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Pedagogia 04/10

Lo scrittoio (Benjamin, 1950)

«Il medico scoprì che ero miope. E mi ordinò non solo degli occhiali, ma anche uno scrittoio. Era costruito con grande ingegnosità. Si poteva far muovere la seduta in modo da avvicinarla o distanziarla dal piano inclinato che serviva per scriverci; aveva poi una traversa orizzontale che offriva un sostegno alla schiena e infine, a completamento di tutto, un piccolo leggio scorrevole.

Lo scrittoio, posto vicino alla finestra, divenne il mio posto preferito. Un piccolo spazio nascosto sotto il sedile conteneva non solo i libri che usavo a scuola, ma anche gli album, quello dei francobolli e i tre riservati alle cartoline illustrate. A lato dello scrittoio, a un robusto gancio erano appesi, oltre al cestino per la colazione, la mia cartella, la sciabola dell’uniforme da ussaro e la mia cassettina da erborista.

Spesso, al ritorno da scuola, il mio primo pensiero era di far festa al mio scrittoio e lo eleggevo a spettatore di qualcuna delle mie occupazioni preferite: l'attaccare decalcomanie, per esempio. Mi spogliavo degli abiti da scuola e subito, al posto del calamaio, ecco una tazza di acqua calda, e io allora cominciavo a ritagliare figurine. Occhieggiavano nascoste da quel velo che proteggeva fogli e album.»

Lo scrittoio aveva certamente qualche somiglianza con il banco di scuola. Ma aveva il vantaggio che vi trovavano rifugio cose di cui il banco non doveva sapere nulla: lo scrittoio e io ci eravamo alleati contro il banco.

E ne avevo appena preso possesso, dopo la desolante giornata di scuola, che già mi trasmetteva nuova energia.

Cos’è la pedagogia?

La pedagogia è una disciplina composta da una dimensione epistemologica, conoscitiva, e una dimensione metodologica, di intervento: una scienza.

Il suo oggetto di studio e di intervento è la formazione degli individui, che la contraddistingue dalle altre discipline. La formazione è la sintesi tra fattori genetici, fattori naturali, interni, innati: vincoli genetici, e fattori ambientali, fattori esterni di società e cultura: processi e pratiche rispettivamente di educazione e istruzione.

La pedagogia si interessa a conoscere per progettare e fare in modo che l’educazione e l’istruzione possano modificare i fattori di natura quando questi costituiscono dei vincoli, conoscere per intervenire affinché i soggetti si emancipino dai vincoli dello sviluppo, getta le basi per l’adulto.

→ Sapere caratterizzato dalla ricorsività tra la teoria e la prassi, cioè interessata a conoscere le diverse teorie per poi intervenire, in maniera flessibile, per dar luogo ad un intervento che fa in modo di cambiare le condizioni precedenti e porta ad un nuovo intervento mirato.

→ Disciplina: non nasce da una fede concreta ma è caratterizzata da un assetto epistemologico, funzionale alla conoscenza, e uno metodologico.

→ Scienza attraverso l’emancipazione della filosofia, scienza caratterizzata da un proprio alfabeto teorico e pratico.

Il concetto fondamentale della pedagogia è l’educazione, tirare fuori/prendersi cura, che si basa su due principali aspetti: la trasmissione delle regole e la trasmissione dei concetti / valori. Portare il soggetto oltre, non implico il mio modello educativo ma ti porto in un contesto che non conoscevi, esperienze che non avevi mai fatto.

L’insegnante a scuola porta i bambini in un contesto diverso dalla famiglia e dal tempo libero, lo aiuta a prendere conoscenza della cultura in cui è inserito. All’inizio accompagna il bimbo in un’esperienza nuova e dopo fa sì che i concetti espressi diventino parte integrante del modo di essere del bambino, che vengono integrati e fatti propri.

La didattica è quella parte della pedagogia che si occupa dell’istruzione rispetto al rapporto tra insegnamento e apprendimento, trasferimento del sapere, mentre la pedagogia si occupa della formazione del soggetto/persona nelle differenti età della vita e differenti luoghi della vita, contesti educativi.

Istruzione, educazione, formazione

Tre termini che sono in rapporto tra loro: istruzione, educazione, formazione.

