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Le pedagogie: Pedagogia clinica e speciale

Dopo Itard: Sviluppo della pedagogia clinica

Dopo Itard, molti continuarono il lavoro educativo per la promozione funzionale e lo sviluppo generale di tutti quei bambini interessati da diversità o da ritardo, generando preziose esperienze ed interi sistemi terapici o educativi o documentazioni che delineano la storia della pedagogia clinica e della pedagogia speciale.

A tutti questi autori la storia deve un debito scientifico importante per l'analisi dei microcomportamenti e dei processi evolutivi, per la sperimentazione di ipotesi educative terapiche, per l'enorme contributo alla cultura e alla civiltà in favore dei problemi dei diversi e dei sofferenti.

Benché la pedagogia scientifica e la pedagogia clinica siano nate in ambito medico, la clinicità pedagogica trova ragioni per le scelte di campo e metodologiche da esse assunte e sistemate in senso teorico e storico a partire dal 1980.

La pedagogia è infatti clinica non perché si occupa della patologia, ma per il tipo di approccio ai processi della formazione umana.

In assetto clinico la pedagogia fa proprie modalità di lavoro di tipo empirico, individuale ed ecologico. Dunque portati direttamente in modo empirico sulla singolarità delle situazioni, cioè individuale e con riferimento alla loro integrata totalità dell’essere persone e di situazioni per cui ecologico.

La pedagogia clinica esercita la sua azione scientifica e professionale su un dominio di lavoro, disteso sinergicamente su un duplice scenario di fenomeni e di problemi: quelli dei processi di sviluppo e quelli dei processi educativi > visione ampia e problematica che consente alla pedagogia di possedere un adeguato corpo di conoscenze e competenze sulle componenti del fenomeno della formazione umana, dello sviluppo umano e dell'educazione in favore dell'uomo e dell'altro.

Alla pedagogia clinica appartiene uno specifico dominio di lavoro inerente la formazione umana, che deriva dall'incontro sinergico del processo di sviluppo con quello dell'educazione.

L'orizzonte è così sintetizzabile:

  • Maturazione + ambiente = sviluppo
  • Educazione diretta + educazione indiretta = educazione
  • Sviluppo + educazione = formazione

Formazione resa dalla concorrenza dei processi propri della persona in formazione > i processi concorrenti appartengono allo sviluppo globale per cui azioni e situazioni.

Le azioni e le situazioni che noi applichiamo allo sviluppo fanno parte dell'educazione; la formazione è quindi un processo integrato a prescindere che sia la stessa persona a formarsi o che sia un'altra persona a formarla.

Ragionamento dà luogo ad un duplice sinergico protagonismo che compare anche in altra formulazione: processi evolutivi + processi educativi = processi formativi.

In coerenza con il dominio sopra declinato si assume una definizione: la pedagogia clinica è una scienza empirica ermeneutica che osserva descrive e teorizza i processi della formazione umana, studiando lo sviluppo umano, le condizioni dell'aiuto allo sviluppo (educazione), l'andamento evolutivo dell'individuo e dei suoi bisogni educativi.

Per l'organico dominio di lavoro esteso sia i processi dello sviluppo che ai processi dell'educazione la pedagogia clinica esprime una forte vicinanza epistemica e vocazionale alla biologia con la quale condivide tali essenziali paradigmi costitutivi e per contro si riconnette al paradigma della biopedagogia con il quale condivide essenziali concetti, quali:

  • Biologia = scienza della vita
  • Vita = adattamento
  • Adattamento = sviluppo
  • Aiuto all'adattamento = educazione e cura
  • Sviluppo + educazione e cura = formazione

Si configurano pertanto il costrutto della biopedagogia e il suo dominio di lavoro: essa è la scienza dell'adattamento che osserva, descrive, teorizza i processi dell'adattamento umano studiando l'adattamento umano, le condizioni dell'aiuto all'adattamento umano (educazione e cura), l'andamento adattivo dell'individuo e dei suoi bisogni.

L’adattamento può essere pensato come la tendenza degli esseri viventi, degli individui e della specie, a modificare le proprie strutture e funzioni in relazione all’ambiente ed ai propri bisogni > in regione di tale focalità vitale per ogni specie vivente l’adattamento reca il senso radicale del bisogno umano e del processo che si pone in atto per soddisfarlo, ed interpreta il principio fondativo della biologia in quanto scienza generale della vita.

