] exposure effect), la semplice esibizione continua di un prodotto induce a renderlo piacevole. Robert Zajonc dimostrò questo effetto, attraverso l'esposizione di diverse foto alcune delle quali uguali. Queste risultarono infine le più gradite.
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