Collocandoli in una situazione reale di apprendimento, contesto pratico, possiamo dire che:

  • Educazione: concetto di tirare fuori, lat. educere, lat. educare nutrire - prendersi cura di. Riconoscere il soggetto come elemento con dignità di essere ascoltato perché ha qualità personali e un suo modo di essere. Troppo legata ai valori, alle emozioni, ecc.
  • Istruzione: trasmissione di contenuti culturali programmati da un certo curricolo scolastico, in base alla scuola cambia l’istruzione. Apprendimento di uno o più contenuti. Troppo legata alla formalità, a qualcosa di valutabile.
  • Formazione: processo che dà forma all’individuo, detta metabletica da Baldacci e Demetrio. È un continuo cambiamento e non si finisce mai di apprendere nella vita.

→ L’educazione, l’apprendimento e l’educazione cambiano sempre. È l’analisi del linguaggio ordinario e può essere il termine equilibrato tra i tre concetti.

La pedagogia come sapere, disciplina e scienza

La pedagogia come sapere, disciplina e scienza, caratterizzata dalla ricorsività tra teoria e prassi, che ha come oggetto di studio e intervento la formazione, in Frabboni F., Pinto Minerva F., didattica, 1994, 2003.

1. Educazione e istruzione. È oggetto della intesa come parte del sapere pedagogico. Processi e pratiche di modificabilità umana coincidono. Educazione e istruzione risultano inscindibili: l’istruzione è volta al trasferimento, insegnamento, del patrimonio simbolico-culturale dei soggetti e, allo stesso tempo, alla conseguente messa in condizione di generazione del sistema simbolico-culturale da parte dei soggetti in seguito ad apprendimento.

Portando a formare, dare forma, formar-si, autonomamente, e trasformarsi a fronte dei cambiamenti scelti e/o richiesti dagli eventi di vita.

In modo multidimensionale, equilibrio di autonomia individuale e responsabilità sociale, formazione delle diverse sfere che caratterizzano il soggetto, cioè le sfere fisica, cognitiva, emotivo-affettiva, etica e/o socio-relazionale, estetica.

2. La formazione come formare, formar-si, trasformarsi. La pedagogia produce conoscenza funzionale alla progettazione e in funzione della formazione.

Determinanti dello sviluppo bio-psicologico, fattori di natura. Formazione come sintesi fra processi e pratiche di educazione e di istruzione, cioè fattori ambientali di società e cultura.

3. L'educazione e l'apprendimento nelle età, nei luoghi e in profondità nella vita. Lifelong, le età della vita come età dell’educazione-apprendimento. Lifewide, i luoghi della vita come luoghi dell’educazione-apprendimento. Lifedeep, le dimensioni della vita come dimensioni dell’educazione-apprendimento in profondità.

Introduzione alla pedagogia generale (Frabboni e Pinto Minerva)

La pedagogia tra scienza e utopia

L’attuale assetto del sapere-discorso pedagogico è l’esito di una lunga storia di riflessione che si è sviluppata nei secoli attraverso l’avvicendarsi e l’intrecciarsi di correnti di pensiero diverse, ciascuna delle quali ha influenzato i vari modelli di educazione-istruzione-formazione e, pertanto, i relativi modelli di scuola.

  • A loro volta, le differenti concezioni della conoscenza, del mondo e della cultura sono fortemente debitrici nei confronti di particolari modelli pedagogici, cioè di particolari «teorie della modificabilità umana».
  • In altre parole, molte rivoluzioni concettuali sono l’esito di determinati «progetti di formazione».

Volendo circoscrivere l’analisi alla realtà a noi più prossima, un significativo punto di riferimento può essere individuato nel dibattito sviluppatosi a partire dalla seconda metà del Novecento.

È intorno a questi anni cruciali, infatti, che si fanno evidenti le contraddizioni di determinati modelli economici, sociali, culturali e educativi e che emergono, con forza, istanze di radicale ridefinizione dell’intero sistema formativo.

Nella seconda metà del Novecento quindi si è posto alla pedagogia un problema: dobbiamo solo definire questa disciplina/scienza o dobbiamo concretizzarla nelle situazioni reali?

In questi anni si vede dunque l’avvio per la pedagogia di un difficile percorso di riflessione alla ricerca della propria autonomia scientifica e alla ricerca, anche, di una ridefinizione dei propri rapporti con la filosofia e con le altre scienze.

Nell’ambito di tale percorso, la funzione critica e riflessiva della pedagogia ha investito, oltre che le condizioni, i contesti e gli orientamenti regolativi oggetto del «pensare» e dell’«agire» pedagogico, anche e soprattutto il suo stesso apparato teoretico.