Appartiene dunque per consapevole elezione alle scienze umane tutte, dalle neuroscienze alle scienze mediche, dalla neuropsicologia alle scienze cognitive, alla pedagogia e psicologia, alle scienze motorie, all’economia, alla sociologia e alla giurisprudenza.

L’adattamento è il paradigma più inclusivo del sistema teorico piagetiano, cui conferisce l’attribuzione della Teoria dello sviluppo mentale come adattamento o teoria dell’equilibrio > esso costituisce un luogo che esibisce connotazioni parzialmente diverse nei vari sviluppi teorici, congiungendosi con altri indicatori concettuali quali il bisogno, l’interesse, la motivazione, l’affettività e con questi si intrecciano i costrutti teorici largamente trattati dalla letteratura e fatti propri dalle pratiche professionali.

Il valore etico dell'inclusione civile

Il valore etico dell'inclusione civile (quale è concepito come offerta di elevata disponibilità alla partecipazione sui fronti sociale, familiare, culturale, scolastico e lavorativo, del disabile e del malato) presenta connotazioni socio-politiche e vicende storiche.

Le vicende che succedono nello spazio e nel tempo sembrano essere molto affini ai lenti processi che tra '800 e '900 hanno dinamizzato la generale tendenza all'integrazione dei diversi in un tempo in cui la comprensione dell’altro si fondava su criteri legati anche alla sicurezza pubblica. Vi era allora una scarsa propensione alla comprensione e per questa ragione i diversi venivano organizzati in poche e grandi macro-categorie > nelle capienti categorie gli eventi sociali in genere sospingevano una quantità di persone note come menomati, malati cronici, nomadi, individui a diversa cultura, marginali, disadattati, deprivati ed altro > tale tendenza si congiunge naturalmente ad eventi civici quali la de-istituzionalizzazione del malato mentale e la de-segregazione degli emarginati, degli inabili e di persone in stato di debolezza evolutiva, quali gli anziani, gli orfani, i deprivati e, talvolta, i migranti ed i malati.

Nella seconda metà del '900 in ambito biomedico e psicologico matura un insieme coeso di concetti inerenti il senso dello stato di benessere o di salute che sconvolge precedenti culture sanitarie ed assistenziali, consolidando un approccio di nuova generazione circa la tutela della qualità dell'esistenza umana. Le scienze collaborano e producono significati nuovi con i quali cogliere le difficoltà della persona, superando quel modo settoriale di percepire il disordine, le difficoltà e la malattia.

L'essere in condizione di salute tende quindi a delinearsi come uno stato globale, esito di processi bio-psichici personali, ma anche integrati con la gestione dell'ambiente di vita, sia fisico che alimentare o sociale > ne è derivata un'ampia e pertinente organizzazione complessa dei domini disciplinari e delle relative professioni, resi oggi attenti e protesi alla prevenzione della malattia come al mantenimento del benessere, oltre che alla rimozione o alla cura delle patologie e delle inabilità.

A tale movimento teorico e professionale concorre la pedagogia speciale, quale scienza della formazione umana, in assetto speciale.

Un preventivo problema semantico appare ad oggi difficilmente risolvibile, e riguarda la stessa assunzione dell'attributo di speciale che un po' ovunque si associa ad attività professionali e di studio inerenti la disabilità o più estesamente la diversità.

Malgrado la sua insufficienza (o improprietà semantica) il termine permane nel lessico professionale e scientifico, ma anche accademico, non comparendo valide alternative > alcune formule sono desuete: difettologia, ortopedagogia, pedagogia riparatrice, pedagogia emendativa, pedagogia differenziale, pedagogia dell'handicap; altre paiono riduttive: pedagogia terapeutica, pedagogia della riabilitazione, disability studies, disability pedagogy; altre sono di riconoscimento emergente invece come la pedagogia curativa. Non pertinente alla sola disabilità la formula pedagogia clinica che, per storia e per esercizio attuale, reca significati ben più ampi.

Appare dunque sempre aperto e battuto da non poche criticità il processo di identificazione dei significati della pedagogia speciale in quanto atto professionale e di studio inerente l’educazione di persone portatrici di diversità individuale e/o sociale > si offre ad una più inclusiva definizione come pensiero pedagogico in ambito speciale mantenendo costante la riflessione di statuto che la riguarda.

Al processo di identificazione e consolidamento della pedagogia speciale concorre uno scavo teorico identitario che insista sulla presa in carico di fondamentali indicatori di questo sapere, in una sorta di piattaforma epistemica (quali saperi) ed epistemologica (l'assetto dei saperi) e che ne renda il quadro concettuale, seppur dinamico e geograficamente non uniforme. Costituiscono tale base identificativa due ampie e critiche consapevolezze: la storia e l'ambito di lavoro dalla cui convergenza si delinea il dominio di lavoro della pedagogia speciale.

La ricerca pedagogica giunge a concretare convergenti scavi identitari:

  • La storia della pedagogia speciale (Babini, Bocci, Canevaro, Crispiani, de Anna, Foucault, Galanti, Goussot, Lascioli, Marrou, Moravia, Mura, Orizio, Pavone, Trisciuzzi, Ulivieri, Zavalloni, ecc.) quale ricostruzione e rilettura degli eventi, dei contesti, delle casualità e delle microstorie che insieme hanno dato via sia alle pratiche di accudienza e di educazione, sia alla riflessione critica (o teorizzazione) che da alcuni antefatti/prodromi si è espressa a partire dal lavoro di Jean Marc Itard, tra fine 700 e primi dell'800 fino ad oggi.
  • Essenziale è la consapevolezza dell'ambito intorno al quale si esplicitano l'agire ed il teorizzare l'azione educativa in presenza dei fenomeni oggi latamente riconducibili alla diversità. Nata con primario riferimento a patologie e menomazioni, dapprima di ordine sensoriale (sordi e ciechi) poi mentale, questa pedagogia ha generato un progressivo processo di dilatazione di ambito che esprime oggi una pertinenza estesa a deprivazione, disabilità, disadattamento, disagio, disturbi funzionali, diversità culturale, marginalità, menomazione, patologie psichico-mentali, ritardo evolutivo, svantaggio.

Si tratta di una platea di condizioni umane e di luoghi della formazione che conosce confini deboli e potenziali e plurali fasce di sovrapposizione con altre discipline, da cui uno spazio di esercizio ampio e facilmente sovrapposto ad altri saperi e ad altre professioni, che l'epistemologia ci consegna come domini di lavoro.

STORIA + AMBITO = DOMINIO DI LAVORO

Ambito = insieme integrato delle discipline e delle attività

Storia = rilevazione, ricostruzione e rilettura degli eventi, dei contesti, delle casualità e delle microstorie

Dominio di lavoro = istituto epistemologico che indica l’ambito di esercizio del sapere, professionale e/o culturale, di tipo non totalmente definito e delimitato, in regime di transdisciplinarità.

Lenta ma progressiva, a partire dalla esperienza di J M Itard con il Selvaggio dell'Aveyron prende corpo la professionalizzazione della pedagogia e della pedagogia speciale, volte a declinarsi in un agire pratico nei campi della disabilità e della diversità, che esprime anche la divaricazione semantica dal pedagogo al pedagogista.

Opzione civile e maturazione scientifica accelerano la congiunzione di teoria e prassi che sinergicamente operano in favore della formazione > comporta emancipazione stessa delle figure pedagogiche che a loro volta si devono formare proprio sulla spinta di un emergente fattore professionalità che genera lo sviluppo della pedagogia speciale professionale (PSP) > lo stesso processo è motivo del superamento della pedagogia popolare.

In Jerome Bruner è concepita come la diffusa capacità personale di chi si dedica all’educazione e all’insegnamento, di condurre l’educazione e di comprendere lo stato mentale degli allievi (teoria della mente) a partire dalla teoria popolare per giungere a quella scientificamente formalizzata. Tale cambiamento spinge il pensiero verso una pedagogia selezionata, scientificamente sostenuta, in quanto consapevole e dotata di un dominio, di quadri concettuali e di un linguaggio.

Dominio di lavoro + quadri concettuali + linguaggio = pedagogia speciale professionale

Definiamo PSP come segue:

  • Scienza del comportamento umano.
  • Scienza della formazione in assetto speciale.
  • Pensiero pedagogico in ambito speciale.

Si declina come:

  • Prevenzione.
  • Diagnosi e valutazione funzionale.
  • Presa in carico.
  • Progettazione Educativa Clinica.
  • Trattamento Abilitativo.
  • Didattica; progettazione e cura di ambienti, materiali e sussidi.
  • Progetto di vita.
  • Orientamento.
  • Valutazioni della qualità (integrazione scolastica, vita, integrazione lavorativa, inclusione sociale, documentazione).
  • Analisi civile e giuridica.