La pedagogia, riconoscendo la molteplicità delle istanze che concorrono a costituirla, si è resa disponibile a ridescriversi continuamente, a stabilire un ulteriore approfondimento del proprio sapere inquieto e complesso, come complessa è la «formazione», oggetto della sua riflessione.

In questo itinerario mai definitivamente concluso, la pedagogia si è mossa e si muove tuttora tra ricerca di autonomia ed esigenza di interdisciplinarità. In tal senso, la pedagogia può essere interpretata come scienza di confine (*) laddove il concetto di confine va inteso non come rigida barriera che delimita e separa ma, al contrario, come area di comune sconfinamento.

La formazione

La formazione, più in particolare, viene proposta come la «categoria comprendente» del sapere pedagogico, spazio problematico di differenziazione e raccordo tra istanze etiche, relative all’acquisizione di valori e comportamenti, e istanze cognitive ed affettive, relative all’acquisizione di saperi e competenze.

La formazione ha una triplice dimensione:

  • La prima relativa al “dar forma”, ovvero la conoscenza e la cultura di un gruppo sociale.
  • La seconda relativa al “formarsi”, ovvero processi auto-costruttivi attraverso i quali l’individuo elabora tale cultura con la propria individualità.
  • La terza relativa al “trasformarsi” di fronte dei cambiamenti dettati e/o richiesti dagli eventi della vita.

Ricerca teorica e prassi educativa

In tal senso, la pedagogia conferma la sua natura di sapere generale e riflessivo, critico ed emancipativo, impegnato a definire la propria identità articolandola fondamentalmente in due direzioni:

  • Nella direzione di ricerca teorica, quindi sull’analisi dei fini e dei mezzi dell’istruzione-educazione-formazione.
  • Nella direzione della prassi pedagogica, quindi nella progettazione-realizzazione dei processi formativi-trasformativi all’interno di situazione storiche, sociali e culturali concrete.

Autonomia della pedagogia dalla formazione

Nella seconda metà del ‘900 si fanno evidenti le contraddizioni di modelli economici, sociali e culturali ed emerge la necessità di rivoluzionare l’intero progetto formativo. Negli anni ‘60 e ‘70, i movimenti americani già esistenti diedero forza alle ribellioni giovanili messe in atto contro il sistema borghese.

Emerge un ampio movimento politico e sociale connotato dall’impegno volto a:

  • Denunciare che la differenze di genere, movimento femminista.
  • Denunciare le differenze di profilo psico–fisico, trattate come discriminazione, Legge Basaglia.
  • Denunciare le differenze di classe sociale, lotte sindacali.
  • Denunciare le differenze di appartenenza etnica.

Un ruolo fondamentale venne esercitato dagli studenti, beat, hippies, e dal rinnovamento della Chiesa cattolica. Queste due visioni, laica e cattolica, contribuiscono insieme alla denuncia contro il modello borghese che garantiva le pari opportunità solamente a determinati gruppi di soggetti che rispondessero a queste caratteristiche: soggetto maschio, integro psico-fisicamente, appartenente alla classe sociale borghese, di carnagione bianca.

L’altro aspetto importante della rivendicazione messa in atto è quella di una formazione che possa emancipare tutti gli individui, senza esclusione di nessuno, estendere a tutti il diritto di formarsi e trasformarsi.

Tutto questo ricade sulla richiesta di uguaglianza di opportunità indipendentemente dalla classe sociale, etnia o genere di appartenenza; con la consapevolezza che questa possibilità era perseguibile solo attraverso processi e pratiche di educazione e formazione.

La pedagogia viene messa in discussione dallo stesso movimento laico e confessionale postconciliare, che mettono in evidenza che integrazione e uguaglianza non sono rispettati.

La pedagogia viene accusata perché dovrebbe occuparsi dell’emancipazione dei soggetti dai vincoli, accordandosi con le pratiche di istruzione e formazione ed invece ciò non è garantito dalla società ma nemmeno dalla pedagogia.

Va accusata la società per essere borghese, perché garantisce uguaglianza solo per uomo maschio, bianco e di una classe sociale borghese, ma anche la pedagogia, che non ha dimostrato di liberare l’uomo dalla sua condizione.

Inoltre, la pedagogia viene accusata di mancare di una base pratica, troppo dipendente dalla filosofia.

Per tutti i motivi sopracitati, la pedagogia presenta la necessità di divenire autonoma e lo fa acquisendo un proprio apparato conoscitivo e metodologico, quindi “facendosi scienza”.

La pedagogia ha la necessità assoluta di farsi scienza perché altrimenti viene intesa come semplice retorica astratta, al pari della filosofia. La pedagogia deve essere un sapere autonomo e scientifico; deve evitare di identificarsi come sapere teorico, legato unicamente alla parola senza ricadere nella pratica. Può diventare un sapere autonomo e scientifico grazie all’intreccio con altri saperi.

La pedagogia si muove tra l’esigenza di autonomia, per svincolarsi dalla filosofia, e interdisciplinarità, una scienza di confine che costruisce e condivide conoscenza tra sapere differenti.

La pedagogia cerca nella scienza la possibilità di orientare la riformulazione del suo statuto teorico e prassico e di ridefinire il suo ruolo nell’ambito del più vasto tessuto sociale.

Nell’esigenza di rinnovamento scientifico della pedagogia, la prima corrente di pensiero che sembrò più adatto fu l’empirismo (*), svincolandosi dai tradizionali valori retorici e metaforici della filosofia, entra nel campo dell’osservazione, della sperimentazione e della verifica, ancorando la ricerca alla concretezza dell’esperienza e della pluralità.

L’adozione di un punto di vista scientifico e autonomo sui problemi educativi si identifica, in una prima fase, con l’adesione al modello del pragmatismo di Dewey (*), il quale afferma che la realtà è complessa ed imprevedibile e per essere spiegata necessita di un metodo di indagine, che chiama metodo dell’intelligenza.

L’educazione ha come obiettivo quello di sollecitare l’individuo stesso ad acquisire un atteggiamento scientifico, orientata a promuovere un pensiero in grado di fronteggiare i continui cambiamenti della società, logica della conoscenza, e capace di realizzare una società più giusta, logica della coscienza.

La riscrittura in senso empiristico prosegue poi in Italia, 1960/1970, con i modelli del neopositivismo, che parla di una conoscenza scientifica fondata empiricamente su proposizioni razionalmente e empiricamente dimostrabili ovvero conoscere la realtà in termini di causa-effetto.

L’empirismo

La corrente che, in un primo momento, sembrò poter meglio interpretare le esigenze di rinnovamento scientifico della pedagogia fu quella dell’empirismo.

L’adesione alla logica empirica del modello scientifico acquista, infatti, sempre maggiore credibilità man mano che va emergendo la consapevolezza della difficoltà del discorso pedagogico a rispondere alle nuove domande di formazione di una società in cambiamento.

La pedagogia, per affrancarsi da una secolare condizione di subalternità nei confronti di vincoli retorici e metafisici, oltreché di dipendenza acritica rispetto alle pratiche sociali e politiche dominanti, scende pertanto sul terreno empirico dell’osservazione, della sperimentazione e della verifica, ancorando la ricerca alla concretezza dell’esperienza e della pluralità dei dati.

Il pragmatismo

L’adozione di un punto di vista scientifico e autonomo sui problemi educativi si identifica, in una prima fase, con l’adesione al modello del pragmatismo di John Dewey, 1859-1952.

Tale modello, partendo dalla concreta problematicità dell’esperienza, valorizza la dimensione logico-investigativa del pensiero, situazione di dubbio, previsione congetturale, esame del problema, formulazione delle ipotesi, verifica delle ipotesi nei fatti.

L’incontro della pedagogia con la scienza si dispiega, pertanto, nella proposta deweyana con il richiamo alla padronanza del metodo attraverso il quale è possibile conoscere, che poi è il medesimo che contrassegna il procedere della scienza.

L’educazione ha come principale obiettivo quello di sollecitare l’individuo stesso ad acquisire un atteggiamento scientifico.

L’incontro della pedagogia con il metodo scientifico si dispiega in tal modo – nella proposta di Dewey – con una pregnanza progressista e democratica destinata ad avere grande presa nel dibattito sulla ridefinizione del sapere pedagogico.

Svolta epistemologica, filosofia della crisi e nuova razionalità

Tuttavia, la complessa opera di riscrittura scientifica del sapere pedagogico nella direzione dell’empirismo prosegue in Italia allargandosi da una logica tutta legata al pragmatismo deweyano ad un approccio via via maggiormente ispirato ai modelli del neopositivismo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carlottagrasselli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof D'antone Alessandro.
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