I processi sopra menzionati tendono a creare sempre nuovi grovigli poiché entrano in relazione con la realtà, e il loro complessificarsi è inevitabile allorché devono coniugarsi con la patologia di stati individuali, quindi dello sviluppo umano in uno o più aspetti, o aree di funzioni.

A fronte di patologie dello sviluppo (corporeo, motorio, emotivo, affettivo, intellettivo, linguistico, sociale, operativo= le funzioni umane) si impone netta e forte l'esigenza di un adeguato aiuto allo sviluppo patologico, che si definisce educazione speciale; in tali casi i processi della formazione dell'individuo risultano dal connubio che compone il seguente diagramma della pedagogia speciale:

Sviluppo patologico + educazione speciale = formazione

Un doppio protagonismo connota la formazione riferita a persone in stato di diversità:

  • La persona che sviluppa
  • L'educazione che aiuta lo sviluppo

Il favorevole avverarsi dei due vettori evolutivi genera la formazione della persona ad ogni età ed in ogni condizione o contesto.

Si assiste al dilatarsi degli spazi di esercizio della PSP che si attiva per la presa in carico dei casi in plurali contesti di vita quali la famiglia, la scuola, le sedi occupazionali, il gioco, lo sport, il turismo e il tempo libero > ultimo rappresenta un momento particolarmente importante per la vita del soggetto che presenta fragilità nelle relazioni sociali comuni; qui risiede il corpo epistemico della vicenda formativa della persona che necessariamente include la presa in carico di un'ottica organizzazionale > essa è costitutiva di un’idea ineffabile mai costitutiva, ma costituente e costituentesi poiché si organizza mentre si organizza, quindi sempre soggetta a revisioni e a contestuali e cambiamenti.

Il corpo epistemico della vicenda formativa della persona risiede anche e necessariamente nelle competenze e nelle pertinenze di ciò che si deve saper fare e dei luoghi fisici o ideali, dove si devono esercitare > in tal senso l’esistere della figura del diagnostico, del docente e dell’educatore, del terapista assume i tratti propri del professionismo dell’agire.

Sono tutte professioni di aiuto, recente dominio scientifico e professionale, orientato ai significati epistemologici ed all’esercizio della relazione di aiuto portata in favore dei processi di adattamento, personalità, sviluppo, apprendimento, intenzionalmente e professionalmente dalle figure dell’educatore professionale, del diagnostico, del docente e dell’educatore, del terapista, psicologi, pedagogisti e altre figure professionali.

Ogni intervento è agito sulla base di consapevolezze teoriche e professionali, che si concretano negli aiuti diretti ed indiretti alla persona, ai contesti di vita. Per favorire la formazione umana in situazioni formali, informali e non formali il professionista in assetto clinico in ambito speciale deve dotarsi di strumenti operativi da spendere nei momenti professionali dove l’operatore necessita delle sue competenze per poter affrontare i cosiddetti momenti topici > la formazione di chi vuole lavorare con le persone e la loro vita diviene imprescindibile anche perché le relazioni di aiuto presentano notevoli criticità che possono essere superate solo se si posseggono gli strumenti conoscitivi per comprendere e interpretare l’evolutività, le eccezionalità e le tipicità.

Il processo inclusivo

L’inclusione è una cultura che si concreta in un processo multidimensionale di pratiche e di idee; essa fonda il suo fare su due protagonisti: il diverso, perché integrato, e i contesti di vita in quanto aperti e disponibili all’integrazione > voler generare una condizione sociale che rende possibile agli individui l’accesso agli standard essenziali di vita, ai diritti e alle tutele.

L’inserimento e l’integrazione sono dunque processi che si attivano in contesti di inclusione. Il mondo scolastico che costituisce la comunità educante elabora pratiche inclusive proprie per favorire la partecipazione di tutti. Nel mondo scolastico il processo di inclusione si esprime come inserimento consapevole e partecipato degli individui, prestando una dedicata attenzione ai bisogni formativi individuali. Nella scuola vengono attivate le adeguate condizioni formative per favorire in modo significativo l’inclusione come formazione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gaia_tomasi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Pellegrini Sara.